Come realizzare un documentario e proporlo alla televisione

Prima di realizzare un documentario è bene stabilire cosa si vuole raccontare e quali informazioni devono essere trasmesse al pubblico. Per questo motivo bisogna individuare le fonti dalle quali reperire tutti i dati possibili riguardo all’argomento scelto. Si deciderà, poi, riguardo all’opportunità di raccogliere interviste, per integrare il racconto. In base alle ricerche fatte e alle informazioni, interviste e altro materiale raccolto, chi desidera realizzare un documentario dovrà disegnare un progetto o un copione.

Il documentario è una forma comunicativa che ha tantissime potenzialità, a dispetto di chi pensa che sia qualcosa di noioso. L’argomento che si andrà a trattare deve essere ben definito e interessante. Inoltre, il linguaggio di un documentario deve essere coinvolgente, mai banale e somigliare a una narrazione. Un documentario deve gettare nuova luce su un tema, cioè deve avere la capacità di offrire una nuova prospettiva al pubblico. Realizzare un documentario significa suscitare emozione, interesse, curiosità, ingredienti essenziali per fare centro.  

Tutte le fasi di un documentario sono importanti: le ricerche, la progettazione, la pre-produzione, la scelta dei tecnici, dei fonici, di videomaker, degli sceneggiatori e infine il montaggio, le riprese e così via.

Chi decide di realizzare un documentario, spesso, si affida a esperti, in modo da ottenere un prodotto professionale, che non lasci nulla al caso. I professionisti del settore sapranno consigliare su scelte fondamentali, quali la luce, l’ambientazione, l’inserimento di grafici o musiche, di voci fuori campo per la narrazione. Infine, oltre alla competenza, sono necessari mezzi professionali, come telecamere per le riprese, doppiatori, attori e così via.

Realizzare un documentario non è semplicissimo, ma se si ha dimestichezza con la tecnologia, una buona vena giornalistica, curiosità quanto basta si potrebbe anche tentare l’ardua strada del fai-da-te.

Michael Moore è uno sceneggiatore, regista, attore, che attraverso i suoi documentari ha affrontato, con grande successo, problemi legati al sistema politico ed economico degli Stati Uniti. Molto spesso, il regista americano ha dato consigli su come realizzare un documentario, che elenchiamo di seguito:

Prima regola per un buon documentario: non fare un documentario, ma un film.

Il pubblico vuole divertirsi, non vuole subire lezioni di nessun genere. Poco importa se piangeranno o rideranno.

Non dire cose scontate

Bisogna trovare storie, temi, idee che non siano vecchi, già noti, già detti. Perché uno dovrebbe vederlo, altrimenti?

Il documentario di oggi sembra una lezione universitaria. Con un modo universitario di raccontare una storia
Si deve trovare un modo diverso per raccontare una storia, anche in modo creativo, anche andando controcorrente. L’immaginazione e l’improvvisazione sono ottimi ingredienti.

Il documentario deve essere qualcosa di croccante, non una medicina
È un po’ la stessa cosa: non didascalico, non noioso, non “necessario”. Deve essere sempre una scelta, consapevole o meno, del pubblico.

La sinistra è noiosa
Essere di sinistra significa avere poco senso dell’umorismo? Forse. Ma non è sempre stato così. Si può divertire e raccontare storie da un’angolatura ideologica precisa. È un compito necessario.

Dire i nomi
I cattivi, nei documentari, sono sempre sullo sfondo. Si dice, non si dice, si sottintende. Perché? Se si hanno cose da dire e responsabili da nominare, vanno nominati: aziende, persone, dinastie. Che problema c’è? Le persone capiscono meglio.

Il tocco personale
Non significa apparire nel film. Ma dargli una voce personale, con riflessioni e pensieri propri, anche ingenui. Il pubblico apprezza.

Mostra le telecamere degli altri
È fondamentale spiegare al pubblico come e perché i media mainstream non parlano di quello che c’è nel documentario. Quali sono gli interessi, le timidezze degli altri? Scoprili e mettili in luce. Il pubblico ne sarà grato.

Inquadra sempre le persone che non sono d’accordo
Un coro di assenso che ripete sempre le stesse cose non va da nessuna parte. Si impara molto di più inquadrando le persone che non sono dalla stessa parte, che raccontano e spiegano come vanno le cose. E, nel più dei casi, rivelano informazioni e particolari importanti.

Meno è meglio
È una vecchia regola giornalistica. Taglia, taglia. Rendi tutto più breve. Meno parole, meno scene, meno tutto.

Il suono conta più dell’immagine
Vale nei film, vale nei documentari. Non si può fare un buon film/documentario senza una colonna sonora intelligente. Per questo si deve investire molto anche lì.

Infine, la passione è ciò che indirizza le nostre scelte, e se ci si concentra su un argomento che si conosce e che ci appassiona, il successo è garantito.

Realizzare un documentario: Sbocchi lavorativi

Un documentario può essere realizzato per diversi scopi. Con l’esperienza si può diventare davvero bravi, e si possono proporre i propri lavori a web tv o trasmissioni televisive anche nazionali.

Molti brand stanno scegliendo proprio il documentario per promuoversi. Il loro obiettivo è quello di raccontare la verità, attraverso uno strumento di comunicazione che intrecci più forme: racconto, immagine, intervista e così via. Il documentario è un mezzo molto complesso, se si realizza sotto la giusta ottica, cioè non tralasciando le varie angolazioni, chi lo realizza può ricevere riconoscimenti e premi, finanziamenti, anche se è molto difficile. Però se si affrontano tematiche legate e associazioni, fondazioni oppure organizzazioni umanitarie ecc., si può girare il mondo e ricevere molti consensi fra il pubblico. Inizialmente, si potrebbero cercare finanziamenti, ma nella maggior parte dei casi ci si autofinanzia, per poi cercare una televisione o una produzione che compri il nostro prodotto.  

Si possono scegliere due strade:

La prima è quella di farsi commissionare direttamente dalla produzione la realizzazione di un documentario, in base ad un progetto e in base a linee guida prestabilite;

La seconda strada è quella di seguire il proprio istinto e costruire dall’inizio alla fine tutto il progetto, da proporre poi alla televisione.

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