Effetti collaterali vaccino Astrazeneca, la multinazionale biofarmaceutica in tribunale

I mesi della pandemia sono ancora vivi nel nostro ricordo. Oggi, attraverso diverse azioni si tenta di fare chiarezza sui comportamenti sia degli scienziati sia di chi aveva la responsabilità di prendere decisioni.

I vaccini anti Covid introdotti con una relativa rapidità sono, in ogni caso il frutto di anni di studi. In particolare parliamo dell’immunoterapia. Ciò che è mancato, è stato probabilmente un certo numero di anni di sperimentazione. Ma la sperimentazione, ovvero gli anni avrebbe significato anche più vittime. Cos’è e come funziona il vaccino Astrazeneca? Il vaccino Vaxzevria introduce nelle cellule umane il materiale genetico permettendo al sistema immunitario di attivarsi e produrre gli anticorpi contro COVID-19.

Astrazeneca, effetti collaterali e responsabilità della casa farmaceutica

Nel 2021 una donna finita in coma dopo aver fatto la dose di vaccino ha sporto denuncia. Si tratta di una decisione storica – che potrebbe costituire un precedente assai importante – il Tribunale regionale superiore di Bamberga (Germania) ha ordinato alla multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese AstraZeneca di fornire informazioni dettagliate sugli effetti collaterali del suo vaccino Vaxzevria contro il Covid-19.

Parliamo di una delle prime cause civili intentate contro una casa produttrice di vaccini anti-Covid in Germania. I giudici nel pronunciarsi, hanno stabilito che l’azienda dovrà ora fornire dati su tutti gli effetti e gli effetti collaterali noti del vaccino, oltre a tutti gli altri risultati che possono essere rilevanti al fine di valutare la giustificabilità degli effetti nocivi del vaccino “nella misura in cui si riferiscono alla trombosi con sindrome di trombocitopenia (TTS)”.

Il verdetto del Tribunale tedesco è il seguito di una causa legale intentata contro il colosso farmaceutico da una donna dell’Alta Franconia di 33 anni, la quale, dopo aver ricevuto il vaccino Vaxzevria nel marzo 2021, ha sviluppato una rara forma di trombosi all’intestino.

La vittima è entrata in coma e, alla fine, ha subito un’operazione chirurgica per l’asportazione di parte dell’intestino. La donna ha chiesto all’azienda un risarcimento per il dolore, la sofferenza e i danni subìti per un ammontare di circa 870.000 euro.

Astrazeneca e trombosi

Trombosi e piastrinopenia sono stati associati ai vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson, a vettore virale. Sono stati molto enfatizzati dai media ma sono eventi avversi in realtà molto rari.

Parliamo di 7 casi per 1 milione tra donne vaccinate con età tra 18 e 49 anni. La frequenza diventa ancora più rara nelle popolazioni di genere ed età diversa. In tali casi si sono riscontrate trombosi generalmente in sedi inusuali, in particolar modo a livello venoso cerebrale o addominale, accompagnate da piastrinopenia e dalla comparsa di un particolare tipo di autoanticorpi (anticorpi anti-PF4) che sono in parte responsabili dell’attivazione delle piastrine e della riduzione del loro numero. Per tale motivo questi vaccini non sono più stati somministrati persone sotto i 60 anni di età.

La piastrinopenia è una patologia caratterizzata dalla drastica riduzione del numero di piastrine circolanti a causa della loro distruzione e della soppressione della produzione.

Ritornando al vaccino, le informazioni, riferite al periodo che va dal 27 dicembre 2020, quando il vaccino è stato approvato, al 19 febbraio 2024, dovranno essere fornite entro poche settimane dalla multinazionale, che ha però ancora la possibilità di appellarsi alla Corte federale di giustizia per ottenere un ricorso contro la decisione.

Il legale della donna ha riferito che la sentenza potrebbe costituire un significativo precedente dal punto di vista giuridico, dal momento che tale misura potrebbe essere applicata da altri tribunali nelle centinaia di procedimenti che sono stati nel frattempo aperti in Germania sugli effetti avversi dei vaccini contro il Covid. Inoltre, i dati che Astrazeneca dovrà fornire potrebbero essere rilevanti per altri procedimenti in corso e futuri.

Anche in Italia, la magistratura sta ponendo la sua attenzione su alcuni casi che hanno riguardato gli effetti delle inoculazioni con AstraZeneca. Parliamo della gestione da parte dei medici che erano chiamati a riconoscere e ad affrontare determinate problematiche insorte in alcuni pazienti.

Infatti, cinque professionisti sono indagati dalla Procura di Genova – quattro di loro con l’accusa di omicidio colposo – per la morte della giovane studentessa Camilla Canepa, deceduta nel giugno 2021, alcuni giorni dopo aver ricevuto una dose di vaccino AstraZeneca in occasione di un open day vaccinale.

I Pm sostengono che la sera del 3 giugno 2021 la giovane non fu sottoposta a tutti gli accertamenti previsti dal protocollo della Regione Liguria per il trattamento della sindrome Vitt, forma di trombosi che l’aveva colpita dopo la vaccinazione. Quindi, parliamo di trattamenti da attuari una volta insorta la problematica nella giovane. Secondo i pm infatti, se la patologia fosse stata diagnosticata in tempo, sarebbe stato possibile somministrarle la terapia corretta con grande probabilità di salvarle la vita. 

Un fascicolo è stato aperto anche dalla Procura di Roma, che a marzo ha chiesto il rinvio a giudizio di 8 medici dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, che rischiano di finire in prigione per non aver diagnosticato in maniera adeguata l’iastrinopenia e l’embolia che, in seguito all’inoculazione con AstraZeneca, hanno colpito l’insegnante 49enne Stefania Cecca, poi deceduta per un’emorragia cerebrale nella primavera del 2021.

Fonte: L’indipendente

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