Life Learning: la piattaforma leader di corsi on line

Life Learning è una piattaforma di corsi on line; nel 2014 Rodrigo Di Lauro e Federica Marrone, due formatori decidono di investire sulla conoscenza, perché si accorgono che le aziende chiedono competenze e formazione costanti, in un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’impresa nasce e opera nei primi tempi a Pescara, dove il progetto non ha molto successo. 

Dall’analisi dei risultati, i due ideatori decidono di sbarcare on line, in questo modo nasce Life Learning, la quale riceve da un venture capital un finanziamento e inizia a crescere e a specializzarsi sempre di più. Da allora attraverso il sito è possibile ottenere certificazioni on line riconosciute.

Quali sono le competenze più richieste nel mondo del lavoro?

Le competenze più richieste dal mercato del lavoro non sono un mistero: in particolar modo quelle relative al web e alle vendite. L’offerta però piano piano si allarga anche ad altri settori come il marketing, la cucina, il benessere. I fondatori di Life Learning si accorgono ben presto che le persone in rete richiedono di allargare costantemente le proprie competenze in tutti i campi. La conoscenza diventa business.

Oggi Life Learning punta molto anche sulle certificazioni: corsi per ordini professionali, aziendali obbligatori, tanto che sono molte le aziende e le PMI che si rivolgono alla piattaforma per formare i propri dipendenti. Life Learning ha attualmente oltre 2500 corsi on line e il metodo di studio è fra i più avanzati e semplici. Acquistando un corso sarà possibile accedere al materiale didattico per sempre, inoltre vi è un tutor on line per qualsiasi domanda dovesse sorgere al corsista. I corsi sono strutturati con una introduzione, una parte scritta e dei video tutorial, per facilitare l’apprendimento. Le lezioni possono essere seguite e ripetute un’infinità di volte. Inoltre lo studente potrà fare delle esercitazioni ed infine un test finale (che potrà ripetere se non dovesse superarlo) che gli farà ottenere un attestato riconosciuto in 160 paesi e trovare più facilmente lavoro.

Metodo di studio on line con tutor a disposizione

Gli insegnanti che realizzano i corsi on line sono Manager ed esperti conosciuti e molto accreditati nel loro campo. Alcuni corsi raggiungono un numero di iscritti davvero impressionante, anche grazie al sistema di commenti e recensioni che ciascun iscritto al corso può rilasciare, direttamente sulla piattaforma.

Oggi, lo si sa benissimo, oltre l’80% delle persone che acquistano su internet lo fa basandosi molto sulle recensioni, cioè sulle opinioni di chi già ha provato quel prodotto; i corsi on line non fanno eccezione. Coloro che frequentano corsi on line, molto spesso amano parlare della loro esperienza, di quanto il corso è stato utile per la loro formazione professionale e nella ricerca di un lavoro. 

I tutor che sono molto esperti nella loro materia, riescono anche attraverso il web e tutti gli strumenti messi a disposizione da Life Learning a trasmettere allo studente la passione e la conoscenza in un modo molto naturale e semplice. I corsi possono essere seguiti dallo Smartphone e dal tablet tranquillamente anche quando ci si trova fuori casa o fuori ufficio, e questo è uno degli aspetti più importanti perché rende l’apprendimento facilitato anche dal fatto che è possibile ripetere più volte una lezione e anche a distanza di tempo. 

Inoltre le Aziende possono ottenere dei Bonus a fondo perduto  sulla formazione. Infine per chi volesse testare i corsi, vi sono molti mini corsi offerti dagli autori gratuitamente. Ovviamente si tratta di corsi in parte limitati a singole nozioni, che non sono paragonabili ai master a pagamento. 

 

 

 

 

 

Annunci

Congresso delle famiglie: sia fatta la mia volontà

Le famiglie e l’amore: Cosa pensano i filosofi, cosa dicono i libri e cosa cantano i sognatori?

Diventa sempre più dura assistere, anche se in tv a manifestazioni e a contro manifestazioni, a convegni e a contro convegni. Per chiunque abbia un’idea, ce ne sono altri che si oppongono e che sentono il bisogno di manifestare, di protestare, di alzare i toni, di dire con la loro presenza in una piazza come la pensano. In tutto il mondo e in tutte le epoche c’è chi ha un pensiero e chi invece concepisce diversamente quel pensiero; benvenuti nel mondo della diversità, dove questa parola ha una bellezza impressionante e non come al contrario alcuni  potrebbero pensare.

Di certo, noi contemporanei, come dice la parola stessa non abbiamo vissuto in epoche passate, ma viviamo in questa, dove sembra che sia una necessità, comunicare a tutti i costi il proprio pensiero attaccando quello di altri, di usare le parole come frecce, come pietre definitive, tombali e senza diritto di replica.

Cosa rappresenta e cosa ha rappresentato il convegno sulle famiglie svoltosi a Verona? In quei giorni vi è stata una manifestazione di chi pensa il contrario di ciò che hanno pensato al convegno sulle famiglie. La confusione è normale, anch’io non ho compreso bene questo scontro di idee, anche se accanto alla parola diversità continuo ad amarne altre, come ad esempio incontro, dialogo e confronto. Non ho la minima idea di cosa sia successo nel ‘400 e nemmeno nel ‘600, ma vi assicuro che nel 2019 non se ne può più; non se ne può più di pronunciare una parola come un’altra ed essere etichettati, non se ne può più di esprimere la propria idea ed essere attaccati e denigrati, con rabbia e violenza anche solo nelle parole.

famiglie

Veniamo alle famiglie; cosa si è voluto ribadire con il convegno e con il contro convegno? Che un figlio lo partorisce una donna con l’utero? Che io, tu, egli, quasi tutti abbiamo avuto un papà e una mamma? Questi sono concetti nuovi o antichi? Non mi sembrano né l’uno, né l’altro.

Sarebbe opportuno, allora, prima di lanciare la prima o la seconda pietra, farsi un attento esame di coscienza e pensare da dove nascano le idee e perché. Sarebbe saggio individuare (se ne abbiamo) una fede, un credo nella nostra vita, una filosofia che governa i nostri pensieri e il nostro agire. Un dio, credo che basti, anche se di onnipotenti sulla terra ce ne sono e anche tanti. Se seguiamo un’ideologia, se crediamo in quello che facciamo, se professiamo una fede allora dovremmo agire in base a quella (la possiamo chiamare anche filosofia o stile di vita, o modo di pensare, forma mentis). Credo che almeno chi recita il Padre Nostro debba  riflettere su due parole in particolare: Sia fatta la tua volontà.

La storia ci ha parlato di Cristo, della sua filosofia e dei suoi insegnamenti tanto che chiunque non crede che lui sia figlio di dio, dovrà purtroppo convenire che è stato un grande filosofo, forse il più grande di tutti.

Sia fatta la tua volontà, non è una frase semplice da pronunciare, merita tutto il nostro impegno; bisogna spogliarsi dell’egoismo e di quella presunta onnipotenza che spesso non ci fa vedere le cose così come sono. Cristo, il filosofo disse Sia fatta la tua volontà, non la mia, ma la tua!

Cristo, il figlio di dio, disse Se puoi, allontana da me questo calice. Cristo, figlio di dio, filosofo, maestro, uomo si fidò della volontà di qualcun altro, senza timori e completamente. Vivere la vita rispettandoci si può fare, se si vuole (Condividendo il mondo, vivendo la vita in pace con fratellanza come diceva John Lennon). Credente o non credente, uomo o donna, etero e gay, tutti abbiamo nell’animo una croce, lo dice la storia (anche quella personale); non la vogliamo?

Tutti i più grandi padri spirituali sostengono che qualunque cosa ci accada nella vita (anche brutta), dobbiamo sfruttarla a nostro favore, farcela amica, non rifiutarla, ma accettandola.

Due uomini si possono amare come anche due donne, magari adottare un bambino, ma non credo che fabbricarlo sia la volontà di dio.

In molti casi, tanti uomini e donne nel corso dei secoli hanno detto e dicono: Sia fatta la mia volontà, segno a mio parere di prepotenza e di egoismo, di onnipotenza.

Si può amare in tanti modi e con mille declinazioni diverse; probabilmente alcuni limiti e ostacoli sono lì, proprio per farci scoprire questo: l’amore. Quell’amore che non è egoismo, ma volere il bene di qualcuno, prendersi cura, qualunque cosa accada e senza aspettarsi nulla in cambio, come diceva il Piccolo Principe.

Basterebbe accettarci, accettare gli altri e le loro idee, le loro scelte, e semplicemente amarci per essere felici. Basterebbe avere la consapevolezza di ciò che siamo (la verità vi renderà liberi).

La verità è che  siamo nati per espanderci, per allargarci non per vivere dentro piccoli spazi e soprattutto per guardare oltre i limiti.

 

Lavoro: Che aria tira? Ecco perché il Robot non sostituirà mai l’uomo

Il mondo del lavoro è cambiato già da una vita, lo dimostrano i nuovi lavori e le professioni freelance, le forme contrattuali neonate e l’infinito sottobosco di nuove skill, specie nel campo dei social, delle comunicazioni e della tecnologia in generale. Non dimentichiamo la new economy, la sharing economy e la green economy.

A differenza di come si possa pensare, i giovani di oggi, se hanno le idee chiare e la giusta preparazione riescono a trovare la loro strada molto più di quanto riuscissero a fare i loro genitori.

Un altro luogo comune da sfatare è che il futuro sia in mano ai robot. In base ad una ricerca effettuata dal gruppo Manpower, sembrerebbe che ben l’87% delle imprese abbia pianificato di aumentare i propri dipendenti. Lo studio ha inoltre evidenziato che vi è una tendenza dei datori di lavoro a favorire le nuove competenze, attraverso l’adozione di interventi mirati (corsi di formazione e non solo). Infatti, non si parla solo di conoscenze tecniche, ma soprattutto di quelle competenze che spesso non si insegnano in un’aula. Capacità comunicative e creative saranno da oggi in poi la chiave d’ingresso nel mondo del lavoro.

Gli imprenditori intervistati hanno dichiarato che hanno tutta l’intenzione di far emergere il talento dei propri dipendenti, identificando i punti di forza e i punti deboli, per costruire insieme al lavoratore un percorso professionale che inglobi anche competenze sociali ed emotive. Oggi vi sono delle piattaforme on line che offrono formazione continua e certificata, come Life Learning

Quello che cambia insieme alle competenze e al lavoro stesso è la ricerca delle risorse umane, e il metodo per individuare le caratteristiche, le attitudini, nonché le competenze e le capacità di ogni singola risorsa. Da questo studio emerge con forza che i lavoratori di oggi e quelli del futuro non dovranno mai sentirsi minacciati dai robot. La tendenza è quella di creare una forte sinergia fra il lavoro umano (insostituibile) e quello della macchina.

Le notizie che contrastano con questa teoria (non è una teoria ma si fonda su uno studio) e che i media trasmettono riguardano singoli casi, come ad esempio la perdita del lavoro a causa della riorganizzazione dell’azienda, riduzione dei costi e trasferimento dell’impresa in paesi nei quali il costo del lavoro è inferiore. I Robot prenderanno il posto dell’uomo? Sono anni che ci si interroga su questo fondamentale quesito, dimenticando molto spesso che vi sono alcune competenze che un robot non potrà mai avere, per primo il contatto umano.

painter-931711_960_720

Molti sono gli economisti che hanno parlato di questo fenomeno, alcuni hanno perfino scritto molti testi e per queste loro valide disquisizioni meritano tutto il rispetto, ma bisogna guardare al mondo del lavoro, innanzitutto con rinnovata fiducia e infine analizzandolo in tutta la sua complessità. Quello che emerge da un’attenta analisi, senza approfondire tanto tematiche strettamente economiche e tecniche (troppe teorie a volte portano da un’altra parte) è che per molti lavori che si perdono a causa di una inevitabile evoluzione tecnologica, altri mestieri e professioni nascono, si sviluppano, avanzano in un’arrestabile ascesa attuando il “cambiamento” che fiumi di articoli e libri profetizzano da anni.

Il lavoro ripetitivo, quello di un operaio o di un cassiere, per il quale non sono necessarie altre competenze oltre a quelle di imbustare e spingere tasti sulla cassa,  ha sicuramente un alto rischio di essere sostituito da una macchina.

L’intelligenza umana, la creatività e la passione, il sentimento, la capacità di potersi relazionare con i clienti,invece sono tutte competenze irripetibili perfino per un robot. In qualsiasi tipo di impiego, anche il più noioso e ripetitivo è necessario ricercare il valore aggiunto e trovarlo ad ogni costo. Bisogna affiancare alle conoscenze pratiche e tecniche quel sapore di  naturale e creativo, di unico che può avere solo un essere umano.

Negli ultimi anni, molti imprenditori in particolar modo stranieri e con una forma mentis molto allargata e “visionaria” hanno attuato uno modello di lavoro basato sempre di più sul fattore umano, inteso come miglioramento delle condizioni all’interno dell’azienda dei lavoratori. Sono nati nei luoghi di lavoro asili nido per le neo mamme, palestre e ore di ricreazione e di socializzazione; sempre più attenzione è rivolta alle persone anche attraverso corsi o workshop che valorizzino il fattore umano, l’unica risorsa che ci farà vincere qualsiasi sfida. Non bisogna andare troppo lontano per trovare imprenditori che hanno questo tipo di mentalità, a volte nemmeno nel presente o nel futuro, anche in Italia vi sono stati imprenditori che hanno cercato di migliorare le condizioni di lavori dei propri dipendenti, in un passato nemmeno troppo recente e a dispetto dei tanti luoghi comuni e pregiudizi di cui la nostra società è piena zeppa.

 

L’unica piattaforma on line per noleggiare migliaia di oggetti

E’ la nuova frontiera della tecnologia, per avere prezzi scontati in caso di acquisto e noleggiare i prodotti direttamente dai brand. Una forma di sharing economy che permette di risparmiare ed evitare che prodotti costosi possano finire dimenticati nello sgabuzzino dopo pochi utilizzi.

Si chiama Paladin 2, la start up innovativa nata nel 2017 che ha fatto del noleggio di oggetti di medio valore un vero business. La società ha lanciato da poco una nuova raccolta fondi per il nuovo servizio Try&Buy.

Paladin 2 rappresenta un’opportunità per chi necessita di prodotti per un tempo limitato o per coloro che non possono permettersi di comprarli. Le opportunità vi sono anche per i piccoli risparmiatori e investitori che attraverso il Crowdfunding possono contare su un ottimo investimento che potrebbe superare il 6%, un ottimo risultato in tempi di crisi come quello attuale. Il tema degli investimenti è uno degli argomenti più ricercati sui motori di ricerca, perché in molti si chiedono in che cosa si può investire senza avere brutte sorprese.

Il Crowdfunding e la sharing economy oggi rappresentano le maggiori novità che in qualche modo rompono con gli schemi del passato, per creare qualcosa di nuovo.

Ecco in cosa consiste e come è possibile aderire al Crowdfunding

Dopo la scorsa campagna di equity crowdfunding, in cui sono stati raccolti oltre € 95.000 da 60 investitori, la società è pronta per proseguire il suo percorso di crescita. Inizialmente focalizzata sul noleggio tra privati, Paladin ha infatti lanciato di recente il nuovo servizio Try&Buy. In pratica l’utente può noleggiare e testare prodotti, ottenendoli direttamente dalle aziende, e poi decidere se acquistarli (con prezzi scontati) o meno.

La nuova formula sharing economy sta funzionando sempre di più in tutti i campi, basti pensare al mercato delle automobili; in questo settore sono numerose, infatti le forme di condivisione, che può andare dalla condivisione di un viaggio al noleggio delle vetture vero e proprio per brevi o lunghi periodi.

Dal punto di vista delle società, che oggi sono il core business della startup, il servizio fornisce un nuovo strumento di marketing esperienziale che non potrebbero altrimenti sviluppare internamente. Con Paladin le aziende possono mantenere il focus sulle loro attività principali, ma senza perdere l’occasione di far conoscere i loro prodotti con la formula del Try&Buy, necessaria per attrarre target attuali e futuri come i Millennials.

Grazie al nuovo servizio, dal momento del lancio (luglio 2018) fino a gennaio 2019, sono state chiuse più di 60 partnership con importanti realtà, tra le quali Sony, Garmin, Moulinex, Rowenta. Entro la fine dell’anno, Paladin punta ad avere 200 brand attivi.

I modelli di consumo stanno cambiando, e bisogna rimanere al passo con i tempi. Provare per credere: gli investitori riceveranno una GIFT CARD PALADIN del valore di 50 euro.

Perché investire

La validità del progetto è già stata “certificata”. Paladin è infatti incubata da Speed MI Up, l’acceleratore fondato da Università Bocconi e Camera di Commercio di Milano (con il supporto del Comune), ed è stata selezionata tra le migliori startup italiane da Digital Magics nel 2019 e da LUISS ENLABS nel 2018.
Con il nuovo modello Try&Buy viene creata una situazione win-win tra le parti in causa (utenti e aziende).

Il contesto di mercato è favorevole. Paladin arriva nel momento giusto anticipando le necessità di un pubblico tra i 18 e 45 anni:

  • La propensione al noleggio è in crescita in ogni settore merceologico. Solo per citare alcuni esempi: Ikea, Mercedes, BMW, e Samsung
  • Avendo saturato qualsiasi canale di marketing esistente con le loro offerte, le aziende cercano nuove modalità per vendere i prodotti
  • I consumatori, soprattutto il target di età più giovane, desiderano nuove modalità per avvicinarsi a prodotti o marchi

Il potenziale del business è elevato: il mercato italiano del noleggio e dell’acquisto dei prodotti hi-tech, secondo un report dell’Università di Pavia, crescerà fino a toccare i 25 miliardi di euro entro il 2025. Nel 2019, Paladin prevede un fatturato di almeno 250 mila euro.
Paladin, inoltre, presenta diverse opportunità di EXIT e può essere un target appetibile per aziende di diversi settori: GDO, catene di distribuzione specializzate nell’Hi-tech, siti E-Commerce, brand di prodotti elettronici.

Oggi Paladin ha più di 10.000 iscritti. Un risultato ottenuto testando diversi canali marketing online e offline, compresi programmi di ambassador e volantinaggio. La continua ottimizzazione del sito web ha permesso inoltre di aumentare il tasso di iscrizioni dei visitatori dallo 0.5% di settembre all’attuale 3%.

Attualmente il numero medio di noleggi mensili si attesta a quota 100. L’obiettivo è di arrivare a 400 noleggi mensili entro dicembre 2019.

Paladin ha attivato una collaborazione con BASE Milano, una delle migliori realtà cittadine per la realizzazione di eventi. Inoltre, la startup innovativa ha chiuso accordi con TNT e Reale Mutua per aumentare la sicurezza e la velocità del servizio.

Paladin ha l’obiettivo di raccogliere un massimo di € 300.000 con la campagna online su CrowdFundMe, alla quale seguirà una raccolta off-line fino ad un massimo di € 600.000 (diversi player europei, come Business Angel e Venture Capital, hanno già contattato la startup).

Ciò che gli esperti consigliano in tutte le situazioni e le congiunture economiche è sempre di diversificare gli investimenti e ricercare nuove forme per far fruttare i risparmi. Ne consegue che come ogni tipo di attività, come anche quelle imprenditoriali vi siano sempre margini di rischi che bisogna sempre mettere in conto. Il Crowdfunding negli ultimi tempi ha avuto un grande incremento per innumerevoli ordini di ragioni.  Infine il Crowdfunding abbinato alla sharing economy ha un grandissimo potenziale.

Il capitale raccolto verrà utilizzato per:

  • Attività di marketing, al fine di promuovere il servizio in Italia e all’estero (Spagna) con l’obiettivo di arrivare a 70.000 utenti entro la fine del 2019. Saranno inoltre implementati gli Ambassador Program
  • IT e Tecnologia, per migliorare l’attuale piattaforma su mobile
  • Attività commerciale, per la quale verrà strutturato un team ad hoc

 

fonte: crowdfundme.it

Abbiamo l’acqua calda

Da un po’ di tempo a questa parte, sembra che in Italia abbiamo scoperto l’acqua calda. Sarà che a volte vi sono pochi argomenti per riempire i talk show. Meno male, però che vi sono alcune trasmissioni televisive, spesso domenicali che si occupano di tradimenti e gossip, con tanto di opinionisti e “giornalisti”. Loro sì che hanno capito bene come aumentare l’audience!

Oggi si sta parlando di sessismo e di razzismo, che in un certo senso si somigliano molto. Tutte e due partono da un’ignoranza di base e da un’attività cerebrale altamente limitata. Si parla di questi due fenomeni e non solo; spesso alcuni episodi “forse” a matrice razzista riempiono i giornali e i tg di mattina, mezzogiorno e sera, senza darti tregua.

“Si parla di sessismo e razzismo” è un modo di dire se si pensa a come alcune notizie vengono manipolate e ripresentate adeguatamente infiocchettate. Che vi siano persone che abbiano un’insofferenza nei confronti di chi è straniero non è la scoperta dell’acqua calda; che in tutti gli ambienti la donna per affermarsi debba fare il doppio di quello che fa un uomo, subendo battutine sull’abbigliamento o sulla presunta inferiorità all’uomo è un dato di fatto. Questi dati di fatto esistono in tutto il mondo e bisogna raccontarli, raccontando anche fenomeni di integrazione, accoglienza e intelligenza che vi sono nel nostro paese (e sono tanti).

Non puoi dire ad una persona: “fai schifo” o “sei brutto”. Se ciò avviene o se accade anche di peggio non pensiamo subito al colore della pelle, altrimenti la patologia è nella nostra testa. Abbiamo forse dimenticato l’Apartheid in America, quando vi erano settori per i bianchi e altri per i neri; scuole, autobus e zone intere.  Per ogni negatività vi è un Martin Luther King e milioni di persone che la pensano in modo completamente diverso, per fortuna. Questa è semplicemente la storia dell’uomo e funzionerà sempre così.  Il razzismo esiste in tutte le parti del mondo e assume contorni diversi in base ai constumi e alla ristrettezza della mente umana.

Oggi condanniamo ogni piccolo gesto, anche una parola, che io personalmente lascerei attaccata addosso a chi la pronuncia, come bigliettino da visita. Facciamo manifestazioni (ne abbiamo bisogno?), quando la solidarietà e l’umanità del popolo italiano parlano da sole.

Mi sembra vi sia una volontà a voler creare una coscienza nell’immaginario collettivo, manipolando il Dna di ogni azione,; pare che vi sia un interesse generale a far passare l’Italia e gli italiani come razzisti. Andiamo un po’ in giro per il mondo, in Francia e in altri paesi europei, negli Stati Uniti, nel mondo arabo; ci accorgeremo che le menti malate sono dappertutto e quindi? Non bisogna combatterle? Niente affatto, anzi, certamente bisogna isolarle, ma parlarne continuamente di qualcosa non aiuta. Parlare dell’episodio di quasi razzismo e non parlare dei milioni di fatti che dimostrano il contrario è una violenza all’Italia e agli italiani. Nel mondo la gente di colore, gli ebrei, le donne, i cristiani sono stati e sono ancora oggi perseguitati, e sarà sempre così.

E’ vero che in tante parti del mondo avvengono violenze inaudite, contro le quali ci scandalizziamo. Ma se provassimo a guardare nel nostro quotidiano? Alle frasi che pronunciamo o alle parole sottintese rivolte ad una donna, ad esempio? A quando tolleriamo ogni tipo di atteggiamento perché proviene da una persona di colore; non diciamo, non interveniamo perché qualcuno potrebbe pensare che siamo razzisti. In fondo si sta parlando tanto di razzismo negli ultimi tempi, meglio abbassare la testa e stare zitti.

Quello che accade in giro per il mondo ci indigna, ma crediamo davvero di essere tanto evoluti ed emancipati? Pensiamo davvero di essere migliori degli altri?

Mercato filatelico

Il mercato filatelico ha subito numerosi mutamenti negli ultimi tempi, per diverse ragioni; vi sono ragioni legate alla enorme quantità di materiale presente, dall’offerta e dalla domanda e infine dalla crisi e da numerosi micro fattori, non ultimo la politica delle emissioni che fa Poste Italiane. Vi sono numerosi manuali su come comprendere il mercato filatelico.

Collezionare francobolli

Vi sono tuttavia alcuni settori che reggono ancora come ASI (Antichi Stati Italiani), le rarità e antichità.

sardblu

Effige di Vittorio Emanuele II – 1 gennaio 1851

Il collezionista può decidere di orientarsi verso più settori e collezionare scegliendo quantità e anche qualità delle sue raccolte. Vi sono negozi filatelici che offrono materiale di lusso per investimenti di lunga durata e con una margine alto di guadagno. Infine vi sono piccoli risparmiatori, piccoli investitori e venditori o acquirenti al dettaglio. Inoltre, chi decide di iniziare una collezione ha davanti a sé un’infinità di varianti e non solo di francobolli. Vediamone alcune:

da Collezione Amazon 

Interi postali   (oggetti postali con valore incorporato): Le cartoline

Gli interi postali sono tutti gli oggetti postali  sui quali non è necessario apporre il francobollo,  poiché già vi è stampato.

La definizione di interi postali della FIP (Federazione Internazionale di Filatelia) è la seguente: Gli Interi Postali comprendono oggetti che recano prestampato un francobollo od un simbolo od una dicitura, ufficialmente autorizzati, indicanti il prepagamento di uno specifico valore facciale corrispondente ad una tassa postale o al relativo servizio.

La Marcofilia

La Marcofilia è lo studio e la raccolta degli annulli postali. Esistono anche  annulli speciali e targhette pubblicitarie, che riproducono il tema di un evento o di una manifestazione.  Tali servizi sono pubblicizzati mediante l’affissione nei negozi filatelici e negli uffici postali  di comunicati nei quali viene inserita la data di emissione, le sedi e gli orari dei servizi con annullo giorno di emissione, inoltre  per oggetti filatelici allestiti per l’occasione come per esempio, cartoline dedicate, bollettini illustrativi, tessere filateliche eccetera è possibile  ottenere l’annullo,  recandosi  alla sede della manifestazione  oppure per posta  mediante richiesta da effettuare  entro sessanta giorni dalla data del comunicato.

Le Amministrazioni dello Stato, le Regioni, i Comuni, le Province, le associazioni economiche, culturali, umanitarie e sportive possono chiedere l’annullo speciale e la targhetta pubblicitaria, direttamente al Servizio Commerciale alle agenzie   di Poste Italiane, competenti per territorio.

La  Scripofilia 

Nel 1975 circa si sviluppa una nuova forma di collezionismo: la scripofilia, la quale consiste nella raccolta di documenti finanziari, quali bond, certificati azionari, banconote, manoscritti, obbligazioni  e altro.

La raccolta  di tali documenti, permette di ricostruire la storia di importanti società e di conseguenza di determinare l’andamento dei mercati nelle epoche passate.

Spesso i documenti finanziari, oltre all’interesse storico, avevano anche un interesse decorativo grazie alla singolare grafica.

Già verso l’Ottocento un collezionista di nome Eseltine  raccoglieva  bonds  (Confederate States Bonds, che avevano finanziato la guerra di secessione in America), per poi rivenderli.

Ma la diffusione vera e propria della scripofilia è partita  inizialmente in Europa dopo il 1975,  quando venivano raccolti solo azioni e obbligazioni.

La Erinnofilia 

La Erinnofilia  è una forma di collezionismo che si occupa delle etichette e dei chiudilettera commemorativi.  I chiudilettera sono chiamati anche cinderellavignette.

In passato le lettere venivano chiuse in  diversi modi, il più antico con la ceralacca sulla quale veniva stampato l’indirizzo del mittente. Questo sistema veniva usato per rendere la corrispondenza sicura.

Successivamente il chiudilettera  si caratterizzò sempre di più come simbolo di personalizzazione della missiva.

Oggi, la diffusione dei chiudilettera è circoscritta al mondo del collezionismo.

Le tematiche  erano diverse ma la più diffusa fu la tematica religiosa.

Il collezionista dei chiudilettera è  in genere un amante del passato e della storia antica fino alla più recente (almeno un ventennio fa).

Europa C.E.P.T.

La sigla C.E.P.T. sta ad indicare la Conferenza Europea delle poste e Telecomunicazioni, nata nel 1959 dopo numerosi tentativi di creare accordi internazionali postali che potessero avere tariffe comuni a tutti i paesi aderenti.

Nel 1956 Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Repubblica Federale di Germania e Olanda, in una conferenza tenutasi a Parigi, decisero di dare vita a una Europa unita anche attraverso l’emissione di un francobollo comune che potesse suggellare tale intento.

Da allora ogni paese aderente ogni anno emette una serie di francobolli, con la scritta Europa C.E.P.T.

Inizialmente  l’immagine sulla vignetta  era  un edificio in costruzione  da un’idea  di Gonzague.

Europa C.E.P.T. è diventata attraverso gli anni una delle collezioni tematiche più diffuse e prestigiose, poiché è una tematica comune a tantissimi paesi.

 Nel corso degli anni sono aumentati i paesi aderenti al programma di emissioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Morire positivo: Come vorresti il tuo funerale? Dying well o funeral party

Chi non ha mai pensato al giorno del proprio funerale?  Forse in molti; in effetti oggi non c’è molto tempo per pensare alla morte. Alcune persone anziane, invece, raccomandano di rivolgere un pensiero alla morte (alla propria si intende, non a quella degli altri) almeno tre volte al giorno. Dicono che si diventa più buoni, come a Natale.

Dopo gli scongiuri obbligatori si può entrare nel vivo del tema – “si fa per dire”

Forse è il caso di pensare alla morte, toccando ferro, è ovvio. In fondo, è l’altra parte della medaglia, poi è democratica, può sorprendere, per usare degli eufemismi. La verità è che da millenni si celebra il passaggio a miglior vita, il trapasso in modi diversi in tutto il mondo. Ogni popolo ha un suo stile, obbedisce a dei rituali per dire addio ai defunti.

La morte è stata sempre celebrata fin dai tempi degli Egizi, i quali, come ben sappiamo mummificavano i defunti. Il rituale islamico, invece prevede che il corpo venga lavato e avvolto in un lenzuolo, per poi pregare.

In molti stati dell’America i funerali si celebrano dopo circa sette giorni; nel frattempo il defunto viene imbalsamato, truccato, pettinato e posto nella camera ardente per le visite. Vi sono agenzie che organizzano tutto (visite, fiori, chiesa, annuncio sui giornali e così via). Dopo i funerali si usa andare al ristorante. In Italia solo da poco tempo ci si è organizzati un po’ meglio, tanto che anche nel nostro paese è possibile affidarsi ad agenzie per l’organizzazione completa dell’ultimo viaggio.

Da qualche anno, esiste perfino un sito web di comparazione dei prezzi delle agenzie funebri per zona.

In passato e ancora oggi in alcune parti d’Italia la morte è diventata “business”; a volte, infatti, le forze dell’ordine hanno scoperto accordi con cliniche ed ospedali e nel profondo sud è noto come la gestione delle pompe funebri stia in mano alla camorra (o una parte di essa).

Anche in questo campo molte cose stanno cambiando e l’ultimo saluto sta addirittura diventando green con uno stile wellness in molte parti del globo.

Infatti, nel mondo si sceglie di morire sempre meglio; si scelgono urne ecologiche o illuminate, lancio di lanterne nel cielo, spargimento delle ceneri. La tradizione ha vita difficile, è indubbiamente messa a dura prova oggi. La nuova tendenza è chiamata “Dying well”ed è stata inclusa nella top 8 dei trend benessere a cura del Global Wellness Institute. Sono state analizzate le più grandi novità alle quali molti si stanno adeguando; parliamo di feretri di vimini, di bare con design particolari, urne da sotterrare in giardino. 

Fra le altre novità, troviamo i cimiteri social, dove intrattenersi con eventi, spettacoli artistici e sfilate di moda. 

Il primo “Death cafè“, invece è nato a Londra nel 2011, dall’idea di un certo Jon Underwood, il quale organizzava incontri nella cantina della sua abitazione per parlare del tema “morte”. Si organizzano anche terapie di gruppo e stanno ritornando in voga i sensitivi.

Gli esperti parlano di cambiamento epocale, ma forse non è il termine esatto da usare, in fondo la tradizione si sta solo trasformando per essere al passo con i tempi.

La morte resta comunque un tema affascinante, molto più della vita; d’altra parte spesso è lei a far nascere i miti, ne ha fatti nascere così tanti! E proprio così, per avere successo bisogna essere morti, mezzi morti o non godere di buona salute. Si pensi a Mozart, forse il più grande esempio, il quale morì in miseria, senza nemmeno una bara e al seguito del feretro non vi era altri che il suo cane. James Dean, Lady D, Morrison, gente diventata mito grazie a lei: la morte. Diciamola tutta: se sei vivo non sei molto interessante.

Oggi, siamo diventati solo social e più sofisticati, ma la morte resta sempre quel mistero che non riusciamo a penetrare, per cui basta fare ironia per non averne più paura, in fondo si dice  Mal comune, mezzo gaudio. Meglio allora inventare nuovi modi per celebrare l’ultimo addio: luci, fiori e anche  uno spettacolo non è poi una cattiva idea. Si dice “pensare positivo”, allora perché non si può dire anche“morire positivo” ?

Non è una nuova moda; la morte è sempre esistita. Abbiamo solo bisogno di aggrapparci ai riti terreni per spiegarci quello che una spiegazione non ha.

A proposito di spettacoli le “piagnone” o prefiche esistevano già nella Magna Grecia e in Egitto, poi hanno avuto molto successo nel sud Italia, in particolare in Basilicata. Le professioniste del lutto (un mestiere inventato) venivano ingaggiate per piangere ai funerali. Le prefiche vestite di nero gridavano e piangevano, si strappavano i capelli e si graffiavano il viso, in pratica offrivano un servizio ulteriore al funerale, vendevano la “sofferenza”, era una sorta di spettacolo o meglio una tragedia. Le lacrime terrene, ancora una volta servivano per mandar via tutto il dolore, per dare più onore al defunto, per dimostrare quanto era amato. Per la stessa ragione servono i fiori, le lanterne e i party, le poesie e le canzoni, l’abbigliamento nero, la tristezza, la bara e il loculo, le foto. Serve ricordare, commemorare e trovare nuovi modi per farlo: con un concerto, una partita o una dedica speciale.

Conosco molti che hanno organizzato da vivi il proprio funerale fin nei minimi particolari. Voglio pensare che queste persone abbiano raggiunto una saggezza e una grandezza, ma soprattutto una serenità d’animo che ti permette di inserire un pensiero (che altri reputano negativo e da allontanare) nelle quotidiane preoccupazioni. Mi è capitato di osservare il volto e i movimenti di chi qualche giorno dopo sarebbe deceduto; credo che avvenga una specie di preparazione, il viso cambia espressione, è come se si iniziasse un percorso per accogliere il cambiamento imminente. 

I pensieri sono umani e non ne possiamo fare a meno; i rituali terreni sono utili tutti e anche quelli che inventeranno i nostri pronipoti. Però non servono a chi non c’è più, servono a noi vivi per rendere la morte meno incomprensibile.

 

 

 

 

Greta Thunberg: anche in Italia lo sciopero dalla scuola del Venerdì

Greta Thunberg, la studentessa svedese che sta dando una lezione a tutti i “grandi” della terra; una lezione però che è difficile imparare.

Famoso il suo sciopero della scuola ogni Venerdì per protestare contro i cambiamenti climatici e i riscaldamento globale; anche in Italia c’è chi sta seguendo il suo esempio – Il 2 febbraio scorso Greta sulla sua pagina Facebook ha pubblicato un post che in poche ore ha ricevuto circa 7 mila commenti, 67 mila interazioni e 28 mila condivisioni. Prima però di pubblicare il contenuto di quel post, mi piacerebbe ricordare la favola del colibrì, che forse in tanti conoscono – Il piccolissimo uccellino che corre sul fiume per prendere una goccia d’acqua nel suo minuscolo becco, per poi gettarla sulla foresta in fiamme. Tutto questo lo fa mentre gli altri animali della foresta discutono su cosa o non cosa fare per spegnere l’incendio. Il colibrì risponde alla meraviglia e alle critiche degli altri animali dicendo: “Ho fatto solo la mia parte”

Greta

Post del 2 febbraio 2019 – Greta Thunberg 

Da un po’ sento molte voci che  circolano su di me e enormi quantità di odio. Questa non è una sorpresa per me. So che visto che la maggior parte delle persone non è a conoscenza del pieno significato della crisi climatica (che è comprensibile visto che non è mai stata trattata come una crisi) uno sciopero scolastico per il clima sembrerebbe molto strano per le persone in generale.
Quindi fatemi chiarire un po ‘ di cose sul mio sciopero della scuola.

Nel maggio 2018  ho vinto un concorso di scrittura sull’ambiente tenuto da svenska dagbladet, un giornale svedese. Ho fatto pubblicare il mio articolo e alcune persone mi hanno contattato, tra gli altri c’era bo thorén da fossili free dalsland. Aveva una specie di gruppo di persone, soprattutto giovani, che volevano fare qualcosa per la crisi climatica.
Ho avuto qualche contatto telefonico con altri attivisti. Lo scopo era quello di presentare idee di nuovi progetti che avrebbero portato attenzione alla crisi climatica. Bo aveva qualche idea di cose che potevamo fare.  Dalle marce ad un’idea di una sorta di sciopero scolastico (che i bambini della scuola  avrebbero fatto a scuola o nelle aule). Quell’idea è stata ispirata agli studenti del parco, che si erano rifiutati di andare a scuola dopo le sparatorie della scuola.
Mi è piaciuta l’idea di uno sciopero scolastico. Così ho sviluppato quell’idea e ho cercato di far sì che gli altri giovani si unissero a me, ma nessuno era veramente interessato. Pensavano che una versione svedese dell’ora zero di marzo avrebbe avuto un impatto più grande. Così ho organizzato lo sciopero della scuola tutto da sola e dopo di che non ho partecipato a nessun altro incontro.

Quando ho detto ai miei genitori dei miei piani non ne sono stati entusiasti.  Non hanno sostenuto l’idea di una scuola come protesta e mi hanno detto che se volevo  fare questo avrei dovuto farlo completamente da sola e senza alcun sostegno da parte loro.
Il 20 di agosto mi sono seduta  fuori al Parlamento svedese. Ho consegnato volantini con una lunga lista di fatti sulla crisi climatica e spiegazioni sul perché sono stata colpita da questi eventi. La prima cosa che ho fatto è stata pubblicare su Twitter e instagram quello che stavo facendo e presto questo è diventato virale. Poi i giornalisti e i giornali hanno iniziato a interessarsi.  Un imprenditore svedese e uomo d’affari attivo nel movimento climatico, Ingmar Rentzhog, è stato tra i primi ad arrivare. Ha parlato con me e ha fatto le foto che ha pubblicato su Facebook. E ‘ stata la prima volta che l’ho incontrato o parlato con lui. Non avevo lo avevo incontrato mai prima di allora.

Molte persone amano diffondere voci che dicono che ho delle persone ” dietro di me ” o che sono ” pagata ” o ” usata ” per fare quello che sto facendo. Ma non c’è nessuno “dietro” a me tranne me stessa. I miei genitori  non conoscevano gli attivisti del clima, prima di  conoscere questa situazione.
Io non faccio parte di nessuna organizzazione. A volte sostengo e collaboro con diverse Ong che lavorano con il clima e l’ambiente. Ma io sono assolutamente indipendente e rappresento solo me stessa. E faccio quello che faccio completamente gratis, non ho ricevuto alcun denaro o nessuna promessa di pagamenti futuri in nessuna forma. E nessuno è legato a me o alla mia famiglia.
E sarà sempre così. Non ho mai incontrato un solo attivista che sta lottando per il clima per i soldi. Quell’idea è del tutto assurda.
Inoltre io viaggio solo con il permesso della mia scuola e i miei genitori pagano i biglietti e gli alloggi.

La mia famiglia ha scritto un libro sulla nostra famiglia e come io e mia sorella  abbiamo influenzato il modo di pensare e di vedere il mondo dei miei genitori, soprattutto riguardo al clima e sulle nostre diagnosi.
Quel libro doveva essere pubblicato a maggio. Ma visto che c’è stato un grosso disaccordo con la casa editrice, abbiamo cambiato editore e quindi il libro è stato pubblicato ad agosto.
Prima che il libro venisse pubblicato i miei genitori hanno chiarito che i loro eventuali profitti dal libro “Scener ur hjärtat” sarebbero andati a 8 diverse associazioni di beneficenza che lavorano con ambiente, bambini con diagnosi e diritti degli animali.

E si, scrivo io i miei discorsi. Ma visto che so che quello che dico raggiunge molte persone chiedo spesso pareri.  Ad alcuni scienziati spesso chiedo aiuto su come esprimere certe questioni complicate. Voglio che tutto sia assolutamente corretto, in modo da non diffondere fatti non veri, o cose che possono essere fraintese.

C’è chi mi prende in giro per la mia diagnosi. Ma l’asperger non è una malattia, è un dono. La gente dice anche che  se non avessi avuto l’asperger non avrei mai potuto mettermi in questa posizione. Ma è proprio per questo che l’ho ho fatto. Perché se fossi stata “normale” e social  mi sarei unita ad  un’organizzazione, o creato un’organizzazione da sola. Ma visto che non sono così brava a socializzare ho fatto tutto questo da me. Ero così frustrata per il fatto che non si stava facendo nulla per la crisi climatica e mi sembrava di dover fare qualcosa, qualsiasi cosa. E a volte non fare le cose – come stare solo seduti fuori dal Parlamento –  dice molto di più che fare le cose. Proprio come un sussurro a volte è più forte che urlare.

Inoltre c’è chi denuncia che io “sembro e scrivo come un adulto”. E a questo posso solo dire: non credi che un bambino di 16 anni possa parlare da solo? Ci sono anche alcune persone che dicono che io semplifico le cose. Ad esempio quando dico che ” la crisi climatica è una questione in bianco e nero “, ” dobbiamo fermare le emissioni di gas serra ” e ” voglio che tu ti faccia prendere dal panico “. Ma lo dico solo perché è vero. Sì, la crisi climatica è la questione più complessa che non abbiamo mai affrontato e che dovremmo fare di tutto per “fermarla”. Ma la soluzione è nera e bianca; dobbiamo fermare le emissioni dei gas a effetto serra.
Perché o si limita il riscaldamento a 1,5 gradi c sopra i livelli pre industriali, o non lo facciamo. O si raggiunge un punto di ribaltamento in cui si inizia una reazione a catena con eventi ben oltre il controllo umano, o non lo facciamo. O andiamo avanti come civiltà, o non lo facciamo. Non ci sono zone grigie quando si tratta di sopravvivenza.
E quando dico che Vi voglio nel panico voglio dire che dobbiamo trattare la crisi come una crisi. Quando la tua casa è in fiamme non ti siedi e parli di quanto bella la puoi ricostruire una volta che hai spento il fuoco. Se la tua casa è in fiamme tu corri fuori e fai in modo che tutti siano fuori mentre tu chiami i vigili del fuoco.  Il che richiede un po ‘ di panico.

C’ è un’altra voce che gira per la quale non posso fare nulla. Ed è che sono ” solo una bambina e non si dovrebbe stare ad ascoltare i bambini.”  –  Allora perché non ascoltate la forte e solida scienza? Perché se tutti ascoltassero gli scienziati e i fatti a cui mi riferisco costantemente – allora nessuno dovrebbe ascoltare me o nessuna delle altre centinaia di migliaia di bambini di scuola in sciopero per il clima in tutto il mondo. Poi potremmo tornare tutti a scuola.
Io sono solo una messaggera, eppure mi odiano tanto. Non dico nulla di nuovo, dico solo quello che gli scienziati hanno ripetutamente detto da decenni. E sono d’accordo con voi, sono troppo giovane per fare questo. Noi bambini non dovremmo fare questo. Ma visto che quasi nessuno sta facendo niente, e il nostro molto futuro è a rischio, ci sembra di dover continuare.

 

                                    Immagini dalla Pagina facebook Greta Thunberg

La diversità nutrirà il mondo: Una donna alla Fao

Ma cosa fa la Fao? Ve lo siete mai chiesto?

Glaslain-Lanéelle, direttrice dell’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare è la prima candidata donna alla direzione generale della Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations).

Ricordiamo che la Fao è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma fondata il 16 ottobre 1945 per accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, contribuire alla crescita economica mondiale  e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali.

La neo-candidata dichiara in un’intervista all’Ansa, che bisogna “ripartire dai bisogni veri delle popolazioni e dalla prodigiosa diversità” – “e non abbiamo bisogno di una dieta universale di riferimento”

La presunta futura direttrice della Fao assicura che se nel mese di giugno prossimo verrà eletta si impegnerà a far diventare la Fao mondiale e non più europea. 

Le sue dichiarazioni arrivano in seguito allo studio di Eat-Lancet, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, in base alla quale sembrerebbe che le cattive abitudini alimentari provochino più rischi di fumo, sesso non protetto e consumo di alcolici.

Autori ed esperti di nutrizione e sostenibilità, provenienti da università prestigiose e dalla Fao e Oms,  riuniti nella commissione, finanziata dalla Fondazione Eat (di proprietà dei miliardari Petter e Gunhild Storalen) si sono prefissati un obiettivo comune: Una dieta sana universale. Tutto ciò per nutrire in modo sostenibile una popolazione di 10  miliardi di persone e salvare milioni di vite all’anno.

La francese Geslain-Lanéelle sposa quindi una linea diversa rispetto a quanto emerso dalla studio Eat-Lancet.

Correnti di pensiero diverse vi sono riguardo a studi finanziati da grandi imprenditori, come anche sull’attività di organismi come la Fao e l’Oms, i quali spesso seguono politiche abbastanza lontane dai valori che dovrebbero essere alla base della loro istituzione e della loro stessa esistenza.

Si potrebbe analizzare qualche numero per farsi qualche idea o anche farsi venire qualche dubbio. Si parla di fame nel mondo, di povertà e di crisi e gli unici a non soffrirne sono coloro che occupano poltrone ai vertici di organizzazioni cosìdette “umanitarie”.  Lo stipendio di un funzionario Onu può superare i 94 mila euro all’anno – che tradotto e dividendo per 12 restituisce la somma di circa 8 mila euro mensili (alla faccia della fame!). Da considerare a parte viaggi gratis, sussidi per studio dei figli, polizze vita e vacanze, oltre a santificare le feste comandate di tutte le religioni esistenti (par condicio).  Le assunzioni non avvengono per concorso pubblico ma attraverso altre strade poco note e poco chiare. La conseguenza è che all’interno di un organo di controllo come l’Onu nessuno controlla. Infine anche in organismi come Onu e Fao vi sono stagisti non pagati, senza nemmeno un rimborso spese, i quali non verranno assunti perché uno dei requisiti per occupare un posto fisso in questi organismi non è il “senso umanitario” o “la generosità e l’altruismo”.

Ma veniamo alla Fao e alla sua funzione – La Fao dovrebbe contribuire a ridurre la fame nel mondo. Nonostante i discordanti annunci fatti dall’organizzazione  la fame nel mondo aumenta. Gli organismi internazionali non vivono di aria, anzi i costi sono elevatissimi e mentre vengono presentati rapporti, stime e previsioni non si sa realmente cosa questo organismo faccia per assolvere il suo vero compito: ridurre la fame. Nel 2013 l’organismo che dovrebbe combattere la fame nel mondo propose una ricetta a base di insetti.  “Avete fame? Mangiate gli insetti”. D’altra parte funzionari, impiegati e rappresentanti della Fao devono pur proporre ricette, effettuare statistiche, altrimenti non saprebbero cosa altro fare nella vita.

Funzionari, impiegati, rappresentanti sono tanti, troppi con stipendi da Reali mantenuti dalla Fao – Loro di certo non hanno fame. Cosa faccia e in che modo agisca la Fao per ridurre la fame nel mondo, dopo sessant’anni è ancora poco chiaro. Quando qualche statistica stabilisce che il numero di chi muore per fame è diminuito di 100 mila, bisognerebbe considerare il fatto che nei paesi del terzo e quarto mondo non vi è un vero e proprio ufficio anagrafe che conti il numero delle persone che nascono, figurarsi se conta quelle che muoiono. Nel 2014  un rapporto della Fao affermava che entro il 2015 era possibile dimezzare la fame nel mondo.

…e ancora “Siamo in grado di vincere la guerra contro la fame – L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono problemi complessi che non possono essere risolti da un settore o dei soggetti interessati da soli”  fu dichiarato dai responsabili della Fao nel 2014

Ottobre 2018Eliminare la fame entro il 2030, obiettivo chiave della Fao, mentre i milioni di persone che soffrono la fame scendono e salgono, se si vuole raccontare che si sta facendo qualcosa oppure se si vuole dire che bisogna fare (dare) di più e giustificare i  milioni di euro spesi per mantenere l’intera struttura Fao. 

Expo 2015 (costato fior fior di euro) sceglierà come filo conduttore <<Nutrire la Terra, energia per la vita>>.

La fame nel mondo è davvero una piaga che non si riesce a risolvere?

Povertà, mancanza di mezzi, guerre, alluvioni, spreco di cibo,alta natalità, questi sono alcuni dei motivi per cui la fame nel mondo continua ad esistere. Non ci saranno più morti per fame nel mondo, quando si agirà in modo diverso. Non servono le donazioni o adozioni a distanza solo per mettere a tacere la coscienza. In quei paesi è necessario mettere in condizione i contadini di poter lavorare la terra e auto sostenersi; è fondamentale controllare le nascite, investire in agricoltura, sostenere costruzione di villaggi, sistemi di irrigazione e scuole.

Purtroppo la povertà nei paesi occidentali e la fame nel terzo mondo è un business. Molti sostengono che l’Africa è il continente che ha le più grandi prospettive di sviluppo economico del mondo. Oggi, infatti esiste il neocolonialismo economico, di cui si sta parlando negli ultimi tempi. In realtà la Francia ha ancora un’influenza sulle sue ex colonie, che esercita controllandone l’economia, sostenendo dittature e terroristi, alimentando guerre civili. I paesi africani ad essere vittime dell’egenomia francese sono ben 14, ma i numeri di questo vasto impero coloniale sono immensi e riguardano tanto la sfera economica, quanto quella politica ed ideologica.

 

 

Blog su WordPress.com.

Su ↑