Covid:I cibi che rafforzano il sistema immunitario

Abbiamo imparato con il Covid-19 che avere un sistema immunitario forte e resistente ci aiuta nel combattere virus e batteri. Esistono alcuni cibi che servono proprio a difenderci.

Il primo alimento che aiuta le difese immunitarie è l’aglio, ma non è necessario mangiarlo, va bene anche schiacciarlo in padella, facilitando la fuoriuscita di tutte le sue proprietà per poi toglierlo.

Un recente studio condotto in Giappone, all’università di Kagoshima, ha dimostrato che l’aglio cura e previene le alterazioni dell’intestino. Inoltre tiene a bada l’insulina e l’eccesso di grassi nel sangue, tutti fattori che possono aggravare lo sviluppo del Covid. Uno studio della Kagoshima University, in Giappone, ha dimostrato che l’aglio ha un ruolo chiave nel prevenire e curare le alterazioni della flora batterica intestinale e nel trattamento della resistenza all’insulina e dell’eccesso di lipidi (grassi) nel sangue, tutti elementi considerati anche come fattori di rischio per lo sviluppo della CoViD-19.

L’altro alimento base per le difese immunitarie sono i chiodi di garofano. Questi ultimi, oltre ad avere proprietà analgesiche, sono ricchi di eugenolo, un antivirale molto potente, che riesce a ridurre l’infiammazione. Questa proteina insieme alla spermidina del germe di grano è alla base di un integratore, che si sta sviluppando all’Università di Bologna, che dovrebbe contribuire a diminuire la velocità di replicazione del Covid-19.

Un’altra importante spezia è il peperoncino, ricco di vitamina C, va utilizzato crudo, come la cannella, la curcuma, i funghi, il pepe. Queste spezie possono essere utilizzate in cucina, insaporendo molti piatti oppure nella preparazione di tisane calde.

I consigli che danno sempre gli esperti non vanno mai persi di vista, come un’adeguata attività fisica, anche solo camminare e usare le scale, un’alimentazione sana con frutta e verdura (attenzione un solo frutto per volta, no a centrifugati o macedonie, la frutta contiene zuccheri). Altri alimenti che aiutano il nostro organismo sono il vino, il cacao, la birra

La difficoltà aguzza l’ingegno: Da Ristoratore a creatore di magliette

Ristorante chiuso? Stampa magliette con le frasi di Conte. Stefano Sinibaldi si definisce un ristoratore disperato per causa Dpcm Covid, e così si inventa maglietta con le scritte dei Dpcm.

Non sono un giornalista, ribadisce Stefano Sinibaldi e lancia il suo Comunicato Stampa:

Salve. Sono Stefano Sinibaldi, un imprenditore (ristoratore) di Piombino, provincia di Livorno. In questo periodo di crisi economico e sociale, piu volte mi sono chiesto cosa potevo fare per non rimanere inerte sul divano di casa mia ad aspettare la fine di tutto, sperando nell’aiuto caritatevole  di uno  stato che vedo non all’altezza, che arranca senza rendersi conto di quanta sofferenza ha provocato l’incompetenza, un governo che mi dice che non posso lavorare e mi chiede comunque di pagare le tasse, addirittura mi chiede l’anticipo sulle tasse dell’anno prossimo, ah già, ma posso rimandare e pagare tutto ad aprile, vabbe’ lasciamo stare queste polemiche inutili, torno sul tema… 

Mi toglie il respiro pensare che la  tranquillita economica mia e della mia famiglia dipenda dalle elemosine di un governo che non stimo  più  e non mi rappresenta, ma saprottutto non posso  accontentarmi di quelle elemosoea che non solo non bastano per mangiare, ma non mi bastano nemmeno per  pagare i debiti accumulati a causa della chiusura e  non mi bastano nemmeno a pagare le tasse. Così  mi sono dato da fare, mosso dallo spirito di noi italiani che cerchiamo sempre di tenerci a galla. Certo non é facile, pensi e ripensi a cosa inventare, in questo periodo la testa é satura di informazioni negative…. il covid, i malati, i morti, gli anziani …  tutto é tragico…. poi però …ogni tanto sorridi… sorridi di fronte a quelle situazioni tragicomiche… come alcune frasi di Conte che senti in TV… e da qui un fiore che sboccia in un terreno bruciato dal peggiore dei fuochi….

I decreti, quelle frasi  spesso fuori dal mondo demenziali e patetiche, mi  ispirano,  cosi chiamo un’amica e insieme decidiamo di stampare quelle frasi sulle magliette, in un giorno e mezzo, Sara Parra,  così si chiama la mia amica crea un design accattivante, apre un profilo, una mail dedicata (acCONTEntiamoci@gmail.com) e mettiamo in commercio la nostra idea. Ma questo non basta, non posso rimettermi sul divano ed aspettare di nuovo che succeda il meglio, il meglio ce lo dobbiamo creare, abbiamo bisogno di far conoscere la nostra idea, ed è per questo che vi scriviamo, perché  le belle idee possano prendere il volo e perché questo nostro voler fare  possa essere di ispirazione ad altri  che come noi vorrebbero riprendere a volare, ma si accontenterebbero anche di camminare con i piedi per terra ma con dignità ….. e con la speranza sempre viva di poter migliorare comunque la propria qualità di vita.

Un caro abbraccio  Stefano

Fonte: Notiziabile –

Stefano Sinibaldi

Stefanosinibaldi69@gmail.com

I lati buoni del 2020

Il 31 di dicembre 2020 è stata una data importante; in molti volevano scacciare via a pedate questo anno appena trascorso, ma perché dobbiamo ricordarlo solo per le cose brutte?

Il 2020 se ne va con tanta tristezza e dolore, la pandemia ha fatto una vera strage nella vita sociale e nell’economia, e soprattutto ha destabilizzato l’intero sistema in cui viviamo, sotto tutti i punti di vista. Molte famiglie hanno subito lutti indicibili, nuovi poveri sono nati, migliaia di aziende hanno chiuso le serrande, tanti lavoratori hanno perso il posto di lavoro, ma nonostante tutto, qualcosa di buono c’è.

Ecco alcune delle cose buone che sono successe nel 2020

Inquinamento

L’industria del carbone ha attraversato una durissima crisi, e per questo molti sono stati costretti a rivolgersi alle fonti rinnovabili, più sicure ed economiche. Si spera che sia solo una partenza e che l’energia verde venga utilizzata nel 100% dei casi.

Condivisione dei saperi

La crisi sanitaria scatenata dal Covid-19 ha creato una forte sinergia fra gli scienziati di tutto il mondo, si sono sperimentate nuove cure, ancora in fase di approvazione, fino ad arrivare, con un grande sforzo comune mai visto e a tempi record ad un vaccino contro il Coronavirus.

Un mondo più pulito

Le misure restrittive anti-Covid hanno reso le strade deserte, ma anche l’aria più pulita e meno contaminata, i mari meno inquinati. Le emissioni globali giornaliere di carbonio, in aprile, hanno registrato una diminuzione del 17%, a livelli che non si registravano dal 2016. Una tendenza repentinamente cambiata con la riapertura. Si spera in una maggiore consapevolezza dei governi e delle persone.

Civiltà

L’Argentina ha legalizzato l’aborto.

Giustizia

Nel 2020 sono stati incastrati i killer del fiume Sarno, il fiume dei veleni. I controlli hanno rilevato 41 scarichi abusivi e portato al sequestro di ben 36 aziende

Diritti

Nell’anno appena trascorso è arrivato l’ok del Governo Thailandese alle unioni omosessuali. Sarebbe il primo paese del sud- est asiatico a farlo.

In Sierra Leone quest’anno il governo ha abolito un decreto che vietava alle ragazze incinte di frequentare le lezioni scolastiche e gli esami

In Colorado è stata abolita la pena di morte.

In Sierra Leone quest’anno il governo ha abolito un decreto che vietava alle ragazze incinte di frequentare le lezioni scolastiche e gli esami

Israele nel 2020 ha proibito la vendita di pellicce di animali, si aspettano gli altri governi.

Ecosistema

In Usa Biden, e anche se non sapremo come governerà, il neo Presidente ha assicurato che l’America rientrerà nel patto di Parigi per la riduzione delle emissioni (Trump ne era clamorosamente uscito). Inoltre il nuovo Presidente sembra essere più attento alla lotto al Covid e alla somministrazione dei vaccini.

La Corte di Giustizia americana ha respinto la proposta di trivellazione nell’Artico di Trump. Ne beneficeranno gli orsi e e il clima, finalmente!

Un giudice ha stabilito l’interruzione dell’oledotto Dakota Access Pipeline (DAPL), voluto da Trump, affinché il governo proceda con un’analisi di impatto ambientale approfondita in grado di valutare i rischi per la tribù Sioux che vive nell’area

Solidarietà

La Pandemia ha insegnato alle persone la solidarietà, c’è stata, infatti, una notevole crescita di attività e iniziative solidali come non se ne erano mai viste negli ultimi cinquant’anni. Anche molti grandi hanno donato di più, come molti stilisti, Francesco Totti ha donato 15 macchinari all’ospedale Spallazani, per fare uno dei tanti esempi. Dagli esempi più grandi ai piccoli: libro sospeso, pizza sospesa, spesa sospesa, artista dipinge acquari negli ospedali e così via. Impossibile elencare tutto.

Cultura

Le persone hanno letto più libri, si sono informate di più, hanno approfondito alcuni temi. Sono nate nuove iniziative sul web per condividere la conoscenza e l’arte, la musica e il teatro. Molte persone hanno potuto visitare virtualmente musei e opere d’arte.

Salute

La Commissione europea ha proibito il mancozeb, principio attivo presente in molti pesticidi e causa di interferenze endocrine. I vari Stati dovranno revocare tutte le autorizzazioni entro giugno 2021

Gli Indios dell’Ecuador sono riusciti a convincere il Governo del paese a proteggere le proprie comunità, che stanno rischiando l’estinzione fisica e culturale. Una sentenza del tribunale ha infatti imposto al Ministero della Salute di coordinarsi con la leadership Waorani per condurre test Covid-19 in undici comunità, garantendo forniture mediche adeguate.

Un pensiero va a chi ha perso i propri cari, a chi è morto, e allo stesso tempo alla vita, alle nuove vite che si sono affacciate al mondo. Sarà un segno di speranza?

La resilienza del 2021: ritorno indietro

La resilienza è entrata a far parte del linguaggio comune, ma cosa vuol dire veramente? Il significato è il seguente: capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Deriva dal latino re-silio: risalire, tornare indietro.

Ovviamente il termine ha trovato campo d’azione in psicologia e anche nella vita sociale, come ogni parola che piace e che viene riadattata e uniformata al contesto a cui si vuole associare. Dicevamo, la resilienza l’abbiamo utilizzata nella scienza, anche se il suo valore è quando esprime quella capacità degli esseri umani di risalire, di riparare i danni, di ritornare indietro e ricominciare. Ed è quello che dovremmo fare nel nuovo anno 2021.

Non tutti conoscono il vero significato di resilienza e spesso viene associato a resistenza. Mi viene in mente ciò che disse Papa Francesco qualche tempo fa: corriamo, siamo troppo concentrati su lavoro, sui guadagni e poi perdiamo, ci perdiamo, prima di tutto perdiamo dio. In effetti, basti pensare allo sfruttamento delle risorse, a come abbiamo distrutto l’ambiente e la terra che ci ospita, e tutto questo per una folle corsa verso qualcosa, che abbiamo anche dimenticato di volere. Oggi è il momento di risalire, di tornare indietro e di esprimere la resilienza nella scienza medica, nell’architettura, nell’economia.

Resilienza in quali settori?

  • nella scienza dei materiali esprime la proprietà che hanno alcuni elementi di conservare la propria struttura e di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a deformazione;
  • in biologia è la capacità di un sistema di ritornare a uno stato di equilibrio in seguito ad un evento destabilizzante;
  • in ecologia è resiliente un ecosistema quando è in grado di resistere a perturbazioni, senza subire danni permanenti e ritornare rapidamente alle condizioni iniziali;
  • in ingegneria, è la capacità di un materiale di resistere a forze dinamiche, cioè a urti, assorbendo energia con deformazioni elastiche e plastiche.

La resilienza è un ritorno indietro, ma solo per ricominciare, per ripartire e ricostruire. Negli ultimi tempi e considerando le enormi catastrofi, che i cambiamenti climatici hanno generato in questi anni, si è pensato a edifici e strutture che possano far fronte ai cambiamenti ambientali e resistere. Molti sono stati gli interventi messi a punto e vanno dall’efficientamento energetico alla smart home, all’utilizzo di materiali innovativi e sostenibili, è nata l’architettura ecologica, che utilizza materiali biosostenibili. In commercio esistono diversi esempi: un cemento che dimezza la produzione di anidrite carbonica, un cemento mangiasmog, il cemento fotocatalitico. Insomma la bioedilizia sta facendo passi da gigante, incarna in pieno la resilienza, perché sa tornare indietro e ricostruire con più consapevolezza, evitando gli errori del passato.

La resilienza può essere applicata anche all’arredamento d’interni, all’utilizzo di materiali ecosostenibili, poco inquinanti e meno dannosi per la salute. In questi giorni impazzano gli auguri per il nuovo anno, e visto tutto ciò che è successo nel 2020 c’è la necessità di festeggiare l’arrivo del nuovo più che mai, scacciando via con un bel calcio l’anno vecchio.

Un augurio che potremmo fare a noi stessi e agli altri è quello di non cercare il cambiamento altrove o negli altri, ma sperimentare di più la parola resilienza, partendo innanzitutto da noi stessi. Risalire, ricostruire e tornare indietro per ripartire, con la giusta consapevolezza però, evitando gli errori. C’è bisogno di tornare indietro e risalire proprio perché in passato abbiamo sbagliato molto, abbiamo sbagliato tutti.

Covid-19: Come la pandemia ha cambiato la scienza

Il Covid-19 ci ha dimostrato che la buona salute non dipende solo dalla biologia e dalla scienza. Gli effetti del Covid-19 sono stati diversi e diseguali.

Fin da subito è apparso chiaro come il Covid agisca in modo diverso in ogni persona; questo spiega la presenza di asintomatici, di individui con sintomi lievi e di tutti quei casi dove il virus diventa letale. Non sono solo biologiche le differenze del virus.

Gli effetti del Covid non colpiscono solo la salute

I paesi a basso reddito lo sanno troppo bene;molti affrontano più focolai di malattie infettive ogni anno. Ma i paesi più ricchi ed emancipati hanno sperimentato sulla propria pelle che un virus non attacca solo il corpo umano, ma anche le debolezze nazionali, la socialità, l’economia e destabilizza l’intera vita collettiva.

Come si sono comportati i Governi durante la Pandemia?

Tutti i paesi del mondo, durante la pandemia, hanno iniziato a giocare, cercando di salvare vite umane e economia, inseguendo scorte limitate di DPI, ventilatori, ossigeno, reagenti esauriti per i loro laboratori e steroidi e farmaci sperimentali. Da un interessante articolo apparso su TheGuardian si legge che l’America è stata accusata di aver rubato ventilatori dalle Barbados, PPE dalla Germania e hanno acquistato i diritti di remdesivir, limitando la fornitura disponibile ad altri paesi.

La Pandemia ha messo in evidenza anche i comportamenti degli Stati più ricchi del mondo nei confronti di quelli poveri. Parliamo di farmaci, ventilatori, ma anche di vaccini. L’80% delle dosi di vaccino prodotto da Pfizer e BioNTech è stato acquistato dai paesi ricchi.

L’OMS ha cercato di sensibilizzare i paesi in questo senso, ma le parole non valgono molto e in questi casi cadono nel vuoto e la realtà è che non ci sono abbastanza dosi di vaccino per tutti, almeno fino al 2022.

In Italia, le misure adottate per i giorni di festa e i DPCM che si sono susseguiti durante tutto il periodo della Pandemia non hanno basi scientifiche, e le Task Force di esperti, che il Governo in più occasioni ha istituito non servono a risolvere i problemi, ma solo a far percepire stipendi stratosferici ai componenti.

Inoltre, un mondo parallelo viaggia accanto a quello di chi fa sacrifici (operatori sanitari, educatori, famiglie) e a chi rispetta le regole. In alcuni paesi ricchi si è consentito a viaggiatori d’affari di alto valore di eludere la quarantena, alcune celebrità hanno ospitato feste private mentre erano in vigore restrizioni. Ancora oggi, ragazzini sui social organizzano feste oppure raduni per assistere a risse, ultima moda e diversivo alla noia.

Il virus si è insinuato anche nella vita sociale e nell’economia, in modo anomalo e diverso. Conta l’ambiente in cui si vive, i farmaci disponibili o gli ospedali, e infine il Covid guarda anche il conto in banca, anche quello può fare la differenza.

Sette italiani su dieci acquistano di seconda mano: crisi e risparmio

In tanti continuano a chiedersi come si fa a vivere con meno di 1500 euro al mese. Le esigenze sono cambiate da un pezzo rispetto al passato e ciò che prima non era necessario, ora è indispensabile. Il concetto è racchiuso in poche parole ed è semplice semplice. Nasce la nuova piattaforma dedicata alla moda second hand.

La second hand o la seconda vita delle cose non è una novità; c’è chi vi ricorre per necessità, ma anche chi lo fa per principio, per non contribuire a distruggere l’ambiente, per non essere complice di sfruttamento sul lavoro, insomma di cause ce ne sono tante e non sono poco e nemmeno poco rilevanti. I motivi per riutilizzare, riciclare e acquistare di seconda mano cui aiutano a vivere meglio, sotto tutti gli aspetti.

Second hand: Un’indagine Doxa chiarisce le cose

La crisi economica, le esigenze di risparmio, le priorità rivoluzionate dall’esperienza del lockdown e non ultima la consapevolezza del valore dell’economia circolare: per l’usato c’è una seconda vita in Italia. Il settore Second Hand sta conoscendo nuove fortune: in tanti vendono oggetti che non servivano più e ne cercano altri più adatti alle esigenze, in entrambi i casi c’è risparmio e guadagno per 7 italiani su 10.

La Second Hand ai tempi di Covid-19 condotta a novembre 2020 da BVA Doxa per Subito, piattaforma per vendere e comprare con oltre 13 milioni di utenti unici mensili, che ha evidenziato come il 67% degli italiani abbia acquistato o venduto almeno un oggetto usato da marzo ad oggi, un dato in forte aumento rispetto al 49% del 2019. E a dicembre 2020 è stata lanciata in Italia ‘Vinted’, la più grande piattaforma online C2C europea dedicata alla moda second hand, un’app gratuita che da l’opportunità di vendere e comprare vestiti e accessori dando così loro una seconda vita. Il desiderio di dare una nuova opportunità a capi pre-loved ma non più indossati è un elemento
chiave per due su cinque intervistati che vendono abiti e per circa il 31% delle persone coinvolte nella ricerca sono fondamentali le motivazioni legate alla sostenibilità (es. ridurre gli sprechi). 

Da oggi sia per guadagnare qualche soldo extra facendo spazio nei propri armadi o adottare un approccio più responsabile al consumo fashion, i membri in Italia potranno registrarsi gratuitamente, iniziare a far spazio nei propri guardaroba, caricare facilmente gli articoli in modo da poterli vendere senza costi aggiuntivi.

Lo studio condotto ha dimostrato che il 47% delle persone è ricorso al second hand per risparmiare o guadagnare dalla vendita. La second hand si fa principalmente on line, ma resistono anche i negozi fisici.

Quali sono i prodotti più venduti e più acquistati

Casa&Persona 72%;

Sports&Hobby 58%,;

Elettronica 56%;

Veicoli 32%;

Libri e riviste 31%;

Arredamento e casalinghi 28%;

Articoli informatici 27%

Elettrodomestici 17%

Oltre alle possibilità di guadagnare e risparmiare, la second hand si è diffusa grazie a una maggiore consapevolezza del valore delle cose, in un concetto di economia circolare che diventa sempre più importante nel nuovo mondo che si delinea all’orizzonte.

Di qualche giorno fa è la notizia che le cose prodotte dall’uomo hanno superato la massa di tutti gli esseri viventi sulla terra. Parliamo di strade, palazzi, automobili e tutto gli oggetti che si producono. A parte il discorso economico, cioè la necessità di avere sempre più soldi per compare cose, l’impatto di nuovi prodotti sul pianeta è ciò che dovrebbe farci riflettere di più.

Praticare la second hand come filosofia e come quotidiana abitudine di vita, oltre a incidere enormemente sul bilancio familiare, permettendo ad una famiglia media di poter vivere senza alcun problema, anche con 1500 euro al mese, potrebbe salvare il pianeta. Non è necessario essere grandi economisti, per capire che il connubio risparmio-guadagno è sicuramente vincente, e in termini pratici si potrebbe arrivare a svariate centinaia di euro. Due conti: 150 euro risparmiati o guadagnati un mese si e un mese no, corrispondono a circa 1000 euro in un anno, se poi l’abitudine è costante e cresce, aumentano anche le potenzialità.

Fonte: ANSA

La nuova forma dei centri storici in tempo di Covid

Quartieri e centri storici sono cambiati dopo la Pandemia, e sembra che la tendenza sia destinata a restare immutata ancora per molto. Secondo alcune ricerche, città come Milano e Londra non ritorneranno ad essere centri pieni di studenti, lavoratori e turisti. Lo Smart working e il South Working ha mischiato le carte.

Molti lavoratori emigrati dal Sud Italia, adesso si sono di nuovo trasferiti nelle loro città d’origine e lavorano in modalità Smart Working. Già da tempo nei centri storici delle grandi città sono sparite diverse categorie di persone, e non solo turisti, appunto studenti e lavoratori. Lavoro e Università si sono trasferiti sul web: lezioni, videoconferenze, lezioni e le Aziende sono sempre più propense ad assumere lo Smart working come modello per il futuro.

Nell’ultimo Report di Expat, la più grande rete per chi vive all’estero, l’Italia è agli ultimi posti come attrattiva. A città come Roma e Milano vengono preferite Valencia, Lisbona, Panama, Madrid, Singapore. Fra gli ultimi posti anche Parigi e Dublino, chi l’avrebbe detto?

I fattori che determinano la qualità della vita di una città sono il costo della vita e i trasporti. Magari gli italiani che lavorano al Nord preferiscono trasferirsi nel Sud Italia o in località fra collina, mare o montagna, ma chi già lavora all’estero, difficilmente deciderà di rientrare in Italia.

Non bisogna dimenticare che le distanze e il distanziamento diventeranno regole di vita, che bisognerà rispettare ancora per molto tempo. Fattori come il Recovery fund e il vaccino determineranno un cambiamento, ma sicuramente non uno stravolgimento in uno stile di vita ormai consolidatosi in più strati della vita sociale.

Londra:Storica sentenza contro lo Smog

L’inquinamento è stato uno dei fattori che ha contribuito alla morte di Ella Kissi-Debrah, questo è stato l’esito della sentenza della corte inglese, che ha riconosciuto lo smog colpevole.

Il giudizio si è basato proprio sulla scarsa conoscenza dei rischi legati allo smog, che la piccola di nove anni ha corso negli anni in cui stava male. Il medico legale Philip Barlow, ha, infatti, dichiarato che Rosamund, la madre di Ella non aveva ricevuto adeguate informazioni sui rischi per la salute dell’inquinamento atmosferico e sul potenziale di aggravare l’asma. Ed è proprio sulla scarsa conoscenza dei rischi che si è mossa la famiglia della bambina. Inoltre, il capo del Consiglio di Lewisham, ha ammesso che lo smog in quel periodo era oltre i livelli consentiti dalla legge.

Le responsabilità sono molteplici, dai governi che hanno visto il Regno Unito violare le leggi sull’aria dell’UE, ai consigli locali i cui progressi sulla qualità dell’aria sono stati a passo di lumaca, quando il tempo era essenziale. Le persone al potere hanno progettato le strade e le regole che danneggiano la salute delle persone, creando le condizioni in cui soffrivano persone come Ella.

Lo smog, ogni anno miete milioni di persone in tutto il mondo, e si tratta di una vera catastrofe, se si pensa che l’inquinamento è, per certi versi, anche uno dei responsabili della diffusione del Covid-19, insieme ai cambiamenti climatici e allo squilibrio dell’ecosistema. Le polveri sottili sono costituite da microparticelle che arrivano direttamente nel sangue e nei polmoni, provocando malattie cardiovascolari, asma e cancro.

L’ora di dare una svolta è arrivata da un pezzo, anche se i governi sembrano non essere interessati al problema. Una notizia buona di questo 2020, che volge al termine è la non rielezione di Trump. Non spetta dare a noi un giudizio sul suo operato, sarò la storia a farlo, ma l’unica nota degna di valore è che il nuovo presidente Usa rientrerà nel patto di Parigi a favore della riduzione delle emissioni, dal quale Trump era clamorosamente uscito. Da questa notizia bisogna ripartire e costruire un nuovo e un buon 2021.

Il test che distingue il Covid dall’influenza

L’analisi in un unico tampone ha appena ottenuto il marchio Ce

Qualcuno potrebbe pensare che non ce ne fosse bisogno, invece non è così. In realtà il Covid-19 fa parte dei Coronavirus, i quali sono una famiglia di virus respiratori che possono causare sintomi lievi, come un banale raffreddore o forme più gravi, con complicanze respiratorie come la MERS e la SARS. Bisogna pensare, che in questo periodo è anche in arrivo l’influenza stagionale, che renderà il quadro ancora più complicato.

Perché i bambini sono soggetti meno esposti al virus del Covid-19?

I bambini sono molto esposti a raffreddore e febbre, questo è il motivo per il quale hanno un sistema immunitario più elastico e allenato (se così si può dire) alla famiglia dei Coronavirus, ma ciò non vuol dire che non possano essere contagiati dal Covid. A parte qualche caso raro, nella maggior parte dei casi, i bambini sono soggetti a forme lievi e soprattutto passeggere. Come ben sappiamo, un sistema immunitario giovane e un organismo con pochi anni di vita ha una salute ottima, che consente al soggetto anche di guarire più in fretta, rispetto a individui che hanno superato i 40 o i 50 anni.

Test distingue tra influenza e Sars-Cov-2 in un solo tampone

E’ in arrivo un test molecolare che può rilevare e differenziare tra i virus SARS-CoV-2, influenza A, influenza B e virus respiratorio sinciziale (RSV) con un unico tampone. Lo comunica la compagnia Abbott, che lo ha messo a punto, secondo cui il test ha appena ottenuto il marchio Ce.

Il test Alinity m Resp-4-Plex, si legge, può essere effettuato con un unico tampone nasofaringeo raccolto da un operatore sanitario in persone con segni e sintomi di infezione delle vie respiratorie, e verrà eseguito sul sistema Alinity m, il più avanzato analizzatore di laboratorio per la biologia molecolare di Abbott per elevati volumi di test. Alinity m utilizza la tecnologia Polymerase Chain Reaction (PCR). Per contribuire a combattere la pandemia, Abbott ha accelerato la distribuzione del sistema Alinity m negli ospedali, nei centri universitari e nei laboratori, tutte strutture cruciali per l’assistenza al paziente. “Mentre gli operatori sanitari sono in prima linea nell’affrontare la pandemia da Covid-19, devono ora far fronte anche all’ulteriore afflusso derivante dall’influenza stagionale”, dichiara Andrea Wainer, Executive Vice President, Rapid and Molecular Diagnostics, Abbott. “Abbott si è impegnata al massimo nella fornitura di test per il Covid-19 in quanti più contesti possibili, e questo nuovo test consentirà una diagnosi e un triage rapidi ed efficienti nei pazienti che presentano sintomi respiratori, in modo che possano ricevere le cure più appropriate”.

Fonte(ANSA)

Come utilizzare la luce da Smart Working

La neuroscienziata Karen Dawe condivide i suoi consigli per lavorare o studiare

Lo smart working, il lavoro da casa, è per la maggior parte delle persone una nuova abitudine dell’ultimo anno a causa dell’emergenza sanitaria. Questo ha costretto tanti a realizzare angoli studio in abitazioni che prima non avevano, a fare spazio in ogni posto possibile di casa ad un tavolino per posizionare il computer. Le nuove esigenze hanno spostato anche la scelta di case più grandi, con più spazi, terrazzi e giardini per separare il living, la zona letto dall’area lavoro e restare in questo modo più concentrati.

Con il tempo trascorso in casa lavorando anche il fattore illuminazione è diventato importante e da non lasciare al caso per non affaticare ulteriormente gli occhi. 
Come utilizzare la luce per creare un ambiente di lavoro produttivo?La neuroscienziata di Dyson, la dott.ssa Karen Dawe, condivide i suoi consigli
1) Creare uno spazio dedicato: “L’illuminazione svolge un ruolo cruciale nell’indicare che un’area particolare della stanza ha uno scopo specifico. Mentre i regolamenti edilizi fanno in modo che gli ambienti ad uso ufficio dispongano di livelli di luce adeguati, l’illuminazione nelle postazioni di lavoro domestiche è spesso trascurata. 

– Assumere il controllo della luce che ci circonda. Giocare con varie opzioni, finché non si trova il giusto assetto personale. 
–  Osservare come si distribuisce la luce nell’intera stanza e non solo nelle immediate vicinanze dell’apparecchio di illuminazione. 
–  Essere consapevoli della posizione dei punti luce. La luce naturale proveniente dalle finestre o dai faretti, che si riflette sullo schermo di un computer, può causare abbagliamento e affaticamento degli occhi, compromettendo la capacità di concentrarsi. 
–  Durante una conference call, evitare di sedersi di fronte a una finestra. Gli interlocutori potrebbero affaticare gli occhi per vedervi correttamente. 
2) Scegliere l’illuminazione giusta in base all’attività da svolgere: “La nostra ricerca dimostra che la gente tende a utilizzare l’illuminazione in casa in quattro modi: luce indiretta per un’illuminazione generale; luce mirata per attività a elevata precisione; luce funzionale per mettere in risalto elementi particolari, come un’opera d’arte, e luce ambientale per creare un’atmosfera rilassante la sera. Eppure, nonostante in ogni casa siano presenti innumerevoli tipologie di apparecchi di illuminazione, a ciascuno è solitamente assegnato un solo compito.”
– Pensare all’atmosfera che si vuole creare nella stanza, soprattutto in virtù delle attività che si intendono svolgere in quell’ambiente. 
– Assicurarsi di avere il giusto livello di luce per il compito da svolgere: se si preferisce leggere con una luce fioca e accogliente, è bene accertarsi che sia comunque abbastanza forte da non affaticare gli occhi. 
– La luce non è tutta uguale. Per le attività di maggior precisione, come dipingere, disegnare o truccarsi, è meglio optare per una luce artificiale, con un indice di resa cromatica (CRI) maggiore. Più alto è il CRI, più i colori saranno simili a come appaiono alla luce naturale. 
3) Riposare!  “Tutti vogliamo rimanere concentrati quando lavoriamo da casa, ma è fondamentale concedere ai nostri occhi un po’ di riposo. Costringere gli occhi a concentrarsi su un’area limitata per un periodo di tempo prolungato, ad esempio leggendo un libro o guardando lo schermo di un PC, significa sforzare i muscoli oculari, con conseguente affaticamento visivo. Per qualcuno questa sensazione può limitarsi a un leggero fastidio, ma in altri può causare forti emicranie. I sintomi dell’affaticamento visivo possono essere provocati anche dallo sfarfallio e dal riverbero delle fonti luminose. Senza rendersene conto, gli schermi che utilizziamo sono spesso troppo o non abbastanza luminosi, con la conseguente formazione di riverberi. L’occhio è in grado di sopportare un certo livello di riverbero, sfarfallio e affaticamento, ma lavorare otto ore al giorno in queste condizioni è davvero eccessivo per i muscoli oculari. 
– Regolare la luminosità degli apparecchi per creare una luce confortevole. Per letture prolungate, aumentare la dimensione dei caratteri. 
– Ogni tanto, distogliere lo sguardo dallo schermo per riposare gli occhi. 
4) Creare una routine legata alla luce naturale: “Quando si tratta di ricreare la giusta illuminazione per incarichi da svolgere lungo l’intera giornata, lo standard di riferimento è la luce naturale. Ci siamo evoluti per vivere e lavorare a una luce naturale e a una temperatura cromatica variabili, regolate dai cicli di giorno e notte. L’illuminazione interna, invece, ha spesso la stessa luminosità e resa cromatica per tutta la giornata. A lungo andare, questo può compromettere il nostro umore e la nostra produttività. La luce solare stimola l’attenzione ed è anche il segnale principale per il nostro orologio biologico. Scandisce il nostro senso interiore del tempo. Anche il ritmo circadiano (altrimenti detto ‘orologio biologico’) influenza il funzionamento del nostro intero organismo, compresi il metabolismo e la routine. Un esempio estremo di ciò che accade quando il nostro orologio biologico è sfasato è il famoso ‘jet lag’.”
 Iniziare la giornata con una passeggiata all’aperto. Questa esposizione d’impatto alla luce del mattino contribuisce ad ancorare l’orologio biologico ai ritmi della luce naturale locale, segnalando al corpo che la giornata è iniziata e fornendogli un programma subconscio. 
– Ricorrere a un’illuminazione interna che permetta di variare la temperatura della luce (da fredda a calda) e la luminosità a seconda dell’ora del giorno. Allestire la postazione di lavoro vicino a una finestra o in un altro spazio ben illuminato dalla luce naturale. 
–  Iniziare una routine serale di regolazione della luce circostante per creare un ambiente rilassante e segnalare al corpo che la notte si sta avvicinando. 
5) Garantire agli occhi la luce giusta di cui hanno bisogno : “Con l’avanzare dell’età, anche i nostri occhi cambiano. I muscoli che controllano la dimensione della pupilla si indeboliscono e lasciano entrare meno luce, facendo così indurire il cristallino. Secondo l’ISE, è proprio a causa di questi cambiamenti che le persone oltre i 65 anni d’età hanno bisogno di quattro volte più luce rispetto agli under 25. Tutti ci siamo trovati almeno una volta nella difficile situazione di dover leggere il menù in un ristorante con una luce particolarmente fioca, mentre qualcuno più giovane accanto a noi non aveva alcun problema. Inoltre, con l’età, il cristallino si ingiallisce, il che compromette la percezione dei colori. I cristallini ingialliti assorbono e disperdono la luce blu, con conseguente difficoltà nel distinguere le sfumature di blu, verde e viola. I colori possono apparire più spenti e i contrasti cromatici meno evidenti. Questo può rappresentare un problema quando bisogna scegliere i vestiti o eseguire compiti che implicano il riconoscimento dei colori.” 
– Mano a mano che l’età aumenta, anche la luce deve aumentare di conseguenza. 
– Le lampadine con un CRI superiore a 80 sono la scelta ideale per aiutare gli occhi “anziani” a distinguere meglio i colori.

Fonte: ANSA

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