Perché i vaccini non causano varianti

Da qualche tempo circola la notizia che il vaccino anti covid sarebbero in grado di generare varianti resistenti al vaccino stesso. Il primo ad affermarlo è stato Luc Montagnier, virologo francese, le cui tesi sono state contestate da molti esperti.

Ecco alcune ipotesi sullo sviluppo di varianti Covid-19.

Medici sfatano fake news,vaccini non causano varianti

Quelle oggi comuni diffuse prima della vaccinazione di massa

I vaccini anti Covid non causano le varianti, ma da soli non possono arginare un’ondata di infezione come quella in corso, almeno fino a quando un’alta percentuale della popolazione non sarà efficacemente protetta. A precisarlo è un approfondimento pubblicato sulla rubrica ‘Dottore ma è vero che…?’ a cura della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), per far chiarezza sulla fake news che sostiene come sarebbero state le campagne vaccinali a indurre il virus a trovare nuovi modi per sfuggire agli anticorpi.

Questa sbagliata opinione si è diffusa soprattutto in seguito alle dichiarazioni di alcuni medici che hanno collegato due fenomeni avvenuti in tempi ravvicinati: il fatto che di varianti si è cominciato a parlare quando è iniziata la campagna vaccinale.

In realtà, precisa la Fnomceo, “la variante alfa è emersa in Inghilterra a settembre 2020, ben prima che i vaccini anti Sars-CoV-2 venissero autorizzati. Le varianti beta e gamma, che si sono selezionate in Sud Africa e Brasile a fine 2020, quando il virus circolava in maniera estesa in una popolazione non vaccinata”. La variante delta, infine, è dilagata nella primavera del 2021 in India, “su una popolazione vaccinata per non più del 3%”.

A confermarlo un articolo pubblicato a luglio sul New England Journal of medicine: “dato che varianti capaci di eludere la risposta immunitaria sono emerse ben prima che i vaccini fossero distribuiti su larga scala, è difficile prendere in considerazione l’ipotesi che i vaccini siano stati fattori importanti nel determinare questa capacità di evasione”.

Tuttavia, è vero che, precisano i ricercatori, “una replicazione virale prolungata in presenza di una immunità parziale potrebbe aver contribuito allo sviluppo di varianti”. Ad esempio, “l’uso di anticorpi monoclonali o plasma di convalescenti, in circostanze in cui sono di limitata o non dimostrata efficacia, può contribuire alla evoluzione di varianti preoccupanti,” non perché inducano le mutazioni, ma perché conferiscono ai virus che ne sono portatori un vantaggio.

Fonte:  ANSA

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità 

Le varianti dei virus si differenziano dal virus da cui originano per una componente piccolissima, meno dello 0,1%, del patrimonio genetico (genoma) virale. Ciò nonostante, alcune possono essere molto diverse nella loro capacità di infettare e nella gravità dei disturbi che causano rispetto al virus originario.

Sui motivi che determinano lo sviluppo di una variante di un virus sono state avanzate diverse ipotesi:

  • infezione prolungata, se una persona non riesce a guarire da un’infezione, ad esempio perché ha un sistema immunitario compromesso (immunodepressione), il virus può evolversi (mutare) nel tempo all’interno della stessa persona. Un esempio è rappresentato dalla cosiddetta “Variante Corradino”, comparsa in una donna italiana immunodepressa rimasta positiva all’infezione per 5 mesi
  • elevato tasso di moltiplicazione (replicazione) e diffusione del virus, la probabilità di comparsa delle variazioni (mutazioni) cresce con l’aumentare della circolazione del virus. È il caso di SARS-CoV-2 che sta infettando la popolazione mondiale sprovvista di difese nei suoi confronti
  • pressione selettiva esercitata dalla risposta immunitaria, da farmaci o da vaccini, i virus sono sottoposti a una forte pressione selettiva (la risposta difensiva del sistema immunitario nei confronti del virus che cerca di riprodursi e di infettare altre cellule) che riguarda soprattutto le proteine dell’involucro esterno più esposte all’attacco del sistema immunitario. Sotto l’azione dei vaccini, o anche dei farmaci, che tendono a ridurre la sua moltiplicazione, è più probabile che quegli errori casuali (mutazioni) che danno al virus variato maggiori probabilità di resistere all’attacco degli anticorpi o all’azione dei farmaci antivirali, prendano il sopravvento. Questo risulta in un’accelerazione del naturale cambiamento (evoluzione) del virus

Sulla rivista Focus in un’intervista , Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus biomedico di Roma e tra i maggiori esperti italiani di filogenetica (il lavoro di confronto delle varie versioni del virus, che permette di ricostruire la sua storia) spiega – «I virus mutano per adattarsi all’ambiente che parassitano. Poi per pressione selettiva, la mutazione che dà al virus un vantaggio evolutivo si fissa nel genoma virale e così si classifica la variante». «col vaccino e mantenendo mascherine e distanza anche dopo vaccinati, il virus avrà poco da infettare e circolerà di meno. Farà quindi meno mutazioni e diventerà endemico»

Conclusioni

Ciò che emerge in tutta la sua forza, è che per contrastare il Covid e le sue varianti e ridurre la sua circolazione sono necessarie tutte le misure attualmente già in uso fra la popolazione: dispositivi di protezione, distanziamento sociale e Vaccini.

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