Lavoro: Che aria tira? Ecco perché il Robot non sostituirà mai l’uomo

Il mondo del lavoro è cambiato già da una vita, lo dimostrano i nuovi lavori e le professioni freelance, le forme contrattuali neonate e l’infinito sottobosco di nuove skill, specie nel campo dei social, delle comunicazioni e della tecnologia in generale. Non dimentichiamo la new economy, la sharing economy e la green economy.

A differenza di come si possa pensare, i giovani di oggi, se hanno le idee chiare e la giusta preparazione riescono a trovare la loro strada molto più di quanto riuscissero a fare i loro genitori.

Un altro luogo comune da sfatare è che il futuro sia in mano ai robot. In base ad una ricerca effettuata dal gruppo Manpower, sembrerebbe che ben l’87% delle imprese abbia pianificato di aumentare i propri dipendenti. Lo studio ha inoltre evidenziato che vi è una tendenza dei datori di lavoro a favorire le nuove competenze, attraverso l’adozione di interventi mirati (corsi di formazione e non solo). Infatti, non si parla solo di conoscenze tecniche, ma soprattutto di quelle competenze che spesso non si insegnano in un’aula. Capacità comunicative e creative saranno da oggi in poi la chiave d’ingresso nel mondo del lavoro.

Gli imprenditori intervistati hanno dichiarato che hanno tutta l’intenzione di far emergere il talento dei propri dipendenti, identificando i punti di forza e i punti deboli, per costruire insieme al lavoratore un percorso professionale che inglobi anche competenze sociali ed emotive. Oggi vi sono delle piattaforme on line che offrono formazione continua e certificata, come Life Learning

Quello che cambia insieme alle competenze e al lavoro stesso è la ricerca delle risorse umane, e il metodo per individuare le caratteristiche, le attitudini, nonché le competenze e le capacità di ogni singola risorsa. Da questo studio emerge con forza che i lavoratori di oggi e quelli del futuro non dovranno mai sentirsi minacciati dai robot. La tendenza è quella di creare una forte sinergia fra il lavoro umano (insostituibile) e quello della macchina.

Le notizie che contrastano con questa teoria (non è una teoria ma si fonda su uno studio) e che i media trasmettono riguardano singoli casi, come ad esempio la perdita del lavoro a causa della riorganizzazione dell’azienda, riduzione dei costi e trasferimento dell’impresa in paesi nei quali il costo del lavoro è inferiore. I Robot prenderanno il posto dell’uomo? Sono anni che ci si interroga su questo fondamentale quesito, dimenticando molto spesso che vi sono alcune competenze che un robot non potrà mai avere, per primo il contatto umano.

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Molti sono gli economisti che hanno parlato di questo fenomeno, alcuni hanno perfino scritto molti testi e per queste loro valide disquisizioni meritano tutto il rispetto, ma bisogna guardare al mondo del lavoro, innanzitutto con rinnovata fiducia e infine analizzandolo in tutta la sua complessità. Quello che emerge da un’attenta analisi, senza approfondire tanto tematiche strettamente economiche e tecniche (troppe teorie a volte portano da un’altra parte) è che per molti lavori che si perdono a causa di una inevitabile evoluzione tecnologica, altri mestieri e professioni nascono, si sviluppano, avanzano in un’arrestabile ascesa attuando il “cambiamento” che fiumi di articoli e libri profetizzano da anni.

Il lavoro ripetitivo, quello di un operaio o di un cassiere, per il quale non sono necessarie altre competenze oltre a quelle di imbustare e spingere tasti sulla cassa,  ha sicuramente un alto rischio di essere sostituito da una macchina.

L’intelligenza umana, la creatività e la passione, il sentimento, la capacità di potersi relazionare con i clienti,invece sono tutte competenze irripetibili perfino per un robot. In qualsiasi tipo di impiego, anche il più noioso e ripetitivo è necessario ricercare il valore aggiunto e trovarlo ad ogni costo. Bisogna affiancare alle conoscenze pratiche e tecniche quel sapore di  naturale e creativo, di unico che può avere solo un essere umano.

Negli ultimi anni, molti imprenditori in particolar modo stranieri e con una forma mentis molto allargata e “visionaria” hanno attuato uno modello di lavoro basato sempre di più sul fattore umano, inteso come miglioramento delle condizioni all’interno dell’azienda dei lavoratori. Sono nati nei luoghi di lavoro asili nido per le neo mamme, palestre e ore di ricreazione e di socializzazione; sempre più attenzione è rivolta alle persone anche attraverso corsi o workshop che valorizzino il fattore umano, l’unica risorsa che ci farà vincere qualsiasi sfida. Non bisogna andare troppo lontano per trovare imprenditori che hanno questo tipo di mentalità, a volte nemmeno nel presente o nel futuro, anche in Italia vi sono stati imprenditori che hanno cercato di migliorare le condizioni di lavori dei propri dipendenti, in un passato nemmeno troppo recente e a dispetto dei tanti luoghi comuni e pregiudizi di cui la nostra società è piena zeppa.

 

Mettersi in proprio: idee, agevolazioni e prestiti

“Mettersi in proprio”, un’idea balenata nella mente di tutti almeno una volta nella vita.  Il resto o è storia oppure è ancora da inventare. C’è chi è riuscito a mettersi in proprio, creando la proprio attività e la propria impresa, chi ha fallito o non ha nemmeno tentato e chi ci sta provando.

Innanzitutto è importante analizzare le tipologie di imprenditori e futuri, presunti imprenditori, di cui sopra. Le domande sono diverse: ci vuole un’idea vincente per mettersi in proprio? E’ questione di fortuna?  Solo chi risica rosica?

Che caratteristiche deve avere un Imprenditore?

Gli imprenditori di oggi hanno una sostanziale differenza con quelli del passato. negli anni scorsi, infatti, bastava essere un buon falegname, un buon elettricista o idraulico e un buon giro di conoscenti e amici che l’impresa era bell’e fatta. Oggi l’imprenditore deve avere altro. Prima di tutto è importante avere una laurea o almeno una cultura universitaria equivalente. L’imprenditore di oggi deve conoscere le dinamiche del Marketing e le sue strategie, deve seguire corsi di aggiornamento, essere presente sui social, attraverso cui oggi i clienti amano ricercare informazioni. Sarebbe opportuno per un imprenditore seguire corsi di Marketing e anche di Social media Manager, e corsi che insegnino a pianificare e progettare l’Impresa che si andrà a creare.

Pianificare un’attività ha tre punti base:  

1) Determinare obiettivi precisi e raggiungibili; 2) redigere un progetto per conseguire gli obiettivi prefissati; 3) Monitorare costantemente gli obiettivi e i risultati raggiunti

Vi sono degli esperti che studiano la psicologia e le caratteristiche degli imprenditori di successo, come vi sono diverse correnti di pensiero; in generale ciò che non deve mancare ad un imprenditore per avere successo  sono:

Passione per la propria attività; lavoriamo anche di notte o nei week end pur di conseguire un obiettivo. Non deve essere sempre così, perché la vita va anche vissuta, ma ciò indica che la passione spesso non ci fa sentire la fatica e i sacrifici.

Coraggio; in modo costante un imprenditore prende decisioni, cambia rotta se si accorge che quella di prima era fallimentare, sperimenta, cerca, si butta insommain giochi anche a volte rischiosi.

Intraprendenza; chi ha la stoffa dell’imprenditore non resta ad aspettare che le cose accadano o il posto fisso, ma prova a costruire, spesso anche dal nulla la sua attività.

Costanza; è importante provare, ma è fondamentale non mollare; quasi sempre il momento propizio arriva dopo un certo numero di fallimenti. Nulla insegna più di un fallimento, per cui non bisogna averne paura, né lasciarsi scoraggiare da un fiasco.

Sognare senza perdere il contatto con l realtà, immaginare cose realizzabili e alla nostra portata.

Pianificazione, gli obiettivi devono essere un punto fermo; bisogna averli ben in mente. E’ necessario decidere cosa si vuol raggiungere ed impegnarsi al massimo per quegli obiettivi, in caso contrario si gira a vuoto.

Open mind, avere la mente aperta, fermo restando i piedi a terra e nella realtà; sperimentare e provare con cautela non guasta.

Competenza non solo per l’attività che si svolge; non bisogna avere solo le semplici conoscenze tecniche, ma conoscere i mercati e soprattutto saper capire quando cambiano, cosa vogliono i clienti. In questo possono aiutarci i social, i quali sono un ottimo termometro delle mode e degli umori delle persone. Meglio affidarsi a consulenti che conoscono bene i sociali, che li studiano e che hanno molta influenza su un ampio pubblico.

Buon umore, svegliarsi sempre con l’ottimismo aiuta a realizzare molti sogni. Non perdersi mai, lavorare con tenacia.

L’ultimo consiglio è quello di studiare sempre e formarsi continuamente, anche attraverso valide piattaforme che offrono corsi on line in tutti i settori, come Life Learning, i cui corsi sono ben strutturati e sono riconosciuti in 160 paesi.

Quando la decisione è stata presa, ci si può rivolgere al SUAP – Sportello Unicoattività produttive, il quale offre assistenza all’imprenditore in tutti i processi amministrativi con la Pubblica Amministrazione. In seguito ci si potrà affidare ad un consulente fiscale per la gestione della pratica Iva e degli adempimenti fiscali che un’azienda dovrà compiere nel corso della sua esistenza.

Mettersi in proprio: Quanto conta la strategia?

Cos’è la Strategia? è un insieme di tante piccole cose: obiettivi, target clienti, concorrenza, preparazione, differenziarsi.

Nulla si fa senza avere una strategia bene definita. Strategia vuol dire avere obiettivi e studiare i modi per poterli raggiungere. Le modalità sono tante: è bene definire un target clienti, cioè a chi vogliamo rivolgerci, a chi si rivolge la nostra attività? Studiare la concorrenza, in che modo quest’ultima si muove ed agisce, quali azioni compie, come e quando? Lo studio e la preparazione sia dal punto di vista tecnico sia strategico e infine possiamo anche scegliere un’attività comune, ciò che ci porterà al successo sarà la differenza; qual è quella marcia in più, quel tocco di originalità che ci differenzia dagli altri.

Vi sono, ad esempio imprenditori di successo che vendono milioni di magliette (articoli comuni, nessuna innovazione), con un fatturato da capogiro, solo per aver individuato uno stemma o un logo originale, che si è diffuso in modo virale arrivando a migliaia di clienti.

Mettersi in proprio idee originali

Riviste e siti on line offrono mille idee per mettersi in proprio e avviare la propria impresa; ecco le più quotate e richieste:

  • Creare un oggetto innovativo e produrlo (venderlo con e-commerce o attraverso negozi rivenditori);
  • Agenzia “Amico in affitto” (utenti trovano compagnia per serate, cene ecc.);
  • Agenzia di Visite guidate;
  • Rivendita on line di prodotti acquistati in offerta;
  • Social media Manager;
  • coltivazione canapa;
  • Asilo nido;
  • Affittacamere;
  • Produzione e vendita prodotti biologici;
  • Insalateria;
  • Riviste on line;
  • Space cleaner (riordino casa, armadi a domicilio);
  • Web radio;
  • Web Tv;
  • Consulente arreda casa

Business in proprio

 

Come redigere un Business Plan

La realizzazione di un buon Business Plan efficiente è il punto di partenza giusto, per costruire l’impresa che abbiamo in mente. Dal Business Plan si comprenderà l’idea imprenditoriale, sotto ogni punto di vista. Finanziatori ma anche eventuali futuri soci attraverso la lettura del business plan avranno ben chiara la strategia, i punti forza, le eventuali problematiche e le prospettive dell’attività vera e propria.

Un buon business plan analizza e pianifica l’attività, è un valido strumenti di comunicazione con l’esterno (finanziamenti, clienti, fornitori, banche, agenzie di servizi)

Quali sono (o dovrebbero essere) i contenuti di un Business Plan?

  1. Presentazione della società
  2. Indice dei contenuti del Business Plan
  3. Analisi dei mercati
  4. Andamenti del settore
  5. Segmenti di mercato
  6. Struttura organizzativa (soci, collaboratori ecc.)
  7. La concorrenza
  8. I Clienti
  9. Marketing e vendite
  10. Strategia di Marketing
  11. Piano Vendite
  12. Prodotti
  13. Prodotti futuri
  14. Piano si sviluppo
  15. Piano economico- finanziario (risorse occorrenti ecc.)

 

Per semplificare ulteriormente un Business plan può essere diviso in:

  1. Introduzione
  2. Parte tecnico- operativa
  3. Parte finanziaria

Dopo aver stilato un business plan valido si è già a metà dell’opera.

 

 

 

 

 

Cibo in bicicletta: taglio alle emissioni

Consegna cibo in bicicletta: opportunità o un’occasione persa? Deliveroo ormai è una realtà consolidata; il sito che ti connette ai migliori ristoranti che ti portano il cibo a casa, secondo una recente ricerca farebbe risparmiare circa 6.400 tonnellate di C02 all’anno, nei dodici paesi dove il servizio è diffuso.

Come funziona Deliveroo

Deliveroo ti permette di ricercare i ristoranti nella tua zona che in meno di mezz’ora ti consegneranno il pranzo o la cena che preferisci direttamente a casa. I rider sono ragazzi che si spostano generalmente in bici per consegnare i pasti a domicilio. L’azienda è molto fiera di contribuire al rispetto e alla tutela dell’ambiente. Il rispetto del”aria sembra però non coincidere con il rispetto dei lavoratori, chiamati rider.

Deliveroo, di fatto è una multinazionale che offre la possibilità a tanti ragazzi di “lavoretti” senza garanzie e precari. L’azienda alcuni mesi fa ha deciso di abolire il salario minimo di 5,60 all’ora per introdurre il cottimo. La decisione ha provocato la protesta dei rider, che hanno iniziato questo lavoro per “arrangiarsi”, ma che poi è diventato “quasi fisso”, visto che in giro ci sono poche opportunità lavorative.

La multinazionale continua a testare l’aria che respiriamo e a fare sondaggi fra i rider e infatti, secondo Deliveroo il 90% dei rider è felice del lavoro che svolge, lo stesso sondaggio ha evidenziato che il 90% apprezza la flessibilità che il lavoro di rider offre. La maggior parte dei ragazzi delle consegne ha meno di 30 anni e quelli che usano la bici guadagna 1,50 in media in più a consegna, mentre quelli che utilizzano lo scooter ricevono un piccolo rimborso per la benzina.

Il 90% dei rider soddisfatti studiano e svolgono questo lavoro per mantenersi all’università, ma il 10% che protesta, probabilmente pensava di trasformare questo lavoro in qualcosa di più stabile, con qualche garanzia e qualche tutela. Fra giugno 2016 e giugno 2017 Deliveroo, che collabora con oltre 35 mila ristoranti ha fatturato più di un miliardo di euro di ricavi.

L’opportunità di crescita esiste e si traduce in più lavoro sia per i ristoranti sia per i fornitori e in generale per l’economia (introiti fiscali, mercato delle biciclette), ma ancora una volta la crescita è rivolta ad altri soggetti e non è a favore dei lavoratori che sono sempre meno tutelati dalla legge.

La digitalizzazione del lavoro

Il lavoro sta cambiando rapidamente, tanto che non vi sono norme adeguate che lo regolino. Le proteste dei lavoratori crescono, basti pensare a quella recente dei lavoratori Amazon. Sembra che i sindacati si stiano muovendo a contrattare sulle nuove regole del lavoro digitalizzato.

E’ un algoritmo a decidere la sorte di un lavoratore e lo discrimina in base a determinati fattori: se è disponibile sempre, se protesta, se sciopera o è iscritto ad un sindacato. Una cosa è certa: bisogna pedalare!

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Vivere come freelance

Lavorare come freelance, forse è il sogno di molti; come tanti vocaboli inglesi anche questa parola è entrata a far parte del nostro linguaggio comune e indica un professionista che svolge la sua attività in modo autonomo ma pur sempre legato ad una o più società da un contratto di collaborazione. Con l’enorme diffusione di internet, molte professioni sono diventate freelance, ovvero molti lavoratori per bisogno o necessità offrono i loro servizi non più come lavoratori alle dirette dipendenze del datore di lavoro. Vi sono, indubbiamente nell’esercitare una professione libera pro e contro e non tutti sono adatti per svolgere un’attività freelance. Uno degli svantaggi è facilmente individuabile ed è quello di non avere uno stipendio fisso a fine mese. E’ importante che un freelance abbia grandi doti organizzative e che sappia trovare momenti di concentrazione in qualunque luogo si trovi.

La routine in questo lavoro non esiste; ciò per alcuni potrebbe rappresentare un dramma, per altri no. Molte persone, infatti amano avere una giornata lavorativa già organizzata: orario per fare colazione, timbro cartellino, pausa caffè, pausa pranzo e conclusione della giornata. Il freelance non ha un cartellino da timbrare e anche se questo può sembrare una cosa bella, in molti casi  non è affatto una passeggiata. Il rischio maggiore che può correre un lavoratore freelance è quello di non riuscire ad organizzare alla perfezione la sua giornata lavorativa, con la conseguente perdita di tempo. In realtà il freelance lavora molto più di un lavoratore dipendente; infatti, se deve consegnare un lavoro può anche lavorare 10 ore o più in una giornata. Non sono tutte rose e fiori; il freelancer deve avere un carattere organizzativo altrimenti rischia di cadere in paranoie inutili. Spesso, infatti, capita di avere in mente talmente tante cose da fare che a fine giornata ci si rende conto di non aver concluso nulla o quasi. Questo è il più grosso rischio e anche molto comune.  Il lato positivo è che quando decide di fare vacanza, anche solo per un giorno può farlo senza comunicarlo a nessuno.

Lavoratore freelance e formazione

Il professionista freelance oltre ad essere molto organizzato, deve offrire ai suoi clienti servizi di alta qualità, per cui deve essere aggiornato su tutte le novità del suo campo professionale. In genere segue le novità, si confronta con altri freelance e cerca continuamente di migliorare la sua competenza attraverso corsi di aggiornamento; il suo lavoro è frutto di ricerca e di fatica. Chi lavora per conto proprio deve fiutare l’aria, tastare il terreno ed eventualmente anticipare le richieste, le mode e le tendenze delle persone. Pochi, purtroppo riescono veramente a ingranare e solo dopo svariati tentativi; in questo campo le sconfitte, le porte chiuse sono tutte esperienze che valgono il triplo.

Quali sono i principali lavori freelance 

Oggi, a parte alcune eccezioni un po’ tutte le professioni si adattano a rapporti di lavoro a collaborazione, specie nel campo di siti web, social e consulenza. Le principali attività che si possono svolgere freelance sono:

  • Personal trainer: si tratta di una professione per la quale c’è bisogno di molta preparazione e di molta esperienza in palestre o centri benessere; il personal trainer ha competenze relative al settore nutrizionale e psicologico;
  • Shopper e Network marketer: molta flessibilità e indipendenza;
  • Consulente finanziario e contabile: molte aziende decidono di farsi aiutare da consulenti esterni, come consulenti aziendali, contabili. I consulenti finanziari, invece hanno un’approfondita conoscenza dei mercati finanziari e propongono ai propri clienti polizze assicurative, fondi e soluzioni di investimento;
  • Fotografo freelance: in questo caso ciò che fa la differenza è lo studio attraverso continui corsi di aggiornamento e la specializzazione in un determinato campo (cronaca, matrimoni, pubblicità, turismo, moda);
  • Traduttore, interprete, correttore di bozze: è richiesta una laurea in facoltà umanistiche e molta passione;
  • Giornalista: questa figura negli anni si è trasformata sempre di più in una professione autonoma; il giornalista freelance vende i suoi articoli a diverse testate e collabora attraverso rubriche, indagini giornalistiche o reportage; 
  • Blogger: nella maggior parte dei casi coincide con la figura di Influencer, perché il blogger individua un tema, una nicchia e scrive su quell’argomento, con molta fatica acquista l’autorevolezza che può generare collaborazioni e quindi guadagni;
  • Social media Manager: Questa figura è molto richiesta dalle azinede per gestire le pagine e i profili social. Attenzione non tutti possono farlo, in quanto non è cosa semplice gestire i social, almeno in modo professionale. Infatti, le aziende ricercano chi ha frequentato corsi e Master e conosce bene le tecniche per generare traffico e creare le community social. 

Sono molte le professioni che si possono svolgere freelance: attività legate alla moda, trucchi, acconciature, web master, web designer, social media manager. Da alcuni anni sono nate le Web Agenzie che offrono tantissimi servizi alle aziende e ai siti web come aumento di visite verso gli e-commerce, servizi legati ai social, posizionamento di blog e portali, ottimizzazione e creazioni di siti web. Nell’ambito di questi servizi trovano sempre più collocazione professionisti che si occupano dei diversi settori.

 

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