Medicina digitale e radiomedicina

Cosa succede quando c’è un malato a bordo di una nave? A rispondere ci hanno già pensato, per fortuna, 85 anni fa. Dopo l’invenzione della radio, fu lo stesso medico di Guglielmo Marconi ad avere l’idea di poter curare attraverso la radio, i malati a bordo delle navi. Bastava una stazione ricevente con un medico, una valigetta del pronto soccorso, una radio e il paziente poteva ricevere la prima assistenza medica.

Nasce in questo modo la Radiomedicina e nel 1935 prende vita anche il centro internazionale radiomedico, che ebbe come primo Presidente Marconi. In in interessante servizio di Report, andato in onda il 9 aprile scorso su Rai3, “Le frontiere della Medicina”, viene intervistato Sergio Pillon, il Direttore medico del Centro Internazionale Radio Medico.

L’ipotesi è che possiamo immaginare di applicare la radiomedicina alla cura dei pazienti di Covid-19 e non solo, perché le altre patologie nel frattempo non sono scomparse, sfortunatamente. Si pensi agli anziani, che necessitano di medicinali, ricette, cure e consigli del medico, in tutti questi casi, si potrebbe evitare un ricovero in ospedale e lunghe file ai Pronto soccorso o dal medico di base.

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Oggi le tecnologie disponibili sono tante, molte sono basate su videoconferenze, messaggi whatsapp e altro, i dati vitali di un paziente possono essere rilevati attraverso apparecchi dedicati e  viaggiare verso medici e ospedali. A casa si può essere sottoposti a controlli, da casa gli anziani potrebbero lanciare l’allarme verso familiari e medici, ed essere soccorsi con la medicina digitale, senza essere trasportati in ospedale. Tutte le patologie possono essere curate a distanza, infatti, gli strumenti esistono e vi è la reale possibilità di restare a casa, ma al tempo stesso costantemente sotto controllo medico, come se fossimo in ospedale o quasi.

Telemedicina 

L’Italia non ha un’infrastruttura sanitaria che supporti la medicina digitale, anche se ha competenze e le risorse per poterla attuare ci sono, eccome. Non si parla solo di ricoveri, ma la medicina digitale potrebbe servire per ricette mediche, per evitare lunghe file alle Asl, con un minor spreco di tempo, energia e denaro.

Quali sono le apparecchiature da tenere a casa

Il paziente può essere sottoposto ad uno screening completo, innanzitutto attraverso un apparecchio israeliano, utilizzato in Cina per il Covid-19, che permette di controllare l’emoglobina e la saturazione e salvare i dati sullo Smartphone, che verranno trasmessi al medico. La tecnologia a disposizione permetterebbe visite a distanza con le telecamere, unitamente a applicazioni mediche, come apparecchi che misurano la saturazione d’ossigeno, le pulsazioni, altri che effettuano un elettrocardiogramma. Trasmettendo i dati agli ospedali o al medico, si aggiornerebbe la cartella clinica del paziente in modo costante.

In caso di Covid-19, i pazienti potrebbero ricevere cure a casa, monitorati, appunto attraverso l’aggiornamento del fascicolo sanitario, che contiene tutti i dati relativi alle patologie di cui è affetto. La medicina digitale, permetterebbe di avere anche un quadro completo dei pazienti Covid-19, delle loro patologie più importanti e del corso della malattia fino alla guarigione, dati che aiuterebbero a comprendere meglio il Virus e le sue conseguenze.

Il centro internazionale radiomedico effettua 5500 ricoveri virtuali all’anno, ed è il punto di riferimento per i naviganti, inoltre fa da filtro per chi deve sbarcare da una nave senza medico. Nel centro lavorano esperti in telemedicina, che di fatto non sono mai stati invitati ai tavoli istituzionali, per dare il loro contributo, per la ricerca e la soluzione dei problemi legati alla sanità.

L’Italia è il Ventiquattresimo paese su 28 per sviluppo digitale.  Secondo alcune stime in Italia si potrebbero costruire 600 ospedali intelligenti, e in questo modo trovare le risorse risparmiando il 30% delle spese sanitarie. Gli Hub digitali non sono un’utopia, il politecnico di Milano ha stimato un risparmio sulla spesa sanitaria di 15 miliardi di euro; una somma che si potrebbe investire nelle Start up del settore sanitario, e nella formazione di infermieri informatizzati. Infine, ci sono 30 miliardi di euro che l’Europa mette a disposizione  per lo sviluppo digitale dietro presentazione di progetti. In Italia ci sono le competenze, le tecnologie e le apparecchiature, per realizzare una rivoluzione anche nel campo della sanità pubblica, ma ciò non avviene.

Come funziona il Centro Internazionale Radiomedico

L’assistenza Radio Medica del C.I.R.M. è assicurata da medici in servizio continuativo di guardia (H. 24). I comandi delle navi in navigazione con malati o infortunati a bordo possono contattare il C.I.R.M. attraverso telefono, o e-mail.

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