Le nuove mascherine in tessuto al carbonio

All’inizio della Pandemia siamo dovuti ricorrere spesso al fai-da-te, soprattutto quando mancavano le mascherine, fondamentali per proteggerci dal Covid-19. In questi mesi abbiamo imparato le differenze fra i dispositivi di sicurezza e alcuni cittadini hanno iniziato a fare perfino test fai-da-te sulle mascherine, soffiando su una fiamma, per provare che il fiato non filtra dal tessuto di cui è fatta la mascherina. Sono nate mascherine di tutti i tipi: in tessuto, in TNT, e infine anche in tessuto al carbonio.In questo momento, sembra che molte aziende italiane abbiano iniziato a produrre mascherine, che abbiano una buona efficacia, per  far fronte alla grande necessità e anche per dare un maggior impulso all’economia.

Le mascherine lavabili e riutilizzabili sono state prodotte usando la tecnologia “Carbon Energized Fiber”, sono formate da filati di carbonio e fibre tessili, in un sistema in grado di gestire il flusso di vapore della traspirazione in modo da lasciare la pelle asciutta.Queste mascherine permettono un respiro regolare e sono nate in Veneto, dall’Azienda Under Shield, che produce abbigliamento e accessori per gli atleti.

Le mascherine sono adatte per fare sport. Per la tecnologia con la quale sono realizzate, le mascherine in tessuto al carbonio saranno utilizzate anche dalle compagnie aeree.

Ora forniamo farmacie e negozi sanitari, che apprezzano le nostre performance tecniche. Ci ha scelto anche Ryanair per la protezione del personale della compagnia – racconta Pandin a Il Mattino di Padova. Le mascherine di Under Shield non sono Dpi, ma “le attuali ffp2 e ffp3 sono basate su progetti di almeno 25 anni fa. Noi abbiamo messo insieme tre strati che hanno la caratteristica di bloccare il Covid sia in entrata che in uscita”.

La produzione avviene a Fontaniva, una piccola cittadina della provincia di Padova, e si stima che presto che quantitativi massicci di mascherine partiranno per tutto il mondo. Le mascherine sono realizzate per adulti e per bambini.

A questo proposito, l’azienda ha effettuato un test che è quello della “penetrazione di virus utilizzando il batteriofago Phi-X174 che risulta simile, per dimensioni e forma, al virus dell’epatite C, il cui involucro lipidico ha un diametro di circa 55-65 nm. Le particelle virali del Covid-19 hanno invece un diametro di 60-140 nm. I risultati ottenuti sono particolarmente significativi perché dimostrano che il materiale che utilizziamo rappresenta un’efficace barriera contro le particelle virali”.

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