Vaia Cube, l’amplificatore che dà voce agli alberi caduti

Intervista ai fondatori di Vaia, startup trentina che ha ideato un amplificatore per smartphone fatto con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta.

Vaia è una startup trentina che ha progettato un cubo di legno di 10 centimetri fatto con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia del 2018.

Un amplificatore di suoni e musica, un’idea circolare venuta in mente a tre giovani trentenni, Giuseppe AddamoFederico Stefani e Paolo Milan.

L’Intervista ai fondatori di Vaia

Come nasce l’idea di una cassa acustica riutilizzando il legno caduto durante le tempeste?

Il nostro progetto è nato da un semplice quesito: è possibile rispondere in modo concreto alle conseguenze di un disastro climatico? Se sì, come?

Ci abbiamo pensato a lungo per giungere a una conclusione: ripartire dalla distruzione per creare qualcosa di nuovo, qualcosa di bello. Ecco come nasce VAIA, nome che prima della creazione della nostra startup era associato solo alla tempesta, e adesso è il nome del nostro amplificatore in legno totalmente naturale, il VAIA Cube,realizzato proprio dagli abeti e dai larici recuperati dalle zone duramente colpite.

Abbiamo voluto dare al nostro prodotto un design iconico, portatore di un messaggio più grande, metaforico: risvegliare la coscienza collettiva “amplificando” l’attenzione sul problema ambientale.

Pertanto abbiamo deciso di investire sull’amplificazione data dalla conformazione naturale del legno. Il valore simbolico del VAIA Cube, unito al suo elevato valore estetico, rappresenta il nostro punto di forza ed è ciò di cui siamo orgogliosi.

Come nasce la startup?

La startup nasce il 12 settembre del 2019 a Roma con l’ambizione di raccontare una storia di resilienza e di rinascita. Il nome Vaia era inizialmente associato alla tempesta che ha colpito il Nord-Est Italia nell’ottobre 2018, ora VAIA è collegato a una realtà imprenditoriale, con valenze positive.

Oggi infatti VAIA è un prodotto artigianale Made in Italy, un progetto di economia circolare, una visione di futuro. La nostra vision è di realizzare oggetti utili sia per l’uomo che per la natura, recuperando materie prime provenienti da luoghi colpiti da calamità naturali, come gli alberi (principalmente abeti e larici) delle Dolomiti.

È un modo concreto per restituire dignità alle risorse naturali di un ecosistema colpito da una calamità. In futuro vogliamo intervenire in altre realtà, generando benefici per l’intero ecosistema all’interno del quale operiamo.

Ma VAIA vuole essere anche un tentativo di sensibilizzazione sull’importanza dell’impatto ambientale che ogni giorno viene generato dalla nostra società, coinvolgendo cittadini, istituzioni, aziende.
 

Come recuperate la materia prima, ovvero il legno?

Collaboriamo con falegnamerie locali che recuperano gli alberi in modo sostenibile, con la certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes). In particolare, collaboriamo con 4 artigiani in Lombardia, a Trento, in Val di Fiemme e in Veneto.

Per noi infatti è di fondamentale importanza coinvolgere la comunità e creare benefici che portino valore non solo economico ma anche senso di appartenenza.

Sebbene VAIA sia ancora una piccola realtà, in futuro vorremmo creare dei veri circuiti di economia circolare legati al territorio e alle zone colpite dalla tempesta. E magari in futuro applicare il modello utilizzato per VAIA anche ad altre realtà.

E come funziona la fase di distribuzione?

Commercializziamo il VAIA Cube sul nostro sito, per avere il controllo diretto delle vendite e tutelare il progetto e chi decide di sostenerlo.

Tuttavia, abbiamo deciso anche di collaborare selettivamente con alcuni rivenditori fisici (Pordenone, Trento, Bologna, Venezia, Imola, Belluno) che rispecchiano i valori di VAIA:

  • attenzione per l’ambiente,
  • per l’economia circolare,
  • per il design Made in Italy
  • e per il territorio.


Potete trovare la lista dei negozi “ambassador” di VAIA sul nostro sito.
 

Qual è stata la reazione degli abitanti della Valsugana alla vostra iniziativa?

La comunità montana ha accolto con grande entusiasmo la nostra attività. Abbiamo ricevuto un sostegno incondizionato in tantissime occasioni. Un esempio è la Banca rurale di Pergine, che ci ha aiutato nell’ottenimento di un mutuo a tasso agevolato riservato alle startup.

Abbiamo altresì piantato i nostri primi 500 alberi nella Val di Fassa, per rendere concreto e tangibile il nostro impegno di riqualifica del territorio. Nei prossimi giorni partirà la seconda ripiantumazione in Val di Zoldo, in Veneto.

fonte:cure-naturali ; immagini:Credit foto
©Vaia

Banksy finanzia una nave per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo

La notizia è apparsa su TheGuardian. La Louise Michel è il nome della nave decorata con un graffito dello Street Artist Banksy, ha un equipaggio di attivisti europei. La comandante, Pia Klemp, è stata già alla guida della la Sea-Watch 3.

l’artista britannico Banksy ha deciso finaziato una barca per salvare i rifugiati nel Mediterraneo. Come riporta il quotidiano inglese la nave già salvato 89 persone, in attesa di trovare un porto sicuro in cui sbarcare.

Louise Michel è il nome della femminista francese anarchica. La nave ha uno scafo bianco e rosa brillante ed è decorata con un’opera d’arte di Banksy che raffigura una bambina con un giubbotto di salvataggio. Nonostante sia molto piccola, la Louise Michel è più veloce di altre navi di soccorso utilizzate delle ONG. Si tratta di uno yacht a motore di 31 metri, che batte bandiera tedesca. La comandante, Pia Klemp è già stata alla guida di diverse navi di ONG.  L’artista le ha scritto: “Ciao Pia, ho letto di te sui giornali. Sembri una tipa tosta. Sono un artista britannico e ho fatto alcuni lavori sulla crisi dei migranti, ovviamente non posso tenere per me i soldi che ho guadagnato. Puoi usarli per comprare una barca o qualcosa del genere? Per piacere, fammi sapere. Complimenti! Banksy”.

Pia Klemp – foto Lisa Hoffmann

Tutto l’equipaggio sposa le idee dell’artista: tutti a bordo si identificano come attivisti antirazzisti e antifascisti a sostegno di un cambiamento politico radicale.
Lea Reisner, infermiera e coordinatrice della prima operazione di salvataggio, ha detto che si tratta di un progetto anarchico, che vuole riunire diverse lotte per la giustizia sociale, inclusi i diritti delle donne e del collettivo LGBTIQ, l’uguaglianza, i diritti dei migranti, l’ambientalismo e i diritti degli animali. La pianificazione della loro prima missione si è svolta in segreto tra Londra, Berlino e Burriana. L’equipaggio temeva che se fosse circolata la voce che un progetto finanziato da Banksy sarebbe presto salpato verso il Mediterraneo per soccorrere i migranti, le autorità europee avrebbero potuto tentare di ostacolare la missione. Per questo motivo, hanno deciso di diffondere la notizia solo dopo aver effettuato il primo salvataggio in mare.

Con una velocità massima di 27 nodi, la Louise Michel sarebbe in grado di “superare si spera la cosiddetta guardia costiera libica prima che salgano sulle barche con rifugiati e migranti e li riportino nei campi di detenzione in Libia”, ha detto Klemp.

Tavoli istituzionali con i trafficanti

I soccorritori marittimi non statali hanno a lungo criticato il ritorno in massa dei migranti in Libia da parte della guardia costiera libica in collaborazione con gli Stati membri dell’UE. Organizzazioni internazionali hanno accusato la guardia costiera libica di maltrattare le persone in mare o di venderle alle milizie nei porti libici dopo averle intercettate.

fonte immagine nave: Ruben Neugebauer

Le 12 regole per prendersi cura del cervello

Probabilmente l’organo più importante del corpo umano è proprio il cervello, per molte ragioni e una in particolare: se si hai una buona salute mentale, è possibile affrontare con lucidità altri problemi. Lo stress, l’ansia e le preoccupazioni, si sa, sono fattori che limitano le persone nelle scelte, e in generale nello svolgimento delle attività quotidiane. Una mente sgombra da inutili problemi e ben equilibrata rappresenta la condizione ideale per un’esistenza felice.

Lo abbiamo già detto molte volte, non è solo il corpo che va nutrito e curato, esiste anche il cibo per mente e spirito. Curare il cervello è un investimento importante, creare buone abitudini alimentari, ridurre lo stress, evitare situazioni troppo pesanti sono tutte buone pratiche che ci permettono di restare lucidi ed equilibrati.

Infine, il cervello è il motore che guida tutto il nostro organismo, per cui è necessario seguire uno stile di vita che gli permetta un buon funzionamento, perché ciò condiziona la salute anche degli altri organi.

Quali sono le abitudini che danneggiano il cervello: Che cosa fare e cosa non fare

  1. Saltare la colazione

Lo dicono tutti i nutrizionisti, anzi, molti raccomandano spuntini durante il giorno per non appesantire lo stomaco e…il cervello. Al mattino con la colazione si introducono nutrienti che permettono all’organismo di affrontare l’intera giornata, e avere l’energia necessaria per sforzi fisici e mentali, impegni vari ecc. Non bisogna dimenticare che il corpo al mattino è in riserva di risorse, perché ha passato la notte senza cibo. Una buona colazione fa bene al cervello, ma anche all’umore, alla memoria e al fisico in generale.2

2. Fumare

Un’altra cattiva abitudine è quella di fumare; a parte problemi legati ai polmoni e alla respirazione in generale, il fumo danneggia il cervello, diminuisce la massa encefalica e favorisce la formazione di tumori. Il fumo influisce negativamente anche sull’intero sistema nervoso, causando spesso ansia e insonnia.

3. Consumo eccessivo di zuccheri

Lo zucchero raffinato fa male al cervello, insieme a altri alimenti grassi, farina bianca, insaccati e fritture (e Junk food). Una dieta ricca di frutta e verdura, fibre, yogurt è ideale per una buona forma fisica e mentale. Inoltre, gli zuccheri accentuano le infiammazioni nell’organismo, influendo in modo negativo in molte patologie fra cui artrosi, diabete, colesterolo alto, pressione sanguigna ecc. 

4. Inquinamento

L’esposizione prolungata a inquinamento atmosferico influisce sul cervello, perché diminuisce il normale apporto di ossigeno. In questa condizione si verificano interferenze che provocano una diminuzione dell’attività cerebrale.

5. Insonnia: dormire poco e male

Un buon sonno ristoratore fa bene innanzitutto all’umore, al cervello e alla forma fisica. Quando ci si sente riposati e rilassati si affronta tutto in modo tranquillo. Il sonno è un bisogno fisiologico, come lo è mangiare e bere, non è possibile privarsene. Durante il sonno avvengono molte attività necessarie all’organismo, come la produzione di cellule cerebrali e di energia, vi è insomma un rigenerarsi e un rinnovamento delle cellule. 

6. Bere poca acqua

Bere acqua è una delle raccomandazioni più frequenti, che i medici danno ai loro pazienti. L’acqua è un elemento essenziale, che contribuisce al normale funzionamento di tutti gli organi e in particolare del cervello, che ha bisogno di essere idratato frequentemente.

7. Consumare troppo alcol

L’alcol andrebbe completamente eliminato dalla dieta, perché i suoi effetti negativi influiscono su tantissimi organi vitali, fra cui fegato, stomaco e cervello. L’alcol ha effetti dannosi per il sistema nervoso e nel lungo periodo danneggia in modo irreparabile il cervello.

8. Mangiare troppo

I grassi non permettono alle arterie cerebrali di funzionare bene, l’eccesso di alimenti rende lenta la digestione, provocando il malfunzionamento di tutti gli altri organi, per primo del cervello.

9. Stress

Lo stress è una di quelle condizioni che bisogna evitare, cercando di ridurre le situazioni nelle quali il nostro organismo e la nostra mente sono sottoposti a sforzi eccessivi. Vivere situazioni complesse e pesanti si ripercuote sul sistema nervoso, e di conseguenza le capacità mentali subiscono una netta diminuzione.

10. Fare sforzi mentali durante stati di malattia

Ci sono alcuni momenti che sono fatti per il riposo, per permettere a corpo e mente di riprendesi e funzionare in modo efficiente; si tratta di quando si è malati, influenzati, raffreddati o con dolori articolari e altro. In questi momenti sforzare la mente è dannoso, perché si utilizzerebbe la poca energia che la malattia ci lascia. Sforzare il cervello durante la malattia danneggia soprattutto il sistema immunitario, lasciando spazio ad altre malattie.

11. Dormire con la testa coperta

Molti dormono con la testa coperta dal cuscino, non c’è nulla di più sbagliato, perché in questo modo diminuisce la concentrazione di ossigeno al cervello

12. Non fare esercizi mentali

Il cervello ha bisogno di continui esercizi per essere stimolato, per questo è importante pensare e fare la lista delle cose da fare, esercitarsi con i cruciverba (anche i giochi a quiz sono un ottimo esercizio), leggere, scrivere e conversare su argomenti interessanti con altre persone.

Guerra lampo al cancro con la Radioterapia breve e mirata: MrLinac “Unity”

Nel dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) è in atto una vera rivoluzione tecnologica. MrLinac “Unity”, un dispositivo di altissima qualità, unico in Italia, permette di colpire con precisione la sede tumorale, con il minimo coinvolgimento dei tessuti sani.

Si potrebbe definire come un fucile ad alta precisione, che individua le cellule malate e le colpisce con alte dosi di radiazioni, riducendo di molto anche il numero delle sedute.

Il dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è l’unico in Italia ad avere questo dispositivo, fra i 20 ospedali nel mondo.

MrLinac “Unity” Radioterapia mirata: Come funziona

Il dispositivo prodotto da Elekta Unity, attraverso una lente d’ingrandimento incorporata mette a disposizione del radioterapista oncologo, durante il trattamento, immagini di altissima qualità e definizione. Per ora i trattamenti non hanno evidenziato effetti collaterali sui pazienti. I tumori che ad oggi sono stati trattati con la Radioterapia mirata sono: tumori alla prostatametastasi linfonodaliossee in pelvi e addome, ed anche il distretto toracico e recentemente quello cerebrale.

I ricercatori oncologi dell’ospedale di Negrar hanno all’attivo  tre pubblicazioni scientifiche nel corso di pochi mesi: su Radiation Oncology, su Journal of Cancer Research and Clinical Oncology e su Acta Oncologica, dalle quali si evince che il trattamento risulta essere più breve e preciso ma anche ottimamente tollerato per tutte le fasce d’età, compresi i più anziani e fragili per altre patologie.

Il nuovo dispositivo permette agli oncologi di modificare i trattamenti di volta in volta, in base alla posizione del tumore, che in alcuni casi può mutare e spostarsi.

Il cancro non è più un nemico imbattibile, infatti molti programmi di screening consentono di prevenire o di diagnosticare precocemente le forme tumorali (mammella, utero e colon-retto) e, soprattutto, grazie alla disponibilità di molte armi per combatterlo.

Tra queste la Radioterapia, che, da figlia minore delle terapie oncologiche, negli ultimi anni è diventata di primaria importanza insieme alle cure mediche (chemioterapia, farmaci a bersaglio molecolare, ormonoterapia e immunoterapia) e alla chirurgia.

fonte immagini: sanità.digitale.com

Kaspersky: documentario sugli attacchi alle strutture sanitarie durante COVID-19

Kaspersky presenta il quarto documentario della serie hacker: HUNTER sarà distribuito a novembre

Tomorrow Unlocked, la rivista online per la cultura tech ideata da Kaspersky, presenta“hacker:HUNTER Ha(ck)cine”, un documentario in due episodi che racconta come i criminali informatici e gli hacker sponsorizzati dallo stato stiano attaccando il sistema sanitario. Il primo episodio sarà presentato in anteprima esclusiva il 25 settembre sul canale YouTube della rivista. Questo ultimo cortometraggio è il terzo della serie “ hacker:HUNTER” dedicata al cybercrime.

Per i criminali informatici, ogni crisi, anche una pandemia globale, rappresenta un’opportunità. Durante gli ultimi mesi, sono state raccolte le testimonianze di ospedali, forze dell’ordine, organizzazioni sanitarie e centri di ricerca di tutto il mondo per elaborare un resoconto completo di come il sistema sanitario abbia affrontato una minaccia tecnologica nel corso della pandemia: l’aumento dei cyber-attacchi e del malware.

Il documentario di Kaspersky racconta del vertiginoso aumento di intrusioni informatiche nel settore sanitario durante la pandemia globale da COVID-19, e descrive gli attacchi mirati contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da marzo ha registrato un aumento di cinque volte dei reati informatici all’interno dei suoi sistemi.

Mentre gli hacker sponsorizzati dallo Stato sono impegnati sul fronte dei biodata, i criminali informatici approfittano del caos globale. Il settore sanitario è sempre stato un obiettivo per vari hacker, ma durante la pandemia gli attacchi sono aumentati vertiginosamente poiché gli attaccanti avevano la certezza che gli ospedali fossero più disposti a pagare un riscatto. Ad esempio, a marzo, l’ospedale universitario di Brno, nella Repubblica Ceca, responsabile della gestione di una grossa porzione dei test COVID-19 del Paese, è stato preso di mira da un ransomware e costretto a chiudere la propria rete informatica in un momento critico.

L’aumento dell’attività criminale informatica causata dalla pandemia ha suscitato, di contro, un’incredibile risposta da parte della comunità di sicurezza informatica. Alcuni cyber-volontari hanno creato CV19, un gruppo di 3.000 persone che lavora instancabilmente per fornire a tutti i livelli della supply chain di ospedali e istituzioni sanitarie un supporto gratuito per proteggere i loro sistemi. Ogni settore ha fornito il proprio apporto durante questa crisi globale, e questo è il prezioso contributo che la community di cybersecurity ha offerto per aiutare gli operatori sanitari per aiutarli a svolgere il proprio lavoro.

Il cortometraggio firmato Kaspersky è stato diretto da Didi Mae Hand e prodotto da Max Peltz. La serie hacker:HUNTER è stata ideata da Hugo Berkeley, che ha diretto anche i primi due documentari sul gruppo Carbanak e sull’attacco del ransomware WannaCry.

“Sono rimasta molto colpita dalla passione e dalla dedizione che la community di cybersecurity ha dimostrato nei confronti del settore sanitario e dal contributo che è stato dato per consentire al settore di affrontare la pandemia di garantire il funzionamento dei sistemi e dei flussi dei servizi scientifici e medici di fronte agli attacchi. I nostri esperti hanno condiviso il loro tempo, le loro esperienze e le loro storie, mentre la talentuosa squadra di produzione ha accettato la sfida di realizzare un corto girato a distanza. Tutto questo ha trasformato un film difficile da realizzare in un’esperienza affascinante e gratificante”, ha affermato Didi Mae Hand, la regista di ‘hacker:HUNTER Ha(ck)cine’. “Sono lieta che la gente possa conoscere i retroscena e l’incredibile lavoro svolto dalla community di sicurezza informatica in questo anno davvero impegnativo. Tutti i nostri collaboratori, che hanno fatto davvero tutto il possibile per realizzare questo film, hanno dimostrato tanta solidarietà e tanto interesse. Il risultato è stato straordinario!”.

Il documentario Kaspersky è composto da due episodi di venti minuti ciascuno:

• “hacker:HUNTER Ha(ck)cine: Healthcare on the Edge” sarà presentato il 25 settembre alle 17:00 e oltre a presentare i volontari mostrerà il modo in cui è stato respinto un attacco informatico rivolto a un ospedale durante la pandemia
• “hacker:HUNTER Ha(ck)cine: Defending the Cure”, sarà invece distribuito il 2 ottobre alle 17:00 e racconterà degli attacchi rivolti all’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai centri di ricerca a inizio pandemia

fonte: sanità-digitale.com

Scheggino, il borgo che si visita solo a piedi

Molti sognano le Hawaii e spiagge paradisiache, ma c’è anche qualcuno che sogna di vivere in un borgo. Scheggino è un borgo che si trova nella provincia di Perugia, nella Valnerina. La valle è attraversata dal fiume Nera, che nasce dai Monti Sibillini.

Il borgo di Scheggino ha una particolare forma triangolare, che si sviluppa ai piedi della montagna, lasciando spazio ai torrenti e ai canali che contribuiscono ad abbellire le bellissime zone verdi che circondano il centro. La zona della Valnerina venne colonizzata durante il Medioevo da numerose strutture religiose e monasteri, che ne occuparono i pendii e le valli, prima che venissero edificati i primi nuclei abitativi. La città di Scheggino (282 m s.l.m. , 484 abitanti), viene costruita da Spoleto tra l’XI e il XII secolo, con funzione difensiva data la sua posizione strategica lungo il corso del Nera.

Scheggino Perugia

Cucina di Scheggino Valnerina fra specialità di fiume e di terra

Le splendide Fonti di Valcasana  a poca distanza dal paese rappresentano un meraviglioso spettacolo della natura. Oltre ai sapori tradizionali e unici, il visitatore troverà una raffinata qualità di tartufi e trote di fiume; Il turista che si rechi a Scheggino sarà deliziato dai colori e dai sapori della natura, che qui offre tartufi di raffinata qualità e trote di fiume dal sapore verace. A Scheggino è nata la prima azienda per la conservazione e la lavorazione del pregiato fungo ipogeo: da assaggiare “le lumachine al tartufo”. 

Luoghi di maggior interesse

Chiesa di San Nicola, edificata nel XII secolo e ristrutturata radicalmente nel Settecento. L’ampio portico precede l’entrata, con pavimento in pietra. All’interno si trova l’abside dipinto da Giovanni di Girolamo e altre pregevoli opere d’arte.
Mura e ruderi della torre segni dell’antica fortificazione sono ampiamente visibili nella cinta muraria che sale sulla montagna fino ad arrivare all’antica torre, sopraelevata rispetto alle mura.
Fonti di Valcasana, area verde adibita a parco pubblico deve la sua esistenza alla grande ricchezza d’acqua della zona di Scheggino. Le sue acque provengono da sorgenti vicine e percorrono antichi sentieri tra il verde degli alberi, dando vita ad un ambiente tranquillo e sereno.

Le ultime impressioni di chi ha visitato Scheggino danno l’idea della bellezza del luogo:

Bellissimo borgo incastonato nella montagna, da visitare assolutamente la chiesa di San Nicola con i suoi meravigliosi affreschi, pieno di vicoli da scoprire Scheggino è perfetto per una passeggiata nel completo relax, vicino al fiume o lungo le fonti della valcasana, ottimo per chi volesse fuggire dalla calura estiva.

Magnifico paesino scoperto per caso vicino alle cascate delle Marmore . Borgo incantato dove si torna ai tempi antichi pieni di natura e romanticismo 

Il Vademecum Consumatori per andare al Ristorante

Il Lockdown ha cambiato molte più cose di quanto possiamo immaginare; molte attività commerciali hanno sofferto la chiusura, come ad esempio i ristoranti, ma anche altre professioni. Chi ha avuto necessità di ricorrere all’elettricista o all’idraulico avrà notato qualche rincaro non giustificato. Con la riapertura i consumatori hanno dovuto fare i conti con professionisti e attività che avevano perso mesi di entrate.

Consumatori.it ha messo a punto un Vademecum completo per chi va al ristorante

A cosa dobbiamo prestare attenzione quando mangiamo al ristorante? Quali voci del menù non possono mancare? Come regolarsi con la mancia? E il coperto? Ci sono delle norme di sicurezza per il ristoratore? Cosa cambia in questa fase post Covid-19? Sono alcune delle domande a cui abbiamo provato a rispondere in questo vademecum sui ristoranti, ricordando che alcune regole per i ristoratori sono le stesse sia si tratti di una modesta trattoria di campagna o un ristorante stellato.

Esistono sia regole che tutelano il nostro portafoglio, sia regole che ci garantiscono la salubrità del cibo. Dobbiamo anche tenere conto che abbiamo dei doveri nei confronti dei ristoratori che sono quelli di rispettare il loro lavoro e, ovviamente, pagare il conto.

A queste regole si debbono ora aggiungere le misure che debbono essere intraprese per evitare o quanto meno ridurre in modo significativo il rischio di contrarre il Covid-19.

Dal menù alla tavola, occhio alla sicurezza e al portafoglio

Nel menù debbono essere riportati con chiarezza i costi dei singoli piatti; il prezzo indicato include il costo complessivo, ovvero quello delle materie prime, del personale di cucina, del personale di sala e quello delle strutture oltre, ovviamente, il guadagno per il ristoratore. In alcuni menù si può trovare la voce  coperto con cui si intendono l’apparecchiatura della tavola, i condimenti (sale, olio, aceto, pepe), e il cestino del pane. Questo costo “accessorio” dipende dal fatto che nel nostro Paese le regole non sono uniformi e i ristoratori sono spesso liberi di agire come credono.

Più semplice, ma dannatamente complicata è la mancia. In Italia, a differenza di altri Paesi, la mancia non è obbligatoria. Si tratta però di una importante integrazione dello stipendio per il personale che si aspetta una “gratificazione” dai clienti per il lavoro svolto. Ribadendo che nel menù la voce “mancia” o qualcosa di simile non dovrebbe essere inclusa, è bene affidarsi al proprio buon senso ricompensando o meno la qualità e l’efficienza del servizio; in termini monetaria un 10% del conto finale sembra essere una equa mancia.

Se le materie prime sono surgelate deve essere riportato sul menu, ricordiamo che i prodotti surgelati non presentano problemi sanitari, ma costano meno; il cliente deve esserne informato e sapere che un piatto con pesce fresco costa molto di più di uno fatto con pesce surgelato.

Una norma relativamente recente impone ai ristoratori di non utilizzare le classiche oliere, ma soltanto bottiglie di olio “antirabbocco”. Questa disposizione non sempre viene seguita anche perché una bottiglietta di olio costa molto di più di un litro di olio in lattina utilizzato dai cuochi.

Ricordiamo infine che il cibo e il vino che acquistiamo in un ristorante è nostro; abbiamo quindi il diritto di portare a casa quello che avanza. Si tratta anche di un dovere perché se non lo portiamo via viene buttato nella spazzatura e diviene uno spreco. Quindi non vergogniamoci.

Sicurezza ed igiene prima di tutto.

Ogni luogo di ristorazione deve seguire delle norme HACCP e i clienti ne debbono essere informati mediante l’esposizione di un cartello che descrive tali norme. L’HACCP consiste nella descrizione delle procedure che tutto il personale deve seguire per garantire l’igiene e la sicurezza del cibo.

Lo stesso personale inoltre deve essere in possesso di un attestato che comprovi la formazione a lavorare correttamente per evitare problemi di contaminazione e danneggiamento del cibo. Gli attestati sono verificati dai Servizi di Prevenzione della ASL competente territorialmente.

Molti ristoranti espongono gli alimenti in vetrine per dare modo ai clienti di sceglierli. E’ importante che siano conservati al freddo di frigorifero e protetti in modo da evitare l’accesso a insetti e anche dalle persone non addette.

I ristoranti che servono pesce crudo debbono possedere gli “abbattitori” che non sono altro dei frigoriferi – congelatori dove mantenere il pesce a una temperatura di circa – 20 °C per almeno 24 ore. Gli abbattitori consentono di uccidere le larve di Anisakis, ma non dei virus e batteri eventualmente presenti; non da quindi garanzia assoluta si sicurezza igienica del pesce.

Il Regolamento UE 1169/2011 prevede che il consumatore sia informato della presenza di“allergeni” negli alimenti. Per quelli confezionati l’informazione è riportata nelle etichette. Per i cibo che si consuma nei luoghi di ristorazione collettiva bisogna indicarlo nei menu. Si tratta di una questione molto complicata anche perché l’elenco degli allergeni riportato dal Regolamento non è esaustivo. Inoltre non tutti i cuochi seguono procedure standardizzate e gli ingredienti possono cambiare e alle volte cercano di anche di mantenerli segreti.

Ci sono casi in cui la situazione è complessa come ad esempio se si adopera del vino per fare un sugo, bisogna dichiarare le presenza di solfiti, nei fritti bisogna dichiarare tutti componenti della pastella che possono essere amido, uova, latte. La cosa è ancora più complessa se tra le materie prime utilizzate ci sono anche degli alimenti precotti.

Leggendo i menù si può osservare una grande variabilità: alcuni ristoratori riportano la presenza degli“allergeni” indicati dal Regolamento, mentre altri non lo fanno. Altri ancora riportano la lista degli ingredienti.

Considerando l’eterogeneicità dei menu e che in alcuni casi anche tracce di un allergene possono essere molto pericolose, alle persone che soffrono di allergie o intolleranza a qualche componente alimentare, si suggerisce di chiedere al cameriere se il piatto che ha ordinato contiene l’alimento cui si è allergici o intolleranti. In assenza di una risposta chiara è bene rinunciare a mangiare.

Dovrebbe comunque trattarsi di evenienze poco frequenti poiché ristoratori sanno bene di dovere rispondere che civilmente e anche penalmente di eventuali danni arrecati da una mancata informazione sugli allergeni.

Prevenzione dal Covid-19

Come è noto il Covid-19 è un virus che può provocare gravi infezioni respiratorie alle persone che dovessero essere infettate. Si trasmette attraverso l’inalazione delle “goccioline” emesse dalle persone ammalate. Altra possibilità, veramente remota, è quella di “infettarsi” le mani con le “goccioline” infette e portarle vicino al naso o la bocca e in questo modo inalarle. Pericolo ancora più remoto è che persone infette sternutiscano sul cibo che poi viene consumato e quindi infettare in modo del tutto accidentale chi lo mangia.

Questi pericoli sono maggiori nei luoghi della ristorazione collettiva (mense, ristoranti, bar, pizzerie, ecc.) per cui la Autorità sanitarie hanno imposto regole di comportamento adeguate al pericolo.

ristoratori hanno l’obbligo di registrare i nominativi dei loro clienti e per facilitare il loro lavoro è bene prenotare. Questa regola serve per rintracciare le persone che dovessero essere venute a contatto con persone ammalate. Le persone che presentano sintomi o malattie anche simile a quella provocata dal Covid-19 non dovrebbero accedere nei luoghi pubblici.

La prima regola, e sicuramente la più importante, è quella di evitare di inalare aria eventualmente “contaminata” e la mascherina diviene fondamentale. Il personale, sia di sala, sia delle cucine deve indossarla “sempre”. I clienti possono toglierla soltanto quando sono seduti al tavolo e debbono esseredistanti dalle altre persone almeno un metro. In pratica bisogna evitare qualsiasi forma di assembramento soprattutto quando non si indossa la mascherina.

Nella preparazione e la distribuzione del cibo non debbono essere osservate norme igieniche particolari se non evitare il “self service”. Il cibo deve essere portato al tavolo soltanto dai camerieri.

L’igiene deve essere assicurata dai gestori con la disinfezione dei locali e delle strutture prima dell’ingresso dei clienti e dopo che se ne sono andati. I clienti a loro volta debbono pulirsi le mani con soluzioni disinfettanti prima dell’ingresso.

In conclusione:

10 regole per il ristorante

  1. Controlliamo se nel menu sono riportati costi “accessori” al servizio (coperto e mance in particolare).
  2. Verifichiamo la presenza o meno di prodotti surgelati.
  3. Controlliamo se le bottiglie dell’olio sono tappate con un sistema ”antirabbocco”.
  4. Non è sempre facile verificare se esistono regole HACCP e se il personale è formato. Un utile indicatore è la toilette: se è in ordine depone favorevolmente per l’igiene generale.
  5. Verifichiamo l’igiene degli alimenti esposti cercando di capire la temperatura.
  6. Verifichiamo se gli alimenti sono adeguatamente protetti.
  7. Le persone allergiche e/o intolleranti debbono ottenere informazioni il più possibile dettagliate sui componenti dei singoli piatti.
  8. Non abbiamo timore a chiedere dei recipienti per portare via il cibo avanzato.
  9. Se al termine del pasto siamo soddisfatti lasciamo una mancia.
  10. Per eventuali disservizi ci si può rivolgere alla Polizia locale e/o ai servizi di prevenzione della ASL.

5 consigli per il ristorante al tempo del Covid-19

1) prenotare il posto al ristorante o comunque lasciare il proprio nominativo.

2) pulirsi le mani con soluzioni disinfettati all’ingresso dei ristoranti

3) il gestore deve assicurare la  disinfezione dei locali prima e dopo che i clienti sono andati via ed evitare i menù cartacei

4) tutto il personale deve sempre indossare le mascherine. I clienti possono toglierle quando sono seduti, ma deve esserci la distanza di almeno un metro tra una persona e l’altra

5) pagare il conto possibilmente con carte di credito

Economia circolare e materiali eco-sostenibili, la campagna di Mixcycling!

Novità per i piccoli investitori. CrowdFundMe crede nelle opportunità d’investimento dell’economia circolare. Anche per questo è stata lanciata la campagna di Equity Crowdfunding di Mixcycling, una startup innovativa che sviluppa materiali eco-sostenibili fondendo insieme, attraverso un processo brevettato, fibre vegetali (come gli scarti di produzione) e bioplastiche da fonti rinnovabili o polimeri riciclati.

Il concept Mixcycling si basa sul dare una seconda vita ad un residuo, recuperando scarti organici provenienti da lavorazioni industriali interne o a km zero, come legno, sughero, crusca, lolla di riso, erbe, pergamino, caffè ecc… Gli scarti vengono sanificati e trattati per ottenere diverse granulometrie.
Gli scarti organici vengono addizionati a miscele plastiche attraverso un processo patent-pending che lega la fibra alla materia plastica aumentando l’adesione e riducendo sensibilmente la quantità di plastica, sostituita dalle fibre organiche.

Quelli realizzati dall’emittente, in pratica, sono materiali biocompositi di nuova generazione che sono l’alternativa ecologica alla plastica, idonei per essere utilizzati in diversi ambiti, dal packaging per alimenti o cosmetici, ai giochi per animali:

Economia circolare

La società

Mixcycling si fonda su un consolidato know-how, anche grazie al gruppo Labrenta, da cui il progetto ha avuto origine, che ha ricevuto il riconoscimento di “Leader della Crescita 2020” del Sole 24 Ore, assegnato alle 400 aziende italiane che hanno realizzato le migliori performance nel periodo 2015-2018. Grazie a questo background, l’emittente ha sviluppato dei materiali che permettono all’utilizzatore industriale di sostituire la plastica con un investimento minimo per adattare gli impianti.

La società, inoltre, poggia su un solido network perché è inserita in Material ConneXion, library di materiali innovativi con al suo interno grandi player del settore, e fa parte di ecosistemi di open innovation, come UniSmart.

Mercato in espansione

Il mercato di riferimento di Mixcycling è in espansione. Markets&Markets prevede che il giro d’affari internazionale dei “green & hybrid biocomposites” arriverà a circa 36,8 miliardi di dollari nel 2022, con un tasso di crescita del14,44% nel periodo 2017-2022. In Europa, inoltre, il settore trarrà beneficio dalle politiche comunitarie (ad esempio dalla strategia contenuta nell’Agenda 2030).

L’appetibilità di questo mercato è anche confermata dalle operazioni realizzate da grandi operatori internazionali:Alibaba ha investito 6 milioni di dollari nella startup cinese Ecoinno, la startup tedesca Bio-Lutions ha concluso un fundraising di 8,3 milioni di euro che vede Delivery Hero come key investor, e Sulapac ha raccolto 15 milioni di euro a inizio settembre con Chanel come lead investor.

La strategia

Il primo obiettivo di raccolta è pari a 150.000 euro. I capitali serviranno per investire nella creazione di un altro impianto produttivo proprietario, per nuove attività di ricerca e sviluppo (analisi di recupero di materiali ed estensione delle applicazioni ad altri settori), e per realizzare campagne di marketing. Investire in Mixcycling consente di beneficiare delle detrazioni fiscali al 50% previste dalla legge.

Il business plan completo è presente sul sito di Crowdfunding – Crowdfundme.it

fonte: Crowdfundme.it

Commercio equo solidale: spendere bene con le settimane Fairtrade

Fairtrade lancia una nuova iniziativa: Le settimane Fairtrade. Per ogni prodotto acquistato tante persone avranno condizioni di vita dignitose. E riceveranno un compenso adeguato per il loro lavoro. E intere comunità potranno continuare a vivere.

Hai mai pensato a cosa si nasconde dietro il “sottocosto”? Secondo te, chi paga quella differenza che non viene messa in conto sullo scontrino?

Sarà qualcun altro, probabilmente: l’agricoltore, costretto a vendere i frutti del proprio lavoro a un prezzo inferiore ai costi di produzione e a ridursi in povertà.

O la pagheremo tutti noi, prima o poi, sotto forma di effetti sull’ambiente, di aumento delle migrazioni o di ingiustizia sociale.

Per aderire al gioco basta cliccare su le settimane fairtrade scegliendo i prodotti che si vorrebbe acquistare e poi lasciare nel “checkout” la e-mail in modo che a ottobre  si possa essere avvisati quando i prodotti saranno in promozione nei supermercati che aderiscono alle Settimane Fairtrade.

A ottobre infatti, grazie alla collaborazione con CarrefourCoopLIDL Mercatòtroverai centinaia di prodotti certificati Fairtrade in sconto.

Il gioco potrebbe diventare Social condividendolo…

fonte:Fairtrade

Artico, livello più basso di sempre del livello di ghiaccio marino

Il National Snow and Ice Data Centre ha comunicato poche ore fa il dato relativo al 2020 dell’estensione minima del ghiaccio marino artico, pari a una superficie di 3,74 milioni di chilometri quadrati, probabilmente raggiunta il 15 settembre.

18-year-old environmental activist Mya-Rose Craig on board the Arctic Sunrise as it reaches the sea ice edge off the coast of Greenland. A Greenpeace team is in the Arctic to document and bear witness to the 2020 sea ice minimum.

L’estensione misurata quest’anno è la seconda più bassa mai registrata. Il ghiaccio marino dell’Artico ha già perso due terzi del suo volume e negli ultimi decenni l’estensione dei ghiacci marini è diminuita costantemente.

“La rapida scomparsa dei ghiacci marini è un chiaro segnale di quanto il nostro Pianeta sia in pericolo. Con lo scioglimento dell’Artico, l’oceano assorbe più calore e tutti noi diventiamo più esposti agli effetti devastanti dell’emergenza climatica”, commenta Laura Meller della campagna Oceani di Greenpeace Nordic, in questo momento a bordo della nave Arctic Sunrise, impegnata in una spedizione proprio tra i ghiacci marini dell’Artico.

«La calotta artica è un oceano ghiacciato che ha urgente bisogno di protezione e i leader mondiali devono comprendere il ruolo degli oceani nell’affrontare la crisi climatica», continua Meller. «Oceani sani sono cruciali per alcune delle popolazioni più emarginate del mondo, che subiscono l’impatto della distruzione degli ecosistemi marini e dei cambiamenti climatici. Dobbiamo cambiare subito il nostro modo di prenderci cura l’uno dell’altro e del nostro Pianeta. Dobbiamo proteggere almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030 anche per far fronte alla crisi climatica», conclude.

A polar bear and her cub. Greenpeace is in the Arctic to document the lowest sea ice level on record.

Oceani sani contribuiscono a ridurre gli impatti della crisi climatica, tenendo il carbonio al di fuori dell’atmosfera in modo sicuro. Proteggendo almeno il 30 per cento degli oceani con una rete di santuari, gli ecosistemi marini possono diventare più resilienti e resistere meglio ai rapidi cambiamenti climatici. Gli scienziati hanno identificato l’Artico come una delle aree prioritarie che necessitano di protezione come parte di una rete globale di santuari oceanici, data la sua vitale importanza per la stabilità del clima.

Polar bear prints are visible on a small floe in the Arctic Sea, at the sea ice edge. A Greenpeace team is in the Arctic to document and bear witness to the 2020 sea ice minimum.

La nave di Greenpeace Arctic Sunrise – con a bordo un equipaggio di scienziati e attivisti – è in questo momento nell’Artico per documentare il livello minimo del ghiaccio marino e studiare la vita marina della regione. La spedizione in corso coincide con il Summit delle Nazioni Unite sulla Biodiversità, durante il quale la protezione dell’ambiente marino dovrebbe essere al centro dei colloqui sulla tutela della biodiversità.

fonte: Greenpeace Italia

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