Antitrust contro le compagnie petrolifere, un bluff

Indagini dell’Antitrust sulle attività delle compagnie petrolifere; irregolarità per l’applicazione alla pompa di prezzi diversi da quelli pubblicizzati. Omessa diligenza ai distributori.

Prima il governo, poi l’antitrust a contrastare i furbetti della benzina. Ma è questa la verità? Il prezzo alla pompa è diverso da quello pubblicizzato, è quanto sostiene il governo. Le speculazioni sono ovunque; e allora perché non si controllano anche i supermercati e altri store? Con l’avvento dell’euro, i prezzi sono praticamente raddoppiati, senza che nessuno dicesse una parola. E la storia è stata la stessa con la pandemia. Aumenti ingiustificati, ovunque e indistintamente.

L’Antitrust ha avviato istruttorie con ispezioni nei confronti di Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil

Lo annuncia l’Autorità spiegando di aver riscontrato irregolarità per l’applicazione alla pompa di un prezzo diverso da quello pubblicizzato, nonché per l’omessa comunicazione dei prezzi dei carburanti al portale “Osservaprezzi carburanti”.

Dai controlli è emersa “un’omessa diligenza” da parte delle compagnie nei controlli sui distributori. Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil “non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori”. 

Oggi – si legge nella nota dell’Antitrust – l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, ha svolto ispezioni nelle sedi delle società Eni Spa, Esso Italiana Srl, Italiana Petroli Spa, Kuwait Petroleum Italia Spa e Tamoil Italia Spa. I procedimenti sono stati avviati anche sulla base della documentazione tempestivamente fornita dalla Guardia di Finanza in merito alle infrazioni accertate sui prezzi dei carburanti praticati da oltre mille pompe di benzina (marchio Eni 376, marchio Esso 40, marchio Ip 383, marchio Kuwait 175, marchio Tamoil 48) distribuite su tutto il territorio nazionale

L’Antitrust ha avviato le istruttorie in quanto la documentazione e i dati trasmessi dalla GdF farebbero emergere da parte delle compagnie petrolifere condotte riconducibili alla omessa diligenza sui controlli rispetto alla rete dei distributori, in violazione dell’art. 20 del Codice del consumo. In numerosi casi è risultata difformità tra il prezzo pubblicizzato e quello più alto in realtà applicato; in altri è stata riscontrata l’omessa esposizione del prezzo praticato, ovvero l’omessa comunicazione al portale ‘Osservaprezzi Carburanti’, utile al consumatore per trovare la pompa con il prezzo più basso”. “In particolare, Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori.

Extraprofitti delle compagnie petrolifere: Che fine fanno?

Controlli alle pompe di benzina, l’antitrust che interviene, le riunioni fra governo e associazioni benzinai, ma una parola sulla tassazione degli extraprofitti che le compagnie petrolifere stanno incassando da mesi, nel silenzio più totale, non è stata pronunciata.

I guadagni realizzati nella prima metà del 2022 sono enormi rispetto al 2019, prima della pandemia. Il 50 per cento è stato distribuito agli azionisti. Nessuna accelerazione sulla transizione energetica.

Le sei maggiori compagnie petrolifere europee avrebbero generato 74,55 miliardi di dollari di extra-profitti nel solo primo semestre del 2022, grazie all’aumento vertiginoso dei prezzi di petrolio e gas causato dalla crisi ucraina. Lo dice una ricerca dell’ong ReCommon, in collaborazione con Merian Research, pubblicata sulla rivista Domani a settembre 2022.

E non finisce qui…

Agli extra-profitti sono seguiti, in quasi tutti i casi analizzati, programmi molto generosi di remunerazione degli azionisti, tramite dividendi e, soprattutto, piani di riacquisto di azioni proprie (in inglese “share buyback”). Se i dividendi sono cresciuti in modo tutto sommato contenuto, i piani di “share buyback” hanno raggiunto volumi eccezionali.

Riacquistando le proprie azioni sul mercato, per miliardi di euro, le imprese fanno salire il loro prezzo e gli azionisti possono venderle, intascando elevate plusvalenze. Una festa per gli azionisti privati, tra cui svettano i grandi gestori di fondi come BlackRock, Amundi o Vanguard. In base a quanto rilevato dalla ricerca, nel primo semestre del 2022 le principali compagnie petrolifere europee hanno distribuito agli azionisti 31 miliardi di dollari, corrispondenti al 42 per cento degli extra-profitti in termini di utili e al 67 per cento degli stessi in termini di cash disponibile (free cash-flow).

Quali provvedimenti e cosa si sta facendo sugli extraprofitti?

Il gruppo verdi e Sinistra, lo scorso anno hanno presentato in procura la richiesta di aprire un’indagine per verificare reati di frode fiscale ed evasione nei confronti delle compagnie petrolifere. In quell’occasione l’eurodeputata verde Eleonora Evi, che ha firmato l’esposto con Angelo Bonelli e a Nicola Fratoianni di SI, ha sollevato il caso delle esportazioni da record che le Compagnie italiane hanno continuato a fare nei mesi nei quali l’Ue ci raccomandava di riempire le riserve. Con prezzi alti della Russia e in piena crisi del gas, chi ci governa ha trovato difficile contrastare le attività vergognose e gli extraprofitti delle grandi multinazionali del gas e del petrolio.

Fonti: ANSA, Sole24ore

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