Fatto a mano: come la manualità salva lo spirito

Chi sono gli autori:

Rosemary Davidson ha lavorato come editor in Random House, dove ha lanciato il marchio Square Peg nel 2008. Sotto il vigile occhio di una nonna sarta, ha incominciato a farsi i suoi primi vestiti fin da adolescente. Ha continuato a cucire e a lavorare a maglia e attualmente ha aggiunto anche la ceramica alle sue attività manuali. Vive a Londra.

Arzu Tahsin ha lavorato nell’editoria per più di venticinque anni, iniziando come stagista e arrivando a pubblicare autori come Khaled Hosseini e Maiala Yousafzai. Non ricorda nessun momento della sua vita in cui non stesse facendo qualche lavoro manuale. Dagli ukiyo-e giapponesi, alla rilegatura, alla tessitura, Arzu Tahsin spazia da un’attività a un’altra senza escluderne nessuna.

Introduzione – Fatto a mano 

Era fine novembre, troppo presto per sentire lo spirito natalizio, ma abbastanza in là per preoccuparci di non finire in tempo le sciarpe da regalare che stavamo facendo ai ferri. Così, oltre alla cena e alle chiacchiere, al programma della serata abbiamo aggiunto la maglia.

Mentre sferruzzavamo, finivamo una fila e ne cominciavamo un’altra, parlavamo del più e del meno, della famiglia, del lavoro, e a un certo punto ci siamo trovate a commentare il piacere di dedicarsi a lavoretti che non richiedevano troppo impegno dal punto di vista mentale. Non pensavamo solo alla maglia ma a tutte le attività manuali che si possono svolgere in modo quasi automatico.

Ci siamo chieste da dove nascesse la nostra smania di fare cose a mano. Infine ci siamo confrontate su come ci sentivamo durante queste attività ed entrambe abbiamo riconosciuto che, oltre alla soddisfazione di creare materialmente un oggetto che prima non esisteva, c’erano altri benefici, difficili però da definire.

Ci siamo rese conto che noi due siamo crafter da quando abbiamo le mani, o quasi. Nella nostra vita ci sono stati un matrimonio, un divorzio, diversi lavori, problemi di salute mentale e gli alti e i bassi legati al dover crescere dei figli, ma qualunque fosse la condizione del momento abbiamo sempre cercato di esprimere la nostra creatività, che si trattasse di lavorare a maglia o all’uncinetto, di rilegare libri, tessere al telaio, coltivare piante in vaso o decorare ceramiche. Sedute nella cucina di Rosemary, abbiamo preso atto che per noi queste attività sono indispensabili quanto lo è vestirsi prima di uscire di casa.

Siamo entrambe avide lettrici e sapevamo che esistono molti libri sull’artigianato e sugli effetti positivi del lavoro creativo. Avevamo letto diverse autobiografie di abili artigiani e artigiane che hanno speso la propria vita affinando un mestiere fino a raggiungere la perfezione. Tuttavia ci siamo accorte che avremmo voluto leggere anche di attività manuali semplici e alla portata di tutti, del puro piacere che si ricava dal creare semplicemente qualcosa con le proprie mani senza preoccuparsi troppo del risultato. Cercavamo un libro che parlasse di persone come noi, che pur svolgendo mestieri diversi nella vita consacrano il tempo libero a qualche attività in cui esprimere la propria creatività.

Perché amiamo le attività manuali? Qual è il vantaggio di dedicarsi regolarmente a un passatempo creativo? Se lo scopo non è guadagnarsi da vivere vendendo posacenere o bambole di pezza, allora qual è?

Sono queste le domande a cui abbiamo cercato di rispondere a partire da quella sera di novembre. Creiamo oggetti con le nostre mani perché ci piace e perché ci fa stare meglio. I nostri momenti di calma e di pace sono quelli in cui torniamo al nostro cucito, alla nostra maglia, al nostro telaio, alle nostre rilegature.

Quando siamo a corto di energie, fare qualcosa di manuale ci ricarica.

Quando siamo stressate o sommerse dal lavoro, queste attività ci rimettono in sesto, ci aiutano a gestire meglio il tempo e ad affrontare i problemi con più lucidità. Esse aggiungono un senso alla nostra vita, uno scopo. Senza dimenticare la sfida, il desiderio di diventare più brave in ciò che abbiamo scelto di fare. E dal momento che creare qualcosa da zero spesso conduce a nuove esperienze, nuovi incontri e nuove fonti d’ispirazione ci sentiamo più presenti e in generale più efficienti nel lavoro e nelle relazioni. Finché soddisfiamo il nostro bisogno di creare, ci sentiamo attrezzate per affrontare tutte le sfide che a mano a mano ci troviamo davanti.

Per noi il solo fare qualcosa di manuale è un esercizio di meditazione nonché un energizzante e una cura per il buon umore. Creare con le mani è la nostra psicoterapia. Siamo più contente, più ricche di risorse. Siamo persone migliori con gli altri.

E’ uno stato d’animo e un modo di essere che noi chiamiamo craftfulness.

Alcuni ricavano gli stessi benefici dalla meditazione, dallo yoga, dalla corsa, dal suonare uno strumento o dal canto, per fare degli esempi. Per noi la fonte sono le attività manuali. L’handmade è diventato parte integrante della nostra vita e ci ha fatto conoscere una nutrita comunità di maker come noi, molti dei quali hanno aumentato il proprio benessere psicofisico grazie alla pratica di creare con le mani.

Non siamo esperte di fai-da-te. Nessuna di noi due si sente particolarmente dotata dal punto di vista artistico e neppure mostravamo più talento di altri nelle ore di educazione artistica a scuola. Siamo due editor freelance che amano il loro lavoro, ma siamo anche crafter non professioniste, vale a dire dilettanti che a tempo perso si dedicano ad attività manuali creative per la propria soddisfazione personale e per il proprio benessere. Non distribuiamo dati neuroscientifici sulla chimica del cervello, non siamo psicologhe impegnate a studiare l’impatto della pratica meditativa sulla salute mentale. Siamo però profonde conoscitrici di noi stesse e abbiamo opinioni molto chiare sul motivo per cui facciamo le cose che facciamo e sul perché la creatività e il lavoro manuale sono così determinanti per il nostro benessere. Anzi, crediamo fermamente che lo siano per tutti, oggi più che mai.

Nelle pagine seguenti illustreremo i benefici delle attività creative manuali e spiegheremo perché secondo noi tutti dovrebbero averne almeno una a cui dedicarsi.

Come vedremo, creare un oggetto, dall’idea di partenza fino a lavoro finito, fa sentire più forti, aumenta la resilienza e la fiducia in se stessi. Ma anche dare nuova vita a un oggetto rotto procura grandi soddisfazioni. Entrambe le cose sono strumenti validi per esprimersi, realizzarsi e aiutarsi. La nostra opinione è che, creando e aggiustando cose, stiamo potenzialmente creando e aggiustando anche noi stessi.

Vi racconteremo le nostre esperienze personali di crafter appassionate e le storie di altri come noi che si dedicano a pratiche manuali che li aiutano a stare meglio con se stessi a casa e al lavoro e che, come noi, credono fermamente che un’attività creativa regolare abbia un impatto positivo sulla loro salute mentale.

Contemporaneamente, esploreremo aree come la mindfulness, la neuroscienza, la psicologia positiva e gli studi sulla creatività. Non è nostra intenzione subissarvi di dati provenienti dagli innumerevoli studi e ricerche nel settore, tuttavia accenneremo ad alcuni aspetti rilevanti o particolarmente interessanti desunti dai campi della scienza, della medicina e della psicologia sociale. Visiteremo comunità artistiche e spazi creativi e parleremo del legame tra lavoro creativo e benessere con medici, psicologi, psichiatri ed esperti di salute mentale.

Nella Prima parte chiariremo cosa intendiamo per creatività, discuteremo dell’importanza di una pratica manuale nella propria vita e presenteremo il nostro approccio wabi-sabi alle attività creative. Il capitolo sull’handmade e la salute mentale conterrà invece una panoramica di evidenze scientifiche corredate da esempi tratti dalle ultime ricerche e da prove a dimostrazione del fatto che creare con le proprie mani può avere un forte impatto sulla felicità.

Nella Seconda parte parleremo della negatività, delle convinzioni erronee e dei timori nei confronti delle proprie abilità creative. Spiegheremo come capire se c’è qualcosa che vi trattiene dal dedicarvi a un’attività manuale e come fare a sbloccarvi. Forniremo suggerimenti pratici e consigli su come cominciare e su come trovare tempo ogni giorno per un lavoro creativo. Se siete digiuni dell’argomento, vi indicheremo dove trovare ispirazione e quali progetti potrebbero essere giusti per voi.

Nella Terza parte troverete dei brevi saggi e alcuni progetti semplici ma gratificanti per muovere i primi passi nel meraviglioso mondo dell’handmade. Potrete usarli come ispirazione o aggiungerli al vostro repertorio.

Il nostro augurio è che ciò che abbiamo scoperto vi convinca a dedicarvi a un’attività manuale. Forse lo state già facendo, e dunque conoscete il senso di liberazione, il sollievo e la calma che si provano quando il lavoro creativo è parte della propria vita, ma ancora non sapete esattamente a cosa attribuire il merito del vostro benessere.

Con questo libro non intendiamo inginocchiarci all’altare dell’handmade, celebrare il culto delle attività creative o ridurre il comune buon senso a uno slogan adatto allo spirito del tempo. Non vogliamo criticare lo stile di vita altrui e non pretendiamo di dire a nessuno come deve passare le serate e i weekend. Soprattutto, non intendiamo insinuare che un’attività manuale risolva tutto.

Il nostro obiettivo è piuttosto quello di suggerirvi un modo per riportare equilibrio nella vostra vita e nelle vostre abitudini; di incoraggiarvi a dare sfogo alla vostra creatività per il piacere di farlo, per la gioia di creare esattamente quello che volete; di convincervi che ritrovare la dimensione infantile del gioco attraverso un’attività manuale vi restituirà ben più del semplice prodotto che avrete creato.

Il messaggio che fatto a mano spera di trasmettere è che il tempo libero può anche avere uno scopo e regalarvi sia la profonda soddisfazione data dall’attività in sé sia il piacere di dare una forma concreta all’idea che avevate in testa.

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