I social fondamentali nelle scelte di acquisto degli italiani

Il rapporto Italiani e social si consolida: i social sono sempre più determinanti per informazioni, acquisti, tendenze, influencer e influcer

Blogmeter ha pubblicato il  4° rapporto sull’utilizzo dei social media, fotografando gli italiano on line

I social sono sempre più utilizzati dagli italiani non solo per mantenere contatti con amici e parenti, ma anche per seguire l’informazione e per fare acquisti. La tendenza va avanti ormai da anni, infatti, i social si sono trasformati in uno strumento commerciale potentissimo. Le aziende, grazie al profilo social hanno visto consolidarsi la brand reputation, perché gli utenti prima di acquistare qualsiasi prodotto, consultano la reputazione social di quella società. Sui social i consumatori trovano foto, prodotti, servizi, ma anche recensioni, più che un consulto, si anticipa un’emozione, quella che darà quel prodotto o servizio.

Si tratta, però di un campo che muta troppo in fretta, che bisogna seguire con attenzione. Secondo la recente ricerca  Facebook e Youtube si confermano i social più utilizzati, seguiti da Instagram e TripAdvisor. Questo è il risultato della quarta edizione della ricerca “Italiani e social media” pubblicata da BlogMeter, con la collaborazione di NORSTAT, ACS Marketing Solutions, Wavemaker e GroupM.

Lo studio ha preso in esame un campione di 1.703 residenti in Italia, iscritti ad almeno un canale social. L’obiettivo era quello di individuare i motivi per i quali gli italiani utilizzano i social network e il profilo che più rappresenta gli utenti italiani.

Fra i giovani ci sono delle novità: nella fascia 15-24 anni si afferma TikTok, mentre un altro campione preferisce  Twitch, già diffuso fra il 12% del campione intervistato. Quest’ultimo è un sito di streaming di Amazon sul quale si trovano contenuti riguardanti gli eventi sportivi e i videogiochi. Fra le persone che superano i 45 anni si afferma ancora una volta Facebook, mentre per quanto riguarda la comunicazione e la messaggistica Messenger, Skype, Telegraf e Whatsapp.

I motivi che spingono gli italiani ad essere social

I motivi per i quali si usano i social continuano ad essere gli stessi: informazione e restare in contatto con amici e parenti, guardare foto e video. Circa il 12% degli utenti che utilizzano i social lo fanno per cercare visibilità, infatti postano contenuti propri, foto e video.

Un altro motivo che spinge gli italiani a utilizzare i social sono gli acquisti, infatti, Blogmeter ha stilato una classifica, in base a cosa è determinante negli acquisti: il 57% si fida del passaparola tradizionale, il 38% dei social, il 29% degli Influencer, il 47% della pubblicità in tv. Anche per chi è molto social, il canale televisivo è sempre quello più forte, perché più immediato, consigli e descrizioni arrivano senza andarli a ricercare.  I social, inoltre,  si dimostrano inoltre per le opinioni dei consumatori, infatti, il 19% degli italiani ha cambiato idea su un prodotto (e il 16% su un brand) dopo aver consultato un contenuto social.

Il ruolo degli Influencer

I social sono importanti negli acquisti  per 4 italiani su 10 e quello degli influencer per 3 su 10. La maggior parte degli intervistati segue gli influencer perché parlano di cose interessanti, specie se si tratta di temi sociali o prodotti.

Un ruolo diverso lo assumono gli Influcer 

Il termine Influser è stato coniato da un’agenzia milanese, “Influse”, che ha captato questa nuova forma di marketing o nuovo lato di “influencer” (il lato più umano, più naturale, come molti amano definirlo)  e sta cercando di studiare i comportamenti dei potenziali influser, quel processo naturale che si chiama “influenza” come fenomeno che ha la capacità di guidare.

 

L’umore social sui numeri della Protezione civile

Ogni giorno la Protezione civile pubblica puntualmente i suoi numeri, e puntualmente sulle pagine social, milioni di utenti, comuni cittadini e contribuenti commentano quei dati  altrettanto liberamente. Spesso è confortante leggere commenti di persone, che appaiono molto competenti e più informate degli addetti alla nostra protezione.

I commenti sono pensati e ragionati, alcuni molto forti, coloriti o populisti, ma vale la pena leggerli, per comprendere ciò che pensa la gente. Eccone alcuni direttamante dalla pagina della Protezione civile:

Ma perché non la smettiamo con questi bollettini di guerra paghiamo in sacco di soldi per sentire tutti i giorni la solita litania 

Non ho capito i conti se sono 98.467 positivi e guariti 85.231 come fanno a essere deceduti 29.315. Sono deceduti ma non di covid 19 a questo punto o sbaglio io?

Sarò scema ma in questi dati non ci capisco un cavolo! Sono numeri da quando e iniziata la pandemia o altro!

“il popolo italiano ha subito e sta subendo il trattamento che annunciava il Presidente Thomas Jefferson, nel 1785, nel momento in cui approvavano l’emendamento della Costituzione Americana che garantiva la libertà di stampa e d’espressione: “perché i governi dispotici hanno bisogno di un esercito di scrittori e giornalisti che scrivano il falso, in modo che il popolo non sappia più distinguere il vero dal falso”.

Anch’io penso che c è qualcosa sotto perché le cure non sono uguali per tutti, se funzionano  poi si scoprono truffe su tutto, su mascherine e su medicinali ma è possibile speculare su tutto anche in queste occasioni, i responsabili non parlano onestamente chissà cosa ce sotto speriamo bene

Se per UNA VOLTA, ci dicessero cosa sono i casi “VIA DI DEFINIZIONE”, ci farebbero una bella figura. Nel loro link ai dati in csv (ovvero dei dati da scaricare ed elaborare) al 5/5 erano ben 3.148. Cosa sono, decessi che tenete nel cassetto? Gente in terapia intensiva? Nei dati “in chiaro” non li menzionano.

Si facciamo finta di credere ai numeri al lotto che danno ogni giorno, tanto la verità nn salterà mai fuori e ci governeranno sempre degli incapaci che stanno buttando alle ortiche i sacrifici dei donatori x far degli ospedali che nn servono. Avrebbero dovuto usare quei soldi x fare i tamponi invece di buttare nel cxxxx.

Documentiamoci ho scoperto che di morti l’ anno scorso,ce ne sono stati 20000 in più, parlando sempre del primo trimestre dell’ anno. E allora di cosa stiamo parlando?

Ma quante cxxxxxe si leggono….. sarà che vivo con un’ infermiera e i dati che vedo mi fanno ridere ma che canale guardate? State ancora credendo a dati ufficiali presunti? In ospedale sono quasi terminati i casi, in compenso adesso si conteranno i morti finanziari, ma questi a nessuno interessa, quante famiglie sono distrutte , quante a raccogliere nelle immondizie, però leggiamo numeroni enormi morti per covid….. ma girare canale che è meglio.

Dobbiamo essere responsabili per nn vanificare il sacrificio fatto finora e ricordiamoci dei defunti.

Qui in Liguria il Lockdown era stato allentato da Toti una settimana prima del 4/5 per cui lunedì saremo a due settimane e per ora, facendo un paio di corna grosse come una casa, tutti i numeri stanno scendendo…… speriamo

Ma se la Lombardia continua con questo andazzo, malgrado 2 mesi di chiusura, le altre Regioni ormai con i contaggi a ribasso non possono aprire? Non mi sembra giusto

In ufficio siamo 15, Uno muore, tutti in quarantena.
Il tampone viene fatto UN MESE DOPO a solo UNO di noi.
Dati palesemente falsi.

Su una popolazione di 60 milioni di abitanti 194 morti in 24 ore, nn mi sembra un numero tanto alto anche perché nn siamo sicuri se questo numero comprende solo malati di Covid o morte naturale… quanti morti ci sarebbero in Italia in un giorno normale senza Covid ? ..

 

Coronauti: Maestri di strada social e sociali

Coronauti oggi, Maestri di strada ieri. Nelle periferie di Napoli esiste una realtà diversa da quella di altre parti del paese. Secondo l’immaginario comune e le numerose frasi, domande, risposte che corrono in questi giorni sui social e in alcune trasmissioni televisive è ancora palpabile (nonostante tutto ciò che sta accadendo) il rimarcare a tutti i costi quel divario, quelle differenze fra Nord e Sud, senza considerare che anche il Settentrione d’Italia ha le sue periferie con difficoltà analoghe (a volte peggiori) di quelle del Sud. Meglio sorvolare e passare oltre, raccontando una bella storia, quella di 45 operatori fra cui psicologi, genitori e educatori che andranno ad aiutare giovani nella periferia Est di Napoli, dove non sempre si hanno strumenti digitali (anzi nessun tipo di strumento), e se si ha un pc non si ha una connessione, per cui  si rischia di essere tagliati fuori dal mondo.

Lo ha capito bene il Team di volontari che nelle ultime due settimane ha coinvolto 250 giovani con famiglie, venti scuole e cinquanta insegnanti, e che infine è riuscito a svolgere oltre seicento ore di didattica a distanza. Gli strumenti? tutti, tutti quelli a disposizione per arrivare (e interessare) anche dove mancano i mezzi: I social, la Web radio, il blog. Se fino a ieri quei ragazzi avevano la strada e il contatto diretto con chi poteva farli perdere o chi tendeva loro una mano, oggi sono reclusi nella loro solitudine. A partire dalla prossima settimana verranno consegnati pacchi con materiale tecnologico, per risvegliare la mente e l’intelligenza, per aiutarli a connettersi con il mondo, a contagiarsi di cultura e sapere. La Questura sovraintenderà la consegna dei pacchi in base a protocolli stabiliti, per evitare qualsiasi tipo di rischio. Cesare Moreno, il presidente dell’associazione Maestri di Strada ha presentato in videoconferenza il progetto alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la quale ha approvato e gradito. 

L’iniziativa dell’associazione tende a strappare dall’isolamento i ragazzi di una delle zone più povere e con il più alto tasso di criminalità come la periferia Est di Napoli. “Nessuno si salva da solo”, la frase pronunciata pochi giorni fa da Papa Francesco è ancora viva nella nostra mente.

Salvatevi ragazzi, Salviamoci, prima che sia troppo tardi, prima che arrivi qualche Maestro che conosce poco la strada ma troppo i salotti, poca pratica e più teoria e venga a dirci che siamo senza speranza. 

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Come diventare consulente

Il mondo del lavoro e quello di internet offrono un ventaglio infinito di possibilità per emergere e trovare la propria strada. Il segreto principale per avere successo è quello di coltivare i propri interessi in modo continuo e amare ciò che si fa. Un vecchio proverbio diceva: Impara l’arte e mettila a parte.

Molte persone hanno intrapreso la loro attività casualmente, e nel tempo la passione per qualcosa le ha portate a diventare punti di riferimento per altri, Guru, Influencer, Influcer o semplicemente (per dirla alla vecchia maniera) consulenti.

Di cosa possiamo diventare consulenti, se non di quello che ci appassiona e che amiamo; d’altra parte vi abbiamo dedicato gran parte del nostro tempo. Un argomento che ci piace, per il quale nutriamo un certo interesse, senza volerlo può diventare il nostro lavoro, possiamo diventare consulenti, sfruttando il nostro Know how. Molto spesso abbiamo delle competenze specifiche e non sappiamo nemmeno di averle, fino a quando non ne prendiamo consapevolezza. Quello è il momento di sfruttarle.

Il campo d’azione: come agire?

Quando si delinea il nostro campo d’azione, cioè il nostro interesse per un determinato settore non resta altro che mettere a punto un piano marketing, come per qualsiasi altra attività commerciale. Qualsiasi sia la nostra passione, senza rendercene conto abbiamo letto quell’argomento su internet oppure acquistando qualche libro. Il nostro interesse è diventato conoscenza quando abbiamo effettuato delle azioni, quando ci siamo confrontati con altri che condividono la nostra stessa passione. Senza volerlo e soprattutto senza saperlo abbiamo sviluppato un Know how, che oggi ci permetterà di diventare consulenti. Uno dei principali segreti è quello di studiare sempre.

Internet offre tante possibilità; bisognerà individuare gli strumenti adatti per poter dispensare consigli e diventare in breve punto di riferimento per quella competenza. Gli strumenti più comuni per diffondere il nostro sapere possono essere un blog, una pagina social e altri canali, anche di direct marketing (radio, giornali, Tv).

In quest’ultimo caso possiamo chiedere di intervenire in qualche trasmissione radio o in Tv, gestire una rubrica su un giornale cartaceo o anche on line.

Per diventare consulenti, bisogna stare sempre sul pezzo, cioè essere sempre aggiornati sulle novità, inoltre studiare, per cui leggere molto e infine seguire anche qualche corso (ne esistono tanti anche on line, che prevedono il rilascio di attestazioni e metodi di insegnamento interattivi di assoluta efficacia) – Piattaforma corsi on line

 

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Cosa possiamo diventare?  Le idee non mancano

Vi sono persone che hanno una forte attitudine con tutto ciò che riguarda internet e i social, per cui si possono dare consigli su come aprire una pagina social oppure su come registrarsi su Amazon e e-bay. Molte persone esperte dei marketplace sono diventati assistenti e-bay o alle vendite. Tale skill può trovare molta richiesta sia fra le aziende sia fra i privati, infatti molti e-commerce da tanto tempo rivolgono la loro attenzione ai marketplace come Amazon, e-bay e siti di annunci in generale e sono alla continua ricerca di consulenti che sappiano gestire con successo le vendite e gli annunci su questi portali.

Fra la schiera di consulenti vi sono persone che aiutano gli altri con gli acquisti on line, a gestire i social, nell’utilizzo del computer (programmi, configurazioni ecc.).

Qualsiasi attitudine è buona per sviluppare un vero e proprio programma di consulenza; basti pensare a chi ama arredare la casa, alla riorganizzazione domestica (cambi stagione, gestione lavanderia, catalogazione documenti e scadenze). Sembra strano ma gestire una casa e una famiglia acquisisce in breve tempo un pacchetto di conoscenze enorme, che vanno dalla gestione di piccole pratiche fiscali, di incombenze riguardanti rapporti con controlli medici e agevolazioni che si possono ottenere in merito a diverse condizioni familiari. La gestione familiare comprende la conoscenza dei mutui bancari (della loro rinegoziazione), di incombenze riguardanti i numerosi bonus che si possono ottenere relativamente alla composizione della famiglia e al reddito, il risparmio per le bollette e di tutte le faccende che riguardano i consumatori.

Per diventare un consulente a tutti gli effetti, bisogna però completare ed attuare un piccolo Marketing plan (seguendo quattro semplici step: obiettivi, strategie, strumenti, risultati). Inoltre, conseguire qualche certificazione alla fine di un percorso di studi (università, in aula oppure on line).

Curiosità e voglia di sapere

L’esperienza e la passione per qualcosa sono sempre il motore che accende la nostra curiosità e la voglia di sapere. L’obiettivo di diventare consulenti dovrà essere perseguito adottando una buona strategia, per prima cosa quindi acquisteremo qualche testo e lo studieremo; tanto materiale è presente anche su internet, ma nella maggior parte dei casi si tratta di informazioni note e spesso scontate. Se vogliamo differenziarci, possiamo acquistare qualche corso on line, ve ne sono diversi, alcuni anche gratuiti, monitorare e valutare il nostro grado di conoscenza giusto per iniziare e molti non costano tanto (variano dai 20 euro fino ad arrivare e superare i 1000 euro). E’ importante per poter scegliere sia un testo da studiare sia un corso da seguire, altrimenti l’obiettivo sarà o troppo alto o troppo basso e finiremo per abbandonare tutto il progetto.

Prendere appunti

Un buon metodo è quello di trascrivere su carta tutti gli step da compiere e procedere per gradi, senza strafare e senza affrettarsi o affannarsi; nello studio e nell’apprendimento in particolare è necessario fare tutto con calma, se si vuole assimilare e digerire bene concetti e nozioni. Non serve, infatti la confusione quando dobbiamo imparare qualcosa, ma solo tempo, costanza e molta pazienza.

Per monitorare i nostri risultati è possibile trovare test gratuiti on line, oppure affidarsi a qualche conoscente o esperto con il quale confrontarsi per poter avere un’idea del grado della nostra preparazione.

La conoscenza, lo studio e l’esperienza acquisita possono trovare diverse strade avere una giusta collocazione, e anche diverse insieme. Inoltre non va sottovalutata la reputazione da creare attorno alla nostra consulenza.

Ecco i punti da sviluppare

  • Profilo social e pagina dedicata;
  • Curare una o più rubriche inerenti l’argomento di nostra competenza (cucina, computer, economia, marketplace ecc. ) da ospiti su un giornale o in radio o tv;
  • Scrivere guide (gratuite o a pagamento);
  • Preparare corsi on line (Vi sono piattaforme di formazione che permettono ai consulenti di proporre i propri corsi);
  • Mettere a punto un listino prezzi dei nostri servizi (consulenze specifiche per realizzare qualcosa, come fare a… oppure curare e organizzare qualcosa per conto del cliente, es. consulenze vendite on line: registrazione sui portali, inserimento dei prodotti su siti di annunci, gestione di Amazon, e-bay ecc.)

Conversational commerce: impatto sulle Aziende

Da molto tempo ormai  l’utente o cliente, come lo si voglia chiamare cerca in tutti i modi un contatto diretto, cerca opinioni e magari anche un incoraggiamento prima di fare un acquisto. Anche nell’era di internet e dell’e-commerce questa voglia non è affatto cambiata. Forse sarà la nostalgia dei tempi andati, ma paradossalmente chi acquista on line vorrebbe rompere quel vetro che lo separa dal virtuale e conoscere a 360 gradi ciò che è in procinto di acquistare.

Molti siti web, ad esempio oltre a inserire nei loro cataloghi le foto degli articoli, i dettagli, misure, colore e cosi via, dedicano già da molto tempo spazio alle opinioni di chi si è già servito al loro e-commerce. Un esempio lampante è Amazon, infatti nella scheda di ogni prodotto è possibile trovare le opinioni (positive o negative) di chi, prima di noi ha comprato quel prodotto.

Il cliente cerca sempre di più un coinvolgimento emotivo, vuole che il momento dell’acquisto diventi un momento emozionante, che al di là del valore materiale diventi un’esperienza indimenticabile, che possa in qualche modo migliorare la sua vita.

Il mondo di internet non è però come i negozi fisici; i social e le tendenze cambiano continuamente, le mutazioni sono fin da sempre nel dna del web, per cui bisogna stare al passo con i tempi.  In questo scenario a fare da padrone è il social, infatti, qui si trovano informazioni in modo più immediato e diretto, tanto è vero che le pagine social offrono un canale di messaggistica istantaneo;  è possibile, infatti, comunicare in modo veloce con gli amministratori stessi della pagina. Inoltre una serie di interazioni: like, commenti e recensioni già sono un biglietto da visita di quell’azienda o prodotto e il cliente proprio consultando questi dati ha una prima idea della qualità e della convenienza che ne deriverà se sceglierà di comprare.

Mentre prima ci si recava al negozio e si parlava con la commessa o il commesso e a quest’ultimo si chiedeva consiglio, oggi tutto ciò si è trasferito sul web.

L’e-commerce è diventato il nuovo modo di fare acquisti da tanto tempo, per questo è un settore in continuo movimento; ricordiamo siti che registrano milioni di vendite ogni giorno come Amazon e E-bay.

Cos’è il Conversational commerce

Il Conversational commerce si realizza attraverso linee chat o chatbot. L’utente viene coinvolto in vere e proprie conversazioni e le opzioni sono diverse: Personal assistant, smart speaker. Il progresso va avanti e non si ferma a dispetto dei più nostalgici, i quali ripensano ai tempi passati e ai contatti umani. Purtroppo bisogna conformarsi alle nuove tecnologie e alle esigenze dei clienti in un mondo globalizzato.

Nuove opportunità di lavoro

I lavori del futuro richiedono sempre di più competenze relative al web, ai social e a questo modo di comunicare sempre più veloce e tecnologico. Gli esperti attuali come quelli del futuro dovranno essere sempre sul pezzo, nel senso che quando si parla di digitale, il cambiamento avviene fra un giorno e l’altro o addirittura può essere questione di ore. Algoritmi, nuove tendenze, nuovi modi di dire fanno parte di un mondo immenso, nel quale vi è di tutto e per restarci bisogna stare su quelle onde, cavalcarle se serve. Ogni tanto però (e questo vale per i non addetti ai lavori, i quali purtroppo devono essere costantemente sul web) può essere utile una disintossicazione dal web, un esperimento che qualcuno (forse troppo pochi) fa: spegnere tutti i dispositivi per un giorno. Molto difficile pensarlo, però può essere un esperimento per controllare quanto siamo dipendenti da smartphone, tablet e computer. Un banco di prova che potrebbe servire per valutare la nostra connessione con il mondo reale (non perché quello virtuale non esista o non faccia già parte del nostro mondo), ma solo per dimostrare a noi stessi che siamo esseri autonomi, capaci di decidere senza dispositivi elettronici e che un giorno potremmo perfino sopravvivere su un’isola deserta, naufraghi per caso e senza alcuna connessione. Le opportunità di lavoro vanno inseguite anche studiando molto e puntando sulla formazione; per chi ha poco tempo, vi sono piattaforme che offrono corsi on line molto validi, una fra queste è Life Learning, i cui corsi sono riconosciuti in 160 paesi.

Infine, sarebbe bello non dimenticare i tempi della parola, de contatto fisico, delle chiacchiere al bar dove si passavano ore in compagnia, senza consultare almeno ogni dieci minuti lo smartphone e ritrovarsi per pochi secondi altrove.

Sarebbe bello raccontare ai nativi del web, a quelli che sono nati con il telefonico in mano, come era il mondo quando ci si trovava in un solo luogo navigando nelle proprie scarpe e sotto casa.

 

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