Videogiochi per bambini: usati in modo virtuoso comportano effetti positivi

Nella rivista Association Jama Network Open, dell’American Medical Association, è stato rilevato come i videogiochi abbiamo anche un impatto positivo, in particolare stimolando le abilità cognitive nei bambini. Tuttavia è bene usarli con parsimonia, per instaurare un approccio positivo e non sfociare in un uso eccessivo che al contrario porterebbe a effetti negativi. Se utilizzati con le giuste strategie, i videogiochi possono persino risolvere problematiche di salute: in questo senso significativa la recente nascita di un applied game per diagnosticare più velocemente, e in modo meno invasivo, la dislessia.

Videogiochi per bambini: gli effetti positivi

Secondo i dati in Italia il 96% dei bambini e dei ragazzi, tra i 6 fino ai 17 anni, gioca ai videogame. Se questo può essere visto come un dato preoccupante, in realtà tutto dipende dalle modalità con cui si gioca. Senza esagerare, i videogame possono avere effetti positivi. A dare conferma di questo è uno studio pubblicato sulla rivista dell’American Medical Association, Jama Network Open. Protagonisti di questa ricerca sono più di 2 mila bambini, dai 9 ai 10 anni, che hanno mostrato dei risultati sorprendenti utilizzando i videogiochi, migliorando la velocità a elaborare informazioni, la memoria, la concentrazione e la risoluzione dei problemi.

Anche un altro studio pubblicato su Scientific Report condotto da un team di ricercatori internazionali, tra cui neuroscienziati, psicologi olandesi, svedesi e tedeschi, rileva come nei bambini i videogiochi aiutino a sviluppare nei migliori dei modi le abilità cognitive quali la memoria, la progettazione, l’attenzione, la valutazione, il ragionamento, la comprensione, la flessibilità cognitiva e il problem solving.

Videogiochi per bambini: come non abusarne

Anche ai ricercatori delle Università di Ginevra e Trento è noto che i videogiochi comportino dei benefici alla sfera cognitiva. L’altro lato della medaglia è però il fatto che un uso eccessivo finisce per avere ripercussioni negative. Trascorrere molte ore a giocare davanti agli schermi crea effetti non positivi. Questi sono riscontrabili anche a livello fisico, in quanto si sfocia in uno stile di vita sedentario, comportando per esempio problemi alla schiena. Oltre a questi disagi sono presenti altri effetti come il trascurare lo studio per giocare, finendo per avere problemi a livello di rendimento scolastico.

A tal riguardo, stabilire delle regole nell’uso dei videogiochi è alla base per una vita nel segno dell’equilibrio. È fondamentale far capire ai bambini che i videogiochi non devono sostituire la vita reale, dunque come sia necessario stabilire dei limiti tra sfera personale e virtuale anche con l’ausilio dei genitori. Elemento a cui prestare attenzione il fatto che in ogni videogame è riportata l’età indicata e il tipo di contenuto mediante il codice Pegi (Pan European Game Information).

Il progetto italiano: un videogioco per la cura della dislessia

Secondo i dati raccolti fino al 2020, i casi di dislessia nei bambini ammontano al 3,2%, un dato che si è triplicato in dieci anni. A tal riguardo, nasce l’idea di realizzare un applied game per individuare la presenza di questa patologia: si tratta di un gioco per bambini dai 5 ai 7 anni. Proprio lo scorso novembre  a Milano, con  #playseriously, si è svolto un incontro di formazione tra sviluppatori, psicologi, game designer e game artist, i quali hanno provato l’applied game.

Questo progetto italiano mira a individuare la dislessia ed è stato finanziato attraverso un bando promosso da SAE Institute Milano e co-finanziato da CEI Central Europe Initiative, programma di finanziamento europeo.  A capo vi è Alessandra Micalizzi, coordinatrice del Comitato scientifico del progetto, docente e ricercatrice di SAE Institute. Al momento il videogioco è ancora in fase di lavorazione, ma le misure prese e l’idea stessa di avvicinare i bambini alla prevenzione della dislessia sono già un passo avanti.

Fonte: Buonenotizie.it

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