Mascherine in tessuto lavabili e riutilizzabili: efficacia

Fin dall’inizio della pandemia si è discusso molto riguardo alle mascherine in tessuto. Diverse autorità confermano l’efficacia delle mascherine in tessuto lavabili per proteggere se stessi e gli altri, a patto però che si seguano alcune regole. Con i problemi di salute dovuto anche al Covid, sarebbe utile rispettare anche l’ambiente.

Molti, considerano le mascherine di comunità una sottocategoria di quelle certificate, sebbene ci siano diversi studi che hanno dimostrato come anche le mascherine di tessuto lavabili, se ben concepite, possano proteggere come le mascherine chirurgiche. La diffidenza è dovuta anche alla mancata definizione di uno standard di qualità riconoscibile dal consumatore in etichetta.

Le mascherine in tessuto lavabili

Secondo le indicazioni del Ministero della Salute le mascherine in tessuto lavabili in uso alla comunità rappresentano una misura igienica utile al contenimento della trasmissione del virus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia da Covid-19.

Per essere sicure devono coprire adeguatamente naso e bocca, essere realizzate in materiali multistrato ad alta traspirabilità con tessuti non tossici né allergizzanti o infiammabili, e lavate o igienizzate dopo ogni utilizzo.

Per capire come stanno le cose Altroconsumo ha svolto un test su 6 nuove mascherine riutilizzabili che rivela prestazioni ottime. Una buona notizia per l’ambiente: se per andare a scuola, al lavoro o a fare la spesa, tutti usassero questi prodotti al posto delle mascherine usa e getta si risparmierebbero ogni giorno tonnellate di rifiuti di plastica destinati agli inceneritori si inquinerebbe meno il pianeta. Inoltre ne beneficerebbero anche le nostre tasche.

Mascherine in tessuto lavabili: I test

I testo sono stati svolti in laboratorio con sei mascherine lavabili acquistate in farmacia, online e in altri negozi. Le mascherine sono realizzate in diversi tessuti  (cotone, poliestere elasticizzato, Tnt…), e hanno diverse forme (con e senza cuciture, con pieghe centrali ecc.).

Verifiche in laboratorio

Prove:

  • la capacità filtrante, cioè la capacità della mascherina di impedire il passaggio di goccioline microscopiche (del diametro medio di 3 micron);
  • la permeabilità all’aria della mascherina o “respirabilità”, cioè quanto la mascherina permette di respirare agevolmente chi la indossa.

Per quanto riguarda la capacità filtrante, hanno raggiunto la sufficienza le mascherine che bloccano almeno il 70% delle goccioline; un giudizio buono a quelle che filtrano l’80% e ottimo quando la soglia è del 90%, seguendo le indicazioni per le mascherine di comunità del Comitato europeo di normazione Cen. Queste soglie, sebbene leggermente inferiori rispetto alla soglia stabilita per certificare le mascherine chirurgiche (94%), sono ampiamente sufficienti per garantire protezione in un contesto diverso da quello ospedaliero. 

Capacità filtrante e respirabilità sono state valutate sia nel prodotto nuovo sia dopo 5 lavaggi: il lavaggio, infatti, potrebbe modificare in qualche modo la struttura del tessuto e non garantire più le stesse prestazioni.

Gli esperti hanno giudicato:

  • la vestibilità, ovvero la capacità della mascherina di adattarsi bene alle diverse conformazioni del volto. La mascherina deve coprire bene naso, bocca e mento; non lasciare spazi aperti ai lati ma essere anche confortevole;
  • le indicazioni in etichetta, se erano presenti tutte le informazioni di legge, la taglia e se dall’etichetta era chiaro che si trattava di una mascherina di comunità e non per uso medico. Inoltre sono state controllate le informazioni sulle modalità di lavaggio e manutenzione e l’eventuale indicazione del numero di lavaggi garantiti dal produttore. 

I risultati

La qualità di una mascherina è data dal connubio tra la capacità filtrante e la respirabilità. Non è sufficiente che abbia una capacità filtrante superiore, serve anche che sia abbastanza traspirante per permetterci di respirare senza difficoltà. Tra le mascherine analizzate, quelle che sono salite ai primi posti della graduatoria hanno centrato l’obiettivo, garantendo una buona capacità filtrante pur lasciando respirare agevolmente chi le indossa. Tutte le mascherine analizzate hanno prestazioni analoghe alle chirurgiche. Alcuni prodotti testati in precedenza, pur ottenendo giudizi lusinghieri sulla capacità filtrante, sono stati penalizzati dalla scarsa permeabilità all’aria. Chi li indossa sarà portato a respirare dalle fughe o ad adottare altri stratagemmi per evitare il disagio, minandone l’efficacia. L’aria passa dalle fughe laterali o accanto al naso senza essere filtrata oppure se ci si sente affaticati si tende a toccare la mascherina, abbassarla, indossarla male non aderente o addirittura sotto il naso. 

Non esistono a priori materiali più o meno efficaci: le performance dipendono dalla compattezza del tessuto, dal numero di strati sovrapposti e da alcuni dettagli costruttivi.

In generale, anche dopo il lavaggio le prestazioni sono mantenute, in alcuni casi addirittura migliorate. Nel nostro campione ci sono prodotti che garantiscono un elevato numero di lavaggi, il che è un vantaggio anche in termini di produzione di rifiuti. Si possono trovare diversi prodotti, anche economici, che garantiscono almeno 30 lavaggi: possono essere utilizzati per un mese intero lavandoli tutti i giorni.

Per quanto riguarda l’etichetta, in generale sono migliorate le informazioni sull’utilizzo e il lavaggio. In un caso però c’è un po’ di ambiguità e la mascherina sembra dare indicazioni fuorvianti per il consumatore. Tuttavia l’etichetta dice molto poco sull’efficacia del prodotto, perché non esiste in Italia uno standard di qualità con un logo riconoscibile per questo tipo di mascherine.

A volte l’etichetta è troppo minimale: sulla frequenza di lavaggio, per esempio, in un solo caso abbiamo trovato delle indicazioni esaustive. Le temperature di lavaggio consigliate sono molto variabili, così come la possibilità o meno di candeggiare e stirare.

Sarebbe utile anche una indicazione chiara sulla taglia: molti dei prodotti ora sul mercato sono disponibili in più taglie. 

Mascherine lavabili: promosse ma servono regole

Sul mercato italiano ci sono mascherine lavabili di comunità che offrono prestazioni buone se non addirittura ottime che, se fossero maggiormente utilizzate e consigliate, permetterebbero di porre un freno all’aumento esponenziale dei rifiuti causati dalle mascherine usa e getta, garantendo comunque un’adeguata protezione.

Tuttavia è necessario un nuovo inquadramento per questi prodotti, perché oggi i cittadini sono in balìa di un mercato poco chiaro in cui si trova di tutto e non ci sono indicazioni in etichetta. Il Governo dovrebbe introdurre  requisiti minimi di efficacia anche per le mascherine “di comunità” lavabili e riutilizzabili, che garantiscano ai cittadini una buona capacità di filtrazione e di respirabilità. E che questi requisiti siano facilmente identificabili grazie a un logo univoco da stampare in etichetta, in linea con quanto accaduto in altri Paesi europei.

Quali sono i tessuti più adatti per le mascherine di comunità

In via generale le mascherine in tessuto offrono una difesa verso le particelle virali più grandi (al 90%) mentre non garantiscono protezione dalle goccioline più piccole (aerosol). Tuttavia, è possibile attrezzarsi e trovare nuove soluzioni a questi ostacoli.

Tra i tessuti più sicuri si sono dimostrati:

  • stoffe di cotone: la mascherina a due strati di cotone pesante presenta un’efficacia protettiva al pari di una mascherina chirurgica poiché questo tipo di tessuto è composto da un alto numero di fili capaci di fungere da barriera verso l’esterno;
  • jeans e tela: riescono a filtrare oltre il 90% di particelle grandi e circa un terzo di particelle piccole;
  • magliette in cotone: sono di gran lunga il più popolare tessuto per mascherine fai-da-te. Bastano due strati di tessuto per frenare il 77% di droplet e il 15 percento di aerosol;
  • panni tipo «carta assorbente»: riposto a due strati all’interno di una mascherina di tessuto questo panno ha dimostrato una capacità di filtraggio del 96% di droplet e il 33% di aerosol.

Inoltre, è possibile optare anche per mascherine di tessuto lavabili che prevedono l’inserimento di un filtro certificato, che si possono trovare in alcune farmacie.

Gli scienziati hanno cercato di capire quale tessuto e quale struttura tessile non lascia passare le goccioline minuscole che evaporano sotto forma di aerosol, potenzialmente contenenti il nuovo coronavirus. Il Sars-Cov-2 potrebbe avere dimensioni che vanno dai 50 ai 200 nanometri (milionesimi di millimetro) e per includere l’intero intervallo di dimensioni, insieme a agglomerati più grandi di virus, gli scienziati hanno studiato un aerosol con particelle dai 10 nanometri ai 6 micrometri. L’esperimento è stato tutt’altro che elementare e l’apparecchiatura, il suo posizionamento e il campione ampiamente studiati. Una ventola soffiava l’aerosol con la velocità e la concentrazione di particelle pari a quella che si osserva quando si respira attraverso diverse stoffe.

Mascherine, i risultati degli studi

Dopo ripetute indagini, gli autori hanno mostrato che se un singolo strato di materiale, come cotone o seta o chiffon, non è molto efficiente nel bloccare l’aerosol, al contrario una combinazione di questi materiali e la presenza di più strati potrebbe essere molto efficace. Il materiale migliore per una mascherina è un sottile foglio di cotone combinato con due strati di **chiffon, **in particolare di poliester-spandex chiffon, un materiale liscio usato in alcuni abiti da sera. Questi materiali in questa combinazione potrebbero riuscire a bloccare l’80% delle particelle di meno di 300 nanometri (come una Ffp1)e fino al 99% delle particelle virali di più di 300 nanometri, raggiungendo (se correttamente indossati) le performance di una mascherina N95 o Ffp3, le più filtranti.

Soluzioni alternative

Molti utilizzano due mascherine, una in tessuto, l’altra chirurgica per ottenere una più alta performance. Per potenziare l’efficacia delle mascherine, potrebbero essere utilizzati unitamente alle stesse, filtri nasali. In commercio ce ne sono diversi, con diverse caratteristiche: protettivi dallo smog e dall’inquinamento, dai batteri e dai virus.

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