Perché siamo stati costretti a restare a casa?

Cosa è successo a un mese dai decreti e dai divieti

Dopo circa un mese di quarantena (per alcuni dura da più tempo) qualcuno potrebbe iniziare a porsi domande più che legittime. Ci è stato chiesto di stare a casa, facendo appello al senso di responsabilità, come avviene sempre per le emergenze e le crisi economiche o in tutti quei casi nei quali si ha l’impressione che a pagare saremo sempre noi cittadini. A noi italiani ci viene chiesto di avere pazienza e di fare sacrifici, ma facendo due conti, i conti non tornano. Questo virus arrivato come uno Tzunami avrà vita lunga, farà il giro del mondo per poi ritornare, anzi forse non ci abbandonerà affatto. Perché ci è stato chiesto di stare a casa? Se siamo positivi oppure no, con molta probabilità non lo sapremo mai. La sola certezza è che se è vero che il Covid-19 si trasmette con il respiro, con gli starnuti ed è presente sulle superfici e nell’aria, allora lo incontreremo almeno una volta sulla nostra strada. Se una parte della popolazione fa dei sacrifici, bisogna remare tutti dalla stessa parte, e chi governa deve offrire garanzie concrete, agire e decidere al meglio, e se commette errori, dopo uno, due, tre mesi non continuare a ripeterli. Si dice che le mascherine siano obbligatorie, ma di fatto non si riescono a reperire; in Tv si annunciano milioni di esemplari in arrivo dalla Cina e dalla Germania, ma anche da altri paesi, alcune fabbriche si sono trasformate e producono migliaia di pezzi al giorno, ma niente, i cittadini non riescono a trovarle e se per fortuna dovesse succedere si pagheranno care, con l’iva al 22%, proprio come un bene di lusso, ma senza griffe. Perché ci è stato chiesto di stare a casa? Facciamo due conti: perché i tamponi sono pochissimi? Perché gli ospedali e i laboratori non riescono ad  analizzarli, in più mancano i reagenti; riepilogando mancano reagenti per i tamponi e mascherine.

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Sistema di allerta Covid-19 allo Spallanzani di Roma

All’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, vi è una struttura protetta con stanze di alto isolamento, misure che in passato sono servite per altre malattie infettive, fra cui l’Ebola. Le stanze di isolamento sono fatte in muratura e vetri, non è possibile avere nessun contatto con l’esterno. Il personale sanitario indossa equipaggiamento altamente protettivo, tute, mascherine, occhiali.

Fin dal primo D.P.C.M con cui venivano prese misure di contenimento del contagio da Covid-19 per tutto il paese, abbiamo visto come le diverse regioni hanno recepito e a volte anche interpretato tali misure, talora inasprendole a seconda delle circostanze. In questi giorni si sta parlando della fase 2, di quella fase che dovrebbe traghettarci verso una pseudo-normalità, con l’apertura di alcune attività, seguendo piani di sicurezza ben definiti, per evitare una seconda ondata di contagi. Alcune regioni rispetto ad altre sono riuscite a contenere il contagio grazie alle restrizioni imposte dai Governatori, ma anche con le risposte che la Sanità locale ha saputo dare. L’Ospedale Spallanzani di Roma ha accolto e curato la coppia di cinesi affetta da Coronavirus, il primo caso in assoluto in Italia. Nella Regione Lazio è attivo un sistema che collega 118, ospedali, terapie intensive e pronti soccorso attraverso un network di controllo per le malattie infettive, il sistema Advice e lo Spoke and Hub. Tale sistema è utilizzato per le emergenze quali ictus e infarto, ma anche malattie infettive.  Ad esempio,vi è una stroke Unit, che lancia un Alert e individua il reparto più vicino e più adatto al paziente da trattare. Il sistema adottato dallo Spallanzani è stato utilizzato per il morbillo e altre emergenza come l’Epatite A. Quando arriva un paziente subito si attiva una connessione fra pronto soccorso e 118, le terapie intensive regionali e attraverso lo spoke and hub il medico potrà consultare con tempestività lastre ed esami diagnostici, tac e potrà parlare addirittura anche con il paziente. Questo sistema permette di tenere sotto controllo eventuali focolai di contagio, e in condizione di bassi casi di positivi funzionare al meglio delle sue potenzialità.

Non bisogna dimenticare che proprio allo Spallanzani è stato isolato in meno di 48 ore il Genoma Covid-19. In tale occasione il Ministro Roberto Speranza dichiarò: Significa molte opportunità di poterlo studiare e capire e di verificare meglio cosa si può fare per bloccarne la diffusione. Si è trattato, in effetti di un passo importante che ha aperto nuove porte per lo sviluppo di soluzioni terapeutiche. Anche il Governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti applaudì il direttore del laboratorio di Virologia dello Spallanzani, la ricercatrice che per l’occasione affermò  che il risultato raggiunto è un successo di tutta la squadra ed è una ulteriore testimonianza dell’eccellenza scientifica dello Spallanzani, istituto dove la ricerca non è mai fine a se stessa, ma ha come obiettivo ultimo e concreto il miglioramento delle cure per i pazienti. 

La più giovane virologa del Team che ha isolato il Covid-19 è Francesca Colavita, 31 anni e precaria con un contratto a tempo determinato, lavora allo Spallanzani da sei anni. Dopo l’isolamento del genoma Covid-19 è arrivata la promessa dell’Assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato di un contratto stabile e una foto con il Ministro Roberto Speranza.

Cambiamenti nei consumi al tempo di Covid-19

In poche settimane sono cambiate le abitudini di milioni di italiani, nel frattempo si preannuncia una crisi economica, che già sta facendo vedere i suoi effetti. Il fattore tempo è fondamentale, per cui il Governo oltre ai provvedimenti varati dovrà nei prossimi giorni decidere le aperture delle attività e le modalità con cui si ritornerà alla normalità. Di pari passo con la crisi che è in atto , alcuni settori dell’economia sono cresciuti enormemente, sono quelli che riguardano gli e-commerce e gli acquisti on line. I prodotti che più si acquistano sono quelli alimentari, ma anche tecnologici e gli integratori. Il tempo libero è diventato più ampio, tanto da spingere milioni di consumatori a fare abbonamenti a pay-tv, ad acquistare corsi on line e a leggere di più, sia in cartaceo, sia e-book, libri digitali. Tante altre soluzioni si possono trovare sul Web e Lavoro: idee in rete

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La prima fase Covid-19 Economia 

Con la chiusura di molte attività, paradossalmente si sono create nuove opportunità di lavoro, basti pensare al personale sanitario che è stato assunto senza alcun concorso. Basti pensare alla riqualificazione e costruzione di ospedali, per ospitare malati di Covid-19 che hanno prodotto nell’immediato nuovi posti di lavoro. Molte imprese hanno adottato fin da subito lo Smart Working, principalmente la pubblica amministrazione. Un ulteriore crescita si è registrata nelle società di Software di Smart working. Si spera che alla ricerca scientifica e ai ricercatori siano destinati più fondi, in modo da non costringere nessuno ad andare all’estero.  

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I rischi a lungo termine dello stare a casa sono molteplici, a parte quello psicologico, che si può tenere sotto controllo facendo attività fisica e meditazione, vi è il cibo e la sedentarietà che possono far insorgere altri tipi di patologie, come spiega questo articolo Coronavirus: sedentarietà e salute; esperto, non mollate

La seconda fase, la riapertura

La fase 2: Per molte imprese del settore produttivo, come si è già detto è di vitale importanza il tempo, per ritornare ad essere operativi quanto prima. Per poterlo fare il Governo dovrà decidere un piano di sicurezza sul lavoro che riguarda le norme da seguire per il contagio da Covid-19. L’OMS si è già espressa in tal senso nei mesi scorsi – In questo articolo sono contenute le misure da adottare sul posto di lavoro in base alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Covid-19: Un mese fa l’OMS avvertiva i paesi di tutto il mondo sul rischio di un contagio globale

La ripresa o seconda fase, in realtà si snoda attraverso differenti fasi. Le aperture nel settore produttivo e industriale dovranno essere funzionali, perché molte realtà industriali sono legate l’una all’altra. Si consolideranno e cresceranno (facilmente prevedibile) i lavori digitali.

Le precauzioni non dovranno mai essere sottovalutate; il Sistema Sanitario Nazionale provvederà a rilasciare un certificato medico, con il quale si potrà ritornare alle proprie attività. Le modalità non si conoscono ancora, come non si sa ancora se una persona guarita ha anticorpi che la proteggeranno per un tempo lungo. Ciò che è certo è che con il Covid-19 bisognerà conviverci e rimodulare la nostra vita e le nostre abitudini. Una delle novità è una App, che consentirà a chiunque di relazionarsi con il medico e con il SSN, anche al fine di prenotare un tampone o ottenere il certificato: Covid-19: in arrivo CO4, la App che interagisce con il paziente

 

Italia: Il paese più bello del mondo

Life Style Slow dalla Fan Page di Facebook ha lanciato l’iniziativa “Il Paese più bello del Mondo”: è un invito a raccontare la propria città attraverso gli angoli nascosti e le bellezze da scoprire. L’iniziativa ha l’intento di realizzare un viaggio virtuale attraverso tutta la Penisola nel giorni del Covid-19, nel tempo dilatato e rallentato dall’emergenza, per riscoprire quanto di bello c’è nel nostro Paese. 

Il testo sulla fan page LifeStyleSlow – Raccontiamo l’Italia!!

PARTECIPA a “Il Paese più bello del Mondo”
☀️Racconta la Tua città, i suoi angoli, la bellezza, le piazze ai tempi del COVID-19 – Invia un testo di minimo 250 parole con almeno due immagini descrivendo un evento, un momento o semplicemente le strade e i monumenti della tua città
I Testi saranno pubblicati su 🎯Lifestyleslow🎯 con citazione dell’Autore – RACCONTIAMO L’ITALIA!
📌📌Invio a: dresser7@hotmail.it
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Covid-19: Pipistrello o mano umana, nessuno aveva previsto il fattore X

Medici albanesi in aiuto agli ospedali italiani, sono arrivati con un volo speciale a Verona

“Paesi ricchissimi hanno voltato le spalle agli altri. Noi non siamo ricchi ma neanche privi di memoria” ha dichiarato il Premier albanese Edi Rama e sono parole queste che rimbombano nell’Europa deserta, sconvolta dal Coronavirus Covid-19, ma anche morta, sì perché lo spirito che dovrebbe accomunare i paesi europei è svanito oppure non è mai esistito.

Non siamo privi di memoria: non possiamo non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non abbandonano mai un proprio amico in difficoltà. Oggi siamo tutti italiani, e l’Italia deve vincere e vincerà questa guerra anche per noi, per l’Europa e il mondo intero” ha continuato il Premier albanese. Il 29 marzo 2020 è atterrato all’aeroporto di Verona il volo con a bordo il team di 30 medici albanesi, che andranno ad aiutare i colleghi negli ospedali di Brescia. Nei giorni scorsi sono arrivati medici dalla Russia e si attendono medici dalla Polonia. Nelle scorse settimane gli aiuti al nostro paese sono arrivati anche da altri, come la Germania che ha inviato materiale sanitario.

Sull’emergenza sanitaria che sta dilaniando il mondo in queste settimane impazza qualsiasi tipo di teoria sulle sue origini, dal pipistrello al complotto. Ciò che in questo momento è però più urgente è focalizzare l’attenzione sulla ricerca scientifica, che dovrà testare un vaccino quanto prima e continuare con la sperimentazione dei farmaci che attualmente l’AIFA ha autorizzato per trattare la polmonite da Covid-19.

Perché l’Albania è riconoscente all’Italia?

Nella vicina Albania si parla italiano, ciò fa comprendere quanto sia forte il legame fra i due paesi. L’Albania è scelta ogni anno da molti italiani come meta per le vacanze, per mare e spiagge bellissime. Fino agli anni ’90, il paese è stato chiuso al resto del mondo a causa del Comunismo e dei suoi effetti. Dopo quegli anni difficili il paese è rinato, si è messa in moto l’economia, anche se in modo lento e con una velocità diversa in base alle varie zone. In Albania vi sono dei paesaggi incontaminati, e da qualche tempo si è iniziato anche a costruire, anche se alcune zone restano povere e ancora oggi molti albanesi preferiscono cercare di costruirsi un avvenire proprio in Italia, dove trovano lavori che molti italiani reputano umili. Molti ricordano ancora gli sbarchi in Italia, milioni di albanesi che tentavano di raggiungere l’Italia e trovare una vita migliore, quelli erano i viaggi della disperazione.

Non c’è bisogno di un complotto o di una sfera di cristallo per capire ciò che accadrà nel prossimo futuro, anche se queste sono settimane di frenetico riposo, durante le quali si sta brancolando nel buio assoluto da molti punti di vista. L’attenzione pubblica in questi giorni si focalizza fondamentalmente su due settori: quello della sanità, in particolare la ricerca e quello economico. Per quale motivo l’Italia sia stata colpita dal virus per prima e in modo così violento, probabilmente resterà un mistero. Fra le tante ipotesi o possibilità restano dubbi, però anche se i “Complottisti”, in un certo senso avessero ragione, chiunque abbia pensato ad un eventuale piano è comunque una mente umana, la quale può fallire o compiere qualche passo falso. Ciò che sta accadendo e ciò che è accaduto in queste settimane in Italia è tutto e il contrario di tutto, ad iniziare dall’emergenza dichiarata il 31 gennaio e la chiusura parziale del paese arrivata solo l’8 marzo. L’Italia è un paese con mille risorse, ricco sotto tanti punti di vista, anche se non ha mai avuto governi all’altezza delle sue bellezze e delle sue potenzialità. Un pipistrello o una fredda mente umana non potrebbero prevedere o costruire in laboratorio, nemmeno se lo volessero, la forza e il coraggio, la solidarietà e la generosità, la capacità di rialzarsi, ma anche la forte vocazione alla creatività, la capacità di intrattenere buoni rapporti di amicizia, per cui molti paesi, ultimo l’Albania, si sono mossi in soccorso dell’Italia, inviando aiuti e medici. Un pipistrello non potrebbe mai immaginare eccellenze in campo medico e nella ricerca scientifica (da sempre bistrattata e sottopagata, che stupidi!). Nessuno potrebbe creare in provetta la spiritualità e il senso di appartenenza, il sentimento religioso, a cui molti si rivolgono in questo momento difficile. Troppe cose stanno accadendo e stanno cambiando minuto per minuto, ma molte sono positive, work in progress, di resistenza, di ricerca, di lotta, di preghiera. Accadrà qualcosa che va oltre ogni comprensione umana, pipistrello o mente.

Le case di moda scendono in campo per l’emergenza Covid-19

La creatività si trasforma in generosità, è quello che sta accadendo in Italia. Ma ora il fiume della solidarietà si è innescato in tutto il mondo.

Ancora una volta l’Italia fa da traino alla condivisione e vince sempre le gare dove conta il cuore. Le grandi case di moda italiane combattono il Coronavirus trasformandosi in fabbriche di mascherine e camici, e  anche gli stilisti stranieri stanno seguendo l’esempio dell’Italia. Gucci, Prada a anche Armani stano producendo senza un marchio, rinunciando al brand che il contraddistingue. Niente più abiti firmati di alta moda quindi, ma camici protettivi monouso. Giorgio Armani ha anche donato agli ospedali 2 milioni di euro alla Protezione Civile e agli ospedali Luigi Sacco, San Raffaele, Istituto dei Tumori di Milano e dello Spallanzani di Roma, e ha fatto sapere di aver convertito i suoi stabilimenti di Trento, Carré, Matelica e Settimo; infatti qui si produrranno camici destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il Coronavirus.

Gucci ha lanciato una campagna di crowdfunding chiamata We Are All In This Together con la quale invita i suoi 70 milioni di follower a partecipare diventando #changemakers.

La casa di moda Valentino si è unita alle aziende del lusso toscane (da Prada a Ferragamo) che si sono attivate per produrre mascherine e camici. Inoltre, Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, hanno devoluto un milione di euro al Policlinico Agostino Gemelli di Roma.

Gildo Zegna, Ceo di Ermenegildo Zegna afferma:  «In Zegna crediamo che le nostre azioni di oggi determinino il nostro domani. La pandemia che stiamo affrontando è un appello per tutti ad agire. Ognuno di noi deve fare la propria parte per contrastare questa emergenza globale», La casa Zegna dedicherà una parte delle linee produttive dei suoi impianti in Italia e Svizzera alla produzione di mascherine mediche e camici monouso sia per i propri dipendenti sia per medici e operatori sanitari.

Prada ha avviato la produzione il 18 marzo con un piano di consegne di 80 mila camici e 110  mila mascherine per gli ospedali toscani, che terminerà il 6 aprile. La lista dei grandi marchi italiani che stanno contribuendo alla lotta contro il Covid-19 è lunga: Bulgari dopo una consistente donazione allo Spallanzani, produrrà gel disinfettante al posto dei profumi (6 mila pezzi al giorno), Gioielli Damiani ha messo a disposizione della Protezione civile un edificio acquistato per la sede produttiva, Dolce e Gabbana finanziano un importante studio coordinato dal Professor Albero Mantovani riguardo alle risposte al Coronavirus del sistema immunitario. Ancora la casa Geox regala un milione di euro al Veneto. 200 mila euro donati alla terapia intensiva del San Raffaele di Milano da Donatella Versace e da sua figlia Allegra. Dieci milioni di euro arrivano da Moncler e sono destinati all’Ex fiera di Milano, trasformata in polo ospedaliero con 400 posti di rianimazione.

 

Cosa vuol dire prendere la vita con filosofia? Il Covid-19 fra fantasia e immaginazione

Video e foto divertenti, i social nei tempi del Covid-19, Maschere Sub trasformate in respiratori, Street art Acquatica

Mai come in questo momento è importante non mollare, e per farlo ci sono tanti strumenti e risorse alle quali attingere.  Anche in tempi di Covid-19 il potere della meditazione, ad esempio, è sottovalutato da molti, e anche se esistono delle tecniche e i risultati arrivano dopo mesi di esercizio, nulla ci vieta di trovare un angolo della casa e pure dentro noi stessi dove liberare la mente e ritrovare le energie giuste per affrontare i momenti difficili. Tutto ciò che ci serve c’è, chi ha creato l’uomo sapeva benissimo a quali prove sarebbe andato incontro.

L’ironia e la fantasia sono solo degli aspetti attraverso cui si manifesta questa forza innata. Molti direbbero “vedere il bicchiere mezzo pieno”, “cercare il sole anche dove non c’è”,  in effetti, vi sono tantissimi modi di dire, che citano la forza d’animo. La realtà è che lo spirito giusto per affrontare la vita è quello di guardare oltre, la parte più bella sono gli orizzonti, sono terre vicine e lontane dove cercare la svolta e le forze necessarie.

Covid-19 per i social

Con l’arrivo della pandemia, sui social girano video e foto divertenti, che hanno lo scopo di esorcizzare la paura e per non perdersi in uno dei momenti più bui della nostra storia.

In alcune occasioni l’ironia e la fantasia può aiutare a trovare soluzioni, si dice infatti che la creatività arrivi dallo spirito, tanto è vero che un simpatico napoletano ha inconsapevolmente ispirato (Non sappiamo se sia stato effettivamente lui o altri a dare l’input) l’idea di Respiratori ricavati dalle maschere Sub di Decathlon, come si legge nell’articolo sul corriere di San Nicola L’ironia partenopea ai tempi del Covid-19

“Easy Covid-19 è il nome del dispositivo che una Start Up di Brescia si appresta a realizzare, seguendo i suggerimenti di un ex primario, Renato Favero. Già prima dello scoppio dell’emergenza, a Napoli in Via Toledo un anziano signore passeggiava con una maschera con boccaglio fra l’incredulità dei passanti”  è quanto si legge sul corriere di San Nicola, anche se si anche pensare che la paternità del nuovo dispositivo medico per il Covid-19 possa appartenere a Blub, lo street art fiorentino, diventato famoso per aver lanciato “L’arte sa nuotare“, una serie di dipinti su muri, dove l’originale artista raffigura opere d’arte con la maschera da Sub.

La Street Art ha una missione indubbiamente lodevole, cioè quella di regalare felicità a tutti, perché le opere una volta dipinte diventano patrimonio di tutti, proprio come ha deciso di fare la Start Up che realizzerà i nuovi respiratori dalle maschere Sub. Infatti, gli amministratori hanno deciso di condividere la metodologia usata per la produzione, senza metterci su nessun tipo di vincolo o brevetto. E ancora, proprio come ha fatto il simpatico vecchietto che per via Toledo indossava la maschera da Sub, se non altro avrà strappato un sorriso ai passanti e tutto questo sempre gratuitamente.

Ma veniamo alla domanda. Prenderla con filosofia cosa significa? Se la filosofia è l’amore per la sapienza, questo modo di dire ci suggerisce un comportamento filosofico. Ricordandosi di non deprimersi di fronte ai problemi e alle difficoltà, prendendo appunto l’esempio dai filosofi, ritenuti  pazienti e saggi.

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Le bufale, cioè le bugie social si sono intensificate, come avviene in queste occasioni; purtroppo anche se si avverte di verificare le fonti, molte persone ci cascano, credendo a tutto o quasi. Vi sono molte regole che ci possono far scoprire una bufala, la prima è quella di ricercare la notizia su siti ufficiali e autorevoli. 

bufale

In fondo siamo italiani e come dice uno striscione…

CE LA POTIAMO FARE

Istituto Superiore Sanità: Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19

Il Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi al COVID-19 in Italia è basato su dati aggiornati al 20 marzo 2020. 

Purtroppo non tutta la popolazione è stata sottoposta al tampone per la positività al Coronavirus, per cui i dati relativi ai deceduti positivi rappresentano solo un termometro (importante strumento) per poter analizzare l’andamento della pandemia.

Avere un quadro delle caratteristiche dei pazienti deceduti aiuta a comprendere meglio in che modo si evolve l’epidemia, e di conseguenza imparare a conoscere un nemico invisibile può aiutare a fare le mosse giuste e ad avere meno paura.

Il Report descrive le caratteristiche di 3200 pazienti deceduti e positivi al COVID-19 – La prima cosa da sottolineare e che anche la Protezione Civile rammenta durante la quotidiana diramazione del bollettino è che non è possibile sapere la causa certa del decesso dei pazienti positivi, proprio perché nella maggior parte dei casi si tratta di pazienti con pre-esistenti patologie. 

DATI AGGIORNATI AL 20 MARZO 2020

ETA’ MEDIA 78,5  – LE DONNE HANNO UN’ETA’ PIU’ ALTA (82) – UOMINI (79)

PATOLOGIE PIU’ COMUNI OSSERVATE NEI PAZIENTI DECEDUTI: CARDIOPATIA ISCHEMICA, FIBRILLAZIONE ATRIALE, ICTUS, IPERTENSIONE ARTERIOSA, DIABETE MELLITO, DEMENZA, BPCO, CANCRO ATTIVO NEGLI ULTIMI 5 ANNI, EPATOPATIA CRONICA, INSUFFICIENZA RENALE CRONICA – TALE DATO E’ STATO OTTENUTO SUL 15% DEL CAMPIONE COMPLESSIVO

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Complicanze
L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,5% dei casi), seguita da danno renale acuto (29,2%), danno miocardico acuto (10,4%) e sovrainfezione (8,5%).
Terapie farmacologiche
Durante il ricovero, l’84% dei pazienti deceduti COVID-19 positivi assumeva terapia antibiotica, meno utilizzata era la terapia antivirale (54%) e quella steroidea (31%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di COVID-19. Nel 18.6% dei casi sono state utilizzate tutte e 3 le terapie.
Prima del ricovero in ospedale, il 36% dei pazienti deceduti COVID-19 positivi seguiva una terapia con ACE-inibitori ed il 16% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina). Questo dato può però essere sotto-stimato in quanto non sempre dalle cartelle cliniche era possibile evincere la terapia eseguita prima del ricovero.

sintomi

statistica

Decessi di età inferiore a 50 anni

Alla data del 20 marzo sono 36 dei 3200 (1.1%) pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 9 di questi avevano meno di 40 ed erano 8 persone di sesso maschile ed 1 di sesso femminile con età compresa tra i 31 ed i 39 anni. Di 2 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 7 presentavano gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).

fonte: Epicentro ISS

Covid-19: Un mese fa l’OMS avvertiva i paesi di tutto il mondo sul rischio di un contagio globale

Il 27 febbraio 2020 l’OMS ha pubblicato il documento di orientamento “Preparare il posto di lavoro per COVID-19”, che conteneva tutte le misure da adottare per ridurre i rischi di contagio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità già un mese fa avvertiva sulla pericolosità della diffusione del Virus. Di seguito riportiamo la traduzione del testo integrale del documento, dal quale si comprende solo oggi, come la diffusione poteva essere evitata o ridotta. Non si capisce bene però, per quale motivo per quale motivo il Ministro della Salute abbia dichiarato che in Italia non c’era il reale pericolo che il Coronavirus potesse diffondersi. Come sia possibile affermare che un Virus non si diffonda, resta un mistero, dal momento che si tratta di influenza (come le influenze stagionali, che ogni anno arrivano dall’estero e che ogni anno, puntualmente preoccupano i governi, tanto da preparare Vaccini) e come tale potenzialmente può oltrepassare i confini. Purtroppo i dubbi e i misteri che avvolgono questi giorni saranno chiariti solo con il tempo, resta di fatto che un documento emanato il 27 febbraio 2020 dall’OMS, un’organizzazione mondiale, i cui contenuti e comunicazioni appaiono perfino nel sito ufficiale del Ministero della Salute non abbia avuto la giusta diffusione. Approssimazione? Leggerezza?

Nel documento, si legge chiaramente che l’OMS dichiara che esiste un alto rischio che il COVID-19 si diffonda in altri paesi del mondo. Viene da domandarsi chi dovrebbe leggere i documenti e le comunicazioni dell’OMS?

Traduzione Getting your workplace ready for COVID-19

27 Febbraio 2020

Preparare il posto di lavoro per il COVID-19

Nel gennaio 2020 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato lo scoppio di una nuova malattia da coronavirus nella provincia di Hubei, in Cina, come un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale. L’OMS ha dichiarato che esiste un alto rischio che la coronavirus del 2019 (COVID-19) si diffonda in altri paesi del mondo.

L’OMS e le autorità sanitarie pubbliche di tutto il mondo stanno prendendo provvedimenti per contenere l’epidemia di COVID-19. Tuttavia, il successo a lungo termine non può essere dato per scontato. Tutte le sezioni della nostra società, comprese le imprese e i datori di lavoro, devono svolgere un ruolo se vogliamo fermare la diffusione di questa malattia.

Come si diffonde COVID-19

Quando qualcuno che ha COVID-19 tossisce o espira rilasciano goccioline di liquido infetto. La maggior parte di queste goccioline ricade su superfici e oggetti vicini, come scrivanie, tavoli o telefoni. Le persone potrebbero catturare COVID-19 toccando superfici o oggetti contaminati e quindi toccando gli occhi, il naso o la bocca. Se si trovano a meno di un metro da una persona con COVID-19, possono catturarlo respirando goccioline espirate o espirate da loro. In altre parole, COVID-19 si diffonde in modo simile all’influenza. La maggior parte delle persone infette da COVID-19 presenta sintomi lievi e guarisce. Tuttavia, alcuni continuano a soffrire di malattie più gravi e possono richiedere cure ospedaliere. Il rischio di malattie gravi aumenta con l’età: le persone di età superiore ai 40 anni sembrano essere più vulnerabili di quelle di età inferiore ai 40 anni.

Le persone con sistema immunitario indebolito e le persone con condizioni come diabete, malattie cardiache e polmonari sono anche più vulnerabili alle malattie gravi.

Semplici modi per prevenire la diffusione di COVID-19 sul posto di lavoro

Le misure a basso costo di seguito aiuteranno a prevenire la diffusione di infezioni sul posto di lavoro, come raffreddori, influenza e mal di stomaco, e proteggeranno clienti, appaltatori e dipendenti.I datori di lavoro dovrebbero iniziare a fare queste cose ora, anche se COVID-19 non è arrivato nelle comunità in cui operano. Possono già ridurre i giorni lavorativi persi a causa di malattia e interrompere o rallentare la diffusione di COVID-19 se arriva in uno dei luoghi di lavoro.Assicurarsi che i luoghi di lavoro siano puliti e igienici, superfici (ad es. scrivanie e tavoli) e oggetti (ad es. telefoni, tastiere) devono essere puliti regolarmente con disinfettante Perché? Perché la contaminazione su superfici toccate da dipendenti e clienti è uno dei modi principali in cui COVID-19 si diffonde.

Promuovere il lavaggio regolare e accurato delle mani da parte di dipendenti, appaltatori e clienti, collocare i dispenser per strofinare le mani igienizzanti in luoghi importanti intorno al luogo di lavoro. Accertarsi che questi distributori vengano ricaricati regolarmente.  Mostra poster che promuovono il lavaggio delle mani – chiedi all’autorità sanitaria pubblica locale per questi o cerca su http://www.WHO.int.  Combinalo con altre misure di comunicazione come l’offerta di assistenza da parte di responsabili della salute e sicurezza sul lavoro, briefing durante le riunioni e informazioni sull’intranet per promuovere il lavaggio delle mani, Assicurarsi che il personale, gli appaltatori e i clienti abbiano accesso ai luoghi in cui possono lavarsi le mani con acqua e sapone. Perché? Perché il lavaggio uccide il virus sulle mani e impedisce la diffusione di COVID-19 Promuovere una buona igiene respiratoria nei luoghi di lavoro.

Mostra poster che promuovono l’igiene respiratoria. Combinalo con altre misure di     comunicazione come l’offerta di assistenza da parte di responsabili della salute e della sicurezza sul lavoro, informazioni in occasione di riunioni e informazioni sull’intranet, ecc.Assicurati che sul tuo posto di lavoro siano disponibili maschere per il viso e / o fazzoletti di carta, per coloro che sviluppano naso che cola o tosse al lavoro, insieme a contenitori chiusi per smaltirli igienicamente. Perché? Perché una buona igiene respiratoria impedisce la diffusione di COVID-19. Consigliare ai dipendenti e agli appaltatori di consultare i consigli di viaggio nazionali prima di partire per viaggi di lavoro. Informa i tuoi dipendenti, appaltatori e clienti che se COVID-19 inizia a diffondersi nella tua comunità chiunque abbia anche una tosse lieve o febbre bassa (37,3 C o più) deve rimanere a casa. Dovrebbero anche rimanere a casa (o lavorare da casa) se hanno dovuto assumere farmaci semplici, come paracetamolo / acetaminofene, ibuprofene o aspirina, che possono mascherare i sintomi dell’infezione, utilizzare.  Continuare a comunicare e promuovere il messaggio secondo cui le persone devono rimanere a casa anche se hanno solo lievi sintomi di COVID-19. Visualizza i poster con questo messaggio nei tuoi luoghi di lavoro. Combina questo con altri canali di comunicazione comunemente utilizzati nella tua organizzazione o azienda. I servizi di salute sul lavoro, le autorità sanitarie pubbliche locali o altri partner potrebbero aver sviluppato materiali per campagne per promuovere questo messaggio. Rendere chiaro ai dipendenti che saranno in grado di contare questa pausa come congedo per malattia.

Cose da considerare quando tu e i tuoi dipendenti viaggiate

Prima di viaggiare

Assicurati che la tua organizzazione e i suoi dipendenti dispongano delle informazioni più recenti sulle aree in cui COVID-19 si sta diffondendo. Puoi trovarlo su World Health Organization Coronavirus Disease.

Sulla base delle informazioni più recenti, l’organizzazione dovrebbe valutare i benefici e i rischi relativi ai piani di viaggio imminenti. Evitare di inviare dipendenti che potrebbero essere a maggior rischio di malattie gravi (ad es. dipendenti più anziani e persone con patologie quali diabete, malattie cardiache e polmonari) in aree in cui si sta diffondendo COVID-19. Assicurarsi che tutte le persone che viaggiano verso località che segnalano COVID-19 siano informate da un professionista qualificato (ad es. servizi sanitari del personale, fornitore di assistenza sanitaria o partner di sanità pubblica locale). Prendere in considerazione la possibilità di rilasciare dipendenti che stanno per viaggiare con piccole bottiglie (meno di 100 CL) di prodotti a base di alcol a mano. Questo può facilitare il lavaggio regolare delle mani.

Durante il viaggio:

Incoraggiare i dipendenti a lavarsi le mani regolarmente e stare ad almeno un metro dalle persone che tossiscono o starnutiscono. Assicurare che i dipendenti sappiano cosa fare e chi contattare se si sentono male durante il viaggio. Assicurarsi che i dipendenti rispettino le istruzioni delle autorità locali in cui viaggiano. Se, ad esempio, le autorità locali dicono loro di non andare da qualche parte, dovrebbero conformarsi a ciò. I dipendenti devono rispettare tutte le restrizioni locali in materia di viaggi, spostamenti o grandi riunioni.

Quando tu o i tuoi dipendenti tornate dal viaggio:

I dipendenti che sono tornati da un’area in cui si sta diffondendo COVID-19 devono monitorare i sintomi per 14 giorni e misurare la temperatura due volte al giorno.Se sviluppano anche tosse lieve o febbre bassa (ovvero una temperatura di 37,3 C o più), dovrebbero rimanere a casa e autoisolarsi. Ciò significa evitare il contatto ravvicinato (un metro o più vicino) con altre persone, compresi i familiari. Dovrebbero anche telefonare al proprio fornitore di assistenza sanitaria o al dipartimento di sanità pubblica locale, fornendo loro dettagli sui loro recenti viaggi e sintomi.

Preparare la tua azienda nel caso in cui COVID-19 arrivi nella tua comunità

Sviluppa un piano su cosa fare se qualcuno si ammala con il sospetto COVID-19 in uno dei tuoi luoghi di lavoro. Il piano dovrebbe includere l’inserimento della persona malata in una stanza o area in cui sono isolati dagli altri sul posto di lavoro, limitando il numero di persone che hanno contatti con la persona malata e contattando le autorità sanitarie locali. Considerare come identificare le persone che potrebbero essere a rischio e supportarle, senza invitare lo stigma e la discriminazione sul posto di lavoro. Ciò potrebbe includere persone che hanno recentemente viaggiato in un’area segnalando casi, o altro personale che ha condizioni che li mettono a maggior rischio di malattie gravi (ad esempio diabete, malattie cardiache e polmonari, età avanzata).

Informa l’autorità sanitaria pubblica locale che stai sviluppando il piano e richiedi il loro contributo. Promuovere il telelavoro regolare all’interno dell’organizzazione. Se c’è un focolaio di COVID-19 nella tua comunità, le autorità sanitarie possono consigliare alle persone di evitare i trasporti pubblici e luoghi affollati. Il telelavoro aiuterà la tua attività a continuare a funzionare mentre i tuoi dipendenti sono al sicuro. Sviluppare un piano di emergenza e di continuità operativa per un focolaio nelle comunità in cui opera la tua azienda. Il piano aiuterà a preparare la vostra organizzazione alla possibilità di un focolaio di COVID-19 nei suoi luoghi di lavoro o comunità.

Il Piano può anche essere valido per altre emergenze sanitarie

Il piano dovrebbe comprendere come mantenere attiva la tua attività anche se un numero significativo di dipendenti, appaltatori e fornitori non può arrivare nella tua sede di attività, a causa di restrizioni locali sui viaggi o perché sono malati. Comunicare ai dipendenti e agli appaltatori il piano e assicurarsi che siano consapevoli di ciò che devono fare – o non fare – nell’ambito del piano. Sottolinea i punti chiave come l’importanza di stare lontano dal lavoro anche se hanno solo sintomi lievi o hanno dovuto assumere farmaci semplici (ad esempio paracetamolo, ibuprofene) che possono mascherare i sintomi. Assicurati che il tuo piano affronti la salute mentale e le conseguenze sociali di un caso di COVID-19 sul posto di lavoro o nella comunità e offri informazioni e supporto. Per le piccole e medie imprese senza supporto interno per la salute e il benessere del personale, sviluppare partenariati e piani con i fornitori di servizi sanitari e sociali locali prima di qualsiasi emergenza. L’autorità sanitaria locale o nazionale potrebbe essere in grado di offrire supporto e orientamento nello sviluppo del piano.

Ricorda:Ora è il momento di prepararsi per COVID-19. Semplici precauzioni e pianificazione possono fare la differenza. L’azione ora ti aiuterà a proteggere i tuoi dipendenti e la tua azienda. Come rimanere informato:   Trova le ultime informazioni dall’OMS su dove si sta diffondendo COVID-19: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports/·   Consigli e indicazioni dell’OMS su COVID-19 https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019

Testo integrale del testo in lingua inglese

Si conosce poco del Coronavirus, ma ogni giorno arrivano dati, statistiche e numeri che potranno aiutare scienziati e tecnici a fare più luce sul futuro. L’emergenza Covid-19 continuerà anche se con modalità che muteranno in base alle scoperte dei prossimi mesi. Le misure messe a punto dall’OMS sia per i privati sia per le aziende avranno ancora valore ed entreranno nella quotidianità per molto tempo.

 

 

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