Terza economia, traino fondamentale per la ripresa economica

La logica dei profitti ha fallito, l’economia dei capitali fa acqua da tutte le parti, eppure c’è ancora chi la persegue: multinazionali, industrie farmaceutiche, aziende che licenziano e trasferiscono la produzione dove la manodopera costa meno, infischiandosene del capitale umano, che resta senza lavoro. Di esempi ce ne sono a centinaia, ma la storia c’insegna che i cambiamenti passano attraverso l’economia e la lotta dal basso, da gruppi di persone che si uniscono per cambiare le cose. Nel mondo imprenditoriale da molti anni ormai è in atto un mutamento di pelle, molte imprese, anche multinazionali si muovono verso il green e la produzione ecosostenibile, questo per il benessere dei cittadini, per salvaguardare l’ambiente e le risorse. Molti cittadini, dall’altro lato hanno imparato a boicottare le multinazionali, che non seguono standard qualitativi, che non rispettano l’ambiente e i lavoratori, hanno imparato a leggere le etichette di prodotti, sono diventati consumatori consapevoli.

Il sistema economico attuale crea diseguaglianze, c’è bisogno di più un’economia sociale.

Ha parlato di terza economia in alcune trasmissioni e sulle pagine di Avvenire, Steni Di Piazza, Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche sociali.

L’Italia, specialmente negli ultimi vent’anni, ha il merito di aver introdotto nel dibattito politico ed economico nuovi approcci e nuove visioni. Si parla di bene comune e di centralità della persona come elementi essenziali e imprescindibili. Una naturale prosecuzione di un pensiero che ebbe in Olivetti il miglior esponente. Un uomo che appare oggi di assoluta modernità, richiamato ogni volta che il dibattito mette a fondamenta il welfare aziendale e la responsabilità sociale di impresa. Siamo, di fatto, nel cammino verso una Terza Economia che, generata dalla necessità di garantire i diritti di ciascuna persona, si lancia adesso in sfide richiamate da tutti i territori della Terra – Ha detto il Sottosegretario.

La terza economia rappresenta la terza colonna, la prima è quella tradizionale dei capitali, mentre la seconda è l’economia dello Stato. Oggi, c’è bisogno di un modello che porti a una crescita di valore umano e sociale, oltre che economico. Il cammino è lungo, anche se è iniziato con l’economia circolare, la green economy, la sharing mobility, la produzione che rispetta l’ambiente, le associazioni e le imprese che producono valore nel sociale, tenendo conto del benessere dei cittadini.

Il paradosso dell’economia italiana

L’Italia è il paese del paradosso, è la terza maggior economia dell’Unione europea. È la seconda manifatturiera del Continente, è uno dei più grandi esportatori al mondo, con un avanzo commerciale cresciuto da 31 miliardi del 2010 a 89 miliardi del 2018, ha una ricchezza privata enorme, ma gli alti tassi d’interesse assorbono la grande quantità di  denaro pubblico, che potrebbe essere speso a vantaggio di imprese e famiglie.

Oggi l’economia etica è più conveniente rispetto a prima. Tante multinazionali che in passato hanno distrutto l’ambiente, oggi cambiano rotta e questo fa molto riflettere. Infatti, c’è da chiedersi se sia un cambiamento sincero oppure una strategia di marketing, visto che sempre più persone sono attente all’ecosostenibilità. Di esempi ce ne sono tanti, alcuni talmente paradossali, che viene quasi da sorridere, come ad esempio, multinazionali che producono petrolio, come Eni, che ha fatto danni ambientali devastanti sia in Italia sia nel resto del mondo, dove ha anche subito denunce. Oggi, segue un percorso green e in alcuni territori devastati dalle scorie e rifiuti tossici che ha prodotto, si propone addirittura di bonificare.  

Il sottosegretario Di Piazza ha dichiarato di aver siglato il patto della terza economia; si tratta dell’iniziativa di un gruppo di imprenditori virtuosi e associazioni che si sono riuniti, per chiedere alla politica interventi più incisivi per quella parte dell’economia di cui si parla poco. Lo Stato dovrebbe intervenire con una serie di norme, concedendo beni confiscati alla camorra per fare impresa sociale, e creare condizioni più favorevoli affinché chi lavora per il benessere della collettività, e non solo per il profitto sia premiato.

Per questi imprenditori illuminati si fa molto poco, alcune imprese che operano nella terza economia sono addirittura multinazionali con fatturati di milioni di euro. La terza economia sa essere il traino principale in tempo di crisi, sa dialogare con il mercato dei capitali e con lo Stato; nei mesi della pandemia si sono viste associazioni e imprese che hanno lottato per i più deboli, anche senza aiuti dall’alto.

Il Sottosegretario Stenio Di Piazza continua –

L’Agenda 2030 rappresenta un manifesto e una guida per un’economia etica e sostenibile. L’Italia può diventare assoluta protagonista di questa trasformazione, avendo manifestato nella sua storia la vocazione di porre al centro persone e comunità, oltre le logiche spietate della ricchezza per pochi. Contrastare le derive ingiuste del capitalismo non dovrà significare la negazione del valore della cultura imprenditoriale. Più che di modelli inscatolati nelle norme del diritto si dovrà legiferare dando respiro all’avvio di processi. L’art. 41 della Carta costituzionale definisce l’iniziativa economica come uno strumento necessario alla realizzazione del bene comune, senza ledere quelli che sono i valori fondamentali della persona.

La Terza Economia intende l’impresa come parte integrante della società, non come un’entità avulsa. In cui i bisogni dei cittadini e delle comunità pesano quanto le richieste degli azionisti. In cui l’imprenditore indirizza la mission (priva da pensieri di mera filantropia), non soltanto verso il raggiungimento degli obiettivi di profitto, ma al welfare di comunità.

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