Long Covid: L’emergenza sanitaria Covid finirà e poi?

L’importanza del monitoraggio dei vaccini e dei pazienti covid nel lungo periodo.

I vaccini ci proteggeranno dal Covid a lungo raggio? È la domanda che si pone Fiona Lowenstein in un interessante articolo apparso su TheGuardian.

Uno studio recente ha rilevato che il 30% dei pazienti Covid intervistati presentava ancora sintomi persistenti nove mesi dopo. Fra gli effetti più frequenti, stanchezza e fiato corto.

I mass media e la politica in questi mesi si sono concentrati sui ricoveri e sui decessi, termometro importante dell’emergenza Covid in atto. Ciò che però è un po’ sfuggito sono i sintomi a lungo termine che il covid potrebbe causare.

Sintomi post covid e ruolo dei vaccini

Le aziende farmaceutiche, le agenzie sanitarie e i governi sono fiduciosi che i vaccini possano ridurre i tassi di ospedalizzazione e di morte, ponendo fine alla pandemia. Ma pochi stanno discutendo di post Covid a lungo nel contesto dei vaccini o della risoluzione della pandemia. Il vaccino può prevenire il Covid e in che misura? Le discussioni sull’efficacia del vaccino Covid si sono concentrate sulla capacità del vaccino di prevenire malattie gravi, morte e ospedalizzazione.

Il 24 febbraio, il New York Times ha riferito che il vaccino Johnson & Johnson protegge  da malattie gravi. Il sito web dei Centers for Disease Control and Prevention afferma che il vaccino Pfizer-BioNTech sembra proteggere da “esiti più gravi” come ricovero in ospedale o morte. In un recente editoriale apparso sul  New York Times, la virologa Dr. Angela Rasmussen dell’Università di Georgetown spiega che lo scopo dei vaccini è quello di prevenire la morte e conseguenze gravi per la salute.

Un recente studio dell’Università di Washington ha rilevato che il 30% dei pazienti Covid intervistati presentava ancora sintomi persistenti a nove mesi. Lo studio è unico in quanto la maggioranza dei pazienti intervistati (84,7%) erano pazienti ambulatoriali con malattia lieve rispetto agli studi precedenti che si sono concentrati solo sui pazienti ospedalizzati. La nostra ricerca indica che le conseguenze sulla salute del Covid-19 si estendono ben oltre l’infezione acuta, anche tra coloro che soffrono di malattie lievi, scrivono i ricercatori dell’Università di Washington.

Long Covid: Al Gemelli di Roma un monitoraggio multidisciplinare ai guariti

Alcuni studi hanno fatto emergere un dato preoccupante: solo il 20% dei guariti Covid non presenta più sintomi e conseguenze della malattia. All’ospedale Gemelli di Roma è attivo il day Hospital post Covid che si rivolge ai pazienti che hanno avuto il Covid. Il progetto prevede oltre al tampone, anche una serie di visite specialistiche come quella cardiologica, otorinolaringoiatra, Tac torace, spirometria, esami ematici, emogas analisi. Si tratta di un percorso per valutare le condizioni generali del paziente, e soprattutto per escludere che il Covid abbia lasciato strascichi importanti. In molti pazienti persistono sintimo legati al sistema neurologico, come ansia, stress post traumatico. Le donne sembrano essere i soggetti più colpiti dal Long Covid. Si cercano ancora le cause e le ipotesi sono ancora tante, e gli esperti seguono diverse strade. La predisposizione genetica potrebbe essere una delle risposte, ma non la sola. La vaccinazione potrebbe essere la soluzione per chi soffre di Long Covid, ma è ancora da verificare. Le persone affetta da Long Covid, anche se non più contagiose, potrebbero conservare residi virali nei tessuti. Se così fosse, il sistema immunitario continuerebbe a essere stimolato e a produrre i sintomi. Questa è una delle ipotesi avanzata da Akiko Iawasaki, docente di immunologia e biologia molecolare all’università di Yale.

Poiché gli effetti del Covid nel lungo periodo si conoscono poco, la consapevolezza diffusa di ciò che potrebbero essere conseguenze più o meno gravi è ancora limitata. Non sorprende, infatti, che le discussioni sull’efficacia del vaccino e la risoluzione della pandemia non prendano in considerazione la malattia o la disabilità a lungo termine. Ma ci sono precedenti studi scientifici e storici, che dimostrano che i virus possono avere effetti a lungo termine, e in alcune epidemie passate, questi risultati sono stati considerati più seriamente.

La sfida del sistema sanitario nei prossimi anni sarà incentrata proprio sui controlli, sul monitoraggio post Covid

I dati che arrivano da Israele non sono ancora affidabili

Poiché nessun governo sta monitorando il Covid nel lungo periodo, in contemporanea con tassi di infezioni, morte e ospedalizzazione, sarà difficile misurare quanto questi numeri diminuiscano dopo che più persone sono state vaccinate. Detto questo, la ricerca emergente da Israele indica che i vaccini Covid potrebbero prevenire sia l’infezione sia la malattia, che gli scienziati chiamano “immunità sterilizzante”. Se i vaccini possono prevenire l’infezione, possono prevenire casi lievi e quindi Covid a lungo termine. Purtroppo, i risultati israeliani sono stati sperimentati su breve periodo, ed è importante notare che, mentre i tassi di infezione in Israele sono diminuiti da quando la vaccinazione è iniziata, i tassi di infezione sono ancora superiori rispetto a novembre, e gli scienziati non sono d’accordo sul fatto che Israele può fornire la prova sull’efficacia del vaccino contro le nuove varianti Covid.

Nel frattempo, non possiamo ignorare il potenziale impatto a lungo termine dei casi lievi di Covid. Abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per verificare se il vaccino può prevenire completamente malattie e infezioni lievi; fino ad allora, le linee guida sulla salute pubblica devono considerare le infezioni lievi come una potenziale minaccia per la società e l’economia. Uno studio del Patient-Led Research Collaborative che ha esaminato quasi 4.000 pazienti Covid che si sono ammalati nelle prime ondate della pandemia, ha rilevato che la maggior parte non è ancora stata in grado di tornare al lavoro e molti stanno lottando per accedere alle prestazioni di invalidità.

Medici e datori di lavoro dovrebbero considerare con molta attenzione i pazienti con casi inizialmente lievi che riferiscono sintomi debilitanti a lungo termine; allo stesso tempo i mass media e i responsabili politici non dovrebbero ignorare i casi lievi come se non avessero  alcun effetto sulla società o sulla salute umana.

I primi dati che si conoscono di pazienti ex Covid, che hanno ricevuto il vaccino dimostrano che le risposte possono essere diverse, infatti, alcuni pazienti riferiscono una riduzione dei sintomi, mentre altri lamentano effetti collaterali più gravi. Tali reazioni devono essere studiate, come anche gli effetti del vaccino e bisogna monitorare gli ex pazienti Covid.

Come gestire la fine della Pandemia

Ciò che ci fa ben sperare e essere ottimisti è che tutte le cose hanno un loro ciclo e si concludono. Il Covid 19 ci ha letteralmente travolto, tanto che è stato necessario concentrarsi solo sugli aspetti più importanti, come quello di salvare vite, sperimentando cure, costruendo nuovi ospedali e con la corsa al vaccino. L’altro argomento che ha un’importanza non secondaria è la discussione e la pianificazione della fine della pandemia. Ecco, perché, gli ex pazienti Covid e i vaccinati devono essere monitorati nel lungo periodo; tutto ciò deve servire a fornire soluzioni per il futuro, sia per i pazienti Covid sia per quella parte di popolazione che è alle prese con le richieste di assistenza di invalidità. Non bisogna solo guardare alla fine della Pandemia, ma bisogna chiedersi cosa fare e come agire dopo la fine della Pandemia. D’altra parte, abbiamo, sicuramente imparato come un virus può entrare nella nostra vita e non solo sconvolgere lo stato di salute, ma influire sulla società, sull’economia e sui nostri stili di vita. Per questo e per mille altri motivi, bisognerà ancora studiare e cercare continuamente soluzioni.

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