Il World Weather Attribution è un consorzio di scienziati del clima fondato nel 2015 che studia il ruolo del cambiamento climatico negli eventi estremi in tutto il mondo. Una ricerca condotta dall’istituto rileva che uno dei fattori che ha contribuito alla devastazione in Romagna è la siccità. Quest’ultima è legata ai cambiamenti climatici, ma è una concausa.
Lo studio certifica come l’eccessivo consumo di suolo e la cementificazione abbiano giocato un ruolo nell’aggravare gli effetti devastanti delle piogge che hanno colpito la regione italiana. Dal punto di vista meteoreologico, sembra che negli eventi accaduti non vi sia un’eccezionalità.
Lo studio, pur specificando che “si è trattato di un evento estremamente raro e la maggior parte delle infrastrutture non può ragionevolmente essere costruita per resistere a eventi a frequenza così bassa”, non ha risparmiato di far notare come “negli ultimi decenni, la rapida urbanizzazione e il tessuto urbano sempre più denso hanno limitato lo spazio per il drenaggio dell’acqua e aumentato il rischio di inondazioni, il che ha esacerbato gli impatti delle forti piogge“, riconoscendo come il consumo di suolo abbia giocato un ruolo nel favorire le conseguenze devastanti dell’alluvione. Va ricercata, dunque, anche nella cattiva gestione del territorio ciò che è accaduto in Romagna, anche se si tende a sottovalutare tale elemento.
Perché Meloni e la Von Der Leyen hanno fatto visita in Romagna e a Ischia no?
Ischia è stata abbandonata a se stessa, dopo il disastro avvenuto mesi fa. Non se ne parla, e nulla si è fatto per la sicurezza o la ricostruzione. Proprio oggi, un servizio sul canale del servizio pubblico ha parlato della stagione estiva partita alla grande in Romagna. Alcuni giorni fa abbiamo visto come il rischio di epidemia sia altissima, dato che nell’acqua presente da giorni vi sono animali morti, auto mobili e ogni tipo di materiale di risulta possibile e immaginabile. L’Arpac però ha dichiarato che l’acqua del mare non presenta criticità, la stagione estiva può prendere avvio.
La presidente Meloni ha fatto visita ben due volte alle zone alluvionate, come anche l’Europa ha fatto sentire la sua voce con l’arrivo di Von der Leyen. Ovviamente, le persone che hanno perso tutto non possono avere colpa, ma le responsabilità esistono e sono anche grosse.
Le cause dell’alluvione in Emilia Romagna
Impossibile individuare cause certe, l’unica certezza è che vi sono più cause all’origine del disastro in emilia.
Durante l’ultima alluvione sono caduti, nella fascia appenninica che va da Bologna a Cesena, 200 millimetri di pioggia, circa un quinto della quantità annuale. Per contenere l’acqua in eccesso dei fiumi ed evitarne la tracimazione, è stato messo a punto un sistema di stoccaggio temporaneo, chiamato “cassa di espansione”. Tuttavia, come evidenziato nel Monthly Report n.19, in Italia la messa in sicurezza del territorio procede a rilento. Nonostante gli studi e i progetti, in Romagna e dunque nella zona più colpita dalle ultime esondazioni non esite nemmeno una cassa di espansione.
Secondo l’ultimo bollettino rilasciato dall’Agenzia regionale prevenzione ambiente (ARPA), in Emilia Romagna sono esondati 22 fiumi e 37 Comuni sono stati interessati da allagamenti, registrando 14 vittime e migliaia di sfollati. Si tratta dell’ennesimo evento meteorologico estremo, un fenomeno in crescita a causa dei cambiamenti climatici.
Uno dei fiumi che ha rotto gli argini durante l’ultima alluvione è stato il Savio a Cesena. Nel 2020, è stata presentata una relazione idraulica nell’ambito della – messa in sicurezza di un tratto particolarmente a rischio dell’abitato di Cesena – Nel documento vengono citate le casse di espansione e il loro “contributo fondamentale” per ridurre “i picchi di piena” del Savio. Nonostante il monito, la prima riunione relativa alla progettazione dell’opera si è tenuta soltanto due anni dopo.
L’Emila è terza regione più cementificata d’Italia: 8,9% di suolo impermeabilizzato contro il 7,1% nazionale. Ricordiamoci anche di questo nei servizi in tv, nei concerti per l’Emilia, negli aiuti devoluti per le popolazioni e diciamole le cose vere.
Quanto è alto il rischio idrogeologico in Italia?
Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha dichiarato che – i dati disponibili sull’Italia in merito alle precipitazioni suggeriscono che le condizioni di rischio geologico, idrologico e idraulico risultano esacerbate in conseguenza di un aumento del numero degli eventi di precipitazione estrema (caratteristica attesa dagli studi di cambiamento climatico) e una crescente urbanizzazione del territorio che ha portato, da un lato, a un incremento dei deflussi e ad una riduzione della capacità di smaltimento da parte degli alvei (tombamenti, riduzione dell’estensione delle aree golenali, ecc.), dall’altro lato, a un aumento dell’esposizione al rischio –
L’Italia resta l’unico tra i grandi Paesi europei a non disporre di un Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, al di là dei progetti incompleti pubblicati dal governo Meloni.
Sistemi di flusso e recupero delle acque, di smaltimento, messa in sicurezza di torrenti e fiumi, riduzione dell’abusivismo e della cementificazione selvaggia – questi sono le cause e i rimedi.
Fonte: Lindipendente

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