Covid-19:Come evitare il contagio nei giorni della riapertura

In un post, Erin Bromage, professore associato di biologia all’Università  di Dartmouth, immunologo, spiega perché non bisogna abbassare la guardia, soprattutto ora che le autorità hanno disposto l’allentamento delle misure restrittive, e come possiamo evitare il rischio di contagio.

In questo momento pare che molte persone stiano tirando un sospiro di sollievo, e non sono sicuro del perché. Una curva epidemica ha una fase ascendente relativamente prevedibile, e dopo aver raggiunto l’apice anche la fase discendente può essere intuibile.

I dati relativi alla Cina e all’Italia mostrano che la curva della mortalità cala lentamente e che le persone continuano a morire per mesi. Supponendo di aver raggiunto il picco dei decessi, intorno ai settantamila, è possibile che nelle prossime sei settimane ci siano altri settantamila morti mentre la curva scende. Questo è quello che può succedere in un contesto di confinamento.

Ora negli Stati Uniti ci sono singoli stati che stanno allentando le misure restrittive, dando al virus più occasioni per diffondersi, e ogni previsione perde validità. Capisco le ragioni dietro la riapertura delle attività economiche ma, come ho già sottolineato, l’economia non potrà riprendersi se prima non risolviamo i problemi legati alla biologia.

Sono poche le zone che hanno registrato un declino stabile nei contagi. Anzi, il 3 maggio erano in aumento nella maggioranza degli stati che, malgrado tutto, hanno avviato la riapertura. Come semplice esempio della tendenza negli Stati Uniti, se si tolgono i dati di New York e si osserva il resto del paese, il numero di casi giornalieri aumenta. Dunque, l’unica ragione per cui la curva del totale di nuovi casi negli Stati Uniti sembra piatta in questo momento è perché l’epidemia di New York era molto grande e ora è stata contenuta.

Questo significa che nella maggior parte del paese la riapertura getterà benzina sul propagarsi del virus. Non posso fare nulla per cambiare le decisioni delle autorità, ma posso provare a spiegarvi come evitare le situazioni più rischiose.

Dove è più facile ammalarsi?

Sappiamo che la maggior parte dei contagi si verifica nelle abitazioni: di solito una persona contrae il covid-19 all’esterno e lo porta in casa, dove i contatti prolungati con i familiari favoriscono la trasmissione.

Ma quali sono i contesti esterni in cui è più facile essere infettati? Sento parlare spesso dei supermercati, delle passeggiate in bicicletta e dei runner sconsiderati che non indossano le mascherine… Ma davvero sono queste le situazioni a rischio? In realtà non è così. Mi spiego.

Per contrarre il covid-19 è necessario essere esposti a una dose infettiva di virus. In base agli studi sugli altri coronavirus sembra che per trasmettere la malattia sia sufficiente una piccola dose. Secondo alcuni esperti sarebbero sufficienti mille particelle infettive di Sars-cov-2. È importante sottolineare che questi dati non sono stati verificati al livello sperimentale, ma possiamo comunque usarli per illustrare le modalità di trasmissione del virus. Il contagio può verificarsi con l’inalazione di mille particelle virali attraverso un singolo respiro (o toccandosi gli occhi), attraverso dieci respiri con cento particelle virali ciascuno o ancora cento respiri con dieci particelle virali. Ognuna di queste situazioni può portare a un’infezione.

Quanto virus finisce nell’ambiente?

Bagni
I bagni abbondano di superfici che sono toccate continuamente, dalle maniglie ai rubinetti. Di conseguenza in questi ambienti il rischio di trasmissione può essere elevato. Ancora non sappiamo se le persone rilascino materiale infettivo nelle feci o solo frammenti di virus, ma di sicuro lo scarico del water vaporizza i famigerati droplet (goccioline) che veicolano il virus. Fino a quando non avremo maggiori informazioni sui rischi, vi consiglio di usare i bagni pubblici con estrema prudenza, facendo attenzione sia alle superfici sia all’aria.

Colpo di tosse
Un singolo colpo di tosse rilascia circa tremila goccioline, che possono viaggiare a ottanta chilometri all’ora. La maggior parte delle goccioline è di grandi dimensioni e precipita rapidamente a causa della gravità, ma alcune possono restare nell’aria e attraversare una stanza in pochi secondi.

Starnuto
Un singolo starnuto rilascia circa trentamila goccioline che possono raggiungere la velocità di 300 chilometri all’ora. Le goccioline degli starnuti sono generalmente piccole e coprono grandi distanze (attraversano facilmente una stanza). Se una persona ha contratto il covid-19, le goccioline di un singolo colpo di tosse o di uno starnuto possono disperdere nell’ambiente fino a duecento milioni di particelle virali.

Respiro
Un singolo respiro rilascia tra le cinquanta e le cinquemila goccioline. Nella maggior parte dei casi i droplet sono lenti e precipitano immediatamente. La respirazione nasale rilascia una quantità di goccioline ancora più bassa. È importante notare che la scarsa forza di esalazione di un respiro impedisce l’espulsione delle particelle virali provenienti dal tratto respiratorio inferiore. Diversamente dai colpi di tosse e dagli starnuti, che rilasciano una grande quantità di materiale virale, i droplet respiratori presentano livelli contenuti di virus. Non abbiamo ancora dati certi relativi al Sars-cov-2, ma possiamo basarci sulle caratteristiche della comune influenza. Diversi studi hanno dimostrato che una persona affetta da influenza può rilasciare fino a 33 particelle infettive al minuto, ma per semplificare i calcoli prenderò come punto di riferimento 20 particelle al minuto.

Ricordate la formula: infezione = quantità di virus x tempo

Se una persona starnutisce o tossisce, quei duecento milioni di particelle virali si diffondono in ogni direzione. Alcune particelle restano nell’aria, altre si depositano sulle superfici mentre la maggioranza precipita al suolo. Quindi se vi trovate a conversare a distanza ravvicinata con un’altra persona che improvvisamente starnutisce o tossisce, è abbastanza facile capire come sia possibile inalare mille particelle virali e infettarsi. Anche se lo starnuto o il colpo di tosse non sono diretti verso di voi, alcuni droplet infetti (i più piccoli) possono restare sospesi in aria per qualche minuto, riempiendo di particelle virali ogni angolo di una stanza di dimensioni ridotte. Basta entrare in quella stanza pochi minuti dopo il colpo di tosse o lo starnuto e fare qualche respiro per inalare una quantità di particelle virali sufficiente ad ammalarsi. Tuttavia, se ci limitiamo alla respirazione – con 20 particelle virali al minuto e anche ammettendo che ogni singola particella finisca nei vostri polmoni, caso improbabile – servono comunque cinquanta minuti per assumere le mille particelle necessarie per il contagio.

Quando parliamo, la quantità di goccioline respiratorie rilasciate nell’atmosfera aumenta di quasi dieci volte, portando il conto delle particelle virali a circa duecento al minuto. Anche in questo caso, presupponenendo di inalare tutte le particelle, per raggiungere la dose minima infettante bisognerebbe parlare faccia a faccia per circa cinque minuti. La formula “quantità x tempo” è alla base del tracciamento dei contatti. Qualsiasi persona con cui un individuo infetto abbia parlato a distanza ravvicinata per più di dieci minuti è un potenziale caso di contagio. Lo stesso vale per chiunque condivida uno spazio con una persona infetta per un arco di tempo prolungato, per esempio un ufficio.

Per questo è estremamente importante restare a casa quando si manifestano sintomi riconducibili alla malattia. I colpi di tosse e gli starnuti producono una dose infettante talmente elevata da contagiare potenzialmente un’intera stanza piena di persone.

Qual è il ruolo delle persone asintomatiche nella diffusione del virus?

Le persone con sintomi non sono le uniche a poter diffondere il Sars-cov-2. Sappiamo che almeno il 44 per cento dei casi di contagio – la maggioranza di quelli avvenuti all’interno di comunità – è provocato da persone che non presentano sintomi, ovvero le persone asintomatiche o presintomatiche. Un individuo positivo può disperdere il virus nell’ambiente per almeno cinque giorni prima della comparsa dei sintomi della malattia.

Le persone infette sono presenti in ogni fascia d’età, e ognuna diffonde una carica virale diversa. L’immagine qui sotto mostra che a prescindere dall’età (asse x) si può presentare una carica virale di dimensioni estremamente variabili (asse y).

Cariche virali per fasce d’età. - Ospedale universitario della Charité
Cariche virali per fasce d’età. (Ospedale universitario della Charité)

La quantità di virus diffusa da una persona infetta cambia durante il corso della malattia e differisce da un individuo all’altro. La carica virale solitamente aumenta progressivamente fino alla comparsa dei primi sintomi. Subito prima di manifestare i sintomi, l’individuo infetto rilascia la dose massima di virus nell’ambiente. È interessante notare che il 99 per cento della carica virale che potrebbe essere rilasciata nell’ambiente proviene da appena il 20 per cento delle persone infette.

Il nocciolo della questione: dove sono i pericoli derivanti dalla riapertura?

Se vi chiedo dei focolai, quali sono i primi che vi vengono in mente? La maggior parte delle persone indicherebbe le navi da crociera, sbagliando. I focolai sulle navi, per quanto gravi, al momento non rientrano tra i cinquanta peggiori casi registrati.

Mettendo da parte la drammatica situazione delle case di riposo, notiamo che negli Stati Uniti i focolai peggiori sono esplosi nei penitenziari, durante le cerimonie religiose e negli ambienti di lavoro come gli impianti per la macellazione della carne e i call-center. Qualsiasi ambiente chiuso con una scarsa circolazione dell’aria e un’elevata densità crea problemi.

Alcuni dei più importanti contesti di superdiffusione

  • Macellazione della carne: negli stabilimenti per il confezionamento della carne gli operai lavorano a stretto contatto e devono comunicare a distanza ravvicinata a causa del rumore assordante dei macchinari, in un ambiente climatizzato che favorisce la sopravvivenza del virus. Al momento negli Stati Uniti si contano 115 focolai in 23 stati, con oltre cinquemila casi di contagio e venti decessi.
  • Matrimoni, funerali, compleanni: rappresentano il 10 per cento degli iniziali eventi di contagio accertati.
  • Incontri di lavoro: i grandi incontri a distanza ravvicinata come la Conferenza Biogen di Boston alla fine di febbraio.

In questi giorni torniamo al lavoro e ricominciamo ad andare al ristorante, quindi è opportuno analizzare i rischi potenziali in questo genere di ambienti.

Ristoranti
Alcuni studi epidemiologici hanno analizzato approfonditamente gli effetti della presenza di un singolo individuo infetto all’interno di un ristorante (vedi sotto). La persona infetta (A1) ha cenato al tavolo con otto amici. L’incontro è durato tra i 60 e i 90 minuti. Durante il pasto l’individuo asintomatico ha rilasciato livelli contenuti di virus nell’aria attraverso il respiro. Il flusso dell’aria (determinato dalle diverse fonti di ventilazione del ristorante) andava da destra verso sinistra. Circa il 50 per cento dei commensali dell’individuo A1 ha sviluppato sintomi di covid-19 nei sette giorni successivi. Il 75 per cento delle persone sedute nel tavolo “sottovento” ha contratto la malattia. Perfino due delle sette persone sedute al tavolo “sopravento” sono state infettate dal virus, mentre nessuna delle persone sedute ai tavoli E ed F ha contratto la malattia, probabilmente perché si trovavano fuori dal flusso d’aria del condizionatore e a destra della ventola posizionata alla sinistra della sala.

La posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso). - Cdc
La posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso). (Cdc)

Ambienti lavorativi
Un altro ottimo esempio è un focolaio in un call-center. Un singolo dipendente positivo si è presentato al lavoro all’undicesimo piano di un palazzo, dove lavoravano altre 216 persone.

Pianta dell’undicesimo piano di un edificio, sede di un focolaio di covid-19 a Seoul, in Corea del Sud, 2020. In blu i posti a sedere dei casi confermati. - Cdc
Pianta dell’undicesimo piano di un edificio, sede di un focolaio di covid-19 a Seoul, in Corea del Sud, 2020. In blu i posti a sedere dei casi confermati. (Cdc)

Nel corso di una settimana 94 individui (43,5 per cento, le sedie blu) sono stati contagiati. Novantadue hanno sviluppato i sintomi del covid-19, mentre appena due sono rimasti asintomatici. Da notare che la trasmissione si è verificata soprattutto in un lato dell’ufficio, mentre nell’altro il contagio è stato estremamente ridotto. Non è stato possibile stabilire il numero esatto di persone contagiate attraverso la respirazione e di quelle che hanno contratto la malattia a causa del contatto con le superfici (maniglie, distributori d’acqua fredda, pulsanti dell’ascensore eccetera), ma l’esempio dimostra che la convivenza in uno spazio chiuso per un periodo prolungato aumenta le possibilità d’infezione. Altri tre dipendenti che lavoravano in piani diversi dell’edificio hanno contratto il covid-19, ma gli autori dello studio non hanno trovato un collegamento tra i loro casi e il focolaio all’undicesimo piano. È interessante notare che nonostante i ripetuti contatti tra i dipendenti di piani diversi negli ascensori e all’interno delle sale comuni il focolaio sia stato in gran parte limitato a un unico piano. Questo aspetto evidenzia l’importanza della quantità di virus e del tempo di esposizione nella diffusione del Sars-cov-2.

Coro
Il coro dell’università dello stato di Washington. In un contesto in cui esisteva già la consapevolezza del virus ed erano stati presi provvedimenti per limitare il contagio (per esempio evitando le strette di mano) i componenti del coro hanno cercato di prendere precauzioni ulteriori evitando i contatti e mantenendo le distanze durante le prove. La direzione ha addirittura consigliato a tutti i componenti di restare a casa se avessero sviluppato i sintomi del covid-19. Eppure un singolo individuo asintomatico ha contagiato la maggior parte delle persone presenti alla prova del 10 marzo, quando il coro ha cantato per due ore e mezza all’interno di una sala chiusa delle dimensioni di un campo di pallavolo. Il canto vaporizza i droplet respiratori in modo estremamente efficace, più di quanto non faccia una normale conversazione. Inoltre la respirazione profonda durante il canto facilita il passaggio dei droplet in profondità nei polmoni. La prova ha esposto i partecipanti a una quantità elevata di virus per un periodo di tempo sufficiente a diffondere il contagio. Nell’arco di quattro giorni 45 componenti del coro su 60 hanno sviluppato i sintomi del covid-19. Due di loro hanno perso la vita. Il più giovane tra i contagiati aveva 31 anni, ma l’età media era di 67 anni.

Sport al chiuso
Anche se potrebbe trattarsi di un contesto specificamente canadese, vale la pena citare un evento super-diffusore che si è verificato durante una gara di curling in Canada, dove un torneo con 72 partecipanti ha creato un focolaio. Il curling prevede un contatto stretto tra gli atleti in un ambiente freddo, con una respirazione profonda per un tempo prolungato. Dei 72 partecipanti al torneo, 24 hanno contratto il covid-19.

Feste di compleanno e funerali
Per capire quanto siano semplici le catene del contagio, vi racconterò cosa è accaduto a Chicago. Il nome del protagonista, Bob, è inventato. Bob è stato infettato dal virus senza rendersene conto. In seguito ha condiviso un pasto da asporto con due familiari, servendosi da contenitori in comune. La cena è durata tre ore. Il giorno successivo Bob ha partecipato a un funerale, abbracciando parenti e altre persone per manifestare il suo cordoglio. Nell’arco di quattro giorni entrambi i familiari con cui aveva condiviso la cena si sono ammalati, insieme a un terzo parente che aveva partecipato al funerale. Ma il percorso di Bob non si è fermato. Successivamente l’uomo ha partecipato a una festa di compleanno insieme ad altre nove persone, abbracciandole e condividendo con loro il cibo per tre ore. Sette persone sono state infettate dal virus. Nei giorni successivi anche Bob ha cominciato a mostrare i sintomi della malattia. È stato ricoverato, intubato ed è morto. Ma la sua eredità gli è sopravvissuta: tre persone che aveva contagiato durante la festa di compleanno sono andate in chiesa, dove hanno cantato e si sono passate il cestello delle offerte. Diversi partecipanti alla messa si sono ammalati. In definitiva Bob è stato direttamente responsabile del contagio di 16 persone di età compresa tra cinque e ottantasei anni. Tre di loro hanno perso la vita.

Secondo le stime attuali la diffusione del virus all’interno della famiglia e della comunità attraverso funerali, feste di compleanno e funzioni religiose sarebbe all’origine del focolaio di covid-19 a Chicago.

Fa riflettere, giusto?

Elementi in comune tra i focolai
Analizzare questi diversi focolai ci permette di evidenziarne i punti in comune. Tutti i contagi si sono verificati in spazi chiusi, con un’elevata densità e un’abbondanza di conversazioni, urla e canti. I principali ambienti del contagio sono le case, i luoghi di lavoro, i trasposti pubblici, gli eventi sociali e i ristoranti. Nel complesso in questi contesti è avvenuto il 90 per cento dei contagi. Al contrario, la diffusione attraverso lo shopping sembra responsabile per una piccola percentuale dei contagi tracciati.

È importante notare che nei paesi che svolgono un tracciamento adeguato è stato registrato solo un focolaio collegato a un evento che si è svolto all’esterno (meno dello 0,3 per cento dei contagi accertati).

Torniamo al pensiero originale di questo mio intervento

Gli spazi chiusi e affollati, con un ricambio limitato o con il ricircolo dell’aria, presentano un elevato rischio di trasmissione del virus. Sappiamo che la presenza di sessanta persone in una stanza grande quanto un campo da pallavolo ha provocato numerosi contagi. Lo stesso vale per un ristorante e un call-center. Le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si trascorre molto tempo, come dimostra il fatto che nei casi analizzati sono state infettate anche persone posizionate a diversi metri di distanza.

Il concetto fondamentale è quello dell’esposizione prolungata al virus. In tutte le situazioni prese in esame le persone sono state esposte al virus presente nell’aria per un periodo prolungato (ore). Anche se si trovavano a 15 metri di distanza (coro e call-center) e la dose infettante era ridotta, il contatto prolungato con il virus è stato sufficiente a provocare il contagio e in alcuni casi la morte.

Le regole del distanziamento sociale servono a proteggere l’individuo in caso di breve esposizione o di interazioni all’aperto. In queste circostanze, a due metri di distanza e con uno spazio aperto capace di ridurre la carica virale, il covid-19 non ha il tempo sufficiente per diffondersi. Il sole, il caldo e l’umidità sono tutti fattori che ostacolano la sopravvivenza del virus e minimizzano il rischio di trasmissione all’aperto.

Quando valutiamo il rischio di contagio (respiratorio) nei supermercati e nei centri commerciali dobbiamo considerare il volume dello spazio (elevato), il numero di presenti (ridotto) e la quantità di tempo che le persone trascorrono in quello spazio (la giornata intera per i dipendenti, circa un’ora per i clienti). Gli elementi connaturati all’atto di fare la spesa – la scarsa densità, l’elevato volume dello spazio e il tempo limitato che si trascorre all’interno del negozio – fanno in modo che la probabilità di ricevere una dose infettante sia ridotta. Per i dipendenti, invece, aumenta la probabilità di ricevere la dose infettante e di conseguenza il lavoro diventa più rischioso.

Ora che riprendiamo l’attività lavorativa e cominciamo a uscire più spesso, magari per tornare in ufficio, faremmo meglio a valutare attentamente il nostro ambiente di lavoro: quante persone ci sono? Qual è il ricambio dell’aria? Per quanto tempo resteremo in quell’ambiente? Se lavorate in un grande ufficio insieme a molte persone fareste meglio ad analizzare attentamente i rischi (volume, persone, flusso d’aria). Se il vostro lavoro vi impone di parlare (o peggio, urlare) a distanza ravvicinata dall’interlocutore dovete assolutamente riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze. Se invece lavorate in uno spazio ventilato con pochi dipendenti il rischio è piuttosto basso.

Se vi trovate all’aria aperta e incrociate un altro passante, ricordate che per il contagio sono indispensabili “quantità e tempo”. Per rischiare di contrarre la malattia dovreste entrare in contatto con il respiro dell’altra persona per almeno cinque minuti. Probabilmente i runner rilasciano una quantità più elevata di virus a causa della respirazione profonda, ma nel loro caso la velocità del passo comporta un minore tempo di esposizione. Mantenere le distanze fisiche è importante, ma resta il fatto che in queste situazioni il rischio di contagio è molto basso. Ecco un ottimo articolo di Vox che analizza approfonditamente i rischi legati alla corsa e agli spostamenti in bicicletta.

In questa analisi mi sono concentrato sul contagio respiratorio, ma non dimenticate le superfici. I droplet devono pur depositarsi da qualche parte. Lavate spesso le mani e smettete di toccarvi il viso.

Oggi cominciamo ad avere la possibilità di muoverci più liberamente, entrando in contatto con più persone in un numero maggiore di spazi. Questo significa che i rischi per noi e per le nostre famiglie sono concreti. Anche se siete paladini del ritorno alla vita normale, fate la vostra parte e indossate una mascherina per ridurre la quantità di quello che rilasciate nell’ambiente. In questo modo aiuterete tutti, a partire da voi stessi.

fonti: internazionale.it; erinbromage.com

 

 

Coronavirus: contattare i negozianti, confrontare i prezzi e prenotare la prova o il ritiro senza code né assembramenti. Possibile grazie alla startup Ilovecomm

Nella fase 2 di riapertura per il COVID-19  sarà previsto un ingresso scaglionato per tutte le attività commerciali, come avviene oggi per supermercati e farmacie. Ilovecomm offre un servizio di prenotazione validato e sul mercato da tre anni che permette all’utente di richiedere il prodotto simultaneamente a più negozi, ricevere varie proposte di prezzo in breve  tempo e prenotare nel negozio che ritiene più conveniente ma non solo : il cliente può prenotare la fascia oraria di prova o ritiro

Con l’ultimo decreto per la  fase 2 di riapertura per il COVID-19  è stata fissata la data di riapertura dei negozi al dettaglio al  18 maggio 2018 ed è previsto un ingresso scaglionato per tutte le attività commerciali, come avviene oggi per supermercati e farmacie. Si pensi che un negozio con una superfice di 40mq potrà far entrare un solo cliente per volta.  Il Governo stesso consiglia piattaforme di prenotazioni per evitare assembramenti e lunghe code fuori dai negozi.

Da queste esigenze nasce la soluzione di Ilovecomm, start up fondata nel 2016 e sperimentata a Torino con oltre 500 negozi e in espansione in tutta Italia.

Ilovecomm è offre un servizio di prenotazione validato e sul mercato da tre anni che permette all’utente di richiedere il prodotto simultaneamente a più negozi, ricevere varie proposte di prezzo in breve  tempo e prenotare nel negozio che ritiene più conveniente ma non solo: il cliente dal 18 maggio potrà prenotare la fascia oraria di prova o ritiro.

Per utilizzare il servizio l’utente deve solo accedere alla home page di Ilovecomm dove trova l’ “assistente allo shopping” lo strumento principale della piattaforma dal quel parte la procedura per la  richiesta simultanea ai negozi in città e la prenotazione

Tra i tanti settori colpiti dalla crisi provocata dall’emergenza Coronavirus in Italia vi è sicuramente quello del commercio al dettaglio sopratutto  dell’abbigliamento e degli accessori, con negozi e boutique di piccole e grandi realtà chiusi da ormai quasi due mesi. Una crisi profonda che coinvolge oltre 200mila lavoratori e che sta mettendo il Made In Italy in ginocchio.

Lo spiega nel dettaglio il founder e CEO di ILoveComm, Renato Mascolo: “L’economia ha bisogno di riprendersi, i commercianti locali hanno bisogno di una mano per essere pronnti a svolgere il loro lavoro in sicurezza e rispettando le norme, per non arrivare ad una nuova chiusura. La nostra piattaforma ha già sviluppato migliaia di prenotazioni  in tre anni nei negozi e il servizio da  utile diventa ora necessario perchè il sistema possa andare avanti con meno imprevisti possibili. Una piattaforma come ilovecomm consentirà di conoscere da casa chi ha il prodotto, prenotarlo e vedere le fasce orarie libere per il ritiro o la prova per evitare code noiose e gli inconvenienti che ben conosciamo”


Ilovecomm

Ilovecomm è una piattaforma web di prenotazione prodotti nei negozi in città. Ilovecomm vuole favorire un sistema di prenotazioni nei negozi fisici per chi ha scelto un prodotto e vuole acquistarlo in città con un metodo veloce e intelligente e per migliorare la visibilità dei negozi verso questi utenti.
La sperimentazione a Torino a portato all’iscrizione di 500 negozi, l’ottimo posizionamento Google per le parole chiave brand+città (es. Levi’s torino) ha portato nel 2019 più di 200 mila utenti ad atterrare su Ilovecomm cercando un prodotto nei negozi in città. Ilovecomm ha cominciato l’espansione in più di 50 città Italiane. Ilovecomm è risultata la soluzione più scelta dai negozi durante l’inziativa Tec@home della camera di commercio di Torino e confcommercio nel 2018.

 

fonte: Ilovecomm

La storia del Coronavirus in un Museo da un’idea della New-York Historical Society

Siamo entrati, anche senza esserne totalmente consapevoli in un cambiamento epocale; come è già avvenuto per gli eventi del passato, ciò che stiamo vivendo verrà raccontato ai futuri abitanti del pianeta.

In questo contesto giocano un ruolo fondamentale gli articoli di giornale, che stanno documentando tutti gli aspetti del Covid-19, dalla politica all’economia, fino ad arrivare alla ricerca e a tutto ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel campo medico-scientifico. Peccato dover essere anche invasi da fake news, ma per fortuna l’internauta medio può difendersi anche da questa insidia, verificando le notizie e verificando soprattutto le fonti. Chi legge, però non deve solo difendersi dalle notizie false, ma anche da quelle orientate verso un ideale o un concetto ben definito, a volte estremista; negli ultimi tempi l’informazione sta giocando un ruolo importantissimo, ma una parte di informazione gioca sporco, raccontando verità a metà, o decidendo riguardo alla priorità di una notizia rispetto ad altre, ed ecco che si dà risalto a ciò che si vuole portare in prima linea.

Il mondo e il Covid-19 raccontato dalle immagini

Le immagini che sono passate sotto ai nostri occhi sono milioni, e molto spesso una foto riesce molto di più delle parole a raccontare la storia. Dall’America arriva una singolare iniziativa, quella della New York Society, che ha iniziato a collezionare manufatti per una collezione volta a insegnare alle generazioni future l’attuale crisi. Non si tratta di una novità assoluta, perché questo lavoro fu svolto anche in occasione dell’11 settembre. Infatti, dopo la tragedia dell’11 settembre a New York City, un museo nell’Upper West Side, la New-York Historical Society, ha iniziato a raccogliere oggetti dagli scarti del World Trade Center alla segnaletica pubblica, alle lettere e caschi dei vigili del fuoco e di tutti gli oggetti che potessero raccontare dall’interno la storia vera, quella delle persone.

La collezione Coronavirus

La raccolta di coronavirus segue quella linea, e comprende oggetti, immagini e storie legate al popolo di New York e al mondo. La collezione  si baserà principalmente sulla medicina e la salute, sulla vita in quarantena, sui riti di distanza sociale e così via. Gli ideatori pensano di progettare anche nuovi oggetti dal design originale legato al Covid-19, perfino progetti per la comunità e di arte pubblica.  

Hofer, uno degli ideatori del progetto ha dichiarato: Siamo già stati attenti a quali oggetti potrebbero essere potenziali da collezionare – disinfettante per le mani, maschere, guanti – ora evoluti in una storia più grande di quanto abbiamo immaginato. Il fotografo che aderisce al progetto è in contatto con altri fotografi di strada, pronti a dare il loro contributo nel raccontare la Pandemia Covid-19.

mascherina Covid-19
Monnalisa con mascherina

Molte immagini sono già entrate nella storia, in particolare le strade vuote e la foto dal satellite che mostra la diminuzione dell’inquinamento. Poi le immagini delle corsie d’ospedale, le file fuori ai supermercati. Dai social poi arrivano video e immagini che raccontano il quotidiano, ciò che si svolge all’interno delle case, la storia vista da dentro; sui social anche frasi e pensieri, una storia nella storia, la storia vera delle persone.

 

 

Tracciamento dei positivi Covid-19

Fin dall’inizio della Pandemia si è compresa l’importanza dei tamponi, ma oggi alle soglie della fase 2 è di fondamentale importanza, perché in caso contrario potrebbero essere vanificati tutti gli sforzi fin ora fatti.

Gli errori del passato devono necessariamente servire; molti ospedali e luoghi aperti al pubblico non erano muniti di dispositivi di protezione e alle persone più esposte non sono mai stati fatti tamponi. Una leggerezza, questa che ci è costata cara, soprattutto fra il personale medico, che resta il più esposto, con i rischi per la propria salute ma anche per quella dei pazienti. Vero è che l’Italia ha attuato per prima misure di restrizione per il contenimento Covid-19, ma l’occasione mancata è stata proprio la mancanza di mascherine (che sono arrivate da più parti e non si è saputo dove erano andate a finire) e le carenze in terapia intensiva (In Italia all’inizio dell’Epidemia vi erano 5 mila posti in TI contro il 28 mila in Germania, dove sono stati fatti tamponi a tappeto).

Contagiosi prima dei sintomi

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature e effettuato dall’università di Honk Kong ha rivelato che una persona positiva al Coronavirus può contagiare  anche due o tre giorni prima che si manifestino i sintomi. La contagiosità può diminuire nei giorni successivi. In base alla ricerca sembra che l’asintomatico, ossia il portatore sano abbia un’alta contagiosità per chi gli sta intorno. La stima fatta dall’Università è del 44% dei contagiati da un asintomatico. I ricercatori con a capo Eric Lau sono arrivati a tali risultati, effettuando continui tamponi alla gola ai loro volontari, misurando giorno per giorno le variazioni della carica virale.

In questo contesto e alla luce di tali ricerche è evidente l’importanza del tracciamento dei positivi, proprio in un periodo, come quello attuale in cui si sta parlando di una graduale partenza di fabbriche e attività commerciali, la cosiddetta fase 2. La chiusura di tante attività e #iorestoacasa di milioni di italiani, è servito proprio ad evitare che eventuali portatori sani potessero contagiare centinaia di persone.

I milioni di tamponi che sono stati annunciati in queste ore e che si pensa rrivino presto, serviranno a tracciare i positivi e continuare con la politica di contenimento del virus. Le persone che principalmente dovranno essere tamponate sono quelle che hanno un contatto diretto con il pubblico, in questo modo, se eventualmente positivi potranno restare a casa. Lo studio fatto da Honk Kong non combacia, però con quanto affermato dall’OMS, infatti, secondo l’Organizzazione la maggiore contagiosità arriverebbe dai sintomatici.

Nel nostro paese si sta affrontando il problema dei tamponi, e per questo saranno coinvolti cliniche e laboratori, sono pronti bandi e alcuni laboratori già sperimentano quelli veloci da sottoporre i kit alle autorità competenti. Si tratta ora di un affare con moltissimi zeri. Qualcuno controllerà anche sulla loro attendibilità e efficacia?

La nostra vita diventa Smart

Lezioni di Inglese

Dalla reclusione forzata abbiamo riscoperto la parola Smart. Non poteva, questa parola colpirci prima, tanto presi dalle nostre cose, dalla velocità dei gesti, dal traffico e dagli impegni. Già da molti anni, in effetti, si parla di Smart City, e una delle città italiane più Smart è Brescia, ma anche Bergamo e Milano. Si tratta di un modello studiato per facilitare la vita dei cittadini, per migliorarla, per far sì che la città diventi funzionale ai bisogni dei suoi abitanti, i quali possono interagire con strumenti innovativi, che riguardano la sostenibilità e l’energia, metodi per l’inclusione sociale, mobilità integrata, salvaguardia dei beni artistici. Vivere in una Smart city significa anche sinergia fra i privati e il pubblico, reti wi-fi in prossimità di zone strategiche, sensori che allertano in caso di emergenze, videosorveglianza, punti di ricarica elettrica, promozione turistica e tutto ciò che può far vivere meglio e in modo Smart.

Il Covid-19 però ha mischiato le carte e ha indotto gli esperti a pensare che quel concetto di Smart City concepito potesse avere qualche falla. Molti esperti pensano che le alte concentrazioni di polveri sottili abbiano causato un’accelerazione nella diffusione del coronavirus. Le teorie sono diverse, alcuni studi hanno stabilito che il virus resta sospeso in aria più tempo con le particelle di smog, altre ricerche focalizzate sulla mortalità, ipotizzano che quest’ultima si sia verificata proprio per una maggiore fragilità dei polmoni, esposti per anni a troppo smog. I dati dell’Oms dicono, infatti, che ogni anno per inquinamento muoiono 8 milioni di persone. Secondo i dati le Smart City italiane, guarda caso Bergamo e altre città del Nord sono state le più colpite dal Covid-19 e se uno dei motivi non è lo smog, in ogni caso una città, che supera le concentrazioni di PM10 consentite non è Smart.

Smart Road e Smart Retail sono altri concetti di intelligenza umana.

Il coronavirus ha fatto riscoprire anche lo Smart Working, ossia il lavoro intelligente, quello da casa, infatti, questa nuova intelligenza ha portato ad un notevole abbassamento di inquinamento atmosferico, facendo arrivare ai nostri polmoni aria più respirabile. Altre parole inglesi adottate nel linguaggio comune sono Car sharing e Sharing Mobility, dove Sharing, anche se vuol dire condivisione è molto Smart. La condivisione, infatti, è anche intelligenza; sarebbe bello e molto Smart se la condivisione entrasse nel nostro stile di vita, senza limitazioni, investendo gli scambi, ad esempio, le conoscenze, il saper fare, l’aiuto, il sostegno fra le persone. La Sharing mobility è un fenomeno nel quale molte nuove Start up stanno investendo, e permette agli utenti attraverso piattaforme digitali di poter condividere veicoli e viaggi. Tradotto in termini pratici, significa che quattro persone che vanno nello stesso luogo, condividono la stessa auto e inquinano meno, perché al posto di quattro auto, ne circolerà una. In termini di numeri, quattro potrebbe essere moltiplicato per centinaia o migliaia di volte. La mobilità condivisa ha varianti che vanno da bike sharing, scooter sharing, car pooling (che significa condividere abitualmente l’auto per lo stesso tragitto, seconda lezione di inglese).

L’ultima lezione di inglese è la traduzione di freedom, che in inglese vuol dire libertà. In tempo di emergenza ci viene chiesto di restare chiusi in casa, e alcuni parlano di freedom e di diritti, di democrazia senza conoscerne il significato né il concetto. Tanti si sentono privati della libertà, forse di quella libertà di infrangere le regole e le norme, di raggirarle a proprio piacimento, di continuare a frodare e a imbrogliare, sempre con la testa volta al denaro e ai profitti, concentrati su come riuscire a fregare il prossimo. Questa non è libertà, anzi, significa vivere rinchiusi nelle gabbie delle proprie convenzioni, pensando da una vita che ci sia solo un modo (sporco) per fare le cose. La conseguente mancanza di ideali e valori è il vivere di espedienti, di prigioni della mente e del pensiero. Non potendo ritornare alle loro inutili vite, fatte di giri a vuoto nei bar e nei locali, nelle discoteche, nelle piazze, tanta gente inneggia ad una libertà di cui non conosce il senso, alla democrazia e ai diritti, ignorando che la vera libertà è quella del pensiero, quella delle idee, che si difendono con coraggio fino in fondo. La vera libertà è quella di aprire un libro e lasciarsene affascinare, quella di elevarsi con la musica e la poesia, con l’arte e la bellezza, si tratta di una felicità che non si compra ma si conquista, che arriva piano e senza rumore, è Smart, è Sharing, è Love, è Freedom.

 

 

Coronavirus: Resistere e sopravvivere

Come resistere alla quarantena, come affrontare l’emergenza sanitaria e non farsi sopraffare da panico e ansia. 

Coronavirus: Si tratta di una guerra, e questo probabilmente non è del tutto falso, ma non lo è solo in termini di salute e contagi. Soprattutto si tratta anche di una guerra di informazioni, non vi è un programma, una notizia che non affronti il tema del Coronavirus. Eppure alcuni giornali hanno tentato di placare gli animi, pubblicando statistiche su quanti decessi avvengono ogni anno per Influenza stagionale e per altre patologie. I dati ufficiali dei decessi per Covid-19, poi parlano delle caratteristiche dei pazienti deceduti, e  in effetti,  le  patologie sono più di una e anche serie nei pazienti deceduti per il virus. In un interessante articolo su La repubblica, viene messo in evidenza il nesso fra aree inquinate e virus.  Infine, come asserito da numerosi esperti, il virus circola in Italia già da diversi mesi, prima della sua scoperta, almeno da dicembre 2019, e ciò ci dice che la letalità è minima, che nella maggior parte dei casi, sempre stando a dati accertati, il virus non porta sintomi importanti e entro alcuni giorni si guarisce. Tutto ciò dovrebbe rassicurarci, certo non farci sottovalutare il problema, ma bisogna  dare all’emergenza il giusto peso, osservando le regole e le norme igieniche, ma soprattutto ciò che va salvaguardata è la nostra salute mentale. Entrare in panico e farsi sopraffare dall’ansia non servirà alla salute, anzi, potrebbe rivelarsi controproducente.

L’antitodo del sole

Chi ha un balcone, un giardino, un terrazzo può approfittare delle giornate di sole, per aiutare le ossa, l’umore e il sonno. Il sole, alle giuste dosi compie miracoli anche contro diverse patologie come l’Alzheimer.

L’attività fisica è l’altro fattore che aiuta l’equilibrio corpo-mente e che combatte lo stress. Ve ne sono un’infinità di cose piacevoli: fare le cose divertendosi, con leggerezza, praticare la risata, creare situazioni di arricchimento culturale.

Dal sito dell’Agenzia Vista è stato condiviso il video della Marina per sopravvivere alla quarantena (come in un sommergibile)

 

In un articolo apparso su La Stampa, la dottoressa Valeria Randone analizza l’amore ai tempi del Covid-19, dando alcuni consigli a chi è lontano, alle coppie conviventi e anche ai single.  La dottoressa, specialista in psicologia e sessuologia clinica avverte sui pericoli dell’assenza di gesti, fondamentali in un rapporto amoroso.

Le situazioni di convivenza forzata slatentizzano verità taciute. Due partner che vivono insieme da poco o da tanto tempo, marito e moglie o due conviventi, hanno organizzato la loro vita di coppia sulla presenza e anche sull’assenza dell’altro.

Le persone single, o sole, dovranno trascorrere l’isolamento in casa in compagnia della loro solitudine, dei loro silenzi protratti e di quello che, in situazione di ritiro dall’ambiente, senza distrazione alcuna, potrebbe fare rumore. Quando parliamo di solitudine, la immaginiamo come una condanna, come un triste destino, come una scelta subita, più che voluta. In realtà, vivere da soli spalanca le porte verso un’intimità davvero interessante. Quella con sé stessi.

Infine la dottoressa afferma che si può stare insieme anche senza stare insieme. 

Negozi, il delivery alla portata di tutti: l’iniziativa di Satispay e la soluzione per i piccoli negozianti

l nuovo servizio Satispay: Consegne e Ritiro per i commercianti gratis per i mesi di maggio e giugno

I primi a essere colpiti dalla crisi economica, causata dal Coronavirus sono stati sicuramente i piccoli negozi al dettaglio, i quali già in tempi non sospetti subivano la concorrenza sleale dei grandi centri commerciali aperti anche durante le festività. Solo alcuni hanno resistito alla grande concorrenza, per diversi motivi, per una realtà radicata da anni, per le competenze, ma questa nuova crisi rischia di spazzare via alcune realtà. 

Satispay lancia nuove funzionalità per la gestione di delivery da parte dei negozianti. L’app permetterà di ordinare via telefono, pagare tramite smartphone e scegliere la modalità di consegna.

La società del fintech, Satispay, offre una nuova opportunità ai negozi in tempo di coronavirus. Consegna e Ritiro, il nuovo servizio di delivery messo a disposizione dalla scaleup specializzata in mobile payment, permette ai negozianti di ricevere gli ordini dei clienti via telefono e gestire i pagamenti tramite app. I prodotti acquistati potranno essere ricevuti secondo le modalità Prenota e Ritira, con ritiro in negozio, o Consegna a domicilio, il tutto predisposto con pochi click su una sola piattaforma.

Gli esercenti aderenti saranno inoltre inseriti nella lista di negozi dell’app, ottenendo visibilità e facile fruizione all’interno di una community di oltre un milione di utenti.

Un’iniziativa pensata per venire incontro ai negozi fisici, fortemente colpiti dal lockdown, che potrebbe contribuire a riportare clienti e allo stesso tempo limitare i rischi.

Satispay: dal pagamento con lo smartphone al delivery

Una soluzione ai problemi del negozio fisico

L’emergenza coronavirus sta rapidamente mettendo in ginocchio piccoli e grandi esercizi commerciali, punti di contatto rischiosi per l’andirivieni di persone ed il passaggio di mano di contanti o carte di pagamento.

Nell’ambito della lotta al contagio, una delle soluzioni proposte per arginare i rischi è stata il pagamento con lo smartphone, che permette transazione rapide e pulite senza alcun contatto tra cliente ed esercente.

Satispay, fintech nata nel 2013 proprio per offrire questo servizio, si è consolidata da anni come una scaleup affermata, con una delle applicazioni più usate per il mobile payment. La sua app può essere utilizzata da chiunque abbia un conto corrente bancario, per scambiare facilmente denaro con i propri contatti telefonici o effettuare pagamenti nei punti vendita ed e-commerce convenzionati.

Ora, a fronte della situazione d’emergenza per il lockdown, Satispay propone una soluzione anche al secondo problema dell’acquisto in negozio: la gestione degli ordini ed il ritiro dei prodotti.

Il lancio anticipato del servizio

“Avevamo nella nostra roadmap di sviluppo un focus su prenotazioni e delivery che immaginavamo in un arco temporale di circa tre anni”, spiega Alberto Dalmasso, CEO e co-founder di Satispay. “È chiaro che l’accelerazione nel cambiamento di alcuni modelli imposta dalla pandemia ha toccato molte sfere, incluso il commercio”.

“Da sempre crediamo e agiamo nella convinzione che la capacità di adattamento sia vitale per qualsiasi business e questo ci ha permesso di pensare e sviluppare rapidamente un nuovo servizio.” aggiunge Dalmasso, “Voglio però aggiungere che in questi giorni in cui abbiamo lavorato a Consegna e ritiro, non solo ci ha confortato ma ci ha reso orgogliosi vedere come migliaia di negozianti ogni giorno si ingegnassero per comunicare ai propri clienti come si stavano organizzando per il delivery, segnalando e raccomandando il pagamento con Satispay. Portare nelle loro mani, e in quelle di tutti i nuovi negozi che verranno, uno strumento in grado di semplificare questo sforzo titanico che stanno facendo è per noi una grande soddisfazione. Tutto il nostro team ha lavorato alla messa punto del servizio col cuore”.

Consegna e Ritiro, ecco come funziona il servizio

Il servizio di delivery Consegna e Ritiro sarà facilmente accessibile all’interno dell’applicazione Satispay. Gli utenti dovranno selezionare la modalità di ritiro (in negozio o a domicilio), telefonare al numero del negozio fornito dall’app stessa, e procedere all’ordinazione. Il negoziante potrà quindi inviare al cliente la richiesta di pagamento con dettaglio dell’acquisto. Alla ricezione del pagamento, preparerà l’ordine e procederà alla consegna o ad attendere il ritiro in negozio, il tutto senza alcun contatto.

Il sistema, completamente integrato e di semplice fruizione, unirà sicurezza e comodità attraverso una piattaforma già consolidata.

Il delivery Satispay: un passo verso il negozio del futuro

L’obiettivo dell’iniziativa è ottenere velocemente una rete di negozi aderenti al servizio su tutto il territorio nazionale, per mettere la funzionalità a disposizione di utenti ed esercenti nel minor tempo possibile.

Per accelerare questo processo, Satispay mette la funzione Consegna e Ritiro gratuitamente a disposizione degli esercenti per i mesi di aprile e maggio. Il progetto prevede anche l’implementazione di un servizio pensato per dare visibilità ai negozianti tramite l’applicazione, accessibile dall’ultimo aggiornamento dell’app Satispay Business.

Ai clienti sarà sufficiente accedere all’applicazione per avere tra le mani l’intero network dei negozi aderenti, trovare quelli vicino al proprio domicilio, e gestire l’acquisto dall’ordinazione fino alla consegna.

Satispay scelta per i buoni spesa del Comune di Milano

L’efficienza e la semplicità dell’applicazione è stata premiata dal Comune di Milano, che ha scelto Satispay come una delle due modalità di erogazione dei buoni spesa per sostenere le famiglie residenti a Milano che si sono trovate in difficoltà per assenza di reddito o perdita del lavoro. Tra i valori aggiunti che hanno contribuito alla selezione, anche il nuovo servizio per il delivery.

Attraverso la piattaforma, il Comune potrà abbattere totalmente i costi di distribuzione, etrasferire ai cittadini l’intero valore dei fondi stanziati in modo immediato attraverso un borsellino elettronico all’interno dell’app.

“Siamo davvero felici di poter supportare il Comune di Milano nell’attuazione delle urgenti misure di solidarietà rivolte a chi si è trovato in difficoltà a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19″ ha commentato Dalmasso,  “La nostra piattaforma offrirà ai beneficiari dei buoni spesa il vantaggio di poter usufruire del contributo in maniera immediata, facile e intuitiva, sia nei tanti supermercati convenzionati della GDO, che sta dimostrando il suo ruolo centrale per la tenuta del Paese, che presso i piccoli esercenti particolarmente colpiti da questa crisi”.

fonte: economyup

 

Sharing mobility: è il momento di investire con il Crowdfunding

Grazie al Crowdfunding è possibile investire somme anche minime, diventando soci di Start Up e imprese con un grande potenziale di crescita sul mercato. Da anni l’economia è diventata Green e punta a perfezionare i suoi livelli. In tempo di Coronavirus abbiamo sperimentato, se non altro aria più respirabile e senza smog. Questo è il segno tangibile che i tempi stanno cambiando, si è ricorso allo Smart Working, agli acquisti intelligenti on line e in questo contesto la Sharing Mobility è sicuramente il futuro. Meno smog vuol dire anche meno patologie, consumi più contenuti ed ecosostenibilità. Meno traffico non vuol dire solo meno malattie (allo smog sono legate patologie cardiovascolari e polmonari), ma anche meno stress. Le strade rese deserte dallo Smart Working hanno visto andare a picco i livelli di polveri sottili. Sulla scia dell’ecosostenibilità, dell’intelligenza e di un modello di Smart City mai decollato, si potrebbero trovare interessanti opportunità di guadagno nel mondo del Crowdfunding, come dimostra la nuova campagna di Zig Zag, i cui dettagli sono riportati di seguito. Dobbiamo renderci conto che l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo può e deve essere trasformata sotto l’etichetta Smart, dove sono  Smart solo le City, il Working, la Mobility, gli acquisti, ma soprattutto le nostre teste. Più consapevolezza nei consumi, negli investimenti e nell’ambiente che ci circonda, riducendo il superfluo e l’inquinamento, questi sono i punti di forza su cui bisogna ricostruire la nostra vita post-Covid-19.  

Zig Zag porta la sharing mobility su CrowdFundMe!

Parte la raccolta di Zig Zag su CrowdFundMe. La startup innovativa è tra le principali piattaforme di scooter sharing italiane ed è già attiva nelle città di Roma, Milano e Torino, con una flotta di circa 750 scooter (di cui il 70% elettrici). Tra le caratteristiche che la contraddistinguono c’è il suo sistema semplice e user-friendly, fruibile interamente attraverso lo smartphone e senza l’utilizzo di tessere o tastiere esterne.

Il settore di riferimento di Zig Zag sta attraversando una fase molto importante. Quando terminerà l’attuale emergenza dovuta al coronavirus, la mobilità urbana è infatti destinata a cambiare radicalmente. Come sottolineato da EconomyUp e da diverse analisi internazionali, gli spostamenti futuri nelle città saranno sempre più all’insegna della sharing mobility, che porta con sé diversi vantaggi: minore inquinamento, minori costi, maggiore sicurezza. Il tragitto casa-lavoro con lo scooter sharing o con altri servizi in condivisione diventerà sempre più la normalità e Zig Zag si prepara a soddisfare l’aumento della domanda.

Business in crescita – La società, che in soli 3 anni si è posizionata come operatore di riferimento nelle città in cui è attiva, punta a essere profittevole già nel 2020-2021.  Nel 2019 sono cresciuti tutti i principali KPI su base annua: noleggi +66%, utenti +95%, ricavi +71%; il fatturato è così arrivato a oltre 850.000 euro. Per accelerare il proprio sviluppo, inoltre, Zig Zag ha stretto significativi accordi di partnership con importanti realtà tra cui Trenitalia, Poste Italiane e Pulsee.

Mercato in espansione – Il mercato mondiale è in continua espansione. Nel 2019 si è registrato un incremento anno su anno di scooter in sharing del 164%, di utenti del 166% e di città servite del 42% (fonte: Global Scooter Sharing Market Report di Unu).

Tecnologia proprietaria – Zig Zag ha una tecnologia proprietaria che utilizza sistemi di Intelligenza Artificiale con la quale può, per esempio, ridurre i costi di gestione e ottimizzare la mobilità delle flotte grazie alle funzioni predittive. Questo è uno dei punti di forza principali perché, a differenza delle società che noleggiano piattaforme da terzi, consente di incrementare la marginalità e azzerare i costi delle licenze. Oggi una nuova azienda, anche capitalizzata, che vuole entrare nel settore con tecnologia proprietaria dovrebbe affidarsi a realtà come Zig Zag perché, altrimenti, non ci sarebbe il tempo materiale di sviluppare una tecnologia propria. L’emittente si presta quindi a potenziali Exit in un settore molto dinamico da questo punto di vista. Basti pensare all’acquisto di Scoot da parte di Bird, di Coup da parte di Tier e l’incorporazione di Motit da parte di Muving.

Economie di scala – La tecnologia di Zig Zag permette alla società di raggiungere economie di scala e scopo estremamente elevate. In particolare, a differenza di molti concorrenti, viene messa al riparo dall’aumento dei costi operativi fissi al crescere della flotta.

Strategia – Il primo obiettivo di raccolta è fissato a 350.000 euro. In base al capitale raccolto, Zig Zag punta a potenziare le flotte su Milano e Torino, fare attività di marketing e sviluppare ulteriormente la tecnologia proprietaria. L’emittente, inoltre, mira a diventare un operatore 100% elettrico.

Investire in Zig Zag consente di beneficiare della detrazione fiscale pari al 30% dell’importo versato

fonte: Crowdfundingme

Sistema di allerta Covid-19 allo Spallanzani di Roma

All’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, vi è una struttura protetta con stanze di alto isolamento, misure che in passato sono servite per altre malattie infettive, fra cui l’Ebola. Le stanze di isolamento sono fatte in muratura e vetri, non è possibile avere nessun contatto con l’esterno. Il personale sanitario indossa equipaggiamento altamente protettivo, tute, mascherine, occhiali.

Fin dal primo D.P.C.M con cui venivano prese misure di contenimento del contagio da Covid-19 per tutto il paese, abbiamo visto come le diverse regioni hanno recepito e a volte anche interpretato tali misure, talora inasprendole a seconda delle circostanze. In questi giorni si sta parlando della fase 2, di quella fase che dovrebbe traghettarci verso una pseudo-normalità, con l’apertura di alcune attività, seguendo piani di sicurezza ben definiti, per evitare una seconda ondata di contagi. Alcune regioni rispetto ad altre sono riuscite a contenere il contagio grazie alle restrizioni imposte dai Governatori, ma anche con le risposte che la Sanità locale ha saputo dare. L’Ospedale Spallanzani di Roma ha accolto e curato la coppia di cinesi affetta da Coronavirus, il primo caso in assoluto in Italia. Nella Regione Lazio è attivo un sistema che collega 118, ospedali, terapie intensive e pronti soccorso attraverso un network di controllo per le malattie infettive, il sistema Advice e lo Spoke and Hub. Tale sistema è utilizzato per le emergenze quali ictus e infarto, ma anche malattie infettive.  Ad esempio,vi è una stroke Unit, che lancia un Alert e individua il reparto più vicino e più adatto al paziente da trattare. Il sistema adottato dallo Spallanzani è stato utilizzato per il morbillo e altre emergenza come l’Epatite A. Quando arriva un paziente subito si attiva una connessione fra pronto soccorso e 118, le terapie intensive regionali e attraverso lo spoke and hub il medico potrà consultare con tempestività lastre ed esami diagnostici, tac e potrà parlare addirittura anche con il paziente. Questo sistema permette di tenere sotto controllo eventuali focolai di contagio, e in condizione di bassi casi di positivi funzionare al meglio delle sue potenzialità.

Non bisogna dimenticare che proprio allo Spallanzani è stato isolato in meno di 48 ore il Genoma Covid-19. In tale occasione il Ministro Roberto Speranza dichiarò: Significa molte opportunità di poterlo studiare e capire e di verificare meglio cosa si può fare per bloccarne la diffusione. Si è trattato, in effetti di un passo importante che ha aperto nuove porte per lo sviluppo di soluzioni terapeutiche. Anche il Governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti applaudì il direttore del laboratorio di Virologia dello Spallanzani, la ricercatrice che per l’occasione affermò  che il risultato raggiunto è un successo di tutta la squadra ed è una ulteriore testimonianza dell’eccellenza scientifica dello Spallanzani, istituto dove la ricerca non è mai fine a se stessa, ma ha come obiettivo ultimo e concreto il miglioramento delle cure per i pazienti. 

La più giovane virologa del Team che ha isolato il Covid-19 è Francesca Colavita, 31 anni e precaria con un contratto a tempo determinato, lavora allo Spallanzani da sei anni. Dopo l’isolamento del genoma Covid-19 è arrivata la promessa dell’Assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato di un contratto stabile e una foto con il Ministro Roberto Speranza.

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