Il nostro futuro è un ritorno al passato

Da qualche parte il minimalismo è già molto diffuso; la vita supertecnologica, piena di impegni, complicata, troppo intensa e intrisa di impegni, diciamocelo non ci piace più poi tanto.

Che stia nascendo una nuova filosofia se ne sono accorti in molto e non solo i più attenti ai cambiamenti. La “new life” è l’ecosofia, uno stile di vita basato sul minimo indispensabile. La nuova tendenza prevede un ritorno alla coltivazione della terra (quindi all’autoproduzione)  e all’allevamento di bestiame, alla cucina vegana, al fai da te su quasi tutto, perfino all’abbigliamento vegetale ed ecologico, minimalista e poco chic, tanto a chi serve?

Gli esperti già dipingono il nostro futuro; e cosa c’è nella sfera di cristallo?

Una vita a contatto con la natura e con gli animali, abbigliamento utile e ampio con tasche grandi per contenere i ferri del mestiere. Il tutto rigorosamente realizzato in materiale ecologico e di poco impatto sulla natura. Vi sarà una graduale scomparsa del materiale plastico ad iniziare dalle bottiglie, che verranno sostituite da contenitori di gelatina di amido. Inoltre riscopriremo i rimedi naturali, le erbe che fanno bene e il mangiare sano (vegano).

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Già in molti hanno scelto una vita campestre da vivere a contatto con la natura, sporcandosi ogni giorno le mani e il viso di terriccio, probabilmente spinti da un’era digitale che ha stufato, da pressanti impegni sociali e social. Queste anime (non più tanto rare) hanno scelto il poco, hanno scelto di vivere in uno spazio più ampio: il mondo. Alcune agenzie da anni stanno studiando il fenomeno del “ritorno al passato”, di questo cambiamento nelle abitudini di vita di milioni di persone nel mondo e la tendenza è proprio questa: poco, minimalismo, essenziale, stile di vita frugale e campestre, autoproduzione e autoconsumo, scelte ecologiche con al centro la natura.

Un nuovo mondo e una nuova vita sta nascendo, che si oppone all’era digitale, a quella virtuale dove si vivono perfino le emozioni on line. Non è difficile comprendere questa epoca nella quale molti giovani sono nati già immersi nel digitale. Basta fare un giro sui social per comprendere le tendenze, ciò che attira di più e quello che fa più like. Sembra quasi che episodi strettamente personali come la perdita di una persona cara o una disgrazia, una nottata al pronto soccorso siano gli argomenti che ricevono più commenti in assoluto, come se fosse d’obbligo rendere un lutto o un dolore social.

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Non bisogna meravigliarsi se alcune persone si sono svegliate e hanno deciso di camminare nella direzione opposta, sicuri che i contatti umani possano ancora essere salvati, certi che il dolore torni ad essere intimo, personale, da elaborare e da condividere in modo naturale e spontaneo quando arriva il momento opportuno con un amico, un parente e non con migliaia di sconosciuti.

 

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