In risposta al Coronavirus puoi fare qualcosa

Per Noam Chomsky, intellettuale e coscienza critica degli Stati uniti, gli effetti del Coronavirus sono amplificati dall’avidità del business e dalla ferocia di politici come Trump e i suoi amici (tra i quali cita Salvini). L’unica speranza viene dai movimenti dal basso

Noam Chomsky è uno dei principali intellettuali di rottura. Con i suoi libri ha contribuito a spiegare come le multinazionali e i miliardari abbiano portato a guerre e cambiamenti climatici catastrofici. È molto interessante seguire il suo ragionamento su come oggi i poteri forti e le grandi aziende stiano amplificando gli effetti della pandemia di Coronavirus per arricchirsi nuovamente sulla pelle dei più deboli.

Da un’intervista apparsa su jacobinmag a cura di Chris Brooks, il professore espone in modo chiaro le sue idee riguardo alla Pandemia che stiamo affrontando.

Innanzitutto, dovremmo sapere che se non arriviamo alle radici di questa pandemia, essa si ripresenterà, probabilmente in forma peggiore, semplicemente a causa delle manipolazioni del sistema capitalista che sta cercando di creare circostanze peggiori a proprio vantaggio – afferma il Professore.

Durante il suo mandato, Trump ha ridotto i finanziamenti a tutto ciò che non giovava alla ricchezza dei privati e ai poteri forti. Ha smantellato ogni sorta di iniziativa a favore dell’ambiente. C’erano anche aumenti compensativi nel bilancio, più sussidi all’industria dei combustibili fossili. Quindi, non solo uccidiamo quante più persone possibile ora, ma proviamo a distruggere tutta la società.

Dopo l’epidemia di SARS nel 2003 – anch’essa un coronavirus –  gli scienziati avevano compreso che sarebbero arrivate altre recidive, probabilmente più gravi. Comprenderlo non è stato sufficiente.  La ragione? Le industrie farmaceutiche seguono la logica capitalista: fai quello che ti farà guadagnare domani. Questa logica non si preoccupa del fatto che fra qualche anno tutto crollerà, perché non è un vero problema, l’unico obiettivo è il guadagno.

Riepilogando: Gli scienziati sapevano cosa fare, c’erano molte informazioni in circolazione, le compagnie farmaceutiche, in vista di profitti non hanno mosso un dito. Si poteva fare moltissimo, e non farsi trovare impreparati dal Covid-19. Nessuno ha fatto nulla.

La poliomelite, ad esempio, è stata sradicata attraverso un programma avviato e finanziato dal governo americano. Quando Jonas Salk ha scoperto il vaccino, ha insistito sul fatto che non ci fossero brevetti. Ha detto: “Deve essere pubblico, proprio come il sole”. Questo tipo di politica è finita di colpo con Ronald Reagan.

Quindi, tornando al 2003, il governo non è intervenuto. In realtà, lo ha fatto in minima parte, infatti, Obama, dopo la crisi Ebola, ha riconosciuto che  bisognava fare qualcosa e  ha agito in parte. Ha cercato di contrattare per i ventilatori di buona qualità a basso costo. La società incaricata è stata rapidamente acquistata da una società più grande che ha messo da parte il progetto –  poi si è rivolta al governo, annullando il contratto perché non abbastanza redditizio. Questo si chiama Capitalismo selvaggio. Gli ospedali negli Stati Uniti devono essere gestiti secondo un modello di business.

Sotto certi aspetti è quanto sta succedendo anche in Italia. Prima della Pandemia, già in molte regioni la politica spingeva verso la sanità privata. Oggi, c’è una ragione in più. A causa del Covid-19, molte cure sono sospese, etichettandole come non urgenti. Questo vale anche per visite e terapie. Molti ritardi e il cattivo funzionamento degli uffici, dei Cup, delle Asl ad oggi, non trovano giustificazione. La sanità pubblica in Italia è un’eccellenza, nella maggior parte dei casi. A parte i ritardi e alcuni casi di malasanità è aperta a tutti indistintamente, e questo, a differenza di altri paesi, è grande indice di civiltà e democrazia. Civiltà che si sta tentando di sradicare, sempre a favore di poteri forti e profitti a tutti i costi.

Altre cose surreali vanno segnalate – continua il Professor Chomsky . USAID è un programma che rivela i virus negli animali selvatici, che entrano in contatto con gli esseri umani a causa della distruzione degli habitat naturali e del riscaldamento globale. Questo programma stava identificando migliaia di potenziali virus patogeni, attivi anche in Cina. Trump l’ha sciolto a ottobre, con un tempismo mai visto.

I ricchi non pensano a costruire un futuro. Da segnalare ulteriori sussidi ai combustibili fossili, la distruzione dei regolamenti EPA, che potrebbero salvare le persone, ma non i profitti. Tutto questo sta succedendo proprio davanti ai nostri occhi. La domanda è: Ci saranno forze che sapranno opporsi a tutto questo?

Il capitalismo scellerato tenta di smantellare qualsiasi elemento di democrazia esista. Salvini in Italia è uno dei peggiori gangster in circolazione. Bolsonaro, in Brasile gareggia con Trump per vedere chi può essere il peggior criminale del mondo.

Il Professore risponde a una domanda sull’economia e sul lavoro, sugli scioperi che i lavoratori stanno organizzando in risposta al Coronavirus.

Ogni anno a gennaio, i “maestri dell’universo” si riuniscono a Davos, in Svizzera, per sciare, parlare di quanto sono meravigliosi, e chi più ne ha più ne metta. L’incontro di gennaio scorso o molto interessante. Arrivano i contadini con i forconi e sono preoccupati. Il tema dell’incontro, è: “Sì, abbiamo fatto cose brutte in passato.Ora lo capiamo. Stiamo ora aprendo una nuova era nel capitalismo, una nuova era in cui non ci preoccupiamo solo degli azionisti, ma dei lavoratori e della popolazione e siamo così bravi, così umani, che puoi fidarti di noi.

Il gigante e la bambina: Trump e Greta Thumberg

All’incontro c’erano due oratori principali: Trump, che ha tenuto il discorso di apertura e Greta Thunberg, l’altro discorso. Il contrasto è stato fantastico. Il primo discorso è di questo buffone delirante, che urla di quanto sia avido, e non possiamo nemmeno contare il numero delle bugie che racconta. Il secondo discorso è di una ragazza di diciassette anni che dà tranquillamente una descrizione precisa di ciò che sta accadendo nel mondo e guarda i potenti in faccia e dice: “State distruggendo le nostre vite”. E, naturalmente, tutti applaudono educatamente. Bella bambina. Torna a scuola.

Trump viene applaudito, perché anche se è volgare, sa quali tasche riempire e come. Intanto il presidente del Brasile dice che il Covid non esiste. Nei peggiori bassifondi come le  favelas  di Rio, lavarsi le mani ogni due ore è un po ‘difficile quando non si ha l’acqua, o distanziarsi quando si è in dieci in una stanza. Ma c’è un gruppo che ha cercato di imporre alcuni standard ragionevoli nel miglior modo possibile in queste condizioni orribili. Chi? Le bande criminali che hanno terrorizzato le  favelas . Sono così potenti che la polizia ha paura di entrare. Si sono organizzati per cercare di affrontare la crisi sanitaria.

Un ottimo storico del lavoro, Erik Loomis, dice che i momenti di cambiamento positivo sono stati quasi sempre guidati da un movimento operaio attivo e le uniche volte in cui si è usciti da una crisi è quando c’è stata un’amministrazione relativamente comprensiva, o almeno tollerante.

Si trova tanta umanità soprattutto là dove meno te lo aspetti. L’aiuto non arriva dalle multinazionali, non dai ricchi, e certamente non dai governi malati e incapaci, ma dal basso, dai movimenti, da chi si organizza e protesta.

La speranza è l’azione popolare. Cosa possiamo fare contro Coronavirus? Puoi fare qualcosa

Comprendere alcune dinamiche, forse significa già fare qualcosa

Difesa dell’ambiente nel mondo: America e Cina a confronto

Fra qualche settimana ci saranno le elezioni americane, e molti attendono questo evento, come uno dei più importanti anche per le politiche ambientali, che nonostante i numerosi appelli degli scienziati sono state in molti casi inefficaci. Fra America, Cina e altri paesi, il paradosso è enorme. È sotto gli occhi di tutti: Trump ha spesso ignorato gli appelli degli ambientalisti, ignorando, spesso l’evidenza. Molti attenti osservatori hanno detto che il presidente americano sta eliminando l’eredità di Obama, smantellando le principali politiche climatiche adottate dal precedente presidente. Trump ha definito il cambiamento climatico, un concetto creato dai cinesi per rendere non competitiva l’industria americana. Tanto è vero che gli Stati Uniti non fanno più parte dell’accordo di Parigi. Trump, in soli tre anni, ha revocato o annullato oltre 60 norme ambientali, mentre è in corso la revoca di altre 34 leggi, è quanto emerge da uno studio effettuato dal New York Times. Tantissimi passi indietro a difesa dell’ambiente sono stati fatti dall’amministrazione Trump, lo pensano molti scienziati.

La Cina dal suo canto è la potenza economica che inquina di più, ma che ha anche affermato di volersi liberare dal carbon fossile entro il 2060. Il paradosso, però potrebbe non esserlo tanto, visto che la Cina è anche leader mondiale nelle tecnologie pulite. Un’altra strategia di questa grande super potenza economica? L’obiettivo della Cina si inserisce nell’accordo di Parigi, dal quale Trump è uscito.

Il 28% delle emissioni mondiali di gas serra arriva dalla Cina, è tantissimo, molto più Unione Europea e Stati Uniti. Se il presidente Xi Jinping manterrà il suo impegno, si potrebbe parlare del più grande risultato climatico del mondo. La Cina dipende ancora molto dai combustibili fossili, e sembra che stia costruendo ancora centrali a carbone e acciaierie.

La Cina è tante cose e tutte si contraddicono a vicenda: è il più grande mercato automobilistico e importatore di petrolio, ma allo stesso tempo sono aumentate le vendite di biciclette. Nonostante questi aspetti, che lo rendono un paese che inquina molto, è il maggiore produttore, consumatore e investitore in energie rinnovabili. Se davvero la Cina volesse liberarsi dal carbon fossile dovrebbe incrementare gli investimenti sull’energia pulita. Molti esperti credono all’annuncio che il presidente cinese ha fatto in un video discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite. La Cina potrebbe compensare i disastri compiuti dall’amministrazione di Trump? Molti ci credono perché analizzando i dati, i presupposti esistono e spesso i miracoli possono accadere. Sarebbe un grande risultato per tutto il mondo.

Cambiamenti climatici e Pandemia: Cosa cambierebbe con la presidenza Biden

Tutto il mondo sta guardando alle elezioni americane; la più grande democrazia del mondo si prepara ad una sfida importante sotto tutti i punti di vista. Il momento storico è quello che è, e per questo sale la consapevolezza di quanto siano importanti alcune scelte.

“Ci troviamo di fronte a una crisi nazionale diversa da qualsiasi altra a cui abbiamo assistito”, afferma una dichiarazione di preoccupazione sullo stato della democrazia nel paese, redatta da scienziati statunitensi e firmata da oltre 3.400 sostenitori in risposta alla leadership di Trump.

Cosa accadrà nel mondo dopo le elezioni americane

La rivista scientifica Nature ha intervistato gli attuali consiglieri di Joe Biden, a poco più di un mese dalle elezioni americane, per poter fare un’analisi politica sulle azioni che il presidente degli Stati Uniti potrebbe avviare su temi cruciali (se venisse eletto). Dalla nuova presidenza americana dipenderanno tante questioni scientifiche che preoccupano gli esperti: la questione climatica, la Pandemia da Coronavirus e la continua disinformazione su temi importanti.

Se Biden vince le elezioni del 3 novembre, erediterà non solo un paese in preda a una pandemia che ha distrutto vite e mezzi di sussistenza, ma anche uno in cui l’opinione pubblica è profondamente divisa sulla reale portata dell’epidemia di coronavirus e sulle misure adottate. Biden erediterebbe anche una risposta pandemica casuale, dicono i ricercatori: mancanza di tracciamento dei contatti, confusione dibattito sull’uso di maschere per il viso e restrizioni sui raduni.

I piani pandemici che il team di Biden sta preparando dal mese di marzo, affermano fonti vicine alla campagna – promettono di intensificare i programmi di test-and-trace del paese; affrontare le disparità razziali ed etniche nei tassi e nei risultati di infezione da COVID-19; e ricostruire i programmi di preparazione alla pandemia tagliati dall’amministrazione Trump.

I mesi in cui Trump politicizza la pandemia saranno difficili da annullare. Il presidente ha ripetutamente affermato che indossare maschere non è necessario, nonostante le assicurazioni dei ricercatori della sanità pubblica che sono tra gli interventi non farmaceutici più efficaci per prevenire la diffusione virale. Il team di Biden dovrà modificare i messaggi sulla salute pubblica in modo che supporti la scienza senza allontanare ulteriormente gli scettici, afferma Marta Wosińska, vicedirettore del Margolis Center for Health Policy della Duke University a Durham, nella Carolina del Nord.”Dobbiamo capire una spinta bipartisan e identificare chi sono i giusti messaggeri”.

Se Biden vincerà, la sua amministrazione dovrà affrontare la diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti delle agenzie federali che guidano la risposta degli Stati Uniti per limitare la pandemia. L’amministrazione Trump ha criticato e censurato le indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e ha affermato, senza prove, che la Food and Drug Administration (FDA) sta intenzionalmente rallentando i test sui vaccini per danneggiare le sue possibilità di rielezione.

La campagna di Biden ha dichiarato che la sua amministrazione avrebbe ordinato al CDC di emettere una guida trasparente e basata sui rischi comprovati per la salute pubblica, riguardo alla riapertura di ristoranti, delle scuole e degli spazi pubblici. Questo potrebbe anche fare molto per ripristinare il morale all’interno del CDC e della FDA. “Gli scienziati dell’agenzia si sentono emarginati e le loro voci non vengono ascoltate”, dice Patel. “Hanno bisogno di qualcuno che possa motivarli.”

Se eletto, Biden si è impegnato a sostenere l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), da cui Trump ha preso le distanze a luglio scorso.

Cambiamento climatico

La pandemia di coronavirus non è l’unico problema che dovrebbe affrontare divide Biden se fosse eletto, ma anche il cambiamento climatico è un tema centrale. Trump si è prodigato per ritirare gli Stati Uniti dal trattato sul clima di Parigi del 2015, ha annullato una serie di regolamenti intesi a ridurre le normative sui gas serra e ha definito il riscaldamento globale una bufala.

Al contrario, Biden sta ora conducendo una delle campagne più aggressive mai avanzate da un candidato alla presidenza del consiglio. Il suo piano da 2 trilioni di dollari USA richiede massicci investimenti nella ricerca e nello sviluppo di energia pulita e infrastrutture a basse emissioni di carbonio, come il trasporto pubblico e gli edifici ad alta efficienza energetica. Chiede inoltre agli Stati Uniti di generare elettricità pulita al 100% entro il 2035 e di produrre “emissioni nette zero” entro il 2050. La domanda a cui Biden e il suo team dovranno rispondere, se vincono a novembre, è come farlo accadere.

Priorità di ricerca

Oltre ad affrontare la pandemia e il cambiamento climatico, il neo presidente Biden avrebbe l’opportunità di sviluppare altre priorità scientifiche per la sua amministrazione. Questo processo include tipicamente il coinvolgimento di esperti per coordinare la politica scientifica e stabilire centri di ricerca per la Casa Bianca. (Il compito effettivo di distribuire i fondi per la scienza è lasciato al Congresso.)

Se Biden venisse eletto, dovrebbe scegliere un consulente scientifico il più rapidamente possibile per iniziare a sviluppare e attuare qualsiasi priorità di ricerca emerga, afferma Michael Lubell, fisico ed esperto di politiche scientifiche presso il City College di New York.

Collaborazioni internazionali di ricerca

Gli scienziati pensano che la posizione isolazionista di Trump abbia declassato la posizione degli Stati Uniti come leader globale nelle principali collaborazioni scientifiche e offuscato il suo fascino come destinazione per studenti e ricercatori stranieri. I piani di politica estera e di immigrazione di Biden potrebbero ricucire alcuni legami logori, ma gli esperti di politica scientifica avvertono che la strada per la ripresa sarà più lunga di un singolo mandato presidenziale di quattro anni.

Cambiamenti climatici: Che cosa sta accadendo all’ambiente che ci circonda e al clima?

Improvvise tempeste e alluvioni, alberi che cadono, frane; da molti anni ci stiamo abituando a quelli che chiamano cambiamenti climatici. Il pianeta terra nei millenni ha subito mutamenti anche più sconvolgenti di quelli di oggi. Intere specie di animali si sono estinte e le terre hanno assunto forme diverse nel corso degli anni. Il problema vero dei cambiamenti climatici è legato a noi esseri umani e alle difficoltà che abbiamo ad adattarci. Le improvvise tempeste e alluvioni si scontrano con le abitazioni costruite, non tenendo conto di tali imprevisti, e in alcuni casi senza alcun criterio.

Tutto ciò si ripercuote sull’economia, i gas serra, il diboscamento ad esempio hanno ripercussioni sulla vita delle persone, sul lavoro e perfino sulla socialità. Da troppi anni gli esperti avvertono che bisogna arrestare la scomparsa di alberi e di intere foreste, che bisogna smettere di cementificare e di costruire in prossimità di montagne, laghi e fiumi. L’abusivismo in Italia è un fenomeno allarmante, e nonostante i pericoli si continua a costruire. Negli ultimi tempi le piogge sono diventate più violente e più abbondanti e il cemento, gli edifici non aiutano l’acqua a non far danni. Tutto questo accade perché ci sono sempre meno terreni, i quali hanno la capacità di assorbire l’acqua, permettendole di arricchire le falde acquifere. Se si continua a costruire, il cemento delle case e delle strade diventa una sorta di impermeabile, che impedisce all’acqua di penetrare nel terreno, e questo è uno dei motivi alla base degli allagamenti.

Il governo ha fatto un passo importante, introducendo il bonus del 110%; tale incentivo permette di rendere le case antisismiche e più green, riducendo il consumo di energia, altro tema importante al centro della salvaguardia dell’ambiente. Anche se l’economia circolare non arriva a una percentuale soddisfacente e auspicabile, bisogna dire che l’Italia occupa la vetta della classifica per quel che riguarda energie rinnovabili e appunto economia circolare. Quest’ultima non è altro che un sistema di produzione ecosostenibile, che prevede il riutilizzo, il riciclo e la condivisione delle risorse. Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Tutto questo vuol dire abbandonare un sistema economico vecchio che sfrutta e distrugge le risorse, che inquina e deturpa l’ecosistema. Già in diversi articoli abbiamo affrontato la Green economy, la blu economy e l’economia circolare, sottolineando l’importanza dei comportamenti degli abitanti della terra. Se si pensa, ad esempio, che dietro ad un caffè c’è sfruttamento di risorse e di persone umane, ha sicuramente senso cambiare le proprie abitudini, iniziando dalla spesa, cioè e a ciò che si compra. Interessandosi alla filiera e leggendo le etichette di un prodotto al supermercato si può fare tanto per l’ambiente. Il punto non è quanto sta cambiando la natura (anche se è un fattore che ci interessa da vicino e che non si può più ignorare), il punto cruciale è il comportamento dell’uomo. Se continuiamo a costruire senza criteri, se gli alberi continuano a morire e non si piantano degli altri e soprattutto se l’economia circolare non diventa il sistema principale, che investe abitudini, produzione e modi di pensare, allora bisognerà aspettarsi e abituarsi alle catastrofi che il clima può causare, tenendo sempre presente che le colpe non sono attribuibili alla natura.

Greenpeace: rapporto sull’Italia che brucia e sui cambiamenti climatici

Dall’incendio scoppiato sul Gran Sasso a inizio mese, per il quale è stato chiesto   lo stato di emergenza, ai roghi del palermitano, passando per Campania e Calabria, anche questa estate presenta il conto di aree boschive danneggiate o perdute a causa degli incendi. In generale, le principali cause sono il progressivo abbandono di aree agricole e di pascolo, la mancanza di gestione del territorio e un approccio che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sulla loro prevenzione. La situazione è destinata a peggiorare: i cambiamenti climatici causeranno sempre più spesso condizioni meteorologiche estreme che predispongono la vegetazione a bruciare.

Negli ultimi anni nel bacino mediterraneo si è assistito a incendi sempre più vasti e severi, con grandi superfici percorse e perdite di vite umane. Dal 2000 al 2017 le aree interessate da incendi sono state 8,5 milioni di ettari, circa tre volte e mezzo la Sardegna.

È quello che emerge dal rapporto “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”, pubblicato oggi da Greenpeace Italia e Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF) con l’obiettivo di spiegare il legame fra questi due fenomeni, offrendo raccomandazioni e proposte.

“I cambiamenti climatici sono la principale sfida del nostro tempo: eventi meteorologici estremi come tempeste di vento e siccità che facilitano la diffusione degli incendi sono sempre più frequenti e intensi, anche in Italia” commenta Federico Spadini,  Campagna Clima di Greenpeace Italia. “In futuro dobbiamo aspettarci un ulteriore aggravarsi del rischio incendi in molte zone d’Europa, così come degli altri eventi estremi. Per scongiurare la catastrofe climatica dobbiamo agire ora per ridurre e poi azzerare le emissioni di gas serra, a livello nazionale e internazionale”, conclude Spadini.

I cambiamenti climatici e le foreste sono strettamente connessi. Da un lato, le foreste trattengono e assorbono carbonio, svolgendo quindi un ruolo determinante nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Dall’altro, l’aumento delle temperature medie annuali, l’alterazione delle precipitazioni e il verificarsi di eventi meteorologici estremi (per forza e frequenza) mettono a rischio funzionalità e salute delle foreste, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici, ed esponendole ulteriormente a tempeste, siccità e incendi sempre più frequenti.

“In Italia lo vediamo chiaramente: da quarant’anni a questa parte gli incendi boschivi hanno colpito in media 107 mila ettari all’anno. Il nostro patrimonio forestale, seppur in crescita come superficie totale per il progressivo abbandono delle campagne, è gravemente minacciato da incendi sempre più frequenti e severi” afferma Martina Borghi, campagna Foreste di Greenpeace Italia. 

“Gli incendi boschivi stanno cambiando il loro comportamento e sono sempre più difficili da estinguere. Non possiamo continuare ad affrontarli con un approccio unicamente emergenziale: dobbiamo puntare su prevenzione e controllo degli incendi”, dichiara Luca Tonarelli, membro SISEF e Direttore tecnico del Centro di addestramento antincendi boschivi di Regione Toscana. “Per farlo, dobbiamo rafforzare la resistenza e resilienza degli ecosistemi forestali attraverso una migliore gestione del territorio e pratiche come la selvicoltura preventiva, soprattutto nelle zone dove abitazioni e aree naturali sono attigue. È altrettanto importante migliorare gli strumenti di raccolta dati, analisi e reportistica sugli incendi, al momento insufficienti”, conclude Tonarelli.

Oltre a Luca Tonarelli, i membri SISEF che hanno collaborato alla stesura del rapporto sono Giorgio Vacchiano, Ricercatore in gestione e pianificazione forestale presso l’Università Statale di Milano; Davide Ascoli, Ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale presso l’Università degli Studi di Torino; Giuseppe Mariano Delogu, Comandante regionale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale dal 2007 al 2009 e docente presso l’Università di Sassari; Valentina Bacciu, Ricercatrice presso il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

Il rapporto completo è disponibile QUI

fonte: Comunicato Stampa Greenpeace Italia

Greta Thunberg: Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno

Ha suscitato grande scalpore il discorso tenuto da Greta Thunberg, classe 2003, rivolto ai grandi della terra per il riscaldamento del pianeta, anche se i mezzi di informazione ne hanno parlato poco, ad eccezione dei social.

COP24, la conferenza delle Parti sul Clima del 2018 tenutasi a Katowice in Polonia dal 2 al 14 dicembre 2018, si è svolta per valutare le azioni intraprese dai 198 paesi membri  per ridurre le emissioni di gas serra e per cercare di salvare il clima. I lavori si sono conclusi con l’adozione del “Katowice Climate Package“, il libro delle regole, ovvero  le linee guida per attuare l’Accordo di Parigi (l’accordo per rispettare l’accordo firmato in Francia). Nel 2019 si terrà la COP25 in Cile, sempre con grandi propositi e speranze per il futuro.

“Ora c’è una tabella di marcia con cui la comunità internazionale può affrontare in modo decisivo il cambiamento climatico” – Ha dichiarato Patricia Espinoza, la responsabile delle Nazioni Unite per il clima. In realtà nel testo finale dell’accordo vi è un compromesso, a causa delle pressioni di Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait; infatti le parti si limitano ad accogliere favorevolmente la pubblicazione dell’IPCC e non a condividerne le conclusioni – Sarebbe come dire “Accolgo favorevolmente una legge, perché mi è simpatica ma non la rispetto – 

Il mercato del carbonio e il conteggio dei credito C02 legati a boschi e foreste –  è su questi argomenti che le posizioni sono divergenti, per cui non sono stati definiti questi strumenti nel pacchetto approvato. Il documento, quindi esce dalla conferenza mutilato di una parte importante, come era facilmente prevedibile. Vi è una corsa alla crescita economica e agli interessi di prestigio politico, tanto da rendere i Leader del mondo ciechi davanti all’evidenza; precisamente alle ripercussioni che l’inquinamento sta avendo sui cambiamenti climatici, dall’intensità degli uragani e tempeste, alla siccità, all’innalzamento della temperatura che provoca danni alle risorse d’acqua e ai terreni fertili. Molte cose sono purtroppo taciute nelle conferenze, per evidente convenienza; nessuno dice che si intensificheranno, ad esempio, i flussi migratori dalle regioni tropicali. Nei prossimi anni potrebbero cambiare le consistenze ambientali e gli assetti geopolitici dell’intero pianeta. Nel 2016, 175 paesi firmarono il COP21, ma le conferenze e i Summit che hanno riguardato il tema dei cambiamenti climatici sono innumerevoli e si sono conclusi sempre con tanti buoni propositi per il futuro. Ci saranno ancora tanti COP.

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Cosa auspicano gli esperti?

L’IPCC – (Integrated Pollution Prevention and Control – Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento) per limitare il riscaldamento del pianeta prevede -45% della C02 al  2030 – il rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici parla chiaro; per evitare il punto di non-ritorno bisogna agire in fretta.

Le raccomandazioni a noi mortali sono quelle di limitare le emissioni con la riduzione del consumo di carne, l’uso di auto elettriche o bici, pannelli fotovoltaici per riscaldamento e raffreddamento, consumo di bevande e acqua in bottiglie di vetro, spegnere la luce e riciclare la carta – Ma ciò non basta se i Paesi del mondo non cambiano la politica delle emissioni e non frenano la corsa alla crescita economica.

L’attivista quindicenne svedese

Greta Thunberg il 4 dicembre 2018 ha pronunciato un discorso  durante la conferenza COP24 a Katowice. La giovane attivista svedese, il 20 agosto 2018 decise di protestare contro gli incendi boschivi e l’ondata di calore che invase il suo paese, non andando a scuola a Stoccolma. I genitori di Greta, l’attore Svante Thunberg e la cantante lirica Malena Ernman  non appoggiano lo sciopero scolastico dell’adolescente e oggi Greta alla quale è stata diagnosticata la sindrome di Asperg è sotto attacco sui social. Alcuni sostengono, infatti che l’attivista sia pilotata da altri interessi. Greta, riguardo alla malattia diagnosticata (che rientra nello spettro dell’Autismo) ha dichiarato che la patologia della quale è affetta consiste nel parlare solo quando è necessario.

…dal discorso di Greta alla COP24 nel dicembre scorso

““Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.  Se pochi bambini possono ottenere le prime pagine di tutto il mondo semplicemente non andando a scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se davvero volessimo. Per farlo, però, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto sia scomodo. Voi parlate solo di una eterna crescita economica verde, perché avete troppa paura di essere impopolari, quindi parlate solo di andare avanti con quelle cattive idee che ci hanno messo in questo casino, persino quando la cosa più sensata da fare sarebbe tirare il freno a mano. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, lasciate persino questo fardello a noi bambini. Ma a me interessa la giustizia climatica e la vita sul pianeta. La nostra civiltà è sacrificata per l’opportunità di un ristretto numero di persone di continuare a fare enormi quantità di soldi. La nostra biosfera è sacrificata perché i ricchi nei paesi come il mio possano vivere nel lusso. E’ la sofferenza dei molti a pagare per il lusso di pochi. Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro proprio davanti ai loro occhi. Dobbiamo tenere i combustibili fossili sotto terra, e dobbiamo concentrarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono così impossibili da trovare dentro al sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso. 

 

 

I giornali di tutto il mondo l’hanno definita l’attivista più influente del momento. Una cosa è certa, Greta ha influenzato milioni di ragazzi di tutto il mondo che imitano il suo sciopero scolastico ogni venerdì, per sensibilizzare i governi sui cambiamenti climatici.

“Bisogna mettere in discussione l’intero sistema”  La giovane attivista sarà pilotata oppure dice semplicemente le cose che pensa, ma con le sue parole ha dato una lezione al mondo; una lezione di economia, di educazione civica e di filosofia.

L’ultima parte del discorso di Greta recita così:

Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

Molti giornali l’hanno definita il nuovo Messia; sarà vero? Il significato biblico di questa parola indica qualcuno che arriva sulla terra per liberare l’umanità. Solo che stando ai testi sacri sembrerebbe che il Salvatore mandato da Dio già sia arrivato sulla terra. E’ solo che abbiamo sempre bisogno di essere liberati e salvati dalla nostra ignoranza e dall’egoismo, dalla sfrenata corsa al potere e al lusso e come dice il nuovo Messia Greta, all’eterna crescita.

Cambiamenti climatici: lettera aperta del mondo scientifico alla politica

Un comitato di 19 scienziati ha lanciato un appello in un’unica voce alla politica sul problema dei cambiamenti climatici. Anche se molti governi ignorano il tema del surriscaldamento del pianeta e intere trasmissioni televisive dedicano molte ore a gossip e idiozie varie il dramma esiste ed è serio.

La politica e l’ambiente

Cosa c’entra la politica con l’ambiente qualcuno potrebbe obiettare: c’entra e come! La politica governa la nostra vita, le nostre scelte, i nostri sogni. Una buca in strada è compito della politica; è la politica che si occupa di lavoro, ambiente e soprattutto salute. Manca meno di un mese alle elezioni politiche e un gruppo di 19 scienziati si sono organizzati in un comitato “La scienza al voto” e hanno lanciato un appello al mondo politico, perché si legge nella lettera “i prossimi 5 anni saranno decisivi per l’ambiente e la nostra salute”.

Il comitato scientifico

Fanno parte del comitato “la scienza al voto”: Antonello Pasini, coordinatore del comitato e fisico climatologo presso l’istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR, Carlo Barbante, direttore  dell’istituto per la Dinamica dei Processi ambientali del CNR, Leonardo Becchetti, professore ordinario di economia politica all’università di Tor Vergata Roma e direttore del Master MESCI in cooperazione internazionale European Economy and Business Law, Alessandra Bònoli, docente associata di Ingegneria delle Materie Prime presso la Scuola di Ingegneria e architettura dell’Università di Bologna, Carlo Cacciamani, dottore in Fisica a Bologna, si occupa di metereologia e climatologia al Servizio Metereologico regionale Emilia Romagna, Stefano Caserini, docente al Politecnico di Milano in mitigazione dei cambiamenti climatici, Claudio Cassardo, professore di fisica dell’atmosfera all’università di Torino, Sergio Castellari, climatologo, fisico all’istituto nazionale Geogisica e Vulcanologia, Andrea Filpa, architetto, insegna urbanistica all’università di Roma, Francesco Forastiere, medico ed epidemiologo, svolge studi e ricerca sull’epidemiologia ambientale, Fausto Guzzetti, geologo e dirigente del CNR, Vittorio Marletto,  fisico presso Arpae Emilia Romagna, Mario Motta, ingegnere msccanico, professore di fisica tecnica ambientale al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, Cinzia Perrino, biologa presso Istituto inquinamento atmosferico CNR, Nicola Pirrone, Ingegnere nucleare, Università di Pisa, Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale e ricercatore, Federico Spanna, presidente dell’Associazione italiana Agrometeorologia, Stefano Tibaldi, fisico all’università di Bologna, Francesca Ventura, dottoressa in fisica, insegna alla scuola di Agraria e medicina Veterinaria dell’università di Bologna.

La scienza al voto

“La scienza al voto” è un sito web attraverso cui i maggiori scienziati italiani hanno voluto far sentire la propria voce sulla loro idea di “politica”. Il comitato lancia un monito importante ai politici o a chi si prepara a diventarlo: “bisogna tener conto del contesto ambientale per trovare le soluzioni migliori per il paese: lavoro, immigrazione, tasse, sicurezza”. Gli scienziati autori di una lettera aperta si fanno promotori di proposte concrete. Il comitato scientifico fa di più: domenica, 18 febbraio alle 17 è previsto un incontro pubblico con le forze politiche. L’incontro potrà essere seguito sul sito La scienza al voto.

Gli scienziati individuano 1) soluzioni scientificamente fondate e 2) le priorità del paese: lavoro e immigrazione, sicurezza e tasse, salute e ricerca. 

Fra le soluzioni avanzate dal comitato vi è la riduzione delle emissioni di gas serra, inoltre “…occorre porre in essere azioni di adattamento al cambiamento climatico in corso, per far fronte ad una situazione già in parte compromessa e limitare al massimo i danni”. La possibili soluzioni son tante: azioni di singoli e gruppi di persone, l’abbandono di combustibili fossili, migliore gestione degli allevamenti e del suolo agrario. Va ricordato, in questo contesto che il Parlamento italiano ha ratificato in data 4 novembre 2016 l’accordo di Parigi (accordo vincolante).

Il comitato scientifico indica al mondo politico le linee guida scientificamente fondate – Ecco alcuni punti:

  • dal punto di vista della mitigazione e per quanto riguarda la transizione energetica, è necessario progressivamente abbandonare i combustibili fossili e promuovere un sistema integrato di produzioni di energie rinnovabili;
  • oggi l’Italia, con circa 97.000 occupati, si piazza al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), prima di Spagna (66.400), Svezia (52.200) e Danimarca (44.900). Ad incidere sono soprattutto eolico, fotovoltaico, biomasse, biocarburanti, pompe di calore e idroelettrico [3]. Occorre progredire su questo piano. E’ chiaro, infatti, di come si tratti di numeri tuttora piccoli rispetto alla forza lavoro totale;
  • per l’aumentato rischio da alluvioni e flash flood, le possibili azioni di adattamento sono di due nature: sia azioni di tipo strutturale di messa in sicurezza dei territori (potenziamento delle arginature fluviali, costruzioni di casse di espansione per il contenimento delle piene, attività di controllo della pulizia degli alvei, divieti di costruzione in aree esondabili, ecc.), sia attraverso un potenziamento e una ottimizzazione dei sistemi di allertamento, finalizzati a mettere in sicurezza le persone e i loro beni in tempo reale, prima dell’occorrenza dei fenomeni alluvionali. E’ allora fondamentale garantire ed efficientare il sistema di monitoraggio idro-meteo e radarmeteorologico, nonché dei sistemi di previsione modellistica idro-meteo, e  garantire la presenza di un adeguato numero di persone formate ed esperte nei settori della meteorologia, idrologia e idrogeologia a svolgere attività di presidio, monitoraggio e previsione anche in modalità H24;
  • per limitare l’inquinamento atmosferico e preservare la salute, occorrono: misure per ridurre il traffico urbano e supportare il cambio modale favorendo il trasporto pubblico locale, la mobilità ciclopedonale, e la smart mobility (car sharing, car pooling, smart parking, bike sharing); progressiva limitazione della circolazione dei veicoli diesel su tutto il territorio nazionale entro il 2025; disincentivazione del riscaldamento domestico a biomasse (legna e pellet); “phase-out” dal carbone con chiusura definitiva delle centrali a carbone; favorire strategie e piani locali mirati a promuovere l’attività fisica per persone di tutte le età, in tutte le circostanze sociali e che vivono in diverse parti di città, con particolare attenzione all’equità e alla vulnerabilità. Opportunità per l’attività fisica devono essere create vicino ai luoghi di vita per creare un ambiente più pulito, più sicuro, più verde e più favorevole all’attività locali;
  • con riferimento all’inquinamento atmosferico e all’inquinamento del suolo e sottosuolo nelle vaste aree industriali urge un’azione estesa a tutto il territorio nazionale mirato alla bonifica di queste aree (in Italia sono censiti oltre 50 Siti di Interesse Nazionale) per i quali da troppo tempo sono noti i gravi problemi causati a larghe fasce di popolazione residente nonché agli ecosistemi circostanti;
  • anche per gestire il ciclo dei rifiuti, è importante spingere maggiormente sulla promozione dell’economia circolare. L’approvvigionamento di alcuni materiali è sempre più difficile. L’Europa in generale, e l’Italia in particolare, sono poverissime di materie prime, vivono di importazioni e la loro unica risorsa, in molti campi, possono essere appunti i materiali riciclati. A livello Europeo, con il Piano d’azione per un’economia circolare, “Closing the loop” [8], si promuove il modello di economia circolare, con il raggiungimento di importanti obiettivi, come: incoraggiare il riuso delle acque reflue e civili; introdurre standard qualitativi per le materie prime seconde al fine di agevolare la nascita di nuovi mercati; rivisitare la regolamentazione sui fertilizzanti per aiutare lo sviluppo di fertilizzanti sicuri e di qualità al fine di incentivarne il mercato; incentivare il riciclo di plastica anche attraverso processi di eco design al fine di minimizzare il conferimento in discarica, l’incenerimento e l’uso di  materiale vergine; facilitare i processi di recupero-riciclo attraverso sistemi informatici;

Sul tema Lavoro:

  • a rapidità del processo di decarbonizzazione imposta dagli impegni che discendono dall’accordo di Parigi suggerisce una modifica dell’approccio alla regolazione e implementazione dell’azione politica [11];
  • sarebbe utile avere delle azioni concertate di pianificazioni degli investimenti pubblici e dell’agire politico in generale che mirino alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Evitare di dare incentivi alle rinnovabili e finanziare i certificati bianchi, ma contemporaneamente investire sulle infrastrutture per il trasporto su gomma e dare incentivi alle fossili;
  • gli investimenti in ricerca e sviluppo porteranno inevitabilmente alla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati nel settore industriale e in quello dei servizi;
  • si necessita di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), creazione della filiera del riciclo – introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?) Quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze. Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto;
  • partendo dalle situazioni a maggior rischio, prevalentemente in aree urbane e lungo le infrastrutture, un piano di manutenzione diffusa e capillare del territorio che consideri l’indispensabile adattamento alle mutate condizioni climatiche, contribuirà a sviluppare le economie locali, aumenterà la quantità e la qualità dei posti di lavoro, e svilupperà nuova imprenditoria;

Qualità della vita:

  • occorre promuovere a tutti i livelli (cittadini, amministratori pubblici, addetti della pubblica amministrazione, operatori, associazioni) la informazione e la formazione in materia di adattamento climatico degli insediamenti urbani, ponendo le basi affinché entro il 2020 tutte le città elaborino il proprio “Piano di Adattamento”;
  • è necessario finanziare “progetti pilota”  di adattamento climatico degli spazi pubblici in realtà urbane particolarmente vulnerabili, con il duplice scopo di migliorare le condizioni insediative dei residenti e di sperimentare nuovi paradigmi progettuali (ecosystem –based adaptation measures) e nuove forme di coinvolgimento dei cittadini;è altresì essenziale puntare alla mobilità elettrica pubblica e privata in area metropolitana, soprattutto per le già citate ragioni di salute pubblica, ma anche per un generale incremento delle condizioni di vivibilità nelle aree urbane.

Formazione e Ricerca:

  • in generale, per affrontare tutti i problemi delineati in questo documento con speranza di successo servono nuove competenze e tecnologie, molte delle quali devono essere disegnate, sperimentate e sviluppate. Un ruolo importante lo avranno la formazione scolastica, e la ricerca scientifica e tecnologica;
  • ricerca scientifica e tecnologica e relativa formazione sono basi imprescindibili anche al fine di produrre nuove conoscenze, servizi e strumenti operativi da impiegare nelle fasi di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

La scienza al voto – lettera integrale

La-Scienza-al-Voto-LETTERA-APERTA-2

“Crotone ci mette la faccia” – Giovanna Angelino sul corrieredisannicola

 

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