Recovery Fund: Gli inganni della transazione ecologica

Greenpeace: L’Industria dei combustibili fossili ha cercato di mettere le mani sui soldi del Recovery Fund per finanziare false soluzioni con l’idrogeno

Come la lobby dei combustibili fossili sta dirottando i fondi per il recupero del Covid è ben spiegato in un nuovo rapporto della coalizione Fossil FreePolitics, promossa anche da Greenpeace International, che denuncia come l’industria dei combustibili fossili abbia cercato di mettere le mani sui fondi europei per la ripresa economica, che dovrebbero servire a finanziare la transizione ecologica, per promuovere false soluzioni come l’idrogeno ricavato dal gas fossile.

Grazie a una massiccia attività di lobby a livello nazionale ed europeo, alcune delle aziende che più contribuiscono alla crisi climatica rischiano così di essere tra i principali beneficiari dei fondi europei in Italia, Spagna, Portogallo e Francia.

Nel nostro Paese, le pressioni esercitate sul governo dall’industria dei combustibili fossili erano riuscite a quadruplicare gli investimenti destinati all’idrogeno, lievitati da uno a quattro miliardi di euro attraverso l’inclusione nel PNRR dell’idrogeno “blu”, che a differenza dell’idrogeno “verde” è ricavato dal gas fossile.

Ecco cosa avviene in Italia:

  • La spesa per l’idrogeno nel piano di risanamento è quadruplicata tra le bozze grazie alle pressioni sui combustibili fossili per l’idrogeno fossile “blu” con CCS, prima che la Commissione ritirasse i finanziamenti dell’UE per i progetti sui combustibili fossili. Tuttavia, il governo italiano dovrebbe comunque finanziarli.
  • Il governo sta spendendo più di 4,5 miliardi di euro di fondi UE per l’idrogeno e il biometano, ma solo 4 miliardi di euro per migliorare le unità di terapia intensiva e le attrezzature mediche.
  • Il governo italiano ha avuto almeno 100 incontri con l’industria dei combustibili fossili per quanto riguarda i fondi di recupero, con Eni, Enel e Snam che ne rappresentano la metà.
  • Eni ha fatto pressioni per l’idrogeno fossile “blu” per decarbonizzare i trasporti, ma in realtà ha ammesso che utilizzerà il carburante nelle sue raffinerie, vale a dire. per creare benzina e diesel

Il rischio che i fossili siano finanziati con fondi europei

Questo tentativo di promuovere una falsa soluzione come l’idrogeno è stato sventato solo in parte dall’intervento della Commissione Europea, che nell’ultima versione del PNRR ha imposto una riduzione dei finanziamenti all’idrogeno e stabilito che questi dovranno essere limitati all’idrogeno verde. Ma resta il rischio concreto che progetti analoghi possano essere comunque finanziati con altri fondi europei.

Il rapporto documenta infatti come da febbraio a oggi la lobby dei combustibili fossili abbia goduto di una corsia preferenziale presso il Ministero della Transizione Ecologica, con una media di tre incontri a settimana. La parte del leone è stata fatta da Eni, seguita da Snam ed Enel, che da soli hanno partecipato alla metà degli incontri. Lo stesso ministro Roberto Cingolani è stato presente a venti incontri, oltre a partecipare a un webinar sull’idrogeno organizzato dall’industria dei combustibili fossili. L’attività di lobby si è estesa a una dozzina di audizioni parlamentari, dove i rappresentanti dell’industria hanno potuto avanzare le loro proposte, pienamente avallate dal Parlamento italiano e integrate nel PNRR che il Governo Draghi aveva presentato alla Commissione Europea.

Il PNRR mette più soldi nell’idrogeno che negli ospedali e nelle terapie intensive

Sebbene l’intervento della Commissione Europea abbia evitato che i soldi del Recovery Fund fossero usati per finanziare le false soluzioni di Eni, il PNRR italiano dedica all’idrogeno e al biogas più denaro di quanto stanziato per migliorare le nostre unità di terapia intensiva e rinnovare le attrezzature ospedaliere. Evidentemente l’Italia preferisce dare priorità all’idrogeno e al gas», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia.

Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha più volte cercato di convincere i parlamentari italiani che l’idrogeno è la soluzione migliore per decarbonizzare il settore dei trasporti, ma di recente ha ammesso che Eni non intende vendere idrogeno “blu” nel prossimo futuro, che sarà invece usato come carburante nelle raffinerie di petrolio. È l’ennesimo bluff di Eni», commenta Iacoboni, che anziché impegnarsi seriamente per decarbonizzare l’economia intende usare l’idrogeno per continuare a produrre benzina e diesel, facendo pagare ai cittadini e alle cittadine italiane un modello di business inquinante e basato su infrastrutture obsolete.

Una parentesi merita sicuramente Eni, che sempre più spesso è trascinata in tribunale da paesi di cui ha sfruttato risorse e deturpato l’ambiente, mentre continui spot pubblicitari ribadiscono quanto la società di idrocarburi ami l’ambiente. E si vede!

Fonte:

Ufficio Stampa Greenpeace Italia

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