200 mila depressi in più dopo il Covid-19

Alcuni hanno ancora paura del Covid-19, e restano a casa. L’isolamento e il distanziamento forzato hanno cambiato alcune dinamiche sociali, ma ha anche acuito fenomeni già esistenti nella società di oggi.

In Italia già 100 mila Hikikomori

Negli ultimi tempi gli specialisti hanno studiato diversi fenomeni psicologici derivanti dalla quarantena, e ne viene fuori una fotografia preoccupante. In particolare emerge un avanzamento della sindrome Hikikomori nei giovani. In giapponese la parola significa “stare in disparte”. Il fenomeno riguarda persone che non lavorano, non studiano e escono poco da casa. Gli esperti ritengono che ciò avvenga per diversi fattori, legati a fallimenti scolastici e nella vita di relazione. Altre cause potrebbero trovarsi nelle famiglie, che esasperano i ragazzi con un’eccessiva competizione scolastica o sportiva. L’ambiente circostante di certo non aiuta, perché è noto da tempo che l’urbanizzazione delle città tende a creare persone depresse. Un’ulteriore causa di isolamento potrebbe trovarsi nei social, o meglio nel tempo che i ragazzi trascorrono sui social, togliendolo alle relazioni. La sindrome di Hikikomori è stata evidenziata in Giappone per la prima volta, ma si sta espandendo in altri paesi come in Italia, India, Finlandia, Marocco, Oman, Francia, ma anche negli Stati Uniti. Le condizioni esterne non sono affatto favorevoli: mancanza di lavoro, per cui pochi stimoli ad uscire, società frenetica, basata sul consumismo, città caotiche e industrializzate. Questi sono tutti elementi che non aiutano ad uscire da questo problema.

200 mila persone depresse in più dopo il Covid-19

Qualcuno l’ha chiamata la sindrome della capanna; si tratta di persone che passata l’emergenza continuano la loro vita in un isolamento volontario. Nei giorni della quarantena, bisogna dirselo, è cresciuta l’ansia e la depressione, o almeno tutti hanno fatto i conti con un forte senso di preoccupazione, che non è stato molto piacevole (ma è più che normale, ci mancherebbe!). Resistere era la parola che si è sentita di più, come quelle altre più ottimistiche da Mulino Bianco come “ce la faremo” o “andrà tutto bene”, ma a volte bisogna anche fare i conti con la realtà, anche se l’ottimismo è fondamentale. Fra i camici bianchi è frequente la sindrome di burnout, che abbiamo trattato in un articolo precedente.

E la realtà è diversa da come spesso ce la voglio descrivere. La crisi economica e la disoccupazione hanno generato nuovi depressi. Andiamolo a dire ad un disoccupato o a chi ha chiuso un’attività commerciale in piedi da anni, che non deve preoccuparsi e non deve deprimersi. Solo in Lombardia si stimano 150 mila persone depresse in più, in quel luogo oltre alla crisi economica c’è stato molto di più, e lo sappiamo bene. C’è gente che non ha iniziato ancora a realizzare cosa sia davvero successo, persone che devono ancora elaborare lutti avvenuti nel peggiore dei modi.

Il coronavirus non causa solo problemi respiratori ma, in modo indiretto, a causa anche del lockdown, ha causato (e sta causando) ansia e depressione. E tutti gli esperti hanno lanciato l’allarme per  una vera e propria “ondata” di disturbi mentali – i dati arrivano dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

La Fondazione Onda-Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, ha organizzato una serie di incontri a Milano sul tema – Infatti gli esperti, gli specialisti, i medici di base, e anche le istituzioni stanno cercando di comprendere come affrontare il problema. Per fortuna, molti psicologi e associazioni si stanno muovendo, offrendo supporto gratuito anche attraverso l’istituzione di numeri verdi per l’ascolto. Il 10 luglio Onda Osservatorio ha organizzato un incontro virtuale gratuito per presentare il Manifesto “Uscire dall’ombra della depressione”.

In un articolo su LaRepubblica si legge:

I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malattia – spiega Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria e Direttore del Eehta del Ceis dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo. Visto l’incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia è destinato ad aumentare“. Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale”.

Questi sono solo alcuni dei fenomeni che ci hanno letteralmente invaso, si potrebbe parlare di tanti altri elementi che hanno investito la vita pubblica e sociale, come anche quella politica, la quale ha conosciuto nuovi orizzonti, e non sappiamo dire ancora se si possa considerare un bene o un male. Non meno importante è il ruolo dell’informazione, dove vi sono e vi erano già, personaggi che dovrebbero solo sparire dalla circolazione. Come non fare, infine, solo un accenno ai furbi di ogni sorta; in particolare a chi ha lucrato sui prodotti, a chi ha sfruttato la paura, a chi ha approfittato nelle più svariate forme possibili di questi  momenti di fragilità. Come non avere un pensiero anche per chi ha deciso di essere malato per due o tre mesi, con la complicità di medici compiacenti. A tutti loro un affettuoso e caloroso saluto, siete come l’erbaccia: fastidiosa, maleodorante e inutile, che quando viene strappata può andare solo nel fuoco.

 

 

 

 

Mascherine nei mari e negli oceani: è già emergenza

Emergenza nell’emergenza, è così che è fatto l’uomo purtroppo, è così che siamo fatti. Non siamo mai contenti di un’emergenza sola, dobbiamo subito crearne altre. Un nuovo allarme: mascherine che inquinano il mare e si vanno ad aggiungere alle plastiche già esistenti, che continuano a crescere.

da un articolo apparso su Mondosanità si legge:

Mascherine negli oceani e nei mari che formano un’invasione letale. È questo l’allarme lanciato dall’organizzazione no profit Opération Mer Propre, che ha analizzato i fondali della Costa Azzurra.

Un monito simile è arrivato anche da OceansAsia: l’associazione sta ripulendo le spiagge di Hong Kong da DPI trasportati dalle correnti marine.

Siamo nell’era dei “rifiuti covid”: mascherine, bottiglie di igienizzanti per mani, guanti. Queste categorie di prodotti in plastica, tessuto e silicone giacciono sui fondali dei mari, contaminandoli. A questi ovviamente si aggiungono i rifiuti già da tempo presenti nei mari, come plastica, confezioni in polistirolo, posate usa e getta e molto altro.

Questo scenario è stato osservato in Francia, nel Mar Mediterraneo, ma potrebbe estendersi in tutto il mondo.Già la situazione negli oceani era drammatica, adesso la crisi rischia di aumentare a livello inenarrabili.

Ogni anno nel Mar Mediterraneo vengono versate 570.000 tonnellate di plastica, dato che rischia di aumentare sensibilmente proprio a causa della pandemia e dei DPI utilizzati.

Ad Hong Kong, invece, ultimamente l’organizzazione OceansAsia ha raccolto più di 70 DPI in meno di 100 metri di sabbia. I rifiuti sono però riapparsi di nuovo dopo pochi giorni a causa delle correnti.

Questo problema, dei rifiuti marini e di plastica negli oceani, si ripercuote gravemente sulla fauna e la flora marina. Animali come tartarughe e balene ingeriscono materiali per loro velenosi scambiandoli per prede. Altri esemplari, come i delfini, spesso rimangono impigliati nelle profondità marine, impossibilitati a risalire in superficie per respirare.

Nonostante il momento tremendo per la popolazione mondiale, sembrava che l’ambiente ne stesse traendo dei benefici in termini di qualità e miglioramenti. Smog e inquinamento era scesi a livelli che non si vedevano più da anni. Adesso un nuovo allarme. Secondo i dati, se anche solo l’1% delle mascherine fosse smaltito in modo scorretto, ciò significherebbe, ogni mese, 10 milioni di questi dispositivi dispersi nell’ambiente. Le mascherine negli oceani sono un’arma letale per i nostri ecosistemi. Sarà l’inquinamento del futuro se non si fa attenzione!

Le mascherine usa e getta possono essere utilizzate dagli operatori sanitari, ma vista la vasta gamma di mascherine, attualmente presenti sul mercato, i comuni cittadini possono utilizzare quelle di stoffa in TNT, che proteggono e sono riutilizzabili e lavabili.

Attenzione a non far morire l’ambiente, è lì che viviamo. Se la natura arriva al collasso, e ci sta arrivando, moriremo anche noi, ma non di Covid-19, di Rifiuti Covid-19, è un paradosso che non possiamo accettare: farci ammazzare dai dispositivi che servono per proteggerci? Non vi viene da ridere?

I guanti

Per quanto riguarda i guanti, l’OMS li sconsiglia, perché potrebbero addirittura aumentare il rischio di contagio. Ciò che è importante resta sempre il distanziamento e non restare in luoghi chiusi troppo a lungo. L’utilizzo dei guanti per fare la spesa e per uscire è del tutto inutile, se si disinfettano le mani e si evita di toccarsi il viso. Secondo l’OMS utilizzare i guanti quando si esce fa sentire sicure le persone, di toccare qualsiasi oggetto, per cui l’uso dei guanti è controproducente. Restano le regole base: mantenere il distanziamento anche con le mascherine, quando possibile; restare poco tempo in luoghi chiusi e affollati. 

Il più grande dispositivo di protezione, però resta sempre il buon senso; quello protegge da ogni tipo di virus.

Appello di 400 scienziati a Mattarella per un paese sostenibile post Covid-19

L’appello – Da centinaia di scienziati 10 idee concrete al governo per la ripartenza in 10 settori chiave per la ripartenza. Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo.

400 scienziati scrivono una lettera aperta, apparsa su Il Manifesto a Mattarella e Conte con dieci proposte per un paese sostenibile dopo la Pandemia Covid-19. 

Nell’appello si parla di Agrifood e Prodotti bio, città verdi, energie rinnovabili, cambiamenti climatici, turismo sostenibile, lotta all’inquinamento e prevenzione rischi per la salute, biodiversità e restauro ambientale, risorse blu, ricerca e formazione, innovazione green

 

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio

Dieci proposte per un Paese Sostenibile dopo Covid-19

Egregio Presidente,

Voglio innanzitutto ringraziarLa per il lavoro che sta facendo e per il coraggio che ha mostrato in una situazione emergenziale.

Il post pandemia che cominciamo ad intravedere richiede già da oggi uno sforzo congiunto, cooperativo, aggregativo e sinergico per ridefinire l’economia in chiave circolare e per disegnare un nuovo modello di sviluppo rigenerativo che veda partecipi tutte le forze produttive e il capitale umano del Paese.

La grande sfida futura è sviluppare quanto è più bello ed essenziale a una vita veramente sana, proteggendo il pianeta, i suoi ecosistemi, la sua biodiversità, che, nell’insieme, rappresentano il bene comune di tutta l’umanità.

Per uscire dalla crisi serviranno importanti investimenti pubblici, atti a sostenere le aziende pronte ad abbandonare i precedenti e superati modelli produttivi. Del resto, chi non sarà pronto alla sfida che la pandemia ha reso ancora più urgente, sarà presto messo in seria crisi dalla svolta epocale prevista dal New Green Deal in Europa.

È prioritario, quindi, per far ripartire l’economia in Italia, mettere in primo piano la transizione ecologica, ovvero nuove modalità di vivere, alimentarsi, consumare e produrre, che rappresenteranno il cuore di questa auspicata rinascita umana, culturale, sociale, economica ed ecologica.

Le nazioni che per prime assumeranno questo obiettivo nel riorganizzare la propria produzione renderanno la loro economia più competitiva e solida già nell’immediato futuro.

Per maturare questa saggezza e raggiungere questi obiettivi lungimiranti si devono innovare scelte e modalità di consumo, prodotti, luoghi e metodi di produzione, anche in relazione allo sfruttamento del capitale naturale della Terra.

Tutto ciò richiede una strategia rispettosa della natura e delle persone. Serve, a questo fine, una regia più forte dello Stato, che riesca a valorizzare le potenzialità degli Enti di Ricerca e delle Università che possono contribuire in modo forte e coordinato ad un’innovazione partecipata.

Serve un Piano Nazionale per il trasferimento delle conoscenze scientifiche alle imprese, dalle grandi alle piccolissime imprese. In particolare, queste ultime, così diffuse in Italia, rimangono, spesso, ai margini dei processi di trasferimento di conoscenze scientifiche che, fino a ora, anche quando avviene, è raramente coerente con i principi di compatibilità ambientale e di sviluppo sostenibile.

Ora siamo nelle condizioni per avviare nuovi processi di riconversione dell’economia, sia a terra sia in mare (green & blue economy).

Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo.

Di seguito 10 idee concrete in 10 settori chiave per la ripartenza:

AGRIFOOD E PRODOTTI BIO: promuovere “Italian food” ecosostenibile, biologico, diversificato, recuperando le aree ‘marginali’ (p.es., transizione da allevamenti e colture industriali a una nuova zootecnia di qualità, anche per prevenire future epidemie/pandemie; incentivazione agro-bio-food in aree agricole interne abbandonate o in via di abbandono).

CITTA’ VERDI: sottrarre le periferie e le aree industriali periurbane alla cementificazione selvaggia che sta divorando 2 metri quadri di territorio italiano al secondo; costruire solo sul costruito, ripristinare edifici abbandonati; valorizzare i centri storici, promuovere l’Urban Nature (p.es., un piano per il verde urbano per tutti i comuni, unitamente alla realizzazione di foreste urbane nelle grandi città e un piano per la revisione di leggi urbanistiche e incentivi alla ristrutturazione delle periferie urbane).

ENERGIE RINNOVABILI: attivazione immediata del Piano Nazionale Integrato per l’Energia con la priorità relativa alle energie rinnovabili (p.es., un piano per superare il 50% del fabbisogno energetico con rinnovabili entro il 2030).

CAMBIAMENTI CLIMATICI: un piano straordinario per la riduzione delle emissioni climalteranti, per la mitigazione degli impatti e l’adattamento ai cambiamenti climatici (p.es., un piano d’investimenti per l’attuazione di misure di adattamento ai e mitigazione dei cambiamenti climatici).

TURISMO SOSTENIBILE: rilancio dell’offerta turistica sostenibile blu e verde del nostro paese, con offerte ecologiche e innovative che promuovano l’immagine dell’Italia come paese di cultura e bellezza (p.es., un piano per l’estensione temporale del turismo, distribuendolo su 12 mesi all’anno, anche con piani per il godimento delle ferie nel pubblico impiego e accordi con il mondo della scuola).

LOTTA ALL’INQUINAMENTO E PREVENZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE: un piano straordinario nazionale per la bonifica dei siti contaminati e la drastica riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei suoli, la riconversione delle aree industriali dismesse (p.es., siti di interesse nazionale, conversione di impianti in città industriali come Genova, Napoli, Taranto tra le altre).

BIODIVERSITA’ E RESTAURO AMBIENTALE: rilancio del Piano Nazionale per la Biodiversità, con estensione delle aree protette terrestri e marine e la creazione di efficaci reti ecologiche, riducendo drasticamente la frammentazione del territorio e il consumo di suolo e tutelando la ricchezza della biodiversità del nostro paese (p.es., Piano nazionale per il restauro e ripristino degli ecosistemi terrestri e marini degradati nell’ambito del decennio UN 2021-2030 sul Restauro degli Ecosistemi – Ecosystem restoration).

RISORSE BLU: incentivare la Blue Growth e la Blue Economy, ovvero l’economia del mare e la pesca eco-sostenibile, con la creazione di una carta vocazionale dei mari italiani in grado di promuovere l’economia sostenibile del mare alla luce del decennio UN 2021-2030 “Ocean science for a sustainable development” (p.es., transizione ecologica della pesca, valorizzazione del Cluster Nazionale – Blue Italian Growth, proibizione del deep-sea mining nel Mediterraneo).

RICERCA e FORMAZIONE: rilancio della ricerca pubblica e privata sostenuta dal contributo di Enti Pubblici di Ricerca ed Università per aumentare cultura e competitività del Paese. Insegnamento dei principi dell’ecologia e degli obiettivi di sviluppo sostenibile nella scuola dell’obbligo (p.es., Piano straordinario per promuovere le brevettazioni e il trasferimento tecnologico con collaborazione tra Enti Pubblici di Ricerca-Università e Imprese per soluzioni innovative volte alla riduzione dell’inquinamento; piano per la formazione degli insegnanti sui temi della ecologia e sostenibilità ambientale; modifica dei piani di studio).

INNOVAZIONE GREEN PER LA SOSTENIBILITÀ E IL BENESSERE:promuovere lo sviluppo di Green e Blue technologies in grado di valorizzare le industrie e il mondo produttivo in chiave sostenibile e per lo sviluppo di politiche ambientali. Creazione di strutture, infrastrutture e network tra parti sociali, imprenditoriali, gruppi industriali, ricerca e territorio per lo sviluppo di strategie e pratiche per la promozione dello sviluppo sostenibile e del benessere sociale e della salute attraverso l’approccio ‘One Health’ (p.es., incentivazione dell’industria 4.0 su attività industriali eco-compatibili e sull’economia circolare, commuting a impatto zero, alimentazione mediterranea, piano per lo sport cittadino).

Nella speranza che le proposte costruttive, aperte e volte al futuro, possa trovare considerazione o accoglienza, è gradita l’occasione di porgere i più cordiali e rispettosi saluti ed auguri di buon lavoro.

Roberto DanovaroPresidente Stazione Zoologica Anton Dohrn

 

I numeri del Coronavirus: Di cosa si muore in Italia?

In Italia si muore solo per Coronavirus

Siamo abituati da anni alla cattiva informazione, a quella di parte, a quella meschina e in malafede, che cerca di governare le nostre paure, perché quello che teme una certa politica e alcuni mass media è che la gente possa usare la testa. Come preparasi alla fase 2, ma anche alla fase 3, alla 4 e alla 5? Un esempio può arrivare dai numeri dei decessi del Coronavirus, in questi giorni sotto i riflettori.

Come affrontare la fase 2? Avanti il pensiero!

Purtroppo è necessario in questo momento, più che mai, attivare lo spirito critico, allenarlo e rafforzarlo, adoperare più buon senso e intelligenza. Non bisogna sottovalutare il Covid-19, ma nemmeno ingigantirlo, molta informazione, infatti, vuole imprigionarci nelle nostre paure, proprio perché la paura paralizza e non consente al cervello di pensare. Per questo da oggi dovremmo imparare a ragionare e a sviluppare più spirito critico, infatti non è possibile vivere una vita nella paura e nel terrore. Domande e dubbi non devono mai abbandonarci, perché sono le colonne portanti del nostro pensiero. 

Le notizie che ci sono arrivate in questi giorni da più parti, in effetti ci hanno destabilizzato, talvolta hanno minato la nostra serenità, facendoci perdere l’obiettività necessaria per vivere una vita, che sia degna di essere definita tale. Alcune testate giornalistiche, fra cui Money e Primocanale hanno trattato del numero dei decessi per Coronavirus, in modo singolare rispetto ad altri. Dai loro articoli e dall’analisi di alcuni dati  sono emersi dati molti interessanti, sui quali sarebbe bene fare qualche riflessione. 

Quali sono le cause di morte in Italia?

La testata Money si è interrogata su quanti morti ci sono stati in Italia nel 2019.

Dalle tabelle Istat è emerso che il boom di decessi è legato a malattie del sistema circolatorio. Tra ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono più di 230 mila persone all’anno. Al secondo posto troviamo i tumori, che causano la morte di 180 mila persone. Per quanto riguarda polmonite e influenza i dati Istat dicono che su un totale di più di 53.000 morti a causa di malattie del sistema respiratorio nel 2017, 663 decessi sono dovuti a complicazioni da influenza (per lo più in soggetti dai 75 anni in poi) e 13.516 sono legati alla polmonite. 

La tabella ufficiale pubblicata sul sito dell’ISTAT stila il seguente elenco:

  1. Malattie del sistema circolatorio: 232.992
  2. Tumori: 180.085
  3. Malattie del sistema respiratorio: 53.372
  4. Malattie del sistema nervoso/degli organi di senso (Parkinson, Alzheimer…): 30.672
  5. Malattie endocrine, nutrizionali e metaboliche (diabete): 29.519
  6. Disturbi psichici e comportamentali: 24.406
  7. Malattie dell’apparato digerente: 23.261
  8. Cause esterne di traumatismo e avvelenamento (suicidi, omicidi, incidenti stradali…): 20565
  9. Cause mal definite e risultati anomali: 14.257
  10. Malattie infettive e parassitarie: 14.070
  11. Malattie dell’apparato genitourinario: 12.017
  12. Malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (es: artrite): 3.651
  13. Malattie del sangue e degli organi ematopoietici ed alcuni disturbi del sistema immunitari: 3.272
  14. Malattie della cute e del tessuto sottocutaneo: 1.413
  15. Malformazioni congenite ed anomalie cromosomiche: 1.399
  16. Condizioni morbose che hanno origine nel periodo perinatale: 801
  17. Complicazioni della gravidanza e del parto: 16

 

Alessandro Bonsignore, Presidente dell’Ordine dei medici della Liguria ha rilasciato un’interessante intervista pubblicata su primocanale.it, nella quale afferma che all’obitorio comunale di Genova i morti per patologie diverse dal Covid-19 sono praticamente scomparsi. Secondo il Medico al 26 aprile si contano oltre 1100 vittime in Liguria ma di fatto in questo conteggio rientrerebbero anche i morti di altre malattie. E sarebbe questo l’elemento che fa sì che in Italia la diffusione del virus ha raggiunto numeri che non si riscontrano da altre parti.

In Italia – continua  Bonsignore – si è deciso di inserire nei casi di Coronavirus tutti quelli che sono stati scoperti positivi o durante la vita o anche nel post mortem. Così noi stiamo azzerando la mortalità per qualsiasi patologia naturale che sarebbe occorsa anche in assenza del virus. I dati elevati di mortalità in Liguria sarebbero legati all’età media della popolazione, ovvero la più alta in Italia e la seconda delle regioni in Europa il 28,5% della popolazione ligure che ha più di 65 anni. Età media più elevata si registra solo nella zona di Chemnitz, in Germania (28,9%), a fronte di una media Ue del 20,3% (Eurostat, dati 2019).

Un articolo scientifico pubblicato su Lancet Infectious Diseases da Volmerre e Bommer dice che in Italia abbiamo diagnosticato solo il 6.9% di tutti i casi reali di Covid-19. Rifacendo quindi i calcoli secondo questi colleghi in Italia ci sarebbero oggi più o meno 3 milioni di casi. Proviamo a rifare i conti della letalità? Risultato? 0.8%. Una percentuale ben diversa di quella che andiamo sbandierando in giro per il mondo. precisa l’infettivologo del San Martino.

L’informazione buona e  quella cattiva, i dati ufficiali, quelli ufficiosi, è su questi elementi che bisogna basare le proprie valutazioni, tenendo conto sempre che vi sono individui, che hanno interesse a diffondere il terrore, per ragioni economiche o semplicemente per un’ideologia, per politica, con cattiveria e malafede, distruggendo e minando la stabilità dell’opinione pubblica. E’ questo il virus più grande dal quale dobbiamo difenderci.

Azienda Italia: 400 Imprese italiane per il Post Covid-19

Fare rete… ma sul serio per rimettere in piedi l’Azienda Italia

I primi sentori dello tsunami che stava per arrivare dall’Est li avevano già avvertiti a Gennaio, con le difficoltà legate agli approvvigionamenti: Gabriele Belloni, Andrea Minazzi, Matteo Ferraris, Robert Gianfardoni e Karim Shahir Barzegar sono arrivati al lockdown di Marzo con un’idea che in poche settimane ha coinvolto 400 imprese italiane, 5.000 lavoratori e manager da ogni parte del Paese, dal Nord al Sud.  Non solo PMI, professionisti e le cosiddette Partita Iva, ma anche imprenditori che hanno sentito il bisogno di una posizione più forte e comunque diversa da quella espressa da altre istituzioni italiane.
E’ nata così “Azienda Italia” un’associazione slegata da movimenti politici e non in contrapposizione a Confindustria.“Non siamo ‘anti-nessuno” precisa Andrea Minazzi, segretario e portavoce dell’Associazione Azienda Italia “Anzi, siamo proprio uniti dal bisogno di uscire dai ‘no’ per entrare in una nuova era pro-attiva. L’associazione nasce per offrire risposte, idee, soluzioni concrete. Il Covid può offrirci l’occasione di una vera rinascita. Un’opportunità che nessuno di noi vuole sprecare”.

Il post-pandemia come occasione per sostenere, strutturare e rilanciare il mondo del lavoro e in generale il fare impresa. Il piano operativo proposto dall’associazione è super-concreto: fiscalità, liquidità, scadenzario degli obblighi nei confronti dello Stato e risorse economico-finanziarie.
Proposte forti destinate a sollecitare un vero dibattito con le istituzioni e i decisori politici: a partire dalla richiesta di sospendere tutte le tasse per il 2020: imposte, acconti, F24, contribuzione IRPEF, accise bollette, canoni ecc dal 31.01 al 31.12.2020.
E poi il sostegno all’indotto sanitario con la detassazione del reddito lordo e la trasformazione dell’Irpef in stipendio non tassato per dodici mesi per medici, infermieri e coadiutori. Tra le proposte nel programma dell’Associazione l’impiego di Unità Navali militari come forza strategica di Ospedalizzazione e isolamento in merito al Covid 19.  Il focus dell’Associazione Azienda Italia in queste prime settimane di vita è concentrato sulla ricerca di un dialogo attivo con le Istituzioni italiane per dare voce agli attuali 400 membri e alla loro volontà di fare sistema per riportare l’Italia al suo naturale ruolo di leader in Europa non solo sul piano produttivo, manifatturiero ma anche per la ricerca, le infrastrutture, la cultura, l’ambiente e l’ospitalità.

L’Associazione sta crescendo a vista d’occhio in poche settimane perché rispecchia il bisogno diffuso di nuove risposte, nuove visioni a lungo termine e in generale una nuova prospettiva sul mondo del lavoro” spiega Karim Shahir Barzegar, imprenditore di origini persiane che fra i primi ha promosso la nascita dell’associazione e oggi la presiede “Imprenditori, manager, liberi professionisti e tutti i loro dipendenti oggi non si sentono rappresentati dallo scenario che si sta disegnando a Roma per quello che io considero il nostro Paese. Il post pandemia avrà le connotazioni e le necessità di uno scenario post bellico: o le misure adottate dalle Istituzioni rispecchieranno la gravità della situazione o questa ci sarà fatale.

Secondo le analisi e i dati dell’associazione il sistema imprenditoriale è a rischio default per il 52% delle aziende. Il tessuto delle Pmi occupa 11 milioni di persone il che rende evidente quanto sia urgente intervenire  prima che la collettività debba pagare il prezzo più alto del collasso delle imprese.
Azienda Italia nasce come forza propositiva e presenta un piano con la consapevolezza che ora come non mai è il momento di fare gioco di squadra.

fonte: Comunicato Stampa Andrea Minazzi Azienda Italia

Covid-19: Portogallo primo della classe, la politica può fare la differenza

Il Portogallo è in primo della classe in Europa, perché ha saputo contenere i contagi da Covid-19, attraverso misure messe in atto tempestivamente e soprattutto grazie alla responsabilità della classe dirigente politica tutta. Infatti, l’opposizione portoghese ha offerto il suo aiuto al Governo. Non a parole, non a fini propagandistici, ma con fatti concreti.

Il Portogallo, piccolo, ma anche povero e non certamente ai livelli dei grandi paesi ricchi e industrializzati ha dimostrato che la Politica può fare la differenza, che  si può agire insieme e risolvere anche i problemi più grandi.

Rui Roi, il capo dell’opposizione ha dichiarato: Non parliamo più di opposizione, ma di collaborazione. Signor primo ministro Antonio Costa conti sul nostro aiuto. Le auguriamo coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna perché la sua fortuna è la nostra fortuna. Ciò dimostra che non basta essere forti e potenti, ricchi e pieni di risorse, ma coraggiosi e generosi; non bisogna tirarsi per la giacca, prendersi per i capelli e azzuffarsi, criticarsi, far leva sugli errori degli altri per sentirsi più forti, ma esiste anche un altro modo di fare politica, e una sola parola “sensata”, “intelligente” “umana” e l’ha pronunciata il capo dell’opposizione portoghese ed è: Collaborazione. 

Il Portogallo nell’emergenza Covid-19 ha provveduto anche a regolarizzare gli immigrati, varando una Sanatoria Covid-19 per gli stranieri. Si tratta dell’unico paese in Europa a pensare in termini pratici agli immigrati. Il Portogallo ha scelto di permettere ai clandestini di poter accedere alle cure, in questo modo non si sono alimentati eventuali nuovi focolai fra la popolazione più debole. infatti, là dove vi è indigenza, situazioni di povertà, la mancanza di mezzi e soprattutto di strumenti di protezione e prevenzione può dilagare il contagio. Nulla di più semplice e intelligente in caso di emergenze sanitarie. Molti paesi, sull’esempio del Portogallo hanno invocato il modello portoghese, anche se non ci sono studi al riguardo, ma a volte non sono necessari, basta avere buon senso e guardare ai risultati, i quali valgono molto più di mille studi.

In Portogallo a differenza di altri paesi si vive bene, e il costo della vita è molto basso; molti pensionati italiani (paradiso fiscale per pensionati) hanno deciso di trasferirsi, ma non solo loro, questo  è un posto ideale anche per nomadi digitali, e infine offre mare e spiagge bellissime.

In Italia vi sono sacche di popolazione in povertà estrema, che oltre a non avere mezzi economici, fatica anche a compiere azioni di buon senso, di distanziamento sociale, di igiene anche per il basso livello culturale. Basti pensare ai poveri di sempre, ai nuovi e soprattutto ai clandestini, di cui non si conosce nemmeno il numero reale. Tale fetta di popolazione nella maggior parte dei casi viveva, prima dell’epidemia di espedienti, in condizioni igieniche precarie e legata a lavori occasionali o a nero. Mentre si varavano misure restrittive e venivano emanati decreti, si è pensato anche a quella fetta di popolazione? Il contagio non conosce classi sociali.

Dopo il Covid-19 tutti in analisi: gli effetti psico sociali del Coronavirus

#iorestoacasa e poi?

Un interessante articolo apparso su LaStampa titola: “Gli effetti psicologici del coronavirus potenzialmente gravi come quelli fisici” – Una ricerca di Lancet Psychyatry: urgono studi specifici sul Covid e gli effetti sulla salute mentale.

#iorestoacasa e poi? …e lo abbiamo fatto, ma gli effetti sulla nostra salute mentale? Diverse Università italiane, per fortuna stanno pensando anche a questo. Università come La Sapienza di Roma, la Cattolica di Milano e altre hanno predisposto un modello di raccolta dati con survey online (ricerche, sondaggi), per analizzare i possibili effetti creati dalla quarantena sulle persone. In effetti all’inizio della pandemia e della clausura ci sono state dette molte cose: di mantenere la calma, mentre in tv si creava confusione e venivano comunicati i numeri dei decessi, ci è stato detto di uscire solo se necessario, di fare attività fisica e di leggere un libro. Gli effetti psico sociali del Covid-19 dureranno nel tempo e avranno ripercussioni, soprattutto sulla nostra vita sociale, come già sta accadendo. LO stress da Coronavirus non va sottovalutato.

Attraverso la raccolta dati, gli Atenei coinvolti nella ricerca avranno strumenti a disposizione per poter analizzare le emozioni dei singoli individui, le più frequenti risposte allo stress, le reazioni alle restrizioni. In un secondo tempo, tali dati serviranno per strutturare interventi mirati, con misure di prevenzione secondaria. Gli studi saranno diretti ad aumentare l’adattamento ai cambiamenti, a ridurre i sintomi derivanti dallo stress da Coronavirus, come l’ansia e la risposta al post-trauma.

Non solo le Università italiane si stanno attivando in questo senso, infatti, in America, la Casa Bianca in collaborazione con l’Allen Istitute for AI, la Chan Zuckerberg Initiative, le National Institutes of Health (NIH) e altre istituzioni hanno predisposto dataset di letteratura scientifica per la ricerca retrospettiva, lanciando una sfida ai ricercatori, volta all’interpretazione e alla previsione statistica degli outcome della pandemia. Si parte dal presupposto di studiare le evidenze che riguardano le precedenti epidemie come la SARS nel 2002, l’influenza aviaria  nel 2005 e l’influenza suina nel 2009, per poter  creare strumenti di previsione delle conseguenze, causate dalla pandemia, per affrontarle in modo efficace anche in futuro.

Nel primo paese dove si è diffuso il Virus, la Cina sono in atto da tempo studi sulle conseguenze psicologiche delle persone e possono essere divise in due gruppi:

1) effetti psico-sociali nella popolazione generale;

2) effetti psico-sociali nella popolazione del personale medico e paramedico

Uno studio condotto da WangIstituto di Neuroscienze Cognitive, Huaibei Normal University ha raccolto dati con questionari on line, il quale ha restituito risultati molto interessanti:

  • Il 53,8% degli intervistati ha giudicato l’impatto psicologico dell’epidemia  come moderato o grave;
  • il 16,5% ha riportato sintomi depressivi di intensità moderata-grave;
  • il 28,8% ha accusato sintomi ansiosi di intensità moderata-grave;
  • l’8,1% ha riportato livelli di stress moderati-gravi

Al di là degli studi effettuati, l’impatto sulla psiche umana della pandemia Covid-19 è tutta ancora da valutare, gli effetti non sono al momento prevedibili. Quando si pensa alla riapertura e a un ritorno alla normalità, tutti sanno che non sarà la normalità di prima. Il Covid-19 per gli effetti sanitari, psicologici, economici, che hanno abbracciato e cambiato  lo stile di vita di milioni di individui,  rappresenta una linea di demarcazione, si parla già infatti, di Prima del Coronavirus e Post Covid-19. 

Come l’espressione Prima di Cristo e Dopo Cristo, il Covid-19 rappresenta un passaggio epocale, direttamente nel terzo Millennio; si potrebbe paragonare ad un salto, quasi nel completo buio, nella penombra, con un occhio al recente passato e un’altro al futuro, nel quale siamo stati catapultati a forte velocità; ci attende una vita sempre più Smart e più virtuale, ma sapremo adattarci, attingendo a risorse infinite, già emerse con l’ironia, la forza e il coraggio, l’arte e la musica sui palazzi.

Cos’è la Libroterapia e come può aiutarci

In quest’ottica i libri possono aiutare, in molti casi anche dal punto di vista psicologico, aiutano, infatti, a ritrovare il benessere, tanto è vero che si è consolidata negli ultimi anni la Libroterapia – Medicina per l’anima.  Si tratta di una vera e propria disciplina, secondo la quale un libro può curare gli stati d’animo.

Il presupposto essenziale per poter leggere è la serenità o almeno la ricerca di essa; trovare un posto e due ore da dedicare alla lettura è un grande passo verso la crescita. Scegliere un libro , che è nelle nostre corde vuol dire farsi trasportare per un’ora o due in un altro mondo, nessun’altra terapia ci aiuterà di più.

 

 

Coronavirus: la professione del futuro, l’Avvocato

Tanta carne sul fuoco durante l’emergenza da Coronavirus; l’impressione è che la Professione del futuro anche nel Post-Virus sarà quella in ambito legale; avranno da fare i tribunali e le procure su tutti i fronti. Ogni fronte, infatti, resterà aperto, nessuno escluso e niente sconti,  la Sanità, gli appalti, i grandi Enti, i datori di lavori e i comuni mortali, che restano sempre nel mezzo.

Non è una guerra contro il Covid-19, o almeno non solo, ma è un Tutti contro tutti. 

Cosa è successo in Lombardia e in Piemonte, dove è andata in scena una vera strage; ora che i ricoveri diminuiscono, a mente fredda si susseguono le domande, mentre le risposte tardano ad arrivare. Allora ci pensa una Class Act dei parenti delle vittime, allora ci pensa la Guardia di Finanza, che acquisisce i documenti in Regione. La Giustizia farà i dovuti accertamenti. In questi giorni si è rivalutata la professione medica e paramedica, e a giusta ragione, però non bisogna dimenticare che nella buona sanità si insinua anche la cattiva sanità, la quale è sempre in agguato. Quante denunce arriveranno non è possibile ancora quantificarle, in effetti, chi ha visto (non proprio, nemmeno quello) morire un congiunto, senza sapere cosa è stato o non è stato fatto non può essere biasimato. Non meraviglia se la cattiva sanità, quella che ti lascia morire, che tralascia le cure, che pecca di superficialità e negligenza si sia potuta insinuare anche in un’emergenza sanitaria che ci ha lasciato senza fiato, ed abbia mietuto vittime, altre, ulteriori vittime. Anche qui la Giustizia avrà il suo bel da fare. Bisogna sottolineare che controlli, visite, interventi non urgenti e altri esami sono stati in gran parte sospesi, a volte anche senza motivo. Nelle vittime bisogna poi conteggiare anche coloro, che sono deceduti per mancanza di cure, di controlli, di un trasporto al Pronto soccorso e così via, azioni normali prima del Covid-19.

La maggior parte delle indagini alle Regioni e negli ospedali riguardano la mancata prevenzione e l’utilizzo dei dispositivi di protezione, quali mascherine, guanti ecc.

Arriveranno su questa scia, le denunce e le condanne dei datori di lavoro, se non rispettano le norme di sicurezza, dei condomini se si incontrano e chiacchierano nell’atrio, di chi è positivo e pensa bene di andare a trovare un parente, insomma le prossime battaglie saranno tutte legali. 

Trump contro l’Oms, perché ha insabbiato insieme alla Cina l’emergenza causando milioni di morti. Anche in Europa ci sono paesi che si preparano a chiedere risarcimenti con tanti zeri alla Cina, ritenuta responsabile della Pandemia, perché ha taciuto per troppo tempo la gravità dell’epidemia. Tutti ricordano che perfino un medico cinese è stato condannato per aver dichiarato il reale rischio di ciò che stava avvenendo. 

Se si tratta di un Tutti contro tutti, non sappiamo davvero di chi dobbiamo fidarci. Chi legge tanti giornali o molti articoli e guarda i Tg è sicuramente in confusione totale di dati, informazioni e notizie, che dicono tutto e il contrario di tutto.

La lista è ancora lunga, si prevedono indagini sulle costruzioni di ospedali e la gestione dei dispositivi di protezione (già avvenuto in qualche caso). Ora si annunciano tamponi di massa, prima erano pochi i laboratori abilitati e mancavano i reagenti. Adesso nuove regole, nuovi bandi per cliniche e laboratori privati, altro denaro, altre passerelle, altre indagini e altre denunce, tanto prima o poi ci vedremo in tribunale tutti.

 

 

Green Deal: una necessità Post Covid-19

Cos’è il Grean Deal Europeo e perché bisogna attuarlo 

Il 14 gennaio 2020 è stato approvato in Parlamento il Green Deal per gli Stati Membri Europei. Tale decreto consiste in un piano di investimenti di 1000 miliardi di euro per i prossimi 10 anni a supporto della lotta contro il cambiamento climatico, l’inquinamento ambientale e la necessità di ridurre le emissioni di CO2.

L’European Green Deal prevede una tabella di marcia con azioni volte a:

  • promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare
  • ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento.

Esso illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e spiega come garantire una transizione giusta e inclusiva.

Nel 2050 l’UE avrà un impatto climatico zero. A tal fine abbiamo proposto una legge europea sul clima trasformando l’impegno politico in un obbligo giuridico e in un incentivo agli investimenti.

Per conseguire questo obiettivo sarà necessaria l’azione di tutti i settori della nostra economia, tra cui:

• investire in tecnologie rispettose dell’ambiente

• sostenere l’industria nell’innovazione

• introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane

• decarbonizzare il settore energetico

• garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici

• collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.

L’UE fornirà inoltre sostegno finanziario e assistenza tecnica per aiutare le persone, le imprese e le regioni più colpite dal passaggio all’economia verde. Si tratta del cosiddetto “meccanismo per una transizione giusta”, che contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 nelle regioni più colpite.

Fondo transazione Equa

Una delle misure previste dal Green Deal è il Fondo per la Transizione Equa da 7,5 miliardi, destinato a tutte le spese per la decarbonizzazione dell’industria pesante, ovvero per dare sussidio a tutti quei paesi la cui economia e le cui industrie dipendono dall’utilizzo del carbone. Per l’Italia si stima che saranno devoluti 364 milioni di euro per la riconversione di diversi impianti industriali ad oggi alimentati a carbone, e in particolare per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.

Per ulteriori informazioni riguardo questa manovra di transizione energetica è possibile trovare un articolo completo sul Green Deal e il Fondo di Transizione Equa per l’Italia qui.

fonte: Chiara Della Valle

Ripartire dopo il Covid-19 significa anche salvaguardare l’ambiente e mettere in atto tutte le misure necessarie per ridurre i consumi e le emissioni. Per troppo tempo le risorse naturali sono state deturpate e modificate, e tali azioni hanno portato alla desertificazione di alcune aree, ad alluvioni e cambiamenti climatici che rischiano di travolgerci. L’epidemia Covid-19 è anch’essa una conseguenza di quel sistema, che bisogna cambiare a ogni costo.  Vi sono Relazioni fra epidemie e Ambiente: lo spiega il biologo Rob Wallace 

In un ambiente malato cadono le difese e le barriere, che separano l’uomo dagli animali e da altri rischi per la salute. Recenti ricerche hanno dimostrato come l’inquinamento sia stata una delle causa per l’elevata mortalità da Coronavirus verificatasi nel Nord Italia e in Cina, entrambe con livelli di polveri sottili oltre quelli consentiti per legge. Dopo il Lockdown si è assistito ad un abbassamento delle emissioni e la natura sta riprendendosi il suo spazio. Si spera che tutte le misure Green, come lo Smart Working perdurino anche dopo l’emergenza, per il bene del pianeta e della nostra salute.

Il vino rosso difende dal Coronavirus

Novità contro il Covid-19 arrivano ancora una volta da Napoli, come per il farmaco contro l’artrite (prove già avviate in precedenza in Cina), anche questa volta la nuova sperimentazione prende spunto da una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica più prestigiosa al mondo, Nature.

La rivista scientifica Nature ha, infatti, pubblicato a febbraio scorso uno studio, “Therapeutic options for the 2019 novel coronavirus (2019-nCoV)”, nel quale oltre al Remdesivir, farmaco utilizzato per l’Ebola ammesso dall’AIFA fra i medicinali in sperimentazione contro il Covid-19, si fa riferimento anche al Resveratrolo,  una proprietà presente nel vino, in misura maggiore in quello rosso. Tale sostanza prodotta anche da altre piante come il cacao, è capace di bloccare la replicazione del Mers, un virus molto simile al coronavirus. Secondo i due ricercatori Guangdi Li ed Erik De Clercq, il Resveratrolo può avere un ruolo determinante nella lotta contro il Covid-19.

Il farmaco, in realtà è un integratore estratto dal Taurasi, il vino Docg prodotto in Irpinia. Nello studio vengono sperimentati in vitro diverse molecole su animali contro il coronavirus, tra queste, il Resveratrolo.

Prendendo spunto dallo studio l’idea della sperimentazione è partita dal Direttore del Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II  di Napoli, Ettore Novellino che ha ottenuto e brevettato una miscela di polifenoli, chiamata Taurisolo, estratto dalle vinaccie dell’Aglianico noto come Fluxovas.  L’Università  ha avviato un protocollo di sperimentazione contro il Covid-19 in collaborazione con l’ospedale Monaldi. La sperimentazione prevede la somministrazione precoce di Taurisolo ai casi accertati di Coronavirus sotto forma di aerosol. Ad oggi sembra che la sperimentazione sia promettente, si attende però l’ammissione del farmaco da parte dell’ Aifa. 

Come citato in un articolo apparso su “Il Mattino” dal Monaldi fanno sapere che “dopo una sola somministrazione in 2 pazienti su tre l’Interleuchina 6 al prelievo di stamattina (ieri ndr) risulta dimezzata. Un rilievo molto promettente per controllare la fase infiammatoria di Sars.-Cov-2 di cui attendiamo l’ok dell’Aifa per la sperimentazione”.

I benefici del Resveratrolo  contro il Covid-19, ovviamente si ottengono  assumendolo in quantità elevate, per questo si parla di farmaco o integratore;  anche se un bicchiere di vino non fa male, non sarebbe comunque sufficiente a combattere il coronavirus. La sperimentazione lascia ben sperare anche in una terapia somministrabile a domicilio. Sarebbe un ottimo traguardo, se i risultati fossero confermati, perché si avrebbe la possibilità di bloccare la replicazione del Virus, attenuando i sintomi ed evitando nella maggior parte dei casi un ricovero in terapia intensiva.

Nell’attesa che la sperimentazione con il Resveratrolo dia i risultati sperati, possiamo tranquillamente concederci un buon bicchiere di vino Taurasi o anche toscano, purché sia italiano DOCG.

 

 

 

 

 

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