Rivoluzione tecnologica: I trend nella sanità digitale

Con “sanità digitale” si fa riferimento all’applicazione dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione nelle pratiche medico-sanitarie e nell’ottimizzazione del percorso di cura dei pazienti.

Si tratta di un nuovo scenario capace di supportare in maniera concreta le attività di molteplici settori sanitari (l’assistenza, la sorveglianza, lo studio per promuovere prevenzione e diagnosi ma anche il trattamento e il monitoraggio delle condizioni) semplificare l’accesso ai servizi, migliorarne l’efficienza e ottimizzare la gestione e l’organizzazione delle pratiche medico-sanitarie nell’intero settore della sanità.

La rivoluzione digitale in campo medico va dunque ricercata, voluta e supportata così da rispondere efficacemente ai condizionamenti settoriali e sfruttare le opportunità a disposizione: più informazione, maggiore integrazione dei servizi, più competenze trasversali, relazioni fluide e dirette, etc.

Quali sono i trend tecnologici che incidono positivamente sul settore della sanità e quali i vantaggi per pazienti e strutture sanitarie

Fascicolo Sanitario Elettronico

Il FSE è lo strumento attraverso cui un paziente/utente può tracciare e consultare la propria storia medico-sanitaria e condividerla in maniera immediata e diretta con i professionisti sanitari.

Esso è in effetti definito come uno strumento che raccoglie “l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito” (DPCM n.179/2015) e a seguito del consenso del paziente può esser aggiornato e reso disponibile in formato digitalizzato da tutti i professionisti presenti sul territorio nazionale.

Il FSE è una base informativa completa che permette di:

  • facilitare l’integrazione delle diverse competenze professionali e semplificare l’assistenza del paziente;
  • rendere disponibile ai pazienti la loro documentazione sanitaria, sempre e ovunque (non sarà più necessario che il paziente porti con sé i propri documenti sanitari ogni qualvolta cambi struttura o medico);
  • Semplificare una serie di operazioni che riguardano le prestazioni e l’offerta di salute (immediata visualizzazione di referti, prenotazioni, terapie, etc);
  • Favorire il processo di dematerializzazione dei documenti sanitari (con conseguente e favorevole abbattimento dei costi per la gestione e la conservazione dei documenti cartacei),
  • Migliorare la qualità della vita e facilitare il dialogo, l’interazione e il rapporto tra medici e pazienti.

Telemedicina

La telemedicina è l’insieme di tecniche mediche e informatiche che permettono di fornire servizi sanitari e consulenze mediche da remoto, favorire il colloquio diretto tra medico e paziente via smartphone e/o laptop, nonché, monitorare e sostenere con tempestività e costanza le terapie dei pazienti cronici.

La telemedicina conduce il paziente al centro del percorso di cura ed è garanzia di una pluralità di benefici e vantaggi:

  • Elimina le barriere geografiche e accorcia le distanze, consentendo, ad esempio, ai pazienti di poter chiedere un consulto anche a chi opera fuori regione senza dover affrontare spostamenti;
  • Garanzia di una maggiore equità d’accesso alle cure e di una gestione continua dei casi cronici;
  • Abbatte i tempi d’attesa e limita la presenza massiccia dei pazienti negli ambulatori e in sala d’attesa;
  • Agevola l’interazione di diversi specialisti in un unico caso terapeutico, indipendentemente dalla struttura o dal paese in cui operano.

In realtà, l’Italia non ha un’infrastruttura sanitaria che supporti la medicina digitale, anche se ha competenze e risorse per poterla attuare al meglio. La medicina digitale trova applicazione per quanto riguarda le ricette mediche e per evitare lunghe file alle Asl, con un minor spreco di tempo, energia e denaro. L’Italia è il Ventiquattresimo paese su 28 per sviluppo digitale.  Secondo alcune stime in Italia si potrebbero costruire 600 ospedali intelligenti, e in questo modo trovare le risorse risparmiando il 30% delle spese sanitarie. Gli Hub digitali non sono un’utopia, il politecnico di Milano ha stimato un risparmio sulla spesa sanitaria di 15 miliardi di euro; una somma che si potrebbe investire nelle Start up del settore sanitario, e nella formazione di infermieri informatizzati. Infine, ci sono 30 miliardi di euro che l’Europa mette a disposizione  per lo sviluppo digitale dietro presentazione di progetti. In Italia ci sono le competenze, le tecnologie e le apparecchiature, per realizzare una rivoluzione anche nel campo della sanità pubblica, ma ciò non avviene.

Cup – Centri Unici di Prenotazione

Uno dei trend della sanità digitale che favorisce l’accesso all’assistenza sanitaria in tempi rapidi è il CUP, Centri Unici di Prenotazione (CUP). Il CUP, consente al cittadino/paziente di effettuare la prenotazione dei servizi sanitari mediante diversi canali digitali (mail e/o totem posti nelle farmacie, portali internet, applicazioni mobili, etc) che integrati alle rispettive agende di prenotazione favoriscono l’abbattimento dei tempi d’attesa e la diretta accessibilità alla cura.

Per CUP s’intende il sistema centralizzato e informatizzato di prenotazione delle prestazioni sanitarie, mediante cui gestire l’intera offerta (SSN, regime convenzionato, libera professione) in modo organizzato ed efficiente, e supportare le modalità di programmazione dell’offerta sanitaria per contenere i tempi d’attesa, migliorare il servizio assistenziale ai pazienti, ottimizzare l’offerta verso il paziente e valutarne il fabbisogno confrontando quanto prenotato con quanto concretamente erogato. Il CUP, tra l’altro oggi, si integra con le agende di prenotazione di software e Doctor Manager gestionali medici, utilizzati in ambulatori e strutture sanitarie convenzionate con il SSN, favorendo il processo di digitalizzazione dell’intero settore medico-sanitario.

Applicazione medico-sanitarie sia per i pazienti che per i medici

Il mercato della sanità digitale, dunque, è sempre più guidato dalle attese dei pazienti, dalla loro sempre più acuta consapevolezza nei confronti di temi legati alla salute e al benessere e dai loro stili di vita più digitali. Strutture e medici, pertanto, devono rispondere strategicamente, ascoltando le necessità dei pazienti e offrendo soluzioni digitali idonee al miglioramento del loro percorso di cura e al raggiungimento di sempre più efficaci ed efficienti obiettivi di performance.

I borghi d’Italia si ripopolano con lo Smart working

Cosa non ha fatto lo smart working? Ha creato, se possiamo azzardare, un nuovo stile di vita, un modo di pensare diverso. In pratica lo Smart working ha permesso a milioni di persone di lavorare da casa, e da casa ad altri luoghi il passo è breve. Se posso lavorare da casa, posso lavorare ovunque. Di poche settimane fa è la notizia che le isole Barbados incentivano gli smart workers a trasferirsi, per rifocillare l’economia e il turismo.

E se possiamo vivere e lavorare su un’isola dei Caraibi, allora lo possiamo fare anche da un piccolo, tranquillo borgo italiano? Qualche amministrazione già sta pensando a case gratis e banda larga e non solo. Negli ultimi tempi i borghi italiani stanno vivendo una rinascita, si sta infatti, riscoprendo la cultura e di questi antichi luoghi. In molti borghi si respira una storia millenaria, che insieme alle tradizione, ad un paesaggio, il più delle volte incantevole li rendono mete molto ambite dai turisti e non solo. Forse, perché il modella della città metropoli, trafficata e caotica ha ceduto il passo, come dimostra il fatto che sempre più giovani diventano imprenditori agricoli e si spostano in campagna.

Rosanna Mazzia, presidente dell’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani – lancia un appello: “Se lavorate in smart working considerate la possibilità di trasferirvi nei borghi, anche per brevi periodi. L’importante è che sia presente una connessione internet stabile”.

Molti borghi rischiano lo spopolamento totale, e sarebbe un vero peccato non approfittarne, proprio ora che la globalizzazione potrebbe darci una mano. Il web ci connette con il mondo intero, e potrebbe nascere addirittura un nuovo modello intermedio fra tecnologia e tradizioni, fra informazione e bellezza. Le idee sono tante come le strategie per invertire la rotta.  La richiesta al governo è di “un programma organico per invertire la rotta puntando sul lavoro” attraendo così nuovi abitanti. Dunque: “banda larga; vantaggi fiscali – anche a tempo – per chi vive o fa impresa nei centri a rischio spopolamento; servizi”. Non solo: “In Italia – continua – ci sono 2 milioni di case abbandonate, senza contare le terre. Servirebbe una norma per poterle riutilizzare “.

Molto dipenderà dai sindaci dei borghi, ormai la strada è aperta, e le scelte giuste, come le richieste al governo da parte degli amministratori potrebbero fare la differenza. Servono per questo cambiamento, persone che abbiano lungimiranza e una visione globale. Oltre alla banda larga, agli sgravi e alla cultura, le persone potrebbero essere attratte anche da eventi, manifestazioni e da tante altre cose, che non farebbero mai desiderare di ritornare nella grandi metropoli. Non bisogna dimenticare che nei borghi si vive con più intensità, la vita sembra essere più lenta e il tempo assume un senso diverso. L’ambiente è lo sfondo principale, per cui viene rispettato molto di più rispetto alle città, dove la natura ha lasciato il posto al cemento. I sindaci dovranno fare molto, insieme al governo, che a volte su alcuni temi sembra distrarsi.

Economia e Finanza: le scelte intelligenti

Esistono diversi metodi e strategie per tenere sotto controllo le spese e attuare una politica di risparmio, che procurerà solo vantaggi e maggiori disponibilità finanziarie. L’imprenditore abile è colui che verifica, valuta e controlla i conti. Avere sempre a portata di mano un piccolo bilancio mensile, che ci racconta quanto spendiamo, in che modo e in che cosa è uno strumento di misurazione. Tale strumento serve per migliorare. L’importanza di vivere un’esistenza semplice è anche un valore che va perseguito ogni giorno. L’individuo che sa misurarsi in ogni situazione, che sa effettuare scelte importanti, anche se difficili, ha una marcia in più, più autonomia, intelligenza e ha sicuramente più personalità rispetto al solito banale “consumatore”.

In molti si chiedono come avere entrate extra o mettere da parte dei risparmi. In realtà esistono tantie piccole abitudini, che se seguite giorno per giorno, assicurano più di quanto potrebbe bastare.

Innanzitutto, è importante mantenere un buon equilibrio mentale e per raggiungerlo bisogna seguire poche regole basilari come, fare attività fisica, buon riposo, leggere e informarsi, meditare, evitate situazioni stressanti, dare spazio al Relax.

Per quanto riguarda il lato finanziario, gli acquisti possono essere effettuati mettendo a confronto varie offerte, per questo, vi sono molti siti nati proprio per questo. Al di là dei siti di comparazione, è possibile fare semplici ricerche e trovare lo stesso prodotto con prezzi differenti. Negli ultimi tempi sono nate carte Cashback come Blu American Express, Hype, N26, Revolut Metal, Satispay, Cashback card di Cashback World, che restituiscono una quota in soldi, in base ai soldi spesi.

Non è difficile evitare piccole spese, come il caffè al bar troppo spesso, le sigarette, i gratta e vinci, mangiare al ristorante. Queste spese sembrano piccole, e lo sono se si segue la regole del “Una Tantum”. Se invece diventano un’abitudine settimanale e quotidiana potrebbero rappresentare un’uscita di centinaia di euro.

Un’altra regola: il giusto acquisto. Molti guardano la griffe, altri la convenienza; entrambe le strategie sono sbagliate, perché non è necessario comprare un cappotto da 1000 euro e non serve acquistarne uno da 20 euro, perché dopo due mesi, bisognerebbe acquistarne uno nuovo. Il giusto acquisto è il buon rapporto prezzo-qualità.

Attenzione agli sconti, alle promozioni e ai coupon, servono solo per far spendere soldi, dando l’illusione che si sta risparmiando. Leggere un libro o e-book che parla di finanza o di come investire, risparmiare potrebbe essere un’ottima strategia per avere punti di riferimento e spunti su cui lavorare. Infine, sul web si parla tanto di entrate extra guadagni on line. In effetti, ci sono anche buone opportunità, basta sceglierne una, valida e alla nostra portata e perseguirla senza stress e senza fretta.

Cambiamenti climatici: Che cosa sta accadendo all’ambiente che ci circonda e al clima?

Improvvise tempeste e alluvioni, alberi che cadono, frane; da molti anni ci stiamo abituando a quelli che chiamano cambiamenti climatici. Il pianeta terra nei millenni ha subito mutamenti anche più sconvolgenti di quelli di oggi. Intere specie di animali si sono estinte e le terre hanno assunto forme diverse nel corso degli anni. Il problema vero dei cambiamenti climatici è legato a noi esseri umani e alle difficoltà che abbiamo ad adattarci. Le improvvise tempeste e alluvioni si scontrano con le abitazioni costruite, non tenendo conto di tali imprevisti, e in alcuni casi senza alcun criterio.

Tutto ciò si ripercuote sull’economia, i gas serra, il diboscamento ad esempio hanno ripercussioni sulla vita delle persone, sul lavoro e perfino sulla socialità. Da troppi anni gli esperti avvertono che bisogna arrestare la scomparsa di alberi e di intere foreste, che bisogna smettere di cementificare e di costruire in prossimità di montagne, laghi e fiumi. L’abusivismo in Italia è un fenomeno allarmante, e nonostante i pericoli si continua a costruire. Negli ultimi tempi le piogge sono diventate più violente e più abbondanti e il cemento, gli edifici non aiutano l’acqua a non far danni. Tutto questo accade perché ci sono sempre meno terreni, i quali hanno la capacità di assorbire l’acqua, permettendole di arricchire le falde acquifere. Se si continua a costruire, il cemento delle case e delle strade diventa una sorta di impermeabile, che impedisce all’acqua di penetrare nel terreno, e questo è uno dei motivi alla base degli allagamenti.

Il governo ha fatto un passo importante, introducendo il bonus del 110%; tale incentivo permette di rendere le case antisismiche e più green, riducendo il consumo di energia, altro tema importante al centro della salvaguardia dell’ambiente. Anche se l’economia circolare non arriva a una percentuale soddisfacente e auspicabile, bisogna dire che l’Italia occupa la vetta della classifica per quel che riguarda energie rinnovabili e appunto economia circolare. Quest’ultima non è altro che un sistema di produzione ecosostenibile, che prevede il riutilizzo, il riciclo e la condivisione delle risorse. Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Tutto questo vuol dire abbandonare un sistema economico vecchio che sfrutta e distrugge le risorse, che inquina e deturpa l’ecosistema. Già in diversi articoli abbiamo affrontato la Green economy, la blu economy e l’economia circolare, sottolineando l’importanza dei comportamenti degli abitanti della terra. Se si pensa, ad esempio, che dietro ad un caffè c’è sfruttamento di risorse e di persone umane, ha sicuramente senso cambiare le proprie abitudini, iniziando dalla spesa, cioè e a ciò che si compra. Interessandosi alla filiera e leggendo le etichette di un prodotto al supermercato si può fare tanto per l’ambiente. Il punto non è quanto sta cambiando la natura (anche se è un fattore che ci interessa da vicino e che non si può più ignorare), il punto cruciale è il comportamento dell’uomo. Se continuiamo a costruire senza criteri, se gli alberi continuano a morire e non si piantano degli altri e soprattutto se l’economia circolare non diventa il sistema principale, che investe abitudini, produzione e modi di pensare, allora bisognerà aspettarsi e abituarsi alle catastrofi che il clima può causare, tenendo sempre presente che le colpe non sono attribuibili alla natura.

Greenpeace: Nuovi dati su incendi in Amazzonia, 8 mila nello stato di Amazonas, mai così tanti

Greenpeace diffonde oggi nuove immagini degli incendi in Amazzonia, realizzate sorvolando le aree colpite, che mostrano come i roghi interessino anche le aree protette. Mentre la foresta amazzonica continua a bruciare, il governo Bolsonaro, dopo aver proposto una moratoria agli incendi e aver inviato l’esercito, lo scorso venerdì ha fatto dietrofront, annunciando la sospensione di tutte le operazioni per combattere la deforestazione in Amazzonia, gli incendi nel Pantanal e nelle altre regioni.

Secondo l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), sono stati registrati 29.308 incendi in agosto, il secondo valore più alto negli ultimi 10 anni, e lo stato di Amazonas ha registrato il più elevato numero di incendi della sua storia, oltre 8.000. A causa di problemi tecnici del satellite NASA registrati a metà agosto, i dati potrebbero essere addirittura incompleti.

Amazzonia incendi

“Se l’Amazzonia continua a bruciare rischiamo di spingere verso il punto di non ritorno un bioma già in grave pericolo, con gravi conseguenze per il clima del Pianeta. Il problema però non è solo l’indifferenza del governo Bolsonaro, ma anche la connivenza dell’Unione europea, che sta discutendo l’approvazione del Mercosur, un accordo commerciale con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Se approvato, creerebbe un quadro giuridico ed economico destinato ad aumentare il commercio – e quindi la produzione e il consumo – di carne, mangimi e altri prodotti già fortemente legati alla distruzione dell’Amazzonia, alla crisi climatica in corso e alla violazione dei diritti umani” dichiara Martina borghi, campagna foreste di Greenpeace.

Amazzonia

Per informare e mostrare il legame tra le scelte fatte in Europa e gli incendi in Amazzonia, le volontarie e i volontari di Greenpeace, sabato 5 settembre, saranno presenti in 14 città italiane con iniziative di sensibilizzazione. La richiesta di nuovi terreni per i pascoli e per la produzione di mangime a basso costo destinato anche ai nostri allevamenti intensivi è la spinta maggiore a incendi e deforestazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli incendi in Amazzonia – e in numerose altre foreste dell’America Latina – vengono innescati deliberatamente per gli interessi dell’agroindustria.

Tra il luglio 2019 e il giugno 2020 l’Italia ha importato dal Brasile oltre 25.000 tonnellate di carne, più di ogni altro paese dell’Unione europea, mentre nel 2019 il nostro Paese è stato fra i primi 10 importatori di soia brasiliana dell’Unione.

Incendi Amazzonia

Gli incendi non sono l’unica minaccia per l’Amazzonia. La diffusione del Covid-19 non si ferma: sono oltre 29.000 gli indigeni contagiati e 761 quelli defunti. È inoltre in corso una nuova corsa all’oro, che si è scatenata dopo che, a causa della pandemia, il prezzo del metallo prezioso ha raggiunto valori mai registrati in 30 anni. Il 73 per cento della deforestazione illegale causata da attività minerarie nel mese di luglio è avvenuto in aree protette e oltre la metà in terre indigene, in particolare nelle terre dei Munduruku e dei Kayapò.

fonte:Ufficio stampa Greenpeace Italia

Covid: cambiamenti nella geografia del lavoro

Smart Working, South working e non solo, grandi sono i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo del lavoro. In Italia, grazie allo Smart Working si sta assistendo allo svuotamento di molte città del Nord, come Milano. Infatti, gli Smart Workers stanno ritornando e lavorando dalle loro città d’origine: al Sud. Molti lavoratori sono contenti di lavorare in un ambiente diverso dall’ufficio. Il fenomeno South working è coniato da un gruppo di giovani di Palermo. In particolare hanno dato vita ad un’ organizzazione no-profit che è un progetto di Global Shapers Palermo Hub, per studiare il fenomeno dello smart working localizzato in una sede diversa da quella del datore di lavoro, in particolare dal Sud Italia. Se lo smart working dovesse diventare una realtà consolidata, si assisterebbe ad un cambiamento epocale: il mondo del lavoro diventa globale.

Il South Working non è l’unico fenomeno nel suo genere, oltre alle isole Barbados, che hanno invitato per un anno più i lavoratori a trasferirsi per lavorare in remoto, molti borghi italiani stanno ricorrendo ai ripari per salvare l’economia, il turismo e ripopolare antichi centri. L’Italia è un paese bellissimo, ancora da scoprire in pieno e soprattutto ci sono degli angoli che hanno bisogno di essere raccontati, per la loro bellezza, per le tradizioni e la millenaria storia. Banda larga e sgravi fiscali, ma anche affitti brevi e altre agevolazioni vengono offerti a chi decide di andare a vivere e lavorare nei piccoli borghi. Ad oggi i Comuni italiani che rischiano lo spopolamento, sono tantissimi. Trecento i casi più “gravi”, ovvero quelli che – come spiega il delegato dell’Anci Massimo Castelli – hanno perso dal 1971 ad oggi il 50% della loro popolazione, con punte dell’80% . C’è già chi cerca i borghi più caratteristici al mare o in montagna, che offrano strutture con Wi-Fi, tutte le comodità di una città, piscina, centri benessere e barbecue per serate con amici o conoscenti vicini di casa.

Smart Working alle Barbados

Smart Working nell’Isola di Barbados, Caraibi, il lato positivo della Pandemia

Caraibi, il sogno di molti potrebbe diventare realtà. Le isole Barbados hanno subìto un duro colpo all’economia locale, come altri paesi, soprattutto il turismo, settore fondamentale. Il settore del turismo occupa circa il 30% delle persone. La premier Mia Amor Mottley ha inviatato gli smartworker di tutto il mondo a trasferirsi a Barbados per un anno. Lavorare ai Caraibi per molti non sarà più solo un sogno.

I lavoratori avrebbero la possibilità di lavorare dalla spiaggia con il proprio pc. Molti leader politici stanno pensando a nuovi modi per uscire dalla crisi e far ripartire l’economia, e l’idea della premier Mottley non è l’unica. Lavorare meno, lavorare tutti è la nuova strategia della Finlandia, che pensa di risollevare le sorti dell’economia con un orario di 6 ore per tutti.

Come iniziare a fare Smart Working nelle Barbados

Il soggiorno di un anno prevede un visto speciale e rinnovabile, per cui gli Smartworker potranno scegliere se restare e lavorare con vista mare, prolungando il tempo di permanenza oppure uscire e entrare nel paese a più riprese. Ovviamente, il lavoratore qui sarebbe anche un turista, nel tempo libero e avrebbe la possibilità di immergersi nelle bellezze e nella cultura locali.

Barbados è un’isola dei Caraibi orientali e una nazione indipendente del Commonwealth. La capitale è Bridgetown, ed è un porto navale con edifici di epoca coloniale, dove sorge anche la sinagoga . Il paesaggio presenta spiagge, giardini botanici e le grotte di Harrison’s Cave. Sull’isola si trovano anche le tipiche plantation houses del XVII secolo, una delle quali è la St. Nicholas Abbey. Lo sport nazionale più diffuso è il cricket, e una delle tradizioni locali è stata ereditata dalla Gran Bretagna, è il tè del pomeriggio.

Dove si trovano le Barbados e come arrivarci

Il mare è azzurro turchese, mentre da un lato si trova spiaggia con sabbia bianca, dall’altra parte il paesaggio diventa roccioso con mare sempre agitato. Per circa sei mesi il clima è asciutto, mentre nei restati mesi piovoso. Si parla inglese e all’interno dei locali l’aria condizionata è fortissima, a causa delle elevate temperature all’esterno. L’aeroporto internazionale di Barbados è il Grantley Adams (BGI) e dista circa 12 km dal centro della capitale Bridgetown. Barbados è comunque un’isola molto ricca, per cui è anche costoso viverci; per quanto riguarda la cucina è consigliabile il pesce, grazie al mare incantevole e ricco.

fonte immagini: Kitesurfing

La città eterna: Visitare Roma

Visitare Roma è sempre un’esperienza unica, ci si rende conto di passeggiare attraverso secoli di storia. Roma è una delle città italiane con il più ricco patrimonio artistico e storico. La città dell’antico impero romano conserva ancora i segni di quella civiltà ed è visitata da milioni di persone. La capitale italiana ha ben tre aeroporti per accogliere i suoi turisti proveniente da qualsiasi luogo: l’Aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino, l’Aeroporto internazionale di Roma e l’Aeroporto Roma Urbe.

Roma ospita il più piccolo Stato del mondo: Il Vaticano. Piazza San Pietro si trova proprio nella città del Vaticano, santa sede e residenza del Papa. La piazza è circondata da colonnati e pilastri che sorreggono centoquarantacinque statue di santi. Visitare Roma significa anche ammirare lo stato del Vaticano con la sua storia antica. L’entrata nella Basilica di San Pietro è gratuita, è a pagamento invece visitare la cupola. Al centro della piazza si trovano un obelisco egizio e due fontane. All’interno del Vaticano, oltre alla Basilica si trovano i Musei vaticani e la Cappella sistina con preziosi affreschi di Michelangelo.

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Musei Vaticani

I Musei Vaticani offrono un programma di stage formativi rivolti a giovani specializzati in tecniche di restauro e a studenti o neolaureati in materie artistiche e archeologiche e in discipline umanistiche inerenti l’ambito museale. “I Vaticani, il Museo dei Musei” non si limitano ad accogliere le ricche collezioni di arte, archeologia ed etno-antropologia create dai Pontefici nel corso dei secoli, ma comprendono anche alcuni dei luoghi più esclusivi e artisticamente significativi dei Palazzi Apostolici.

Ogni visitatore può scegliere fra diversi itinerari: I Musei, le aree archeologiche, i differenti reparti, che comprendono le varie epoche, iniziando da quella bizantina fino ad arrivare alle antichità Etrusche, greche e romane, Capolavori e Restauri. Il proprio gusto indicherà il percorso più confacente attraverso le ville pontificie e i Giardini vaticani.

Visita ai Musei Vaticani: Le norme da osservare

L’ingresso ai Musei Vaticani, alla Cappella Sistina, alla Basilica di San Pietro e ai Giardini Vaticani è consentito ai visitatori che vestono in modo decoroso, per cui no ai pantaloncini e a indumenti troppo scollati. Inoltre all’interno delle stanze sono presenti metal detector, per cui bisogna evitare il trasporto di oggetti in metallo. I visitatori devono rispettare diverse regole anche riguardanti l’utilizzo dei cellulari, del flash nel caso di foto. Inoltre non è consentito il wi-fi, né fumare. Non è consentito l’accesso agli animali.

I lati positivi

Nonostante le rigide regole, la visita ai Musei vaticani può essere piacevole per diverse ragioni; i visitatori, prima dell’ingresso riceveranno le prime informazioni sulla storia e sui dettagli artistici, che riguardano la visita. Inoltre, sono previsti auricolari, che permettano di rispettare il silenzio (altra ferrea regola). Nei loro sette chilometri di percorso espositivo, i Musei Vaticani uniscono alla bellezza delle collezioni e degli ambienti una ricca offerta gastronomica. Numerosi sono i servizi di caffetteria e ristorazione a disposizione del visitatore lungo il percorso museale. Self Service e Pizzeria, Caffetterie accompagneranno il visitatore piacevolmente attraverso l’arte e la cultura dell’antichissima storia della chiesa.

Oltre il Vaticano, Roma

Oltre al Vaticano c’è il resto della città di Roma, i luoghi, le piazze e i siti di interesse artistico sono talmente tanti, che è impossibile elencarli tutti. Il Colosseo ad esempio, qui sembrerà di vedere le lotte fra gladiatori e animali feroci. Davanti a questo imponente monumento i Centurioni, simpatici personaggi vestiti come combattenti romani, intrattengono i turisti, con qualche foto. La fontana di Trevi, dove è possibile lanciare monetine. Piazza Navona accoglie la fontana dei Quattro fiumi, un’opera di Bernini, e la chiesa di Sant’Agnese in Agone. Nella piazza si trovano altre due fontane e molti localini e bar con tavolini dove sedersi all’aperto. Il polmone verde della città è Il Parco Villa Borghese, qui molti trovano frescura nella stagione calda. Villa Borghese racconta tanta storia di Roma, qui si trovano un laghetto artificiale, un’uccelliera, molte fontane, giardini e boschetti, un galoppatoio e uno zoo. Le bellezze di Roma continuano, un’altra tappa obbligata è Piazza di Spagna con i suoi centotrentacinque gradini e il Pantheon, il tempio delle divinità, risalente al 118-125 dopo Cristo.

Cosa mangiare a Roma

Il piatto più tipico romano è l’Amatriciana, che in realtà ha origine ad Amatrice (un tempo facente parte del territorio laziale), oggi diventato romano a tutti gli effetti. La pajata, invece, è un soffritto di interiora di vitello, la porchetta di Ariccia IGP, il fritto misto di carne e tanti altri piatti da gustare seduti o in modalità street food. Se si opta per il ristorante, il turista che vuole mangiare bene, dovrebbe evitare i menu fissi, e scegliere trattorie locali e osterie, che si trovano sia al centro, sia a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. Visitare Roma può diventare un’esperienza indimenticabile, in fondo viaggiare vuol dire vivere emozioni.

Il futuro ci sta aspettando: i nuovi trend

Molti non se ne sono accorti ancora, ma siamo nel bel mezzo di una grande rivoluzione, che caratterizzerà gli anni che verranno. La Pandemia è stata complice, è stata semplicemente un’opportunità per un cambiamento già avviato da tempo. I più attenti già hanno compreso i nuovi trend, ossia dove l’economia, gli interessi e le persone si muoveranno.

Le tendenze del futuro

Il futuro ormai si muove intorno all’ecosostenibilità, all’ambiente e quindi alla mobilità. Sono nate nuove necessità, per cui smart working o no, sono nate nuove filosofie di vita come la sharing mobility, ma nasceranno e cresceranno tanti altri modi per muoversi e viaggiare.

Abitazione e arredamento. Le case sono diventate luoghi di relax e di lavoro, di studio. La cura per il giardino e per le piante è la nuova tendenza, come gli orti sul balcone per coltivare spezie e tutto ciò che serve ai vegani, ai vegetariani, ma anche ai comuni mortali. Sofisticati sistemi in casa, già permettono di produrre ciò che si mette in tavola, senza aver bisogno di andare a fare la spesa.

Istruzione. Difficile dire come si evolveranno le scuole e le università, ed è difficile dire se i corsi on line saranno un bene o un male. Molti pensano che le generazioni future saranno meno istruite di quelle del passato. Punti di vista, se non si perde la curiosità e se si hanno molti più mezzi a disposizione, compresi quelli digitali, a patto però di non farne abuso. Internet, fin dalla sua nascita può diventare una trappola o un’opportunità. Oltre alla teoria, sono importanti specializzazione, master e l’esperienza sul campo, che forma più di ogni altra cosa. Infine, perché poi abbandonare il vecchio caro libro?

Marte. L’Amazzonia brucia, i ghiacciai si sciolgono, il mare è inquinato, si preparano, quindi, i viaggi su Marte.

Lavoro. Nuove carriere e nuovi lavori sono nati negli ultimi tempi, soprattutto nel digitale. Il segreto di ogni lavoro però è l’aggiornamento e molte aziende, permettono ai dipendenti di fare corsi in sede, investendo in questo modo sulle loro capacità e aumentando la produttività in azienda. I Social Media Manager sono diventati sempre più richiesti, come tante altre figure simili, perché i social sono il posto giusto dove fare marketing e dove sviluppare il proprio brand. In mezzo a tante professioni si nascondono però i lavori saltuari, senza contratto e senza diritti, il cosiddetto Gig Working, sempre più frequente.

Cambiamenti nello stile di vita, nell’abitare e anche nel concetto di lavoro. I luoghi di lavoro (anche a casa) diventeranno più confortevoli e rispetteranno di più la salute dei dipendenti. Poi c’è la meditazione e la filosofia dello stare bene, i viaggi. Aumenteranno i minimalisti e quelli che pensano che per vivere serva poco? Lo speriamo, perché non hanno poi tutti i torti. Più amore per la natura, e questo è un bene. Visto da qui, il mondo e il futuro sembrano bellissimi, un click può portarci ovunque e farci vivere esperienze indimenticabili, ma questo se è solo un input, un punto di partenza. Bisogna partire sul serio, poi, oltre la tastiera e il video, in fondo non è tutto oro quello che luccica e neppure il futuro lo è.

Europa: Le nuove etichette tutelano il Made in Italy

Non è mai stato un mistero, cercano in tutti i modi di imitarci e di boicottarci; parliamo dell’unico e inimitabile Made in Italy, che oggi segna un punto. Già in passato, il Ministro dell’Agricoltura ha dovuto lottare contro quei paesi che volevano imporre il semaforo ai prodotti europei, danneggiando quelli italiani. Oggi la vittoria è il No al semaforo che distingue cibi buoni e cattivi, sì alle batterie che indicano i nutrienti in ciascun alimento. Lo ha deciso anche l’Europa. La Commissione Ue infatti ha dato il via libera a Nutriform Battery, il sistema di etichettatura nutrizionale italiano che supera le limitazioni del sistema a semaforo, adottato in Francia, tutelando il Made in Italy.

A dispetto del blasonato cugino francese, da molti considerato il sistema di etichettatura per eccellenza, l’italiano Nutrinform Battery ha ottenuto l’ok definitivo, grazie al quale nel corso dei prossimi mesi potrà essere introdotto su base volontaria in Italia. Il via libera della Commissione attraverso la procedura Tris, volta a valutare eventuali incompatibilità con il diritto dell”Ue, era necessario per poter adottare lo schema in Italia.

Adesso dunque può essere considerato a pieno titolo uno degli schemi di etichettatura fronte pacco ammesso dalle autorità comunitarie, anche in vista di una possibile armonizzazione di tutti i sistemi entro il 2022.

“L’approccio innovativo dello schema italiano, basato sull’informazione e sull’educazione invece che sulla proibizione risponde molto meglio di altri sistemi alla nostra cultura alimentare, che affonda le sue radici sulla dieta mediterranea. La piramide alimentare ci ricorda che non esistono cibi buoni o cattivi in assoluto, ma corrette quantità e frequenze di consumo per ogni alimento” ha detto il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio.

Cos’è Nutrinform Battery

Sulle confezioni degli alimenti, nei prossimi mesi vedremo un’icona a forma di batteria, simile a quella degli smartphone, che indicherà la presenza di calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale per porzione. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o di nutrienti contenuta in una singola porzione, permettendo così di capirlo visivamente e in modo molto intuitivo. In questo modo, è facile anche gestire una dieta giornaliera equilibrata valutando con facilità la somma di ciò che si mangia nell’arco della giornata.

La proposta italiana del Nutrinform Battery ha come obiettivo quello di fronteggiare la crescita del numero di persone in sovrappeso attraverso un’immediata informazione al consumatore della presenza dei macronutrienti ossia cioè calorie, grassi totali, grassi saturi, zuccheri e sale, affinché egli sia al corrente di quanto l’assunzione di una porzione di quel prodotto sia in grado di “riempire la batteria” per ognuno dei nutrienti sotto esame.

Questa etichettatura non va a sostituire la classica etichetta nutrizionale sul retro del pacco che indica le percentuali di energia e nutrienti presenti in ogni singolo prodotto alimentare né l’elenco degli ingredienti presenti, obbligatori per legge.

Perché tutela il Made in Italy, rispetto al semaforo francese e inglese

Esistono vari sistemi di etichettatura simili, uno tra tutto l’ormai celebre semaforo Nutriscore adottato in Gran Bretagna (a 3 colori) e in Francia (a 5 colori e 5 lettere).  Essi hanno in comune il fatto di far distinguere al consumatore ciò che è buono, in verde, da ciò che non lo è, in rosso, passando per una serie di gradazioni.

Purtroppo tale sistema è stato considerato da molti “fuorviante, discriminatorio ed incompleto”, come ha detto Coldiretti, secondo cui avrebbe penalizzato alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

Tra questi il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ma anche l’olio extravergine di oliva che avrebbero ottenuto addirittura il semaforo rosso.

“In questo modo si mette in pericolo l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la stessa Unione Europea dovrebbe invece tutelare e valorizzare” era stata la critica di Coldiretti.

Invece, il nuovo Nutriform Battery supera questo limite perché non boccia alcuni alimenti sulla base di ciò che “contengono” ma informa in maniera più attenta il consumatore. Ricordiamo che otrà essere applicato nel nostro paese su base volontaria su tutti i cibi confezionati ma non per quelli a marchio Dop e Igp che, grazie alle caratteristichedi eccellenza e di tipicità, sono stati esclusi.

Fonti di riferimento: NutrinformbatteryFederalimentare

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