Intelligenza emotiva e intelligenza artificiale

Intelligenza emotiva e intelligenza artificiale. A qualcuno, come me,  forse sarà sfuggita la prima, fino ad ora. La seconda, invece la stiamo sperimentando in ogni campo possibile, anche a causa dell’attuale condizione restrittiva. Qualcosa bisognava inventarsi, però, abbiamo scoperto che molte di quelle cose che ci hanno allietato, che hanno reso la reclusione più sopportabile esistevano già da molto tempo, per nostra fortuna. 

Che tutte le situazioni, a lungo andare, possano sfuggire di mano, anche questa non è una novità, infatti, circa il 90% degli italiani, da quando sta in quarantena non ha tempo, utilizza il tempo, nella maggior parte dei casi nelle videoconferenze. Umorismo a parte, l’intelligenza artificiale gioca un grande ruolo e sarà sempre di più così, soprattutto se utilizzata per costruire modelli che rendano la vita più semplice, e nel modificare stili di vita, che ormai sono diventati vicoli ciechi, si pensi all’ambiente, alle emissioni, allo stress e al traffico.

Intelligenza emotiva

La definizione di intelligenza emotiva non si sposta molto da quello che si è portati a pensare in un primo momento, al cospetto di questa parola: capacità di un individuo di riconoscere, comprendere, utilizzare, distinguere, etichettare e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. Quanti verbi per una sola parola, vero? 

La prima definizione di Intelligenza emotiva risale al 1990, per cui è un concetto relativamente giovane. Nel 1995 è stato pubblicato un primo testo, “Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici” da parte dell’autore e giornalista scientifico Daniel Goleman. Da quel momento il concetto è stato studiato ed è stato applicato, soprattutto nel business e nella leadership. 

Con il tempo sono stati studiati diversi modelli di intelligenza emotiva, in base ai quali le emozioni oltre ad essere percepite, devono essere regolate per promuovere la crescita personale o per favorire il pensiero. Probabilmente, molto prima venire a conoscenza dell’intelligenza artificiale, o prima che diventasse oggetto di studio, molti già ne facevano uso. Purtroppo, molti si precludono la possibilità di avere un’intelligenza, qualunque essa sia.

Secondo il modello proposto da Salovey e Mayer, l’intelligenza emotiva include diverse abilità:

  • Percezione delle emozioni, e sta nella capacità di decifrare anche sul volto degli altri cosa stanno provando, ma soprattutto comprendere le proprie;
  • Uso delle emozioni, vale a dire sfruttarle per risolvere problemi;
  • Comprensione delle emozioni,  vuol dire capire anche la loro evoluzione nel tempo, come cambiano;
  • Gestire le emozioni, regolare le emozioni siano esse positivi o negative e gestirle per raggiungere obiettivi ben precisi

Possiamo percepire due stati d’animo ben definiti: Stato d’animo potenziante: fiducia, amore, fede, serenità; Stato d’animo paralizzante: paura, ansia, depressione, confusione, insicurezza. Vi è una distinzione fra emozioni positive e emozioni negative.

Altre parole che intervengono nello studio del concetto di emozioni, sono consapevolezza e riconoscere. Se non si riesce ad essere consapevoli dei propri stati d’animo e a riconoscerli non sarà possibile crescere, perché anche le emozioni vanno educate, indirizzate e curate allo stesso modo del corpo, proprio come si fa con l’esercizio fisico.

L’intelligenza emotiva riveste sempre più importanza nel mondo del lavoro

Dal World Economic Forum, l’intelligenza emotiva è stata inserita fra le 10 competenze più richieste entro il 2020. Sembra che creare un ambiente di lavoro che stimoli l’intelligenza emotiva è il trend del momento. Numerose esperienze nel corso degli anni hanno dimostrato che il successo delle aziende e dei team di lavoro dipende da padronanza di sé, empatia, resilienza sotto stress,  influenza e lavoro di squadra. Altri studi hanno dimostrato che là dove i dipendenti sono apprezzati, sono incoraggiato a condividere le loro emozioni, creando empatia e armonia nei luoghi di lavoro. Il risultato è che si produce di più e anche meglio.

L’Intelligenza emotiva ha trovato ampio spazio di intervento nelle strategie aziendali, là dove c’è bisogno di empatia, di motivazione e di tutte quelle azioni volte a interagire con le persone in armonia, in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati.

Al di là degli studi e degli effetti che l’intelligenza emotiva può avere sui risultati aziendali e di marketing, saper gestire le proprie emozioni, infatti, è sintomo di maturità, e i benefici che si possono ottenere sono tanti, e non solo in ambito familiare, ma anche nei sentimenti e nel lavoro. In generale godere di un benessere psico-fisico migliora i rapporti con gli altri. Stare bene vuol dire anche avere un buon livello di autostima e sicurezza. 

motivazione e leadership
intelligenza artificiale e intelligenza emotiva

Resta il fatto che il carattere di una persona è fondamentale e non va confuso con la capacità di gestire le emozioni. Vi sono persone felici e altre cupe, altre che hanno calma e autocontrollo, altre che si arrabbiano facilmente; si può essere ottimisti o pessimisti, tutte queste qualità o difetti, in genere, si possono smorzare o modificare appena, ma restano comunque i tratti distintivi di un carattere.

Quando si parla di emozioni, però, ci si avvicina ad un campo sul quale continua ad esserci un fitto mistero, ma non potrebbe essere altrimenti. Bisogna essere consapevoli, che la sfera emotiva è poco spiegabile, a dispetto di tutti gli studi e le ricerche che si possono effettuare.

Un giorno non troppo lontano potrebbe diventare oggetto di studio un’intelligenza superiore, che prende per mano intelligenza emotiva e intelligenza artificiale, e le trasporta verso la vera essenza dell’uomo e verso la vera umanità, quella non costruita, quella poco studiata e poco spiegabile a parole. 

 

 

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