Lavoro e tempi che cambiano: Serve un piano B

Cambiare vita con la pandemia, è boom di ricerche per progettare il piano B. Esperti, escape coach e job shadow aiutano il cambiamento

Sempre più persone sognano un piano B, che troppo spesso resta nel cassetto, per innumerevoli motivi. La tendenza raggiunge numeri notevoli, per questo non mancano idee e progetti per cambiare vita e realizzare il proprio sogno. Manuali e testi, corsi e personale esperto sul web predicano che una nuovo modello di vita è possibile.

Il job-shadow, ad esempio, consente di osservare da vicino una nuova professione per vedere se potrà essere un piano B ideale praticabile, prima di fare un salto nel buio e pentirsene.

Inventarsi un nuovo lavoro ormai un fenomeno diffusissimo, soprattutto dopo l’ultimo anno di pandemia, nel quale le persone hanno sperimentato la precarietà di alcuni settori . Come cambiare lavoro e vita? è una delle parole più ricercata sul web.

Quali potrebbero essere i primi passi da seguire per progettare un piano B?

Eccoli:

  • Analizzare la propria soddisfazione lavorativa;
  • Valutare i propri interessi e capacità;
  • Considerare professioni alternative, opzioni di lavoro;
  • Formarsi attraverso corsi professionali

Negli ultimi tempi si è assistito ad un vero boom di escape coach e hanno più popolari i progetti di job-shadowing, soprattutto tra le nuove generazioni ancora incerte e i lavoratori interessati a esplorare nuove opportunità di carriera.

Regole per realizzare un piano B

Innanzitutto, bisogna farsi un buon esame di coscienza e considerare con onestà il grado di insoddisfazione che il proprio lavoro procura. In secondo luogo, bisogna abbandonare i propri preconcetti e l’idea del posto fisso per tutta la vita.

Il cambiamento che decidiamo di realizzare passa attraverso un “ascoltarsi” e una valutazione sui rischi e sulle possibilità che la nuova prospettiva potrà offrirci.

Il nuovo rifiuto del lavoro

La tendenza a mollare tutto e cambiare vita non è una cosa nuova, anche se negli ultimi tempi, alcuni giornali, con modalità e caratteri diversi ne stanno parlando. Si tratta di un fenomeno, per molti versi ancora sotto la lente d’ingrandimento, visto l’anno pandemico che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Vanity Fair titola un suo pezzo – Ecco perché sempre più gente sta lasciando il lavoro. La pandemia ha permesso a molti lavoratori di riflettere su ciò che vogliono davvero dal proprio impiego e chi può permetterselo sta pensando di cambiarlo.

Great Resignation vuol dire Grandi dimissioni e sta interessando in questi mesi il mercato del lavoro americano. Il fenomeno è noto da tempo, anche se non con queste proporzioni. Per comprenderlo meglio, bisogna analizzare a fondo molti aspetti e arrivare ai motivi che spingono i lavoratori a lasciare il loro posto di lavoro.

Negli Usa i più noti giornali stanno cercando di spiegare il fenomeno, e anche in Italia, anche se alcuni quotidiano non c’entrano il punto, perché si tratta di allargare l’orizzonte e cercare ciò che l’occhio spesso distratto non vede. Sicuramente viviamo un momento di passaggio e di cambiamento, chi decide di lasciare il proprio lavoro, in primo luogo, è qualcuno che se lo può permettere, dal punto di vista economico e anche professionale. Si deduce che non è per tutti cambiare, anche se, nulla è impossibile, rimettendosi in gioco, cercando nuove professionalità e imparando.

Lavoro: I luoghi comuni

Il posto fisso. Questo è il luogo comune più diffuso, perché il posto fisso è sicuro e permette di fare progetti, di avere sogni. Gli ultimi avvenimenti stanno dimostrando il contrario. Uno dei motivi per i quali decidere di lasciare il lavoro è l’insoddisfazione e quella nasce dal non essere apprezzati per il proprio lavoro, dal non avere prospettive di crescita, dalla ripetizione del lavoro e così via. Nel nostro paese vi è un nuovo elemento che ha mischiato le carte, e non in meglio: Il reddito di cittadinanza. Mettendo da parte le buone intenzioni e i pochissimi casi nei quali è la soluzione perfetta, ha contribuito a ridisegnare il mondo del lavoro.

Anthony Klotz individua quattro motivi

1. Le dimissioni  rimandate nei mesi dell’emergenza pandemica

2. L’esaurimento da lavoro, il cosiddetto burnout, che ha interessato soprattutto, i lavoratori che non si sono mai fermati, fra cui medici e infermieri, ma anche gli addetti dei supermercati.

3. L’insofferenza a ritornare a un lavoro completamente in presenza, in ufficio, dopo aver provato i benefici del lavoro da remoto

4. Infine,  ci sono quelle che Klotz, docente universitario chiama le epifanie da pandemia. Molti lavoratori hanno cioè realizzato improvvisamente che le modalità con cui veniva svolto il loro lavoro non erano più accettabili; hanno così deciso di cambiare strada professionale iniziando una nuova professione

Attenzione, quindi, si tratta di un fenomeno da comprendere bene, analizzando le tante varianti sociali ed economiche e non solo. Attenzione ad alcuni giornalisti che non sono ben entrati in contatto con questa realtà, almeno non abbastanza per poterla spiegare. Sarà necessario spogliarsi di pregiudizi e avere ottimi strumenti per esaminare il cambiamento dall’interno.

Il pensiero si evolve, cambia insieme ai tempi, a volte basta solo voler vedere ciò che è chiaramente sotto ai nostri occhi. I giornali sia nazionali sia internazionali ne stanno parlando, cercando di fare il punto, cercando di analizzare e trarre conclusioni.

…Work in Progress

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