Mascherine nei mari e negli oceani: è già emergenza

Emergenza nell’emergenza, è così che è fatto l’uomo purtroppo, è così che siamo fatti. Non siamo mai contenti di un’emergenza sola, dobbiamo subito crearne altre. Un nuovo allarme: mascherine che inquinano il mare e si vanno ad aggiungere alle plastiche già esistenti, che continuano a crescere.

da un articolo apparso su Mondosanità si legge:

Mascherine negli oceani e nei mari che formano un’invasione letale. È questo l’allarme lanciato dall’organizzazione no profit Opération Mer Propre, che ha analizzato i fondali della Costa Azzurra.

Un monito simile è arrivato anche da OceansAsia: l’associazione sta ripulendo le spiagge di Hong Kong da DPI trasportati dalle correnti marine.

Siamo nell’era dei “rifiuti covid”: mascherine, bottiglie di igienizzanti per mani, guanti. Queste categorie di prodotti in plastica, tessuto e silicone giacciono sui fondali dei mari, contaminandoli. A questi ovviamente si aggiungono i rifiuti già da tempo presenti nei mari, come plastica, confezioni in polistirolo, posate usa e getta e molto altro.

Questo scenario è stato osservato in Francia, nel Mar Mediterraneo, ma potrebbe estendersi in tutto il mondo.Già la situazione negli oceani era drammatica, adesso la crisi rischia di aumentare a livello inenarrabili.

Ogni anno nel Mar Mediterraneo vengono versate 570.000 tonnellate di plastica, dato che rischia di aumentare sensibilmente proprio a causa della pandemia e dei DPI utilizzati.

Ad Hong Kong, invece, ultimamente l’organizzazione OceansAsia ha raccolto più di 70 DPI in meno di 100 metri di sabbia. I rifiuti sono però riapparsi di nuovo dopo pochi giorni a causa delle correnti.

Questo problema, dei rifiuti marini e di plastica negli oceani, si ripercuote gravemente sulla fauna e la flora marina. Animali come tartarughe e balene ingeriscono materiali per loro velenosi scambiandoli per prede. Altri esemplari, come i delfini, spesso rimangono impigliati nelle profondità marine, impossibilitati a risalire in superficie per respirare.

Nonostante il momento tremendo per la popolazione mondiale, sembrava che l’ambiente ne stesse traendo dei benefici in termini di qualità e miglioramenti. Smog e inquinamento era scesi a livelli che non si vedevano più da anni. Adesso un nuovo allarme. Secondo i dati, se anche solo l’1% delle mascherine fosse smaltito in modo scorretto, ciò significherebbe, ogni mese, 10 milioni di questi dispositivi dispersi nell’ambiente. Le mascherine negli oceani sono un’arma letale per i nostri ecosistemi. Sarà l’inquinamento del futuro se non si fa attenzione!

Le mascherine usa e getta possono essere utilizzate dagli operatori sanitari, ma vista la vasta gamma di mascherine, attualmente presenti sul mercato, i comuni cittadini possono utilizzare quelle di stoffa in TNT, che proteggono e sono riutilizzabili e lavabili.

Attenzione a non far morire l’ambiente, è lì che viviamo. Se la natura arriva al collasso, e ci sta arrivando, moriremo anche noi, ma non di Covid-19, di Rifiuti Covid-19, è un paradosso che non possiamo accettare: farci ammazzare dai dispositivi che servono per proteggerci? Non vi viene da ridere?

I guanti

Per quanto riguarda i guanti, l’OMS li sconsiglia, perché potrebbero addirittura aumentare il rischio di contagio. Ciò che è importante resta sempre il distanziamento e non restare in luoghi chiusi troppo a lungo. L’utilizzo dei guanti per fare la spesa e per uscire è del tutto inutile, se si disinfettano le mani e si evita di toccarsi il viso. Secondo l’OMS utilizzare i guanti quando si esce fa sentire sicure le persone, di toccare qualsiasi oggetto, per cui l’uso dei guanti è controproducente. Restano le regole base: mantenere il distanziamento anche con le mascherine, quando possibile; restare poco tempo in luoghi chiusi e affollati. 

Il più grande dispositivo di protezione, però resta sempre il buon senso; quello protegge da ogni tipo di virus.

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