Cargobike: La Mobilità sostenibile che cambia l’Italia

Pur con notevoli ritardi rispetto al resto d’Europa, le cargobike stanno iniziando a diffondersi anche in Italia. Ma di cosa si tratta e come possono essere inserite nella mobilità urbana?

Un’alternativa al traffico cittadino sono le cargobike o bicicletta cargo, cioè da carico. Si tratta di mezzi sviluppati a partire dalle classiche biciclette a due ruote ma studiati per trasportare cose o persone. Le prime cargobike fanno la loro apparizione nelle strade più di un secolo fa: le poste inglesi le usavano per fare le consegne negli anni ’20 e hanno avuto un piccolo boom anche nel periodo della seconda guerra mondiale, quando i carburanti per uso civile erano diventati beni rari e costosi.

Le cargobike, o biciclette cargo, rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per il trasporto di merci e persone in ambito urbano. Questi veicoli a pedalata assistita sono progettati per trasportare carichi più voluminosi rispetto alle normali biciclette, offrendo numerosi vantaggi ambientali, economici e pratici.

Le cargobike sono anche vantaggiose in termini di mobilità urbana. Permettono di evitare ingorghi e trovare parcheggi con maggiore facilità rispetto ai veicoli a motore. Sono ideali per le consegne dell’ultimo miglio, trasporti di bambini o spesa settimanale, favorendo uno stile di vita più attivo e salutare.

La cultura dell’automobile e del lusso

La cultura dell’auto come status symbol è dura a morire. Nonostante i rincari della benzina, il traffico non accenna a diminuire, anzi, c’è chi continua a investire nell’automobile e a usarla anche quando deve percorrere 100 metri.

Il boom della motorizzazione degli anni ’60 relega le cargobike, e in generale tutto il settore ciclistico, nel dimenticatoio: la bicicletta diventa un attrezzo sportivo, per girare in città si usa la macchina, diventata diffusa ed economicamente accessibile per milioni di persone. Nel frattempo gli anni passano e si prende coscienza di alcuni aspetti che suggeriscono la necessità di un cambio di rotta: la crisi climatica incombe, le città sono sempre più disegnate su misura delle auto, il tasso di motorizzazione in molti paesi – Italia in testa – è fuori controllo.

L’elettrificazione è un passaggio fondamentale per le cargobike, mezzi sovradimensionati rispetto alle classiche bici, con portate molto maggiori e quindi più pesanti e più faticose da spostare.

La Commissione Europea, riguardo all’inquinamento continua la sua campagna tesa a sottolineare l’urgenza e l’importanza di una mobilità urbana più sostenibile, poiché è nelle città che le persone vivono e respirano.  E’ ormai noto che lo smog è il principale responsabile di gran parte di patologie serie.

Quali sono le tipologie di cargobike

Probabilmente in virtù della loro sempre maggiore diffusione, anche la legge si è accorta dell’esistenza delle cargobike. Il Decreto Infrastrutture del 2022 ha infatti modificato l’articolo 50 del Codice della Strada, quello che definisce i velocipedi, introducendo la definizione di velocipede adibito al trasporto merci ovvero “una bicicletta dotata di una superficie di carico anteriore, posteriore o centrale di area maggiore o uguale a un terzo della superficie totale”. Il decreto ha anche portato da 3 a 3,5 metri la lunghezza massima e da 250 a 500 watt la potenza massima dei motori elettrici di assistenza, ma solo per le bici da trasporto.

La maggior parte delle versioni in commercio ha una ruota posteriore e due anteriori; in mezzo a queste ultime si trova il cassone, solitamente di legno, che può ospitare cose o persone. Sono molto diffuse per il trasporto dei bambini, anche se esistono diverse varianti in grado di portare adulti e persone con disabilità con relativi presidi, come la carrozzina.

La long john invece è una bicicletta a due ruote con un telaio più lungo del normale e un pianale o un cassone – che per motivi di spazio è più piccolo di quello dei tricicli – posizionato fra i pedali e la ruota anteriore. La capacità di carico è ridotta rispetto alla cugina a tre ruote, ma le prestazioni in termini di maneggevolezza e velocità sono migliori. Ultimamente si sta poi diffondendo molto una variante chiamata long tail – letteralmente “coda lunga” – che ha un telaio allungato nella parte posteriore, in grado di ospitare un piccolo pianale o una panchetta su cui posizionare merci o persone – generalmente bambini.

Ad esempio, quelle per il trasporto di persone con disabilità con pianali ribassati e particolarmente ampi per poter ospitare una carrozzina oppure quelle che possono essere guidate direttamente da persone con difficoltà motorie, generalmente tricicli con due ruote posteriori. Ci sono poi allestimenti specifici come bar o gelateria mobile, rimorchi collegabili alla cargobike per aumentare la capacità di carico o ancora tricicli elettrici coperti per trasportare magari turisti in giro per la città. O ancora, quadricicli con capacità di carico fino a mezza tonnellata pensati per la logistica.

Il mercato delle cargobike

In Italia sono state vendute circa 3000 cargobike, un centesimo di quelle che sono state vendute sul mercato tedesco: 300.000 – in Germania fra l’altro ci sono anche diversi servizi di bike sharing che mettono a disposizione le cargobike. Solo il numero complessivo delle biciclette elettriche vendute in Italia si avvicina a quello del nostro grande vicino: 274.000 nel 2024.

L’impatto della guida sulla saluta fisica e mentale

Diversi soggetti che si occupano di questo ambito – come l’University of Leicester o la Fondazione Veronesi – hanno pubblicato analisi sulle conseguenze negative della guida prolungata come dolori articolari, perdita delle capacità cerebrali e problemi circolatori. Al contrario la cargobike offre la possibilità di fare attività fisica ogni volta che ci si sposta, con evidenti ricadute positive sulla salute dell’organismo.

Infine, in un paese in cui secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale sono circa 80.000 i decessi annuali attribuibili all’inquinamento – in particolare da polveri sottili e biossido d’azoto limitare l’uso dell’auto privata è diventata una priorità. Senza contare che un mezzo a due ruote occupa circa il 10% di un’automobile e quindi privilegiare l’uso di cargobike porterebbe a una cruciale riduzione del congestionamento stradale e a una riappropriazione degli spazi urbani, che oggi sono territorio quasi esclusivamente ad appannaggio delle auto – secondo il Centro Studi FIAB in Italia fino all’80% dello spazio stradale è occupato da auto circolanti o in sosta.

Quanto costa mantenere un’auto?

Quanto incide sul bilancio familiare sostenere i costi di un veicolo? Una domanda che ha un senso per svariati motivi. Uno di questi è lo smog e l’inquinamento e cosa significano per la nostra salute. Un’altra buona ragione per scegliere alternative all’automobile è il rincaro del petrolio, la crisi economica. L’analisi da fare è però molto più complessa, infatti è necessario considerare fattori come lo stress. Quest’ultimo deriva da una vita frenetica per far quadrare tutto, compresi i conti. Una domanda intelligente è: Ne vale la pena?

Secondo uno studio di Federcarrozzieri, nel 2024 la spesa media per i possessori di auto – calcolando carburante, assicurazione, manutenzione, riparazioni – è stata di 4219 euro. Tradotto, significa che un’auto ci costa circa 350 euro al mese. Considerando uno stipendio medio, i possessori di un veicolo lavorano 3 mesi all’anno per i costi.

Non esiste alcuno studio sui costi di manutenzione delle cargobike, ma alcune voci – carburante, assicurazione, bollo – non esistono, mentre le altre richiedono esborsi infinitamente inferiori, quantificabili a spanne in qualche centinaia di euro l’anno.

Scegliere mezzi alternativi aiuta anche la comunità a sottrarsi al potere e all’egemonia del petrolio e delle lobby politiche che continuano a fare guerre. Per cui, esiste anche una motivazione etica e morale nella scelta di una cargobike per gli spostamenti e come stile di vita.

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Fonte: ItaliacheCambia

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