Cybersecurity: le PMI italiane esposte ad attacchi informatici

Tecnologia e Smart Working, ma con sicurezza dei dati e dei software. Se lo stile di vita di molte aziende si baserà totalmente o parzialmente sul lavoro da remoto, diventa necessario tutelare aziende e dipendenti da attacchi informatici.  I dati che emergono dalle ricerche effettuate pongono più di un quesito in fatto di sicurezza digitale. Attenzione a eBook falsi, falsi e-shop e farmacie online, creati apposta come campagne di phishing.

La pandemia da Coronavirus ha messo le PMI italiane di fronte alle proprie vulnerabilità e debolezze. Come emerso da uno studio di Capterra Italia rilasciato a inizio Aprile, il 47% delle aziende italiane non era pronta per permettere uno smart working massiccio dei dipendenti, a causa della mancanza di strumenti appropriati e, purtroppo, anche di misure di sicurezza. Infatti, del 68% di persone che hanno iniziato a lavorare da casa all’inizio della quarantena, solamente il 24% ha disposizione un computer aziendale. Quest’ultimo dato è apparso particolarmente allarmante in termini d’adozione di misure di sicurezza informatica per la protezione dei dati aziendali.

Per esplorare che tipo di misure di protezione i dipendenti da remoto hanno preso per tutelare gli asset aziendali, il team di Capterra Italia ha lanciato un secondo sondaggio con 584 rispondenti provenienti da PMI Italiane dal quale è emerso che:

·  Solamente il 21% dei dipendenti accede da casa al server aziendale utilizzando una VPN;
·  Solamente il 26% dei dipendenti ha installato un antivirus sul proprio device personale;
·  Il 37% dei dipendenti è stato vittima di phishing, ed una percentuale era legata esplicitamente al COVID-19;
·  Il 22% dei dipendenti ha dichiarato di non aver mai ricevuto alcuna formazione in materia di sicurezza informatica.

L’Agenzia per l’Italia digitale aveva sottolineato a inizio quarantena un preoccupante trend di truffe on line e campagne di phishing che prendevano di mira gli utenti con tematiche legate all’emergenza sanitaria e le autorità competenti avevano invitato alla cautela. Il 37% degli intervistati ha confermato di essere stato vittima di un attacco di phishing, ed il 15% ha confermato che l’attacco è avvenuto durante il periodo della quarantena. Il fenomeno sta ulteriormente evolvendo, come sottolineato da Pierguido Iezzi, con la pubblicazione di eBook falsi, la nascita di falsi e-shop e farmacie online, per cui è ancora più importante che le aziende ed i dipendenti prendano delle contromisure efficaci e che puntino ulteriormente sulla formazione dei propri dipendenti. Migliorare la risposta delle PMI agli attacchi informatici non è impossibile, ma si devono iniziare a prendere provvedimenti seri in merito. Si può partire da due punti essenziali, ovvero la gestione delle password e la formazione.

1.  Gestione delle password: solo il 20% dei rispondenti usa un password manager Un primo passo molto semplice, ma essenziale, riguarda ad esempio il dover instaurare una migliore cultura aziendale nella gestione delle password, dal momento che solamente il 20% di chi ha risposto al sondaggio di Capterra Italia ha dichiarato di utilizzare un software per la gestione delle password. Gli strumenti online di gestione delle password (insieme alle misure di 2-way-authentication) permettono di mantenere al sicuro i dati ed i documenti aziendali eliminando il rischio che una password venga scoperta ed utilizzata impropriamente.

A tutt’oggi il 29% dei rispondenti ha dichiarato di non utilizzare un password manager perché dice di conoscere a memoria le proprie password ed il 16% le annota fisicamente nei propri appunti. Questi ultimi due punti possono risultare particolarmente preoccupanti dal momento che un uso corretto delle password presupporrebbe una tale complessità e varietà che renderebbe molto complesso il ricordarle tutte, da un lato e, dall’altro, l’annotare su fogli le password è sempre caldamente sconsigliato da chi si occupa di sicurezza informatica. Inoltre, viene sempre consigliato di cambiare spesso le password, per mantenere sempre un livello di siurezza alto. Questo ulteriore punto dovrebbe dimostrare che per gestire al meglio le password è fondamentale servirsi di strumenti adatti e di non fare affidamento solamente alla propria memoria o alla buona volontà delle persone. Il 34% dei rispondenti ha dichiarato ad oggi diavere un’unica password per tutti gli strumenti online che vengono utilizzati.

2.   Formazione sulla sicurezza informatica: 79% degli intervistati ha ricevuto una formazione, ma comunque il 37%  stato vittima di attacchi di phishing. Normalmente quando i dipendenti sono in ufficio utilizzano strumenti hardware e software che, tecnicamente, sono stati controllati e passati al vaglio degli esperti IT interni di cybersecurity. Se, invece, come è successo durante questa crisi pandemica, il dipendente deve utilizzare i propri device, o non può fare altrimenti, il modo principale per poter proteggere i dati aziendali è puntare sulla sensibilizzazione e sulla formazione del personale. Stando ad i dati raccolti dagli analisti di Capterra, secondo il 79% degli intervistati la propria azienda considera già una priorità la formazione interna e secondo il 77% degli stessi all’interno delle loro aziende esistono esperti dedicati alla sicurezza. Di chi ha dichiarato di aver ricevuto una formazione:

·   Il 31% ha seguito un corso online;
·   Il 25% ha avuto una formazione presenziale;
·   Il 14% ha seguito un corso certificato;
·   Il 9% ha eseguito test di autovalutazione.

Tuttavia, nonostante questi numeri possano sembrare incoraggianti, se il 37% degli intervistati si è reso vulnerabile ad attacchi di phishing c’è ancora molto da fare nella direzione di far capire ai propri dipendenti come difendersi dagli attacchi, quali misure prendere e, soprattutto, come evolvono gli attacchi e le vulnerabilità. Infatti, come evolvono le misure di sicurezza così evolvono anche le modalità d’attacco. Le aziende ed i dipendenti devono sempre più entrare nell’ottica che gli asset digitali sono sempre più importanti all’interno di un mondo che si sta sempre più digitalizzando e che, necessariamente, chiede un’ulteriore spinta alla digitalizzazione.

fonte: Aurora Martina Granata – Capterra     

La storia del Coronavirus in un Museo da un’idea della New-York Historical Society

Siamo entrati, anche senza esserne totalmente consapevoli in un cambiamento epocale; come è già avvenuto per gli eventi del passato, ciò che stiamo vivendo verrà raccontato ai futuri abitanti del pianeta.

In questo contesto giocano un ruolo fondamentale gli articoli di giornale, che stanno documentando tutti gli aspetti del Covid-19, dalla politica all’economia, fino ad arrivare alla ricerca e a tutto ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel campo medico-scientifico. Peccato dover essere anche invasi da fake news, ma per fortuna l’internauta medio può difendersi anche da questa insidia, verificando le notizie e verificando soprattutto le fonti. Chi legge, però non deve solo difendersi dalle notizie false, ma anche da quelle orientate verso un ideale o un concetto ben definito, a volte estremista; negli ultimi tempi l’informazione sta giocando un ruolo importantissimo, ma una parte di informazione gioca sporco, raccontando verità a metà, o decidendo riguardo alla priorità di una notizia rispetto ad altre, ed ecco che si dà risalto a ciò che si vuole portare in prima linea.

Il mondo e il Covid-19 raccontato dalle immagini

Le immagini che sono passate sotto ai nostri occhi sono milioni, e molto spesso una foto riesce molto di più delle parole a raccontare la storia. Dall’America arriva una singolare iniziativa, quella della New York Society, che ha iniziato a collezionare manufatti per una collezione volta a insegnare alle generazioni future l’attuale crisi. Non si tratta di una novità assoluta, perché questo lavoro fu svolto anche in occasione dell’11 settembre. Infatti, dopo la tragedia dell’11 settembre a New York City, un museo nell’Upper West Side, la New-York Historical Society, ha iniziato a raccogliere oggetti dagli scarti del World Trade Center alla segnaletica pubblica, alle lettere e caschi dei vigili del fuoco e di tutti gli oggetti che potessero raccontare dall’interno la storia vera, quella delle persone.

La collezione Coronavirus

La raccolta di coronavirus segue quella linea, e comprende oggetti, immagini e storie legate al popolo di New York e al mondo. La collezione  si baserà principalmente sulla medicina e la salute, sulla vita in quarantena, sui riti di distanza sociale e così via. Gli ideatori pensano di progettare anche nuovi oggetti dal design originale legato al Covid-19, perfino progetti per la comunità e di arte pubblica.  

Hofer, uno degli ideatori del progetto ha dichiarato: Siamo già stati attenti a quali oggetti potrebbero essere potenziali da collezionare – disinfettante per le mani, maschere, guanti – ora evoluti in una storia più grande di quanto abbiamo immaginato. Il fotografo che aderisce al progetto è in contatto con altri fotografi di strada, pronti a dare il loro contributo nel raccontare la Pandemia Covid-19.

mascherina Covid-19
Monnalisa con mascherina

Molte immagini sono già entrate nella storia, in particolare le strade vuote e la foto dal satellite che mostra la diminuzione dell’inquinamento. Poi le immagini delle corsie d’ospedale, le file fuori ai supermercati. Dai social poi arrivano video e immagini che raccontano il quotidiano, ciò che si svolge all’interno delle case, la storia vista da dentro; sui social anche frasi e pensieri, una storia nella storia, la storia vera delle persone.

 

 

Dopo il Covid-19 tutti in analisi: gli effetti psico sociali del Coronavirus

#iorestoacasa e poi?

Un interessante articolo apparso su LaStampa titola: “Gli effetti psicologici del coronavirus potenzialmente gravi come quelli fisici” – Una ricerca di Lancet Psychyatry: urgono studi specifici sul Covid e gli effetti sulla salute mentale.

#iorestoacasa e poi? …e lo abbiamo fatto, ma gli effetti sulla nostra salute mentale? Diverse Università italiane, per fortuna stanno pensando anche a questo. Università come La Sapienza di Roma, la Cattolica di Milano e altre hanno predisposto un modello di raccolta dati con survey online (ricerche, sondaggi), per analizzare i possibili effetti creati dalla quarantena sulle persone. In effetti all’inizio della pandemia e della clausura ci sono state dette molte cose: di mantenere la calma, mentre in tv si creava confusione e venivano comunicati i numeri dei decessi, ci è stato detto di uscire solo se necessario, di fare attività fisica e di leggere un libro. Gli effetti psico sociali del Covid-19 dureranno nel tempo e avranno ripercussioni, soprattutto sulla nostra vita sociale, come già sta accadendo. LO stress da Coronavirus non va sottovalutato.

Attraverso la raccolta dati, gli Atenei coinvolti nella ricerca avranno strumenti a disposizione per poter analizzare le emozioni dei singoli individui, le più frequenti risposte allo stress, le reazioni alle restrizioni. In un secondo tempo, tali dati serviranno per strutturare interventi mirati, con misure di prevenzione secondaria. Gli studi saranno diretti ad aumentare l’adattamento ai cambiamenti, a ridurre i sintomi derivanti dallo stress da Coronavirus, come l’ansia e la risposta al post-trauma.

Non solo le Università italiane si stanno attivando in questo senso, infatti, in America, la Casa Bianca in collaborazione con l’Allen Istitute for AI, la Chan Zuckerberg Initiative, le National Institutes of Health (NIH) e altre istituzioni hanno predisposto dataset di letteratura scientifica per la ricerca retrospettiva, lanciando una sfida ai ricercatori, volta all’interpretazione e alla previsione statistica degli outcome della pandemia. Si parte dal presupposto di studiare le evidenze che riguardano le precedenti epidemie come la SARS nel 2002, l’influenza aviaria  nel 2005 e l’influenza suina nel 2009, per poter  creare strumenti di previsione delle conseguenze, causate dalla pandemia, per affrontarle in modo efficace anche in futuro.

Nel primo paese dove si è diffuso il Virus, la Cina sono in atto da tempo studi sulle conseguenze psicologiche delle persone e possono essere divise in due gruppi:

1) effetti psico-sociali nella popolazione generale;

2) effetti psico-sociali nella popolazione del personale medico e paramedico

Uno studio condotto da WangIstituto di Neuroscienze Cognitive, Huaibei Normal University ha raccolto dati con questionari on line, il quale ha restituito risultati molto interessanti:

  • Il 53,8% degli intervistati ha giudicato l’impatto psicologico dell’epidemia  come moderato o grave;
  • il 16,5% ha riportato sintomi depressivi di intensità moderata-grave;
  • il 28,8% ha accusato sintomi ansiosi di intensità moderata-grave;
  • l’8,1% ha riportato livelli di stress moderati-gravi

Al di là degli studi effettuati, l’impatto sulla psiche umana della pandemia Covid-19 è tutta ancora da valutare, gli effetti non sono al momento prevedibili. Quando si pensa alla riapertura e a un ritorno alla normalità, tutti sanno che non sarà la normalità di prima. Il Covid-19 per gli effetti sanitari, psicologici, economici, che hanno abbracciato e cambiato  lo stile di vita di milioni di individui,  rappresenta una linea di demarcazione, si parla già infatti, di Prima del Coronavirus e Post Covid-19. 

Come l’espressione Prima di Cristo e Dopo Cristo, il Covid-19 rappresenta un passaggio epocale, direttamente nel terzo Millennio; si potrebbe paragonare ad un salto, quasi nel completo buio, nella penombra, con un occhio al recente passato e un’altro al futuro, nel quale siamo stati catapultati a forte velocità; ci attende una vita sempre più Smart e più virtuale, ma sapremo adattarci, attingendo a risorse infinite, già emerse con l’ironia, la forza e il coraggio, l’arte e la musica sui palazzi.

Cos’è la Libroterapia e come può aiutarci

In quest’ottica i libri possono aiutare, in molti casi anche dal punto di vista psicologico, aiutano, infatti, a ritrovare il benessere, tanto è vero che si è consolidata negli ultimi anni la Libroterapia – Medicina per l’anima.  Si tratta di una vera e propria disciplina, secondo la quale un libro può curare gli stati d’animo.

Il presupposto essenziale per poter leggere è la serenità o almeno la ricerca di essa; trovare un posto e due ore da dedicare alla lettura è un grande passo verso la crescita. Scegliere un libro , che è nelle nostre corde vuol dire farsi trasportare per un’ora o due in un altro mondo, nessun’altra terapia ci aiuterà di più.

 

 

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