Relazioni fra epidemie e Ambiente: lo spiega il biologo Rob Wallace

Molte sono le teorie e gli studi condotti sugli effetti dell’inquinamento e degli allevamenti intensivi. Quali sono gli effetti, spesso devastanti di smog e distruzione dell’ecosistema? Non solo sviluppo di nuovi Virus e eventi climatici imprevedibili, vi sono seri rischi per la salute. 

Rob Wallace è un biologo statunitense che ha al suo attivo alcune importanti pubblicazioni fra cui “Big Farm make big flu” ( I grandi allevamenti producono grandi influenze), dove sostiene che i virus nascono dagli allevamenti intensivi. Gli animali in quegli ambienti poco protetti diventano vulnerabili a nuove infezioni. Nel libro Wallace ipotizza che le cause di alcune patologie siano legate al sistema di produzione alimentare, in particolare agli allevamenti di bestiame. 

Il Biologo afferma che le malattie per nascere e diffondersi hanno bisogno di trovare terreno fertile nell’ambiente circostante. Lo sfruttamento del pianeta ha portato ad una sottrazione di risorse all’ambiente naturale, tanto da interrompere il ciclo della natura. L’ecosistema, fra le altre cose ha il compito di tenere sotto controllo i patogeni che causano malattie, ma se si crea una frattura nell’equilibrio dell’ecosistema, si possono verificare casi in cui gli umani vengano a contatto con patogeni che il sistema ha reso liberi (senza protezioni), per cui le malattie riescono a trasmettersi dagli animali all’uomo.

Ciò che spaventa è come un’infezione riesca a diventare una Pandemia in poco tempo e a diffondersi rapidamente in tutto il mondo. Bisognerà che le persone e le multinazionali inizino a farsi delle domande e a cambiare i sistemi di produzione e gli stili di vita per arginare il fenomeno della nascita e diffusione dei virus. Rob Wallace insiste sulla necessità di ritornare ad una economia naturale, che non violenti l’ambiente e l’ecosistema. Dopo gli eccezionali scioperi del Venerdì, con cui Greta Thumberg e i suoi coetanei hanno iniziato una battaglia contro i potenti del mondo, affinché modifichino subito le politiche ambientali, bisognerà fare un ulteriore sforzo, perché la strada è ancora lunga. Ciò che sta accadendo in questi giorni con lo scoppio del Coronavirus, pone interrogativi seri verso i quali bisogna prendere una posizione netta e scegliere di salvaguardare l’ambiente. I grandi interessi economici hanno distrutto la natura e per questo motivo bisognerà comprendere che non è necessario distruggere per vivere bene. L’inquinamento è una piaga che attanaglia il mondo da secoli; molte persone non comprendono fino in fondo, ad esempio, che lo smog da auto provoca danni irreparabili al sistema cardiovascolare e ai polmoni, infine secondo un recente studio dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, sembra che lo smog sia una delle principali cause di demenza e ictus.  

Nonostante si continuino a fare ricerche sui pericoli dell’inquinamento atmosferico e che siano da tempo conclamati, purtroppo si continua ad anteporre interessi economici alla salvaguardia dell’ambiente e della stessa salute delle persone. 

Negli ultimi anni si registrano eventi atmosferici imprevedibili, e questa è un’ulteriore risposta dell’interruzione del ciclo naturale che governa la natura. Gli eventi naturali non sono più naturali, ma sono diventati eccezionali e violenti: tempeste improvvise, forti raffiche di vento, frane, alluvioni e temporali.

L’inquinamento atmosferico veicola i Virus

La pandemia del Covid-19 si sta consumando proprio in queste settimane, per cui in questo momento non è ancora possibile fare previsioni né avere una visione d’insieme (ci sarà tempo anche per quello), anche perché i dati che arrivano ogni giorno sono analizzati, ma al contempo pongono sempre nuovi interrogativi. Le domande sono tante, anche perché questo Virus ci ha colto di sorpresa e fin da subito sono partite le analisi sul suo andamento, sulle statistiche, sulla pericolosità; inoltre si studiano e si sperimentano i farmaci e si lotta contro il tempo per ottenere un vaccino quanto prima. Una delle domande che gli esperti si sono posti è come sia possibile che l’epidemia abbia colpito duramente e in modo capillare le zone dove c’è una più alta concentrazione di polveri sottili. La risposta è arrivata dalla Sima (Società italiana di Medicina Ambientale), che attraverso uno studio ha trovato una relazione fra numero di casi da Covid-19 e superamento di PM10 e PM2,5. In base a tale studio sembra che le polveri sottili accelerino il contagio, perché il virus viene trattenuto nell’atmosfera più a lungo proprio dalle particelle di smog. 

In questi giorni le città sono semi deserte, nelle strade poche auto e ciò ha evidenziato un sostanziale abbassamento di inquinamento atmosferico, il quale dovrebbe restare sempre a livelli bassissimi, anche dopo il Covid-19. 

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