Ucraina, grano per il terzo mondo, soluzione Ungheria

Ucraina, l’Ungheria si offre per il transito del grano per il terzo mondo. Tonnellate di grano per ora bloccate nel porto di Odessa

È battaglia diplomatica sul porto ucraino di Odessa: dall’inizio dell’invasione russa, tonnellate di grano – in gran destinate al terzo mondo – restano bloccate , mentre Mosca e Kiev si rimpallano le responsabilità di una crisi alimentare che rischia di diventare la catastrofe del secolo. Nei giorni precedenti, ogni tentativo di sbloccare le tonnellate di grano destinato ai paesi del terzo mondo si è rivelato fallimentare. Le due parti, Russia e Ucraina si sono rispettivamente accusate di intralciare le operazioni.

Secondo il presidente Zelensky gli sforzi per consentire alle navi cargo di lasciare le banchine continuano incessanti: Stiamo conducendo complessi negoziati a più livelli per sbloccare i nostri porti ucraini. Ma vedete, non ci sono ancora progressi, perché non è stato ancora trovato un vero strumento per garantire contro ulteriori attacchi russi.

Tra le soluzioni alternative si pensa a spedizioni ferroviarie o via gomma: l’Ungheria ha offerto il suo territorio come possibile rotta per le esportazioni

Abbiamo offerto che le esportazioni di grano dall’Ucraina destinate al Nord Africa o al Medio Oriente possano passare attraverso l’Ungheria – ha detto in proposito il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto – e possiamo anche dare libero corso alla capacità di spedizione e alla capacità logistica.

Si spera, che queste non siano solo le ennesime parole vuote e che finalmente, ci sia qualcuno che abbia la volontà di creare soluzioni e non di distruggere e basta. Il 10 giugno scorso, la Francia era pronta a fornire il suo contributo per un’operazione che sbloccasse il porto di Odessa, bloccato dalle mine nel Mar Nero, per consentire al grano ucraino di raggiungere i Paesi destinatari, nonostante le mine. Oggi, il grano è ancora bloccato.

Non bisogna dimenticare che Mosca aveva già ricattato l’Europa, chiedendo il ritiro delle sanzioni per far uscire il grano. Ancora una volta, la dittatura russa si rivela meschina e pronta a raggiungere i propri obiettivi con qualunque mezzo, perfino calpestando il sacrosanto diritto al sostentamento del terzo mondo.

Nel frattempo, i residenti di Kramatorsk, nella regione orientale del Donbas, cercano di ricostruire un simulacro di normalità nonostante le preoccupazioni per l’avanzata delle truppe russe nella loro direzione. La città assediata di Severodonetsk dista soli soli 50 chilometri, ma molti dei residenti sono assolutamente decisi a non lasciare le proprie abitazioni.

Fonte: Eruronews

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