Chi difende i combustibili fossili

I moniti degli scienziati si alzano da ogni parte del mondo: Resta davvero poco tempo per invertire la tendenza, il riscaldamento globale rischia di danneggiare in modo irreparabile l’ecosistema

A cosa è dovuto il ritardo sugli interventi per ridurre i combustibili fossili? I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, stanno devastando il pianeta, sono sempre più imprevedibili; eppure, vi è un gruppo di aziende che promuove la disinformazione sul clima, e che ha come unico obiettivo quello di ostacolare qualsiasi tipo di azioni volta a salvaguardare il pianeta. Il motivo? Quello antico e di sempre: il denaro.

La transazione ecologica è solo una parola bella con la quale riempirsi la bocca. I combustibili fossili in Italia, come in Europa e soprattutto negli Stati uniti rappresentano uno status, un’identità, un modo di fare che comprende anche il potere dei soldi. La politica, dunque, viene ostacolata da questi signori dei combustibili.

I negazionisti dei cambiamenti climatici

Uno dei più importanti negazionisti dei cambiamenti climatici è stato l’ex presidente degli Stati Uniti, Trump. La disinformazione e il greenwhashing tendono a mascherare la difesa dei combustibili fossili, la quale, di fatto, coincide con la difesa di alcuni valori identitari e a sua volta con il negazionismo del cambiamento climatico, un fenomeno che comprende tutti gli sforzi mirati a ritardare la transizione energetica. Parliamo di estremismo ideologico, conservatorismo politico, il libertarismo economico, tanto dietro i combustibili fossili.

I sociologi americani Aaron McCright e Riley Dunlap  affermano che il negazionismo dei cambiamenti climatici è espressione di protezione dell’identità di gruppo e giustifica un sistema sociale da cui traggono beneficio i negazionisti.

Cara Daggett, autrice e ricercatrice presso il dipartimento di scienze politiche dell’università della Virginia, chiama la difesa dei combustibili petromascolinità, un termine introdotto per la prima volta nel 2018 con un suo articolo. L’uso dei combustibili fossili, scrive Daggett, è una reazione compensativa e violenta contro le rivendicazioni ecologiche e di genere. Non è una coincidenza, sostiene, che gli uomini americani bianchi e conservatori siano tra i più attivi negazionisti del clima e i principali sostenitori dei combustibili fossili in occidente.

La petromascolinità è l’espressione più violenta del desiderio di potere e dello stile di vita garantito dal sistema fondato sui combustibili fossili.

Chi si oppone alla transazione ecologica

Il gruppo di giornalismo investigativo di Greenpeace UK ha pubblicato più di 32.000 documenti, contenenti commenti e suggerimenti (pressioni velate) da parte di Stati, industrie e associazioni indirizzate agli scienziati membri del Working Group III dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, il quale sta stilando il prossimo Rapporto di Valutazione (il Sesto), che verrà rilasciato a marzo 2022.

Come spiegano i giornalisti che hanno lavorato all’inchiesta, e come riporta anche la BBC, i documenti mostrano una nutrita attività di lobbying da parte di diverse nazioni per stemperare alcune delle affermazioni contenute nel Rapporto, minimizzando così la portata della crisi climatica e l’importanza di prendere seri provvedimenti nel più breve tempo possibile.

D’altra parte, cosa pensare di tutto ciò che è stato detto su Greta Thumberg? Venduta, viziata, per quale motivo fa ciò che fa? Lo fa per soldi, è manovrata e così via.

Tra le nazioni coinvolte vi sono Australia, Giappone e Arabia Saudita, nonché l’Organizzazione Internazionale degli Esportatori di Petrolio (OPEC), che fanno pressione perché si eliminino i passaggi in cui si sostiene l’urgenza di abbandonare i combustibili fossili.

Non mancano le pressioni per quanto riguarda le affermazioni degli scienziati sulla necessità di modificare le abitudini alimentari: il Brasile e l’Argentina, tra i principali produttori di carne rossa – e quindi tra i primi responsabili della deforestazione in un’area chiave come l’Amazzonia – suggeriscono che vengano eliminati i passaggi in cui si sottolinea l’impatto ambientale della carne rossa, e la necessità di adottare diete largamente vegetali per ridurre l’impatto umano sulla biosfera.

Antonello Pasini, fisico climatologo del CNR e docente di Fisica del clima all’università Roma Tre, spiega che tutti i documenti IPCC sono frutto di una stringente e approfondita fase di revisione, che coinvolge non solo la comunità scientifica internazionale, ma anche esponenti di governi e altri portatori di interessi. A manipolare ulteriormente la verità sono le campagne sui Social (una vera miniera di disinformazione). Sui social network sono in atto vere e proprie strategie contro la transazione ecologica.

Dietro ai combustibili fossili, alle guerre per gas e petrolio, alla pseudo transizione ecologica c’è tanto, e molto di più di ciò che possiamo immaginare. Resto sempre dell’idea, che era più o meno anche quella di John Lennon: You may say I’m dreamer. Siamo sempre circa Nove miliardi di persone sul pianeta, le quali se non riescono a fare scelte radicali, possono invece fare piccole scelte verdi. But I’m not The only one.

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