Lago d’Averno, porta degli inferi e la morsa della camorra

Perché il lago d’Averno è considerato la porta degli inferi? Cosa hanno scritto Virgilio e i più grandi poeti? Le leggende si intrecciano con la verità. Perfino la camorra, per un periodo ha fatto del lago il centro dei suoi loschi interessi e nascondiglio sicuro

Ora però, le cose sono cambiate.

Campi flegrei, Pozzuoli. Dal monte nuovo, il vulcano più giovane d’Europa è possibile scendere per raggiungere il lago d’Averno. Secondo greci e romani, il lago era l’accesso all’Oltretomba, per questo il nome discesa agli inferi.

Il lago risiede in un cratere vulcanico spento nato circa 4 mila anni fa. Si narra che le esalazioni solforose delle sue acque uccidevano gli uccelli, per questo fu chiamato Avernus, senza uccelli.

La Sibilla Cumana fu una delle più importanti Sibille del mondo antico. Le sibille erano sacerdotesse, devote ad Apollo, che avevano il dono della veggenza, figure realmente esistite ma la cui storia si fonde pienamente con il mito.

Il Lago d’Averno e le sue leggende

Una delle leggende legate al lago d’Averno narra che un giorno Apollo si innamorò di Sibilla, una bellissima fanciulla, che possedeva capacità divinatorie.

Per conquistarla il dio promise alla giovane che avrebbe esaudito ogni suo desiderio e allora Sibilla prese un pugno di sabbia dalla spiaggia e chiese ad Apollo di lasciarla vivere tanti anni quanti i granelli che aveva raccolto nella sua mano. Fu accontentata e le fu disposto come luogo per poter officiare la sua arte divinatoria Cuma, dove fu amata perdutamente da Apollo. Ma la fanciulla aveva dimenticato di specificare che voleva vivere molti anni in eterna giovinezza. La sibilla cumana, così, invecchiava sempre di più e il suo corpo si consumava. A quel punto, Apollo, per preservarla dal passare del tempo la rinchiuse in una gabbietta all’interno dell’antro, finché di lei non rimase che la voce, unica testimonianza fisica della sua presenza che profetizzò ancora a lungo gli eventi futuri.

L’antro della Sibilla Cumana si trova nel Parco Archeologico di Cuma, all’interno dei Campi Flegrei.

Lago d’Averno: La storia recente e la colorazione rosa

A marzo scorso le acque del lago si sono tinte di rosa e l’assessore Nicoletta Sensale, del Comune di Pozzuoli, ha subito eseguito un sopralluogo per indagare sulla prima mutazione del colore dell’acqua. All’epoca le sfumature erano rossicce e le cause, come dichiarato nell’intervista, erano da addursi a un fenomeno del tutto naturale.

Sembra che la colorazione sia dovuta a un’alga che rilascia una serie di sostanze che alterano la tinta. Non si tratta di un’alga tossica, secondo gli esperti.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha dichiarato:

Il lago d’Averno, Campi Flegrei, è rosso. Ha mutato colore verso fine marzo.

Questo fenomeno – di cui si va amplificando la visibilità (mediatica) in questi gg. anche perché avvenuto “vicino” al lentissimo bradisismo in atto o all’attività sismica – Non è legato al medesimo bradisismo né ad altri fenomeni vulcanici. E’ un fenomeno stagionale, passeggero, abbastanza frequente (se ne ha memoria anche lo scorso anno), ed è dovuto alla proliferazione di certi tipi di alghe ed eutrofizzazione del lago in concomitanza di certe condizioni cimatiche. Ciò finisce col conferire all’acqua quella colorazione rosso-bruna.

Il lago d’Averno fa parte del Parco Regionale dei Campi Flegrei, un luogo misterioso, dove si racconta di giganti sconfitti dagli dei nel tentativo di scalare l’Olimpo.

Oggi, il lago è popolato di pesci e uccelli, i suoi versanti sono circondati da colline coltivate a vigneti e da boschi di lecci, salici bianchi, cannucce, salicornie, ginestre e pini marittimi.

Lago d’Averno sequestrato ai Casalesi

E la storia, forse, per certi versi, qui si ripete, perché in epoca recente la camorra, impossessatasi del lago, è stata poi, finalmente sconfitta, e questa meraviglia naturale è stata restituita ai turisti e agli amanti della bellezza.

Nel 2010, infatti, il lago d’Averno fu sequestrato alla camorra, e in quest’area, furono posti i sigilli al complesso del Country Club, a un agriturismo e a una discoteca. L’intera società era intestata a un imprenditore ritenuto prestanome del boss dell’ala stragista dei Casalesi, Giuseppe Setola. Secondo quanto scoperto dalle forze dell’ordine, il lago d’Averno era stato trasformato in nascondiglio per Setola e per i suoi fedeli. 

Sembra che in questo luogo il boss dei casalesi Giuseppe Setola si incontrò con i suoi uomini dopo la strage di Castevolturno in cui furono trucidati sei ragazzi africani.

Nel lago d’Averno, Caronte ci traghettava le anime verso gli Inferi, mentre il boss dei Casalesi Giuseppe Setola incontrava i suoi uomini prima e dopo le spedizioni di morte. Dopo la strage di San Gennaro, il 19 settembre 2008, l’ala stragista dei casalesi cenò proprio al ristorante Aramacao. La sera prima, il commando aveva fatto sette morti a Castelvolturno.

Il giorno seguente, tutti gli uomini di Peppe ‘o Cecato, mangiavano tranquillamente sulle sponde dell’Averno.

Perfino il poeta Virgilio, nel sesto libro dell’Eneide, colloca vicino al lago d’Averno  l’ingresso mistico agli Inferi, dove l’eroe Enea deve recarsi (scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris VI, 238). E dopo duemila anni il lago si trasforma in teatro di camorra, senza nessun eroe, solo vittime inutili.

La DIA di Napoli, con l’“Operazione Sibilla” sequestrò beni in possesso di Gennaro Cardillo, imprenditore arrestato un mese prima per favoreggiamento.

Chi lo avrebbe detto, che la Sibilla cumana avrebbe ispirato un’operazione delle forze dell’ordine. E chissà se proprio la profetessa, che prediceva il futuro nella sua antro all’interno del lago, avrebbe mai immaginato che la camorra (quella montagna di merda) avrebbe tentato di mettere le sue mani sudice e insanguinate anche sulla porta degli inferi.

Deve aver lanciato un flagello, la Sibilla cumana, visto che la camorra (quella montagna di merda) e i camorristi hanno percorso la discesa agli inferi per intero, per non risalire più.

Fonte immagini Web

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