Gli strumenti a disposizione per diagnosticare il Covid, tamponi molecolari, sierologici e test antigienici : il punto dell’Istituto superiore della Sanità

Quali tamponi scegliere per diagnosticare il Covid-19

L’Istituto superiore della Sanità pubblica le indicazioni relative ai tamponi da effettuare per identificare il Covid-19 nei differenti contesti. La strategia del testing ha obiettivi ben precisi, se ben organizzata su tutto il territorio nazionale.

Tamponi molecolari, test rapidi antigenici, test sierologici: sono questi al momento, secondo le evidenze a disposizione, gli strumenti per identificare l’infezione da SARS-CoV-2. Con un nuovo documento appena pubblicato le istituzioni nazionali coinvolte riassumono le informazioni disponibili e indica il test da utilizzare nei differenti contesti. Infatti, l’elevata sensibilità e specificità dei test non possono rappresentare l’unico criterio nella scelta del tipo di test da utilizzare nell’ambito di una strategia che prevede non solo la diagnosi clinica in un preciso momento ma anche la ripetizione del test all’interno di una attività di sorveglianza che sia sostenibile e in grado di rilevare i soggetti positivi nel loro reale periodo di contagiosità. La scelta di questi strumenti tiene in considerazione diversi parametri come ad esempio i tempi di esecuzione del test, la facilità d’uso e le caratteristiche di sensibilità e specificità, l’organizzazione regionale, la situazione epidemiologica, la necessità di interventi rapidi di controllo.

Gli obiettivi del testing per l’European Centre of Disease Prevention and Control:

  • controllare la trasmissione;
  • monitorare l’incidenza, l’andamento e valutare la gravità nel tempo;
  • mitigare l’impatto del COVID-19 nelle strutture sanitarie e socioassistenziali;
  • rilevare cluster o focolai in contesti specifici;
  • prevenire la (re) introduzione nelle aree che hanno raggiunto un controllo sostenuto del virus

Tale strategia andrebbe implementata per quanto possibile e organizzata in modo omogeneo sul territorio nazionale.

Il tampone molecolare è la prima scelta ad esempio in caso di caso sospetto sintomatico, in caso di contatto stretto di caso confermato che manifesta sintomi, negli screening degli operatori sanitari, nei soggetti a contatto con persone fragili o per l’ingresso in comunità chiuse. In altri contesti è indicato ricorrere ai test antigenici rapidi che, oltre essere meno laboriosi e costosi, possono fornire i risultati in meno di mezz’ora e sono eseguibili anche in modo delocalizzato consentendo di accelerare le misure previste. Nei casi in cui il test rapido dovesse risultare positivo può essere necessario averne la conferma tramite il tampone molecolare specialmente in assenza di un link epidemiologico.

I test antigenici rapidi salivari, attualmente in fase di sperimentazione, andranno considerati come alternativa ai test antigenici rapidi su tampone oro-naso faringeo o nasali se le validazioni e le esperienze pilota oggi in corso in Italia, daranno risultati che ne indicano un uso anche nella routine di sanità pubblica. Si sottolinea che i sistemi di raccolta della saliva tipo “Salivette” non appaiono al momento adeguati, per modalità di svolgimento, per i soggetti non collaboranti a causa del rischio di ingestione del dispositivo di raccolta.

Nei casi sospetti e casi positivi:

Il test è mirato alla ricerca del virus nel contesto delle indagini cliniche ed epidemiologiche di soggetti con sintomatologia compatibile con una infezione da SARS-CoV-2, inclusi i contatti stretti sintomatici, e ai test effettuati per definire la guarigione dei casi positivi.

Nei contatti stretti asintomatici:

I test dovrebbero essere limitati solo ai contatti stretti di un caso confermato sia che il test sia prescritto all’inizio che alla fine della quarantena.

Non è raccomandato prescrivere test diagnostici a contatti stretti a loro volta contatti stretti di caso confermato; qualora essi vengano richiesti in autonomia, i soggetti non devono essere considerati sospetti né essere sottoposti ad alcuna misura di quarantena né comunicati al Dipartimento di Prevenzione, tranne i positivi che vanno sempre comunicati.

L’esecuzione dei test diagnostici, anche in ambito scolastico, per i contatti stretti, deve essere sempre accompagnata dalla segnalazione al Dipartimento di Prevenzione di competenza. Allo stesso tempo deve essere raccomandato al soggetto di rispettare l’isolamento domiciliare in attesa del risultato del test.

fonte: ISS

Librerie, servizio essenziale anche nelle zone rosse, lo dice il nuovo DPCM

Nei giorni precedenti all’uscita del nuovo DPCM del presidente del Consiglio, in molti erano accorsi ad ingrossare le file fuori alle librerie. Editori e librai avevano più volte lanciato appelli al governo affiché le librerie restassero aperte. L’appello è stato accolto, le librerie resteranno aperte anche nelle zone rosse, permettendo alle persone di poter accedere ad un servizio che il governo, finalmente, ha dichiarato necessario.

La decisione di tenere le librerie aperte ha ricevuto commenti favorevoli da più parti. “I libri sono beni essenziali e, soprattutto in un momento come questo, aiutano gli italiani a superare la solitudine e le difficoltà legate alle limitazioni della libera circolazione e della socialità: ringraziamo il Governo per aver tenuto conto dei nostri appelli, consentendo l’apertura delle librerie anche nelle zone rosse, e in particolare il ministro Dario Franceschini sempre attento alle esigenze del mondo del libro”, dichiarano il presidente dei librai (ALI Confcommercio) Paolo Ambrosini e il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levinel giorno in cui il governo vara il nuovo Dpcm per la lotta al Coronavirus. “Ogni libreria si impegnerà per garantire la massima sicurezza all’interno degli esercizi, così come è avvenuto nei mesi scorsi, perché la salute rimane la prima cosa da tutelare: controllo degli accessi, igienizzazione degli scaffali, uso dei mezzi di protezione personale rimangono essenziali”.

Finalmente abbiamo compreso che la cultura è indispensabile e che rappresenta il motore per la ripartenza del paese.

Con il nuovo DPCM l’Italia si uniforma agli altri paesi europei, ad eccezione della Francia. L’allegato 23 del nuovo Dpcm di Conte considera essenziali, oltre alle librerie, anche negozi di elettronica, ferramenta, centri per il giardinaggio, farmacie e negozi di ottica, oltre a edicole, cartolerie, negozi di biancheria, calzature, cosmetici e giocattoli. Ovviamente i generi alimentari e supermercati.

La Francia in questo secondo Lockdown non ha considerato l’importanza dei libri e della cultura, come cibo per l’anima e mente. L’emergenza sanitaria non può fermare le idee e la voglia di sognare, e in questo i libri sono maestri assoluti.

Dove si trasmette il Covid: Fuga verso le case di campagna e nei borghi

Come si trasmette il covid per aerosol. Smog e città superaffollate peggiorano il quadro clinico dei pazienti affetti da Covid: la riscoperta dei piccoli centri urbani grazie a incentivi e banda larga

La tendenza è stata chiara fin da marzo, cioè da quando gli italiani sono stati costretti a stare a casa e a lavorare in smart working; il nuovo stile di vita imponeva una riflessione sul caos e lo smog delle grandi città. Molte aziende già erano attrezzate per far lavorare da casa i dipendenti, e nel frattempo tutte le altre sono corse ai ripari. Le persone che ne avevano possibilità si sono trasferite nella casa di campagna o al mare, e il cambiamento in atto è probabilmente il più radicale degli ultimi anni. In Europa come in tutti gli altri paesi, dopo l’iniziale paura della pandemia, l’urgenza era trovare nuove strade per l’economia, e così il governo finlandese ha lanciato la giornata delle sei ore, per salvaguardare la salute e l’economia permettendo ai lavoratori di lavorare meno, le isole Barbados invitano smart workers a trasferirsi e lavorare sulla spiaggia, per salvare turismo ed economia. Gli incentivi sono tanti, e vanno da un visto speciale e rinnovabile alle agevolazioni fiscali.

Dove e come si diffonde il Covid per via aerosol?

«I luoghi critici sono gli ambienti chiusi di dimensioni ridotte e con limitata ventilazione, soprattutto con un tempo di permanenza elevato» ha dichiarato Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia). Si è visto infatti in numerosi studi in tutto il mondo che Sars-CoV-2 si diffonde soprattutto negli spazi chiusi, dove si riuniscono molte persone: cerimonie, chiese, mezzi pubblici, ristoranti, cori, carceri, feste e in particolar modo quando si parla ad alta voce.

I motivi della seconda ondata Covid

Determinare con esattezza i motivi che hanno scatenato la seconda ondata Covid non è un’impresa semplice; sono molti i fattori che hanno concorso, sicuramente una superficialità da parte del governo, che dopo il secondo lockdown ha allentato controlli e prevenzione. Non bisogna dimenticare che molti contagi nascono in famiglia, là dove si pensa di stare tranquilli.

Come va nel resto del mondo? In alcuni paesi il distanziamento è un’abitudine

Bisogna considerare che la vita nelle città europee è molto differente rispetto a quella degli americani o degli australiani, e anche rispetto a tutti quei paesi che hanno spazi e distanze completamente diversi dai nostri. Le città europee sono molto affollate, di solito, si vive in centri dove tutto è a portata di mano: centri commerciali, parchi, divertimenti di ogni genere, musei e così via. Il covid-19, come ben sappiamo, tende a diffondersi, proprio là dove ci sono assembramenti, dove i contatti sono frequenti e inevitabili. In altre zone del mondo, ad esempio in tanti stati d’America, ma anche altrove, le case sono costruite con una distanza l’una dall’altra, anche di svariati chilometri. In quei territori, le persone hanno uno stile di vita più lento, impiegano anche due ore di auto per andare a fare la spesa, abitudini per noi inconcepibili. La pandemia da covid e la necessità di distanziamento sta spingendo sempre più persone verso i borghi d’Italia, piccoli centri poco abitati, che presto potrebbero non esserlo più. Ripopolare vecchi borghi abbandonati, spesso incastonati nella bellezza della natura, potrebbe non essere un aspetto tanto negativo, per diverse ragioni. La riscoperta dei borghi italiani risolleverebbe l’economia di quei luoghi, darebbe una nuova spinta al turismo e fattore non poco trascurabile, renderebbe le città meno affollate e di conseguenza più vivibili. Da numerosi studi è emerso che lo smog è uno dei fattori, che potrebbe aggravare il quadro clinico di un paziente covid. Infatti, come ben sappiamo, il virus attacca i polmoni, e se questi ultimi già sono danneggiati dalle polveri sottili.

Ciò che possiamo fare per contenere il covid è evitare i luoghi affollati, trasferirci in zone meno abitate, se ne abbiamo la possibilità e cercare di non contribuire allo smog delle città. Gli spazi chiusi, come le scuole e gli uffici vanno spesso areate, permettendo il passaggio di aria, almeno ogni 20/30 minuti.

Le statistiche aumentano incertezza e caos: Come distinguere una statistica onesta da una falsità

A cosa servono le statistiche? A molti sarà venuto questo dubbio. Gli aspetti da valutare sono tantissimi. Le statistiche sono uno strumento molto delicato, e spesso sono usate per gonfiare dati, per manipolare e confezionare falsità.

L’informazione è fondamentale in una democrazia, ma lo è anche la nostra capacità di valutarla e interpretarla. Le statistiche sono nate per fornire una comprensione globale della popolazione, per poter agire politicamente. Da qualche tempo, sembra che sondaggi e numeri siano al servizio del potere.

In un articolo apparso su TheGuardian si parla proprio di questo

– Di cosa parlano le statistiche che le rendono una manna dal cielo per le persone intente a reinventare la realtà? Arrivano con una patina di esattezza scientifica – e più sono esatti, maggiore è la loro apparente accuratezza. Meglio ancora, trasmettono un’aria di certezza e ci danno qualcosa a cui aggrapparci in un mondo turbolento. Pochi di noi sono inclini a guardare più in profondità. Ma se lo facciamo, troveremo spesso un mix di bugie grossolane e giochi di prestigio: definizioni sfuggenti, percentuali manipolate, confronti selezionati o stime approssimative presentate come certezze.

– Statistiche competenti e oneste possono chiarire verità essenziali. Possono rivelare disuguaglianze sociali, indicare dove dovrebbero essere dirette le risorse o la legislazione, evidenziare pericoli o aiutarci a valutare le prestazioni di un governo. Ma i numeri fittizi sminuiscono quelli che informano. Figure scioccanti catturano la nostra attenzione, mentre aneddoti colorati eclissano l’informazione vera. Se lo scetticismo ci porta a rifiutare tutte le statistiche che si dirigono verso di noi, anche i numeri veritieri vengono filtrati, lasciandoci aggrappati al buio. Anche le statistiche affidabili raramente trasmettono tutta la verità. Le stime hanno margini di errore; le medie non riflettono la diversità tra gli individui e misure diverse possono raccontare storie diverse.

Difendersi dalle statistiche false

Consultare statistiche che si avvicinano alla realtà aiuta a nutrirsi di un’informazione più sana, essenziale in tempi di incertezze. Ovviamente una statistica prende in esame un campione della popolazione, per cui presenta grandi limiti. In queste settimane ci vengono forniti moltissimi dati, soprattutto numeri, e anche qui sono stati fatti (e ancora oggi) molti errori di valutazione. Parliamo del Covid e dei numeri relativi ai ricoveri, ai decessi e ai guariti: è una perenne polemica sulle operazioni di sottrazione ecc.

La prima cosa che possiamo fare è quella di usare il senso critico. Alcune statistiche, dati e numeri non hanno alcun senso, perché non dimostrano e non spiegano proprio nulla. Partiamo dal presupposto che uno studio, un’indagine o un sondaggio devono servire a rafforzare un quadro che abbiamo della realtà. Chiediamoci chi è che viene intervistato, ad esempio, che età ha, in che parte del paese vive, qual è la sua condizione sociale e così via. Molti politici utilizzano i numeri per raccontare cose non vere, per cui sondaggi e statistiche sono un’arma a doppio taglio, e bisogna stare molto attenti. In secondo luogo, bisogna interrogarsi anche su chi promuove uno studio o un sondaggio, chi lo finanzia. Un’industria farmaceutica, una fabbrica di armi, una parte politica con interessi in un settore piuttosto che in un altro?

Oggi, la nostra attenzione deve essere massima, specie per i numeri del Covid, che possono anche destabilizzare il nostro equilibrio emotivo.

HG Wells ha affermato che il pensiero statistico un giorno sarà necessario per una cittadinanza efficiente quanto la capacità di leggere e scrivere

Lockdown e covid: Come sarà il nostro futuro, trend e stili di vita

Lo stile di vita degli italiani è già cambiato, fare previsione potrebbe sembrare a questo punto superfluo, ma non del tutto inutile, se serve a farci riflettere su alcuni cambiamenti. Analizziamo a quanti e a quali condizionamenti siamo esposti oggi e in che modo lo saremo domani. Con il primo lockdown si sono fermate anche le fabbriche che inquinano o quasi, uno dei pochi aspetti positivi dello Stop. Sono cresciuti i corsi on line e la domanda di libri, di dispositivi tecnologici, di software per le videochiamate. Alcune grandi imprese si sono reinventante rincorrendo il mercato, trasformando la produzione in presidi medici e di protezione, mascherine principalmente, è il caso di Armani, uno fra i tanti. Fra il primo lockdown e il secondo parziale, l’economia ha fatto un grande balzo, grazie a imprenditori coraggiosi, e non alle manovre dl governo, che si attribuisce meriti che non ha. Ha perso, però, la socialità, la scuola come punto d’incontro e occasione di crescita e formazione per i futuri cittadini del mondo. Prendersi un caffè al bar, incontrare gli amici è diventato un lusso.

Covid e Lockdown: Oggi, com’è la situazione?

Non importa cosa stia succedendo in Francia o in Germania, a noi interessa l’Italia, perché è qui che viviamo. E la politica qui ha fallito, e oggi non sa che pesci prendere, non si sa se gli esperti del Comitato tecnico scientifico, che dovevano studiare soluzioni, dare pareri e consigli sono sempre al loro posto o si sono andati a nascondere. Un governo autorevole, deve essere credibile per essere sostenuto e seguito dai cittadini. Gli errori sono stati tanti all’inizio, troppi, da ogni parte: politici e scienziati. Forse era comprensibile a inizio pandemia, al cospetto di un virus che non conoscevamo, ma oggi, no, non ci sono scuse. Sono passati nove mesi, più o meno, quando a gennaio, Giuseppe Conte chiese lo stato di emergenza, per poi tranquillizzare gli italiani che era tutto sotto controllo. Da quel momento ne hanno fatto (e detto) una dietro l’altra, nessuno escluso, tecnici, scienziati e politici, e pure giornalisti.

Covid e Lockdown: Cosa possiamo fare?

L’informazione vera e la consapevolezza dei cambiamenti e di quello a cui ci sta portando la paura e i timori per il futuro, aiutano ad avere una visione più chiara della situazione.

Oggi c’è ancora più incertezza di ieri, e le misure restrittive non convincono nessuno. Chiudere i ristoranti dove i gestori hanno investito in ogni forma di prevenzione, distanziamento, plexiglas compreso, e lasciare che metropolitane e autobus siano affollatissimi è un controsenso inspiegabile e imperdonabile. In questo periodo di transizione, nel quale nessuno sa cosa accadrà, chi ne ha possibilità, ad esempio, utilizza l’automobile per andare a lavoro, riempiendo le città di smog. Di male in peggio. Un dato positivo, che il primo lockdown aveva fatto registrare, cioè la diminuzione dello smog, è andato subito perso.  

Come può essere preso sul serio un governo che chiude luoghi sicuri, come la scuola, dove, si è investito, tanto e non riesce a gestire posti dove il contagio è inevitabile (trasporti). Le soluzioni sono semplici: aumentare le corse, acquistare nuovi mezzi, incentivare la sharing mobility, lo smart working, nuove piste ciclabili. Non si era detto che erano stati costruiti nuovi ospedali, nuovi padiglioni, aumentati i posti letto, le terapie intensive, assunto nuovo personale negli ospedali e nelle scuole? Non si era detto che sarebbero stati utilizzati nuovi edifici, palestre, auditorium, teatri, chiese per le lezioni? Molti dubitano che i soldi (e sono tantissimi), che arriveranno dall’Europa saranno gestiti al meglio. Peccato, perché quei miliardi servono e sono un’occasione irripetibile, per trascinare il paese fuori dalla crisi e renderlo migliore.

I trend del prossimo futuro riguarderanno l’arredamento e la casa, i prodotti tecnologici, gli acquisti on line, il giardinaggio e gli orti. In questo grande cambiamento, con molta probabilità non rientreranno le emissioni, le quali potrebbero aumentare, proprio a causa di chi sceglie l’auto personale al posto di affollatissimi mezzi pubblici.

Greenpeace: Giornata mondiale delle città, presentata una struttura per studiare in sicurezza all’aperto

In occasione della Giornata mondiale delle Città, proclamata dalle Nazioni Unite per il 31 ottobre, in diverse città del mondo come Roma, Bogotà, Madrid e Città del Messico, Greenpeace insieme a movimenti urbani e comunità cittadine chiede una visione comune per la rigenerazione urbana che metta al centro le persone e l’ambiente.

A Roma, domani, insieme a movimenti urbani come Scomodo e comunità come Spin Time Labs e con il contributo di realtà del quartiere Esquilino come l’Associazione Genitori Di Donato e MaTeMù/CIES Greenpeace presenterà il progetto di una struttura modulare in legno che consentirà di fare attività didattica all’aria aperta e in sicurezza oltre a poter ospitare molteplici iniziative culturali.

La struttura, progettata dagli architetti Tommaso Marenaci e Roberto Fioretti legati al gruppo di Architetti G124 fondato da Renzo Piano, verrà realizzata in un’area verde del quartiere Esquilino.

Contemporaneamente nel parco di via Statilia e nei giardini di Viale Carlo Felice, attivisti e attiviste di Scomodo e Greenpeace installeranno due “box per i desideri di cittadinanza” realizzati in collaborazione con il ricercatore territorialista Filippo Tantillo. Attraverso la lettura di un QR code chi vuole potrà rispondere a un breve questionario per raccontare la propria visione di città sostenibile e a misura di persone. I risultati verranno messi a disposizione agli amministratori del Municipio I e delle associazioni di quartiere. I box, dopo un mese di permanenza nei parchi, verranno rimossi e  completamente riutilizzati per la realizzazione della struttura definitiva.

Oggi il 55 per cento della popolazione mondiale vive nelle aree urbane e si prevede che questo numero aumenterà fino a quasi il 70 per cento entro il 2050. Le città sono i centri dell’attività economica e sono responsabili di oltre i due terzi delle emissioni globali. Man mano che le città continuano a crescere, anche questi numeri cresceranno. Per Greenpeace questo significa che le città e i loro cittadini devono essere in prima linea negli sforzi per prevenire l’emergenza climatica e la crisi economica che il mondo sta vivendo.

“Negli ultimi mesi, la vita nelle nostre città è cambiata radicalmente a causa dell’impatto del COVID-19. Le fasi di lockdown e le restrizioni a cui abbiamo dovuto adattare la nostra vita ci hanno dato l’opportunità di riflettere sulle nostre città e sul loro futuro. Tuttavia, nella routine quotidiana è facile dimenticare ciò che abbiamo imparato. La Giornata Mondiale delle città è il momento per rendere le città più resistenti alle crisi future” dichiara Chiara Campione, responsabile progetto Hack Your City di Greenpeace. “Le amministrazioni locali dovrebbero ascoltare i cittadini e concentrarsi su politiche ambiziose per trasformare le città in luoghi migliori e sostenibili. Il futuro del nostro Pianeta e della nostra economia dipendono da come gestiamo lo sviluppo urbano e gli investimenti, servono trasporti pubblici migliori, più piste ciclabili, accesso al cibo prodotto localmente, più spazi verdi”.

fonte: Greenpeace

Smart working nei borghi: Borgo in Toscana disponibile come Smart working Village

Se si pensa alla Toscana, vengono in mente colline verdi, montagne, natura e cultura. Poi, passeggiate in bici, escursioni. Il Monte Amiata domina la Val D’Orcia, è un antico vulcano spento, qui è sempre tempo di vacanza, in inverno per le piste da sci, nelle altre stagioni, per le acque termali di Saturnia. Il borgo medievale Santa Fiora è accogliente e immerso nella natura. Famosa è la Sagra del fungo amiatino, che si svolge nel mese di ottobre.

Santa Fiora diventa Smart working Village

Santa Fiora si trova fra il Monte Amiata e le colline toscane, ed è uno dei borghi più belli d’Italia. Come sta accadendo a tanti borghi e posti incantevoli e dimenticati, anche il comune in provincia di Grosseto si trasforma in Smart village per i lavoratori agili, i quali grazie alla banda ultra larga e sconti sugli affitti, possono trasferirsi nel paesino facendo domanda entro il 31 dicembre prossimo. Ormai sono sempre di più i borghi smart working.

Questo territorio è ricco di parchi e riserve naturali popolate da cervi, daini, camosci, lupi e caprioli, sul monte Amiata esistono sei percorsi, che passano attraverso il bosco verso la vetta. All’interno di questi percorsi è possibile ammirare bellissimi paesaggi, là dove la vegetazione si apre.

Santa Fiora: i punti di interesse sono tanti, qui si trovano parchi, chiese e siti di grande interesse storico. Attraverso il percorso urbano è possibile avviare una visita virtuale di tutti i luoghi.

Smart working Village: A chi si rivolge?

Il bando si rivolge a chi non ama il caos delle città o è stanco delle metropoli piene di smog e traffico. Chiunque abbia voglia di immergersi nella natura della montagna. Possono fare richiesta professionisti, freelance, ma anche dipendenti pubblici e privati che vogliano lavorare, anche solo per un periodo in un incantevole borgo. L’obiettivo principale del sindaco Federico Balocchi è quello di attrarre le persone ma anche le famiglie, con la speranza che si stabiliscano in modo permanente a Santa Flora, ripopolando di vita il borgo.

Smart working nei borghi: Gli incentivi per l’affitto

Il bando prevede la copertura del 50% delle spese di affitto, fino a 200 euro al mese per sei mesi prorogabili. Lo Smart working in questo periodo si è diffuso a macchia d’olio, e molti hanno deciso di lavorare da altri luoghi, anche dalla casa al mare o in montagna, per chi ne ha la possibilità. Questa nuova forma di lavoro ha i suoi pro e i suoi contro, indubbiamente permette al lavoratore di organizzare meglio il lavoro e ottimizzare il tempo. Buona parte del tempo prima era impiegato per recarsi al lavoro, nelle auto o autobus e metropolitana. Lo Smart working ha la pretesa di rendere le persone più felici e appagate. Le ultime limitazioni fanno pensare che lo Smart working si consoliderà maggiormente. Certo, non deve essere limitante, nel senso che non bisogna chiudersi dentro ad una stanza o in una casa piccola e lavorare solo, escludendo il resto del mondo. Ecco perché diventa importante una casa grande, con terrazzi, balconi o giardini e il vantaggio di trasferirsi anche se per poco in borghi immersi nella natura o vicino al mare, che ad ogni modo hanno un enorme potenziale di sviluppo, soprattutto dal punto di vista della socialità. Nei piccoli borghi, la vita è più gestibile, rispetto alle grandi metropoli, più concentrata e meno caotica. Questo particolare può diventare un punto di forza nell’arginare e combattere la diffusione del Covid.

Ecco dove scaricare il bando Santa Fiora Smart working Village

Accordo parziale Ue sulle emissioni zero entro il 2050

Ancora una volta sul tema clima l’intesa europea è difficile, si procede piano fra scetticismo e mezze misure

La proposta avanzata dalla Commissione europea di vincolare giuridicamente l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 ha raccolto un consenso parziale. Il Consiglio dei ministri dell’ambiente dell’Unione Europea ha fissato l’obiettivo emissioni zero entro il 2050. Svezia, Lussemburgo, Danimarca, Spagna e Austria hanno chiesto obbligo di emissioni zero non solo per l’Ue ma per ogni Paese singolo, alzando l’asticella, mentre la Bulgaria si è astenuta.

Le decisioni sull’adeguamento al nuovo obiettivo climatico intermedio al 2030 saranno comunque lasciate ai leader Ue. La proposta dell’Unione Europea è quella di ridurre le emissioni di almeno il 55% , con un aumento del 15% rispetto alla percentuale prevista ad oggi del 40%. L’accordo si concluderà nel vertice previsto a novembre prossimo.

I ministri di Danimarca e Svezia vorrebbero fissare l’obiettivo al 2030 al 65%, mentre la Finlandia al 60%. Il Consiglio non prevede di cominciare i negoziati con Europarlamento e Commissione europea. Pascal Canfin, presidente della Commissione ambiente dell’Eurocamera vorrebbe trovare un compromesso inter-istituzionale entro il 12 dicembre 2020, per non vanificare tutti gli sforzi fatti.

Purtroppo senza un accordo di tutti i leader europei il processo che dovrebbe portare alle emissioni zero si bloccherebbe. L’accordo di Parigi firmato nel dicembre 2015 resta il primo accordo universale, che vincola i paesi sui cambiamenti climatici.  

Ancora oggi, nonostante gli appelli di numerosi scienziati, ancora non si riesce a invertire in modo drastico e deciso la rotta. Da più parti arrivano moniti e i cambiamenti climatici ci insegnano che non c’è più tempo da perdere. Tanti comuni cittadini dimostrano da diversi anni di avere più buon senso di molti leader politici. Oggi, per i propri consumi si scelgono industrie green, che rispettano l’ambiente, si fa ricorso a bici o alla sharing mobility, tanti giovani si trasferiscono in campagna e diventano imprenditori agricoli, abbandonando le città. Eppure, chi governa sembra non aver ancora compreso la gravità della situazione. Essere a capo di un paese è una grandissima responsabilità, e spesso molte scelte possono influire negativamente sulle generazioni future e sull’ambiente.

Un esempio lampante di irresponsabilità è la politica del presidente americano Trump, il quale uscito dall’accordo di Parigi sull’ambiente, da cinque anni conduce una politica cieca davanti a inquinamento e cambiamenti climatici, e tutto ciò si ripercuote sul resto del mondo.

Capire come funziona la “sovradispersione” è la chiave per controllare il Covid

In tanti si stanno domandando come abbia fatto la Cina a contenere il virus, infatti le notizie che filtrano (con il regime cinese bisogna sempre andarci con i piedi di piombo, visti i precedenti), sembra che i ristoranti siano affollati, come le strade e i centri commerciali e vada tutto bene. Le teorie sono diverse: fanno milioni di tamponi in brevissimo tempo, tracciano e spengono i focolai, là è un altro pianeta, stanno avanti.

Come funziona la sovradispersione, è l’interessante opinione di Kyra Grantz e Justin Lessler su TheGuardian

Solo il 10% delle persone è responsabile dell’80% della trasmissione e questo deve influenzare il modo in cui affrontiamo questo virus

A febbraio, quando il Covid-19 stava appena iniziando a diffondersi in tutto il mondo, un singolo individuo infetto ha esposto fino a 1100 persone a Daegu, in Corea del Sud, probabilmente infettandone centinaia. Questo “evento di super diffusione” ha innescato un gruppo di trasmissioni che alla fine è cresciuto fino a superare i 5.000 casi in un paese riconosciuto come uno dei più efficaci per i programmi di controllo del Covid-19 fino ad oggi.

R è solo una media, e questa media maschera un fenomeno interessante che è stato il oggetto di crescente interesse pubblico nelle ultime settimane, noto nei circoli scientifici come “overdispersion”. Ma cos’è esattamente?

In poche parole, la sovradispersione significa che una minoranza di individui infetti è responsabile di una percentuale inaspettatamente alta di trasmissione. La sovradispersione è spesso segnalata come percentuale di individui infetti che causano l’80% della trasmissione.

Covid: Infezione primaria e infezione secondaria

Per il Covid-19 questo valore può essere del 10% oppure inferiore. Quindi, mentre in media un gruppo di 10 individui infetti potrebbe causare 25 infezioni secondarie, solo uno di quelli originariamente infetti potrebbe infettare 20 persone, mentre i restanti nove si combinano per infettare solo cinque.

Anche i fattori biologici e ambientali sono importanti per la sovradispersione.La maggior parte delle persone infettate da Sars-CoV-2 inizierà a trasmettere il virus prima di sentirsi male. Per alcuni questo periodo asintomatico può durare giorni, mentre l’individuo infetto continua le sue normali attività, diffondendo inconsapevolmente la malattia. Anche alcune attività, come canti o urla e spazi interni poco ventilati, possono facilitare la trasmissione.

La sovradispersione è stata importante per aiutare a comprendere alcuni aspetti sconcertanti dell’inizio della pandemia. All’inizio di febbraio, molti paesi avevano registrato più casi di Covid-19 confermati ma non avevano prove di una sostanziale diffusione nella comunità. Ciò sembrava in contrasto con le prove della trasmissibilità di Sars-CoV-2 da Wuhan, in Cina. Questa apparente discrepanza potrebbe, tuttavia, essere spiegata da un’eccessiva dispersione: la maggior parte dei paesi è stata finora risparmiata dal tipo di eventi ad alta trasmissione che possono far scattare un’epidemia. Ad esempio, in Nuova Zelanda, fino all’80% delle persone infette che sono entrate nel paese si sono trasmesse solo a un’altra persona o a nessuno. In questo modo, l’eccessiva dispersione può rallentare la diffusione del virus in nuove posizioni, poiché la maggior parte delle introduzioni non riesce a innescare un’epidemia.

L’altro aspetto di queste introduzioni fallite, tuttavia, è che quando la trasmissione decolla, può farlo in modo esplosivo.

Controllare questo tipo di crescita esplosiva può essere scoraggiante; ma l’eccessiva dispersione può funzionare a nostro favore se riusciamo a identificare e indirizzare le aree ad alto rischio di superdiffusione. Un modo per farlo sono le indagini a grappolo, o “tracciamento del contatto a ritroso”, che sono state una caratteristica chiave della risposta finora riuscita in Giappone. 

Questa strategia si basa sul fatto che è più probabile che identifichiamo prima una delle tante persone infette in un evento di diffusione eccessiva rispetto all’individuo che ha provocato l’evento. Tracciare le catene di trasmissione fino alla loro fonte consente agli investigatori di identificare e intervenire su persone e ambienti responsabili di una quantità sproporzionata di trasmissione.

Nella misura in cui luoghi come il Giappone hanno mirato con successo alle fonti di alta trasmissione, l’eccessiva dispersione ha garantito loro efficienza e concentrazione nei loro sforzi di controllo. Indagini a grappolo, test estesi e programmi di tracciamento e restrizioni sui luoghi e sulle attività più favorevoli alla superdiffusione possono essere particolarmente efficaci per controllare la trasmissione con alti livelli di sovradispersione.

Eppure l’esperienza della Corea del Sud ci mostra quanto velocemente un’epidemia apparentemente controllata può riaccendersi con pochi incidenti sfortunati. Mentre affrontiamo nuove fasi della pandemia di Covid-19 nei prossimi mesi e anni, la sovradispersione può aiutarci a capire meglio perché la malattia si comporta in quel modo e ad acuire i nostri sforzi per il controllo.

Terza economia, traino fondamentale per la ripresa economica

La logica dei profitti ha fallito, l’economia dei capitali fa acqua da tutte le parti, eppure c’è ancora chi la persegue: multinazionali, industrie farmaceutiche, aziende che licenziano e trasferiscono la produzione dove la manodopera costa meno, infischiandosene del capitale umano, che resta senza lavoro. Di esempi ce ne sono a centinaia, ma la storia c’insegna che i cambiamenti passano attraverso l’economia e la lotta dal basso, da gruppi di persone che si uniscono per cambiare le cose. Nel mondo imprenditoriale da molti anni ormai è in atto un mutamento di pelle, molte imprese, anche multinazionali si muovono verso il green e la produzione ecosostenibile, questo per il benessere dei cittadini, per salvaguardare l’ambiente e le risorse. Molti cittadini, dall’altro lato hanno imparato a boicottare le multinazionali, che non seguono standard qualitativi, che non rispettano l’ambiente e i lavoratori, hanno imparato a leggere le etichette di prodotti, sono diventati consumatori consapevoli.

Il sistema economico attuale crea diseguaglianze, c’è bisogno di più un’economia sociale.

Ha parlato di terza economia in alcune trasmissioni e sulle pagine di Avvenire, Steni Di Piazza, Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche sociali.

L’Italia, specialmente negli ultimi vent’anni, ha il merito di aver introdotto nel dibattito politico ed economico nuovi approcci e nuove visioni. Si parla di bene comune e di centralità della persona come elementi essenziali e imprescindibili. Una naturale prosecuzione di un pensiero che ebbe in Olivetti il miglior esponente. Un uomo che appare oggi di assoluta modernità, richiamato ogni volta che il dibattito mette a fondamenta il welfare aziendale e la responsabilità sociale di impresa. Siamo, di fatto, nel cammino verso una Terza Economia che, generata dalla necessità di garantire i diritti di ciascuna persona, si lancia adesso in sfide richiamate da tutti i territori della Terra – Ha detto il Sottosegretario.

La terza economia rappresenta la terza colonna, la prima è quella tradizionale dei capitali, mentre la seconda è l’economia dello Stato. Oggi, c’è bisogno di un modello che porti a una crescita di valore umano e sociale, oltre che economico. Il cammino è lungo, anche se è iniziato con l’economia circolare, la green economy, la sharing mobility, la produzione che rispetta l’ambiente, le associazioni e le imprese che producono valore nel sociale, tenendo conto del benessere dei cittadini.

Il paradosso dell’economia italiana

L’Italia è il paese del paradosso, è la terza maggior economia dell’Unione europea. È la seconda manifatturiera del Continente, è uno dei più grandi esportatori al mondo, con un avanzo commerciale cresciuto da 31 miliardi del 2010 a 89 miliardi del 2018, ha una ricchezza privata enorme, ma gli alti tassi d’interesse assorbono la grande quantità di  denaro pubblico, che potrebbe essere speso a vantaggio di imprese e famiglie.

Oggi l’economia etica è più conveniente rispetto a prima. Tante multinazionali che in passato hanno distrutto l’ambiente, oggi cambiano rotta e questo fa molto riflettere. Infatti, c’è da chiedersi se sia un cambiamento sincero oppure una strategia di marketing, visto che sempre più persone sono attente all’ecosostenibilità. Di esempi ce ne sono tanti, alcuni talmente paradossali, che viene quasi da sorridere, come ad esempio, multinazionali che producono petrolio, come Eni, che ha fatto danni ambientali devastanti sia in Italia sia nel resto del mondo, dove ha anche subito denunce. Oggi, segue un percorso green e in alcuni territori devastati dalle scorie e rifiuti tossici che ha prodotto, si propone addirittura di bonificare.  

Il sottosegretario Di Piazza ha dichiarato di aver siglato il patto della terza economia; si tratta dell’iniziativa di un gruppo di imprenditori virtuosi e associazioni che si sono riuniti, per chiedere alla politica interventi più incisivi per quella parte dell’economia di cui si parla poco. Lo Stato dovrebbe intervenire con una serie di norme, concedendo beni confiscati alla camorra per fare impresa sociale, e creare condizioni più favorevoli affinché chi lavora per il benessere della collettività, e non solo per il profitto sia premiato.

Per questi imprenditori illuminati si fa molto poco, alcune imprese che operano nella terza economia sono addirittura multinazionali con fatturati di milioni di euro. La terza economia sa essere il traino principale in tempo di crisi, sa dialogare con il mercato dei capitali e con lo Stato; nei mesi della pandemia si sono viste associazioni e imprese che hanno lottato per i più deboli, anche senza aiuti dall’alto.

Il Sottosegretario Stenio Di Piazza continua –

L’Agenda 2030 rappresenta un manifesto e una guida per un’economia etica e sostenibile. L’Italia può diventare assoluta protagonista di questa trasformazione, avendo manifestato nella sua storia la vocazione di porre al centro persone e comunità, oltre le logiche spietate della ricchezza per pochi. Contrastare le derive ingiuste del capitalismo non dovrà significare la negazione del valore della cultura imprenditoriale. Più che di modelli inscatolati nelle norme del diritto si dovrà legiferare dando respiro all’avvio di processi. L’art. 41 della Carta costituzionale definisce l’iniziativa economica come uno strumento necessario alla realizzazione del bene comune, senza ledere quelli che sono i valori fondamentali della persona.

La Terza Economia intende l’impresa come parte integrante della società, non come un’entità avulsa. In cui i bisogni dei cittadini e delle comunità pesano quanto le richieste degli azionisti. In cui l’imprenditore indirizza la mission (priva da pensieri di mera filantropia), non soltanto verso il raggiungimento degli obiettivi di profitto, ma al welfare di comunità.

Blog su WordPress.com.

Su ↑