Cambiamenti climatici: lettera aperta del mondo scientifico alla politica

Un comitato di 19 scienziati ha lanciato un appello in un’unica voce alla politica sul problema dei cambiamenti climatici. Anche se molti governi ignorano il tema del surriscaldamento del pianeta e intere trasmissioni televisive dedicano molte ore a gossip e idiozie varie il dramma esiste ed è serio.

La politica e l’ambiente

Cosa c’entra la politica con l’ambiente qualcuno potrebbe obiettare: c’entra e come! La politica governa la nostra vita, le nostre scelte, i nostri sogni. Una buca in strada è compito della politica; è la politica che si occupa di lavoro, ambiente e soprattutto salute. Manca meno di un mese alle elezioni politiche e un gruppo di 19 scienziati si sono organizzati in un comitato “La scienza al voto” e hanno lanciato un appello al mondo politico, perché si legge nella lettera “i prossimi 5 anni saranno decisivi per l’ambiente e la nostra salute”.

Il comitato scientifico

Fanno parte del comitato “la scienza al voto”: Antonello Pasini, coordinatore del comitato e fisico climatologo presso l’istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR, Carlo Barbante, direttore  dell’istituto per la Dinamica dei Processi ambientali del CNR, Leonardo Becchetti, professore ordinario di economia politica all’università di Tor Vergata Roma e direttore del Master MESCI in cooperazione internazionale European Economy and Business Law, Alessandra Bònoli, docente associata di Ingegneria delle Materie Prime presso la Scuola di Ingegneria e architettura dell’Università di Bologna, Carlo Cacciamani, dottore in Fisica a Bologna, si occupa di metereologia e climatologia al Servizio Metereologico regionale Emilia Romagna, Stefano Caserini, docente al Politecnico di Milano in mitigazione dei cambiamenti climatici, Claudio Cassardo, professore di fisica dell’atmosfera all’università di Torino, Sergio Castellari, climatologo, fisico all’istituto nazionale Geogisica e Vulcanologia, Andrea Filpa, architetto, insegna urbanistica all’università di Roma, Francesco Forastiere, medico ed epidemiologo, svolge studi e ricerca sull’epidemiologia ambientale, Fausto Guzzetti, geologo e dirigente del CNR, Vittorio Marletto,  fisico presso Arpae Emilia Romagna, Mario Motta, ingegnere msccanico, professore di fisica tecnica ambientale al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, Cinzia Perrino, biologa presso Istituto inquinamento atmosferico CNR, Nicola Pirrone, Ingegnere nucleare, Università di Pisa, Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale e ricercatore, Federico Spanna, presidente dell’Associazione italiana Agrometeorologia, Stefano Tibaldi, fisico all’università di Bologna, Francesca Ventura, dottoressa in fisica, insegna alla scuola di Agraria e medicina Veterinaria dell’università di Bologna.

La scienza al voto

“La scienza al voto” è un sito web attraverso cui i maggiori scienziati italiani hanno voluto far sentire la propria voce sulla loro idea di “politica”. Il comitato lancia un monito importante ai politici o a chi si prepara a diventarlo: “bisogna tener conto del contesto ambientale per trovare le soluzioni migliori per il paese: lavoro, immigrazione, tasse, sicurezza”. Gli scienziati autori di una lettera aperta si fanno promotori di proposte concrete. Il comitato scientifico fa di più: domenica, 18 febbraio alle 17 è previsto un incontro pubblico con le forze politiche. L’incontro potrà essere seguito sul sito La scienza al voto.

Gli scienziati individuano 1) soluzioni scientificamente fondate e 2) le priorità del paese: lavoro e immigrazione, sicurezza e tasse, salute e ricerca. 

Fra le soluzioni avanzate dal comitato vi è la riduzione delle emissioni di gas serra, inoltre “…occorre porre in essere azioni di adattamento al cambiamento climatico in corso, per far fronte ad una situazione già in parte compromessa e limitare al massimo i danni”. La possibili soluzioni son tante: azioni di singoli e gruppi di persone, l’abbandono di combustibili fossili, migliore gestione degli allevamenti e del suolo agrario. Va ricordato, in questo contesto che il Parlamento italiano ha ratificato in data 4 novembre 2016 l’accordo di Parigi (accordo vincolante).

Il comitato scientifico indica al mondo politico le linee guida scientificamente fondate – Ecco alcuni punti:

  • dal punto di vista della mitigazione e per quanto riguarda la transizione energetica, è necessario progressivamente abbandonare i combustibili fossili e promuovere un sistema integrato di produzioni di energie rinnovabili;
  • oggi l’Italia, con circa 97.000 occupati, si piazza al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), prima di Spagna (66.400), Svezia (52.200) e Danimarca (44.900). Ad incidere sono soprattutto eolico, fotovoltaico, biomasse, biocarburanti, pompe di calore e idroelettrico [3]. Occorre progredire su questo piano. E’ chiaro, infatti, di come si tratti di numeri tuttora piccoli rispetto alla forza lavoro totale;
  • per l’aumentato rischio da alluvioni e flash flood, le possibili azioni di adattamento sono di due nature: sia azioni di tipo strutturale di messa in sicurezza dei territori (potenziamento delle arginature fluviali, costruzioni di casse di espansione per il contenimento delle piene, attività di controllo della pulizia degli alvei, divieti di costruzione in aree esondabili, ecc.), sia attraverso un potenziamento e una ottimizzazione dei sistemi di allertamento, finalizzati a mettere in sicurezza le persone e i loro beni in tempo reale, prima dell’occorrenza dei fenomeni alluvionali. E’ allora fondamentale garantire ed efficientare il sistema di monitoraggio idro-meteo e radarmeteorologico, nonché dei sistemi di previsione modellistica idro-meteo, e  garantire la presenza di un adeguato numero di persone formate ed esperte nei settori della meteorologia, idrologia e idrogeologia a svolgere attività di presidio, monitoraggio e previsione anche in modalità H24;
  • per limitare l’inquinamento atmosferico e preservare la salute, occorrono: misure per ridurre il traffico urbano e supportare il cambio modale favorendo il trasporto pubblico locale, la mobilità ciclopedonale, e la smart mobility (car sharing, car pooling, smart parking, bike sharing); progressiva limitazione della circolazione dei veicoli diesel su tutto il territorio nazionale entro il 2025; disincentivazione del riscaldamento domestico a biomasse (legna e pellet); “phase-out” dal carbone con chiusura definitiva delle centrali a carbone; favorire strategie e piani locali mirati a promuovere l’attività fisica per persone di tutte le età, in tutte le circostanze sociali e che vivono in diverse parti di città, con particolare attenzione all’equità e alla vulnerabilità. Opportunità per l’attività fisica devono essere create vicino ai luoghi di vita per creare un ambiente più pulito, più sicuro, più verde e più favorevole all’attività locali;
  • con riferimento all’inquinamento atmosferico e all’inquinamento del suolo e sottosuolo nelle vaste aree industriali urge un’azione estesa a tutto il territorio nazionale mirato alla bonifica di queste aree (in Italia sono censiti oltre 50 Siti di Interesse Nazionale) per i quali da troppo tempo sono noti i gravi problemi causati a larghe fasce di popolazione residente nonché agli ecosistemi circostanti;
  • anche per gestire il ciclo dei rifiuti, è importante spingere maggiormente sulla promozione dell’economia circolare. L’approvvigionamento di alcuni materiali è sempre più difficile. L’Europa in generale, e l’Italia in particolare, sono poverissime di materie prime, vivono di importazioni e la loro unica risorsa, in molti campi, possono essere appunti i materiali riciclati. A livello Europeo, con il Piano d’azione per un’economia circolare, “Closing the loop” [8], si promuove il modello di economia circolare, con il raggiungimento di importanti obiettivi, come: incoraggiare il riuso delle acque reflue e civili; introdurre standard qualitativi per le materie prime seconde al fine di agevolare la nascita di nuovi mercati; rivisitare la regolamentazione sui fertilizzanti per aiutare lo sviluppo di fertilizzanti sicuri e di qualità al fine di incentivarne il mercato; incentivare il riciclo di plastica anche attraverso processi di eco design al fine di minimizzare il conferimento in discarica, l’incenerimento e l’uso di  materiale vergine; facilitare i processi di recupero-riciclo attraverso sistemi informatici;

Sul tema Lavoro:

  • a rapidità del processo di decarbonizzazione imposta dagli impegni che discendono dall’accordo di Parigi suggerisce una modifica dell’approccio alla regolazione e implementazione dell’azione politica [11];
  • sarebbe utile avere delle azioni concertate di pianificazioni degli investimenti pubblici e dell’agire politico in generale che mirino alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Evitare di dare incentivi alle rinnovabili e finanziare i certificati bianchi, ma contemporaneamente investire sulle infrastrutture per il trasporto su gomma e dare incentivi alle fossili;
  • gli investimenti in ricerca e sviluppo porteranno inevitabilmente alla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati nel settore industriale e in quello dei servizi;
  • si necessita di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), creazione della filiera del riciclo – introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?) Quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze. Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto;
  • partendo dalle situazioni a maggior rischio, prevalentemente in aree urbane e lungo le infrastrutture, un piano di manutenzione diffusa e capillare del territorio che consideri l’indispensabile adattamento alle mutate condizioni climatiche, contribuirà a sviluppare le economie locali, aumenterà la quantità e la qualità dei posti di lavoro, e svilupperà nuova imprenditoria;

Qualità della vita:

  • occorre promuovere a tutti i livelli (cittadini, amministratori pubblici, addetti della pubblica amministrazione, operatori, associazioni) la informazione e la formazione in materia di adattamento climatico degli insediamenti urbani, ponendo le basi affinché entro il 2020 tutte le città elaborino il proprio “Piano di Adattamento”;
  • è necessario finanziare “progetti pilota”  di adattamento climatico degli spazi pubblici in realtà urbane particolarmente vulnerabili, con il duplice scopo di migliorare le condizioni insediative dei residenti e di sperimentare nuovi paradigmi progettuali (ecosystem –based adaptation measures) e nuove forme di coinvolgimento dei cittadini;è altresì essenziale puntare alla mobilità elettrica pubblica e privata in area metropolitana, soprattutto per le già citate ragioni di salute pubblica, ma anche per un generale incremento delle condizioni di vivibilità nelle aree urbane.

Formazione e Ricerca:

  • in generale, per affrontare tutti i problemi delineati in questo documento con speranza di successo servono nuove competenze e tecnologie, molte delle quali devono essere disegnate, sperimentate e sviluppate. Un ruolo importante lo avranno la formazione scolastica, e la ricerca scientifica e tecnologica;
  • ricerca scientifica e tecnologica e relativa formazione sono basi imprescindibili anche al fine di produrre nuove conoscenze, servizi e strumenti operativi da impiegare nelle fasi di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

La scienza al voto – lettera integrale

La-Scienza-al-Voto-LETTERA-APERTA-2

“Crotone ci mette la faccia” – Giovanna Angelino sul corrieredisannicola

 

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