Il vaccino non è la sola arma contro il Covid

Fin dall’inizio della Pandemia, il mondo scientifico e in particolare i medici che operavano a stretto contatto con i malati di Covid hanno iniziato a sperimentare e a ricercare nuove cure. Alcuni farmaci sono stati utilizzati, e vengono somministrati tutt’ora a malati meno gravi, e nuove vecchie tecniche si sono affacciate all’orizzonte, come la cura del Plasma.

L’arrivo del vaccino ha seguito percorsi già battuti

Molti si meravigliano sui tempi del vaccino, ma le risposte a questa domanda sono tantissime, ma basterebbe una a dissolvere qualsiasi dubbio. In una scienza come la medicina, la ricerca ha un ruolo fondamentale e tutte le sue conquiste non sono mai buttante al vento. Talvolta, rappresentano un trampolino di lancio per altre patologie. In pratica, si studia sempre e ciò che si apprende e s’impara potrebbe essere utilizzato per sconfiggere una malattia futura. Ecco, ciò che accaduto con il vaccino, riguardo al quale vi sono molti scettici. Come può essere messo a punto un vaccino in soli otto mesi?

La ricerca sul cancro, ad esempio, ha avviato un’importante battaglia: l’immunoterapia, utilizzata già da alcuni anni. Questa tecnica, spiegata senza troppe parole incomprensibili ai non addetti ai lavori, rafforza il sistema immunitario, per far sì che quest’ultimo distrugga le cellule malate di cancro. L’Immunoterapia ha aperto la strada (ancora da percorrere) verso un vaccino contro il cancro, un qualcosa di grandioso! Ecco, anche conoscenze e conquiste come questa sono state utilizzate nella realizzazione dei vaccini.

Non solo vaccino contro il Covid ma la cura

Era chiaro fin dall’inizio, visti i dati e i decessi, come il collasso delle strutture ospedaliere hanno dimostrato, quanto fosse stato importante scoprire una cura efficace contro il Covid. Questa strada, probabilmente è ancora lontana. oltre a farmaci come antibiotici, cortisone, molti ospedali sono ricorsi alla cura del Plasma, che nella maggior parte dei casi funziona. Come molti ignorano, però, utilizzare il plasma ripulito, con all’interno solo gli anticorpi della malattia è una tecnica che si è utilizzata in passato e in tante occasioni. Anche la cura del plasma non è una novità, ma il risultato di anni di ricerca. Il plasma da soggetti convalescenti, infatti, è stato utilizzato durante le epidemie di SARS nel 2002 ed Ebola nel 2015, e negli ultimi mesi sono stati pubblicati su diverse riviste scientifiche i risultati di alcuni studi clinici internazionali ed italiani. Inoltre, diverse sperimentazioni cliniche in corso nel mondo stanno cercando di verificare se la terapia con il plasma iperimmune sia efficace. Nonostante ciò è necessario continuare anche su questa strada.

L’Unione Europea ha destinato 7 milioni di uero all’Italia per la raccolta del plasma iperimmune

Finalmente è arrivato il Via libera dall’UE al finanziamento di circa sette milioni per supportare i servizi trasfusionali italiani che svolgono attività di raccolta del plasma da ex malati di Covid. La conferma è arrivata dal CNS – Centro nazionale sangue – Il programma Emergency Support instrument, nato per aiutare i paesi europei contro la pandemia aiuterà i progetti dei servizi trasfusionali in 14 regioni italiane.

Lo scorso agosto, come spiega il Cns, la Struttura Regionale di Coordinamento Trasfusionale (Src) della Regione Lombardia si è candidata capofila dei servizi trasfusionali che hanno espresso interesse di accesso al finanziamento e predisposto le proposte, come da bando europeo. In totale sono 14 le Regioni e provincie autonome che hanno fatto richiesta.

Quali sono le regioni che hanno avviato la raccolta e la cura del plasma contro il Covid?

La prima regione è stata la Lombardia, si sono aggiunte il Vento e la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria, la Toscana, Le Marche, l’Abruzzo, la Puglia, la Sicilia. Se ne sono poi aggiunte altre, come la campania e il Lazio, grazie anche all’appello del Ministero della salute di continuare a raccogliere il plasma, anche se si tratta di una cura sperimentale, ma che sta dando ottimi risultati nei casi più gravi, evitando spesso il ricorso alla terapia intensiva.

La trasfusione è utilizzata per trasferire questi anticorpi anti-SARS-CoV-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto che non ne abbiano prodotti di propri e sono tante le persone che stanno donando il plasma.

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